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L' epopea di Gilgamesh

By AA.VV.

(54)

| Others | 9788886025300

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59 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    C'è l'uomo, c'è dio ma manca il patto tra i due.

    Gilgamesh è giustamente considerato il primo uomo tragico della storia. La differenza tra la sua epopea e quella biblica sta nel fatto che nella storia di Gilgamesh manca un patto con la divinità, fondato sulla giustizia e la fedeltà. Da qui deriva q ...(continue)

    Gilgamesh è giustamente considerato il primo uomo tragico della storia. La differenza tra la sua epopea e quella biblica sta nel fatto che nella storia di Gilgamesh manca un patto con la divinità, fondato sulla giustizia e la fedeltà. Da qui deriva quella traccia disperante che segna tutta la vicenda, una delle più belle di tutti i tempi.

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    Rossoprimo said on Jun 26, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    A volte fanno quegli elenchi, quelli dei libri che andrebbero letti almeno una volta nella vita.
    Personalmente non è che mi facciano impazzire: la lettura è un piacere, non un dovere. I libri si leggono perchè si amano, perchè si vogliono leggere... ...(continue)

    A volte fanno quegli elenchi, quelli dei libri che andrebbero letti almeno una volta nella vita.
    Personalmente non è che mi facciano impazzire: la lettura è un piacere, non un dovere. I libri si leggono perchè si amano, perchè si vogliono leggere... non certo perchè qualcuno dice che non sei un lettore se non ha affrontato Guerra e Pace.
    Bisogna tenere conto dei gusti, perchè L'Ulisse di Joyce sarà anche un super-classico, ma il flusso di coscienza a quei livelli se uno non lo vuole leggere non gliene puoi fare una colpa. Se non ti piace l'horror, nessuno può ficcarti giù per la gola Poe. E Shakespeare? Chi ha detto che leggere Shakespeare è meglio che guardare il film? Quelli sono stati scritti tutti per essere rappresentati, mica per per essere letti davanti al camino.
    Io penso che ci sia solo un libro che, se ci si definisce lettori, si dovrebbe leggere almeno una volta, ed è questo qua. Per un motivo semplice: per quello che ne sappiamo è il primo.

    Gilgamesh è la storia di un uomo creato dagli dei per due terzi divino e per un terzo mortale, re di Uruk, e assolutamente instancabile. Talmente desideroso di mettersi alla prova, di lasciare il suo nome nella storia per sempre, che tratta i sudditi come se fossero dei giocattoli, delle sue proprietà... al punto che questi chiedono agli dei se gentilmente possono fare qualcosa per risolvere la situazione perchè non lo sopportano più. Gli dei, nella speranza che 2 e 2 si annullino invece di fare 10000, decidono di creargli un compagno di giochi, Enkidu, forte quanto lui però completamente mortale.
    Enkidu e Gilgamesh sono gli opposti che si completano invece di respingersi: il re viziato ed arrogante e l'uomo cresciuto con le bestie ed addomesticato da una donna, inizialmente avversari e poi amici per sempre.
    In Gilgamesh c'è tutto, c'è l'avventatezza dei giovani, perchè andare a combattere Humbaba è una pessima idea e tutti lo dicono. C'è la lotta tra l'uomo e gli dei, perchè gli antichi pantheon sono composti da creature potentissime ma infantili, e se li combatti non importa cosa farai, perchè sei destinato a perdere. Soddisfare un dio vuol dire offenderne un altro che si vendicherà, perchè per gli dei puoi essere amato ma mai indispensabile. C'è l'amicizia tra Gilgamesh ed Enkidu, c'è la paura della morte.
    Gilgamesh ha paura di morire, di sparire senza lasciare nessuna impronta nel mondo, e se all'inizio è suo desiderio compiere un'impresa che lo renda eterno nella storia degli uomini, dopo aver sperimentato il lutto cambia: spezzato dal dolore e dalla paura, Gilgamesh si impegna a cercare l'immortalità vera e propria. Un'avventura che non implica il combattimento ma la ricerca di Utnapistim, l'uomo che ha salvato la vita di tutte le razze dal diluvio divino e per questo ripagato con la vita eterna.

