L Homme Aux Cercles Bleus

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Editeur: J'ai lu

3.7
(4110)

Language: Français | Number of pages: 219 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Chi traditional , Italian , Norwegian , German , Spanish , English , Slovenian , Portuguese , Catalan

Isbn-10: 2290318329 | Isbn-13: 9782290318324 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others

Category: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Description du livre
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  • 3

    DIESEL

    E' un diesel, lento, terribilmente lento! Tant'è che ho pensato di buttarlo via ma ... quel tema giallo che se ben intrecciato poteva generare faville e quei personaggi che, sebbene appena tratteggiat ...continuer

    E' un diesel, lento, terribilmente lento! Tant'è che ho pensato di buttarlo via ma ... quel tema giallo che se ben intrecciato poteva generare faville e quei personaggi che, sebbene appena tratteggiati posseggono ottime possibilità di crescita, mi hanno spinto avanti. Ma che fatica!
    Arrivata all'ultimo terzo si decolla! La noia evapora, la Vargas degli Evangelisti prende in mano il romanzetto e lo fa diventare un eccellente 5*; peccato per i primi due terzi sicuramente l'inesperienza ci ha messo lo zampino.

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  • 0

    Comprato un paio di anni fa. Uno dei pochi casi in cui ho scelto un libro per il titolo. Mi piaceva, mi incuriosiva.
    Poi scoprii che era un giallo, il primo di una serie di casi del Commissario Adamsb ...continuer

    Comprato un paio di anni fa. Uno dei pochi casi in cui ho scelto un libro per il titolo. Mi piaceva, mi incuriosiva.
    Poi scoprii che era un giallo, il primo di una serie di casi del Commissario Adamsberg, e lo riposi sullo scaffale per riprenderlo in mano solo ora, spinta da non so neppure io quale motivo.
    È che io non amo i gialli. Non fanno per me. L'idea di essere in balia dello scrittore che mi tiene sulla graticola, trascinandomi di corsa all'ultima pagina, per rivelarmi il nome dell'assassino, mi disturba. Non mi piacciono i libri che divori perché vuoi sapere "come va a finire".
    Per me un buon libro è quello che vorresti mai finisse. Un buon libro è quello che ti porta in un "posto" e ti fa desiderare di rimanere in quell'atmosfera, in quella luce, in quella leggerezza, quanto più a lungo possibile.
    Ma questo della Vargas, devo dire, si stacca dal cliché del genere giallo e mi è piaciuto. È perché nel suo procedere verso il nome dell'assassino si perde un po' per strada. Vagabondeggia.
    Del resto il commissario Adamsberg è uno sempre con la testa tra le nuvole. È distratto, non ricorda le cose : "Non so" - la sua risposta preferita.
    Flemmatico, filosofico e antirazionale, Adamsberg passa il tempo a fare lunghe passeggiate. Mi fa impazzire la sua capacità a ritagliarsi "il nulla" all'interno di una giornata e nel corso di un'indagine. Ha un vero talento ad aprirsi una parentesi del "vuoto", ogni volta che ha l'esigenza di staccare, di evadere.
    Perché lui è uno che preferisce aspettare. Brancola nel buio finché non viene improvvisamente illuminato da un'intuizione geniale che neppure lui sa spiegarsi.
    E poi i dialoghi perfetti, la comicità elegante e mai banale, il ritmo delle frasi, le descrizioni quasi poetiche. Tutto ciò ti distrae dall'intreccio. È scritto così bene che dimentichi che è un giallo. Ti senti quasi indifferente nei confronti del colpevole, e quando arrivi alla fine, e lo scopri, ti sembra solo che tutti i pezzi semplicemente siano stati messi a posto. Il puzzle è completato. Nulla di più.

    Però del commissario Adamsberg, lo spalatore di nuvole, ti innamori proprio.

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  • 4

    Adamsberg non è esattamente il mio tipo, e nei romanzi letti in precedenza (in ordine casuale) l’ho spesso trovato insopportabile: troppo svagato, troppo anticonformista, troppo “superiore” con quel s ...continuer

    Adamsberg non è esattamente il mio tipo, e nei romanzi letti in precedenza (in ordine casuale) l’ho spesso trovato insopportabile: troppo svagato, troppo anticonformista, troppo “superiore” con quel suo distacco eccessivo dagli aspetti materiali delle indagini. Leggere questo libro, che è il primo della serie a lui dedicata, mi ha chiarito meglio il personaggio e me lo ha reso più accettabile, anzi quasi simpatico.

    In un altro romanzo (Un luogo incerto) si dice di lui che nella sua mente la barriera tra il conscio e l’inconscio è molto sottile, quasi permeabile: questo gli conferisce una straordinaria capacità di intuizione, che è la caratteristica principale di Adamsberg anche nel suo approccio ai casi criminali (questa permeabilità presenta anche dei rischi ovviamente).

    Il romanzo è comunque equilibrato, e le intuizioni (a volte vere e proprie predizioni) del commissario sono supportate prima o poi anche da riscontri materiali, che permettono di ricostruire il caso a posteriori e di fornire le prove della colpevolezza del sospettato. Tuttavia è innegabile che l’autrice privilegia i punti di vista eccentrici e le personalità stravaganti al limite dell’inquietante: a confronto di alcuni personaggi di contorno, perfino il fluttuante Adamsberg sembra un campione di logica deduttiva.

