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L Homme Aux Cercles Bleus

By Fred Vargas

(46)

| Paperback | 9782290318324

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Book Description

590 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Uno di quei libri che ami o odi. Non dipende dal libro dipende da chi lo legge. O sei un po "spalatore di nuvole" come il protagonista e ti innamori di lui e di tutta la sua CORTE oppure lasci stare non è il tuo genere

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    Beatrice said on Oct 31, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    non e un giallo non e un romanzo ma ha un atmosfera piacevole

    Come giallo non ci siamo... atmosfere e poesia si.

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    bitbyte said on Sep 22, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sgangherato

    Un Adamsberg più fumoso e sgangherato che mai recupera il suo smalto sul finale, parzialmente prevedibile nella persona dell'assassino, ma non nei risvolti più sconcertanti. Il tocco "silvestre" è una piacevole costante.
    Al di là di tutto, è leggibil ...(continue)

    Un Adamsberg più fumoso e sgangherato che mai recupera il suo smalto sul finale, parzialmente prevedibile nella persona dell'assassino, ma non nei risvolti più sconcertanti. Il tocco "silvestre" è una piacevole costante.
    Al di là di tutto, è leggibile ma non eccelso. Vargas ha fatto di meglio.

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    Acquamarina said on Sep 19, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    L'uomo dei "Non lo so"

    Uhm, no.
    Nonostante trovassi le premesse interessanti, questo libro non quadra proprio.
    Ci sono troppe cose che non vanno per farne un buon giallo. Non è neanche un granché come romanzo in sé.

    Vi illustro i miei motivi.

    Tanto per cominciare, il gra ...(continue)

    Uhm, no.
    Nonostante trovassi le premesse interessanti, questo libro non quadra proprio.
    Ci sono troppe cose che non vanno per farne un buon giallo. Non è neanche un granché come romanzo in sé.

    Vi illustro i miei motivi.

    Tanto per cominciare, il grande problema che ho riscontrato è che l'autrice non deve avere una grande idea di come funzioni un giallo.
    I difetti infatti si trovano già nella struttura del caso preso in considerazione dal detective protagonista.
    Di solito, quando si legge una buona crime novel, la trama procede bene o male in un'unica linea precisa, con vari indizi sparsi qui e là, difficili da cogliere (altrimenti il mistero dove sarebbe?) ma comunque posti davanti al lettore. Il protagonista ha il compito di notare gli elementi in apparenza insignificanti e di spiegare i suoi ragionamenti, in modo da accompagnare il lettore verso una soluzione logica e credibile.
    In questo romanzo, ciò non accade.
    È come se l'autrice avesse architettato un intreccio ma non fosse riuscita a disseminare gli indizi e a escogitare un modo intelligente di far quadrare i pezzi di una storia che ha strutturato a prescindere dal pensiero che poi avrebbe dovuto disgregarla e offrirla come i pezzi di un puzzle al lettore.
    Infatti, molti indizi vengono taciuti, alcuni dialoghi che diventano poi la chiave della risoluzione di un problema non vengono riportati, e i ragionamenti di Adamsberg ci vengono taciuti per l'intero romanzo.
    Abbiamo solo i pochi elementi che hanno anche i poveracci come Danglard (l'unico personaggio degno di nota, tra l'altro), e le deduzioni improvvise di Adamsberg non hanno alcun fondamento se non l'istinto, il presentimento, la causalità.
    Gli indizi infatti non vengono forniti come si deve. Si ha così una rivista il cui fantomatico contenuto è la chiave di un mistero, ma il lettore non sa di preciso cosa ci sia scritto, né a cosa sia simile nella forma (chi ha letto il libro, capirà a cosa mi riferisco); ci sono dialoghi cruciali che a quanto pare rivelano nuovi spunti su come debba essere risolto il caso, ma di cui noi non abbiamo potuto leggere una parola, e così via.
    Avviene tutto nella testa di Adamsberg, ma ciò che fa scattare la molla e induce il protagonista a indagare sul caso dei cerchi è solo una sensazione. "I cerchi emanavano crudeltà". Uuuuh, mamma mia. Avevano proprio un'aura crudele.
    Se tutte le indagini si fondassero su sensazioni, staremmo freschi.

    Il problema è che il modo di indagare di Adamsberg me lo propinano come format.
    Le indagini sensate e assennate, infatti, vengono ritenute esplicitamente di poco conto e svalutate, come si capisce dal rapporto Adamsberg-Danglard.
    Viene invece preso in considerazione il miracolo, l'illuminazione improvvisa, il ragionamento di pancia.
    Del resto, non ci sono altro criteri disponibili, dato che oltre alle poche affermazioni investigative di Adamsberg, abbiamo solo tanti "Non lo so" e "Non credo"; strano che mancassero all'appello i "Boh".

    Sapevo che sarebbe diventato un format. Percepivo fin dalle prime pagine che la scrittrice stava cerando di vendermi Adamsberg con quella storia del cane, una storia che mi ha fatto storcere il naso.
    Un bambino che trasuda crudeltà ed è teso alla crudeltà è un giudizio psicologico talmente spiccio e ha degli elementi vagamente lombrosiani, che non poteva darmela a bere neanche lontanamente.