    Per quanto ne sappiamo, la letteratura come narrativa parte da qui: ci sono testimonianze più antiche di scrittura, ma questo è il primo protagonista, il primo eroe, ed è umanamente imperfetto: arrogante ed impulsivo, questa storia narrata quattromila anni fa è una storia di crescita, dolceamara perchè tutte le qualità di Gilgamesh non sono nulla senza la saggezza, e la saggezza si ottiene più attraverso gli sbagli che grazie ai successi. In questo senso è diversissimo dagli eroi omerici, che sono dei modelli di virtù per come affrontano le avversità: Gilgamesh diventa un uomo degno di essere ricordato con affetto e stima per la sua saggezza nell'epilogo (come ho detto, all'inizio i suoi sudditi gli darebbero fuoco), e se da un lato sei contento per lui, dall'altro ci stai malissimo perchè la forza vitale, la giovinezza di Gilgamesh sono quello che hai letto, quello di cui era inizialmente così orgoglioso.
    Questa storia, nonostante sia così vecchia, è incredibilmente profonda, sul significato della vita e della morte. Gilgamesh all'inizio vuole solo un'eterna fama, ma nel momento in cui è testimone di che cos'è davvero la morte, cambia: vedere qual è la fine di tutto rende l'essere ricordato inutile, vuoto. La morte è definitiva a prescindere da quanti ti ricordino, e lui ha paura. Paura del dopo, perchè all'epoca la religione non prevedeva una ricompensa per i giusti: una volta morto andavi con tutti gli altri (cosa che potrebbe portare ad una discussione sul fatto che migliaia di anni fa c'erano intere civiltà dove ti comportavi bene perchè era giusto farlo, non perchè così gli dei ti davano un premio) in posti non proprio belli e Gilgamesh non vuole, ne è terrorizzato. E paradossalmente trova il significato della propria esistenza cercando un modo di cambiarne l'inevitabile fine, perchè il significato del primo racconto che i nostri antenati ci hanno lasciato, uno dei primi mattoni su cui la nostra cultura è stata costruita, è che nella vita conta il viaggio, che ti porta a mete impreviste. Che ti da risultati inattesi. Che la tua vita può avere un significato diverso da quello che ti aspettavi, da quello che volevi, da quello per cui hai combattuto.
    Che è roba già scritta e già sentita, ma che qui, 4500 anni fa, è stata scritta per la prima volta. Perchè anche 4500 anni fa le persone, gli umani, si sedevano davanti ad un tavolo e parlavano di questo, ragionavano di questo.
    Del significato che scegliamo di dare alla nostra vita, perchè Gilgamesh non è come gli eroi omerici, come Achille od Ulisse, a cui gli dei fanno fare una scelta, ora e per sempre. Gilgamesh sceglie come percorrere la sua vita da uomo comune, un giorno dopo l'altro, un istinto dopo l'altro, un errore dopo l'altro, e agli dei rinfaccia di averlo creato con l'istinto di vivere, di essere ricordato, e di aver creato un mondo dove tutto porta alla morte.
    Ma come dice Samedi il destino degli uomini non è morire: il destino degli uomini è vivere.
    Il destino degli uomini è nelle piccole e grandi gioie, nelle piccole e grandi imprese, che ci definiscono proprio perchè c'è una fine, e che contengono il significato di ciò che siamo: non conta come e perchè moriamo, conta come e perchè viviamo.
    Una vita imprevedibile, imperfetta, segnata da piccole e grandi cose, che è alla fine ciò che gli dei ci hanno destinato.
    E ci sono destini peggiori.

    Stilisticamente parlando c'è poco da dire: tavolette di argilla in cuneiforme, incise tante volte, in tante lingue, al punto che è arrivato fino a noi, in così tanti frammenti che si è potuto ricostruire una trama lineare seppur incompleta. Pesantemente adattato (è in prosa), con le forme fisse delle ripetizione (sul serio, non sono capaci di rispondere ad una domanda senza ripetere la domanda per intero), eppure basta una mezza paginetta per rendersi conto che abbiamo sempre saputo scrivere.
    Una storia in potenziale continuo aggiornamento grazie all'archeologia.
    Una storia che avvalla la teoria che ci sia stato un grande diluvio, perchè Utnapistim è Noè: avvisato dagli dei, salva con un arca tutte le forme di vita. C'è pure la parte del volatile mandato a controllare.

    E c'è una cosa che ho trovato interessantissima: sapete quella norma che c'è più o meno in tutte le epoche e in buona parte delle zone? Quella secondo cui il re/capo/signorotto del feudo ha il diritto di consumare la prima notte di nozze in tutti i matrimoni? C'è anche qui. Gilgemsh lo fa, e nessuno ne è contento. È una cosa che tutti odiano tranne lui, e quando cercano di convincere Enkidu a contrastarlo, e lui tentenna, è nel momento in cui gli raccontano di questo che si decide ad andare perchè chiaramente Gilgamesh è un pessimo sovrano.
    È un'usanza descritta tante volte eppure, in una delle prime testimonianze scritte che abbiamo, ne parlano come di abuso, qualcosa che un re può fare ma che un buon re non fa. Poi certo, non si parla delle conseguenze, e non va ad intaccare l'uomo che Gilgamesh diventerà, ma imho è interessante che il motivo per cui Enkidu decide di sfidare un re sia perchè, fondamentalmente, compie violenza sulle donne.Insomma, un libro che sento di dire che va letto. Inizialmente divertente, e non so nemmeno se sia concepito per essere divertente o se lo sembra perchè è vecchio, ma che poi diventa triste e colpisce al cuore.

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    Katerina said on Dec 27, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Una splendida epopea.

    Non potevo non scrivere almeno qualche riga su di lui. Questo libro, signori, è davvero prezioso. Un libro antichissimo e