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  • 1

    Insopportabile! Una vicenda talmente arzigogolata da essere inverosimile, con falsi indizi per più della metà del libro, giusto per allungare il brodo. Mi riprometto di non aprire più un suo libro! ...continuer

    Insopportabile! Una vicenda talmente arzigogolata da essere inverosimile, con falsi indizi per più della metà del libro, giusto per allungare il brodo. Mi riprometto di non aprire più un suo libro!

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  • 3

    La vicenda affrontata dalla Vargas è intrigante e complessa, anche se alcune soluzioni, poche in verità, mi sono sembrate un po’ inverosimili o un po’ forzate. Non voglio indicarle perché svelerei q ...continuer

    La vicenda affrontata dalla Vargas è intrigante e complessa, anche se alcune soluzioni, poche in verità, mi sono sembrate un po’ inverosimili o un po’ forzate. Non voglio indicarle perché svelerei qualche particolare che è invece fondamentale per lo sviluppo della vicenda. Ci sono relazioni insospettabili, colpi di scena inaspettati. Il commissario Adamsberg e il suo vice Danglard mi sono piaciuti molto: diversissimi e pure complementari, come pure simpatici e sorprendenti sono gli altri personaggi. E’ il primo libro della Vargas che leggo ma non sarà certo l’unico. La sua prosa è ben ponderata, chiara, con riflessioni serie e spesso giustamente e piacevolmente ironiche.

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  • 4

    Veramente carino questo libro, si stacca nettamente dai soliti cliché del genere! È molto facile affezionarsi ai poliziotti protagonisti, Adamsberg e Danglard, entrambi ben caratterizzati, molto diver ...continuer

    Veramente carino questo libro, si stacca nettamente dai soliti cliché del genere! È molto facile affezionarsi ai poliziotti protagonisti, Adamsberg e Danglard, entrambi ben caratterizzati, molto diversi l'uno dall'altro ma che insieme si completano benissimo. Impossibile non restare inteneriti dal carattere sopra le righe di Adamsberg e dagli sbuffi di Danglard :) La storia gialla è molto particolare, a modo suo anche un po' inquietante, ma è alleggerita qua e là dai dialoghi brillanti e ironici. Una piacevole lettura

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  • 4

    I personaggi che ruotano attorno ad Adamsberg sono talmente sopra le righe e così improbabili da risultare insopportabilmente artificiosi.
    Ma la storia, il bello stile che ben si riflette nell'abiliss ...continuer

    I personaggi che ruotano attorno ad Adamsberg sono talmente sopra le righe e così improbabili da risultare insopportabilmente artificiosi.
    Ma la storia, il bello stile che ben si riflette nell'abilissima traduzione della Melaouah e il colpo di scena finale, ne fanno comunque un buon giallo, godibile in tutte le sue sfumature.

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  • 4

    La serie del commissario Adamsberg

    Così descrive Adamsberg la sua squadra: “Quando non riesci ad andare fino in fondo a qualcosa, devi chiedere a Veyrenc, quando non riesci a far qualcosa, devi chiedere a Retancourt e quando non sai qu ...continuer

    Così descrive Adamsberg la sua squadra: “Quando non riesci ad andare fino in fondo a qualcosa, devi chiedere a Veyrenc, quando non riesci a far qualcosa, devi chiedere a Retancourt e quando non sai qualcosa, devi chiedere a Danglard. Fra i miei uomini capitano ce n’è uno affetto da ipersonnia che crolla addormentato sul più bello, uno zoologo specialista in pesci, di fiume soprattutto, una bulimica che scompare per fare scorta di cibo, un vecchio airone esperto di leggende,un mostro di cultura che non si schioda dal vino bianco e via di seguito”. Aggiungiamo l’ingenuo Estalère e il brutale Nöel ed eccoci coinvolti nelle loro indagini condotte da questo commissario spalatore di nuvole, disordinato, distratto, con un livello di cultura al di sotto della media ed in cui le azioni precedono i pensieri , ma che alla fine, con la sua particolare logica investigativa, risolve i casi arrivando ai colpevoli. Nei suoi romanzi l’autrice porta il lettore da Parigi ai pendii del Mercantour, poi in Canada, in Normandia, a Londra, in Serbia ed infine in Islanda. Varie sono le indagini della squadra e del commissario che si trovano ad affrontare superstizioni, animali leggendari, antichi morbi, fantasmi e nostalgici rivoluzionari francesi. Indubbiamente la Vargas scrive bene, sa come coinvolgere, spesso tra le pagine si trovano degli indizi che fanno pensare al lettore di aver individuato il colpevole ma ecco che cambiano le carte in tavola, il mistero s’infittisce in attesa dell’intuizione del commissario.
    Ho apprezzato specialmente “Nei boschi eterni” dove è presente una simpaticissima compagnia di normanni e “Un luogo incerto” racconto particolarmente intricato. Io ho preferito leggerli in ordine perché, a parte il fatto che così si seguono meglio le vicende personali dei personaggi della squadra, trovo che dal primo libro all’ultimo lo stile sia maturato, l’autrice presenti meno divagazioni e gli intrecci siano più interessanti.

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