    E di psicologia spiccia ce n'è a iosa.
    La psicologia è da prendere con le pinze, quando si scrive di romanzi su serial killer. E soprattutto quando hai anche l'ardire di creare un personaggio psichiatra e fargli aprire bocca a riguardo. Uno psichiatra che parla di "pazzia" invece di "instabilità psichica" o "problemi cerebrali" è da prendere a calci e basta. Ragionamenti da bar. E gli vanno tutti dietro.

    Altro elemento molto importante in un giallo sono le descrizioni.
    Qui, però, ce n'è una certa carenza.
    Solo alcuni luoghi sono descritti come si deve, il resto è sospeso in una nebbia indefinita.
    I personaggi, che normalmente dovrebbero essere analizzati con occhio clinico, sono appena abbozzati ed è difficile immaginarseli. Gli aggettivi sono dei vaghi "bello", "brutto", "un po' dritto, un po' storto", "irregolare", "affascinante"... Niente e nessuno è descritto in modo che trasudi personalità e che mi aiuti a capire chi o cosa ho di fronte.
    E non parliamo nemmeno della fase successiva alle descrizioni base, e cioè tutte quelle finezze che riguardano la descrizione dei gesti, gli sguardi, i comportamenti, i tic, il modo di vestire; insomma, tutto ciò che aiuta a immedesimarsi nei panni dell'investigatore e che da' profondità ai personaggi, che stimola lo spirito di osservazione e fa trasparire uno studio competente di psicologia da parte dell'autore.

    I personaggi, in generale, non hanno personalità. Sono solo bizzarri.
    Sono anche fastidiosi e antipatici, privi di calore e empatia.
    Agiscono in maniera casuale e poco ragionevole. Sembra quasi che la scrittrice abbia confuso il concetto di "interessante" con "strano", "insolito" con "inutile".
    Pur di creare personaggi particolari e fuori dal comune, ha trascurato cose come la coerenza e l'intelligenza. Personaggi come Mathilde agiscono in modo scomposto e incoerente, poco intelligente e poco utile ad alcun che (tutto quel discorso delle tranche è ridicolo).
    Poco utile, come il sorriso crudele del cieco. Un accenno così inutile a un suo comportamento strano ma poco sensato, che avveniva sempre a sproposito, avrebbe davvero dovuto indurmi a sospettare di alcunché?
    Sono questi i depistaggi che l'autrice aveva in mano, per far arrovellare il lettore?

    E comunque, la conclusione del caso non è nemmeno un granché. Priva di climax, e che regge poco.
    Anzi, regge solo grazie agli elementi che l'autrice ha omesso in alcuni casi; ma una persona non dovrebbe sentirsi un po' truffata, diciamo, da un mezzuccio del genere?
    Mah.

    Vuoto cosmico anche per quanto riguarda il rapporto di Adamsberg con la sua bella Camille. Il nulla, solo parole vuote. Non sono nemmeno riuscita a immaginarmela bene, perché so solo che nell'aspetto è "mezzo dio greco, mezza prostituta egizia". (?)

    Anche il protagonista stesso, usando lo stereotipo del conflitto interiore e del dubbio esistenziale del "bello e maledetto" e portandolo all'estremo, si risolve nella "fuffa" cosmica. Di lui so poco e niente, ma solo vuoti arrovellamenti esistenziali. E nemmeno lui sa chi è.
    Personalità piatta.

    Sono davvero delusa, perché ero ottimista riguardo a questo romanzo. Il concept non era male e sembrava l'inizio di un classico giallo, che riprende un po' la scia dell'old but gold.
    Meno male che ho comprato solo il primo romanzo, e per di più usato, invece di prendere il libro con l'intera trilogia, più facile da trovare nelle librerie.
    Un altro caso tempestato di presentimenti, sensazioni e di "Non lo so" non l'avrei retto.

    Gli do due stelle perché non m'è piaciuto. Eppure, ho comunque letto di peggio.
    Pensate un po'.

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    Cocca93 said on Aug 31, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Può sembrare un ossimoro, ma questo è un romanzo di genere atipico.
    Bello. In qualcosa mi ha ricordato piacevolmente Pennac.

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    Elidreamer said on Aug 27, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Trovato questo libro in una caffetteria, insieme a tanti altri libri usati che parlavano di piante, libri per bambini, libri esoterici. Mi son detta "e tu che ci fai qui?", quindi l'ho preso e portato a casa.
    Grande sorpresa! Non conoscevo affatto l' ...(continue)

    Trovato questo libro in una caffetteria, insieme a tanti altri libri usati che parlavano di piante, libri per bambini, libri esoterici. Mi son detta "e tu che ci fai qui?", quindi l'ho preso e portato a casa.
    Grande sorpresa! Non conoscevo affatto l'autore e i libri che parlano del commissario Adamsberg.
    L'ho "mangiato" in tre giorni, concluso ieri notte fino alle 2:00.
    Sono entusiasta e penso che comprerò altri suoi libri perché sono appassionanti, scritti bene, con questi personaggi un po' folli, fuori di testa. E soprattutto per la personalità del commissario che segue il suo istinto e il cuore.

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    Marzia said on Aug 20, 2014 | Add your feedback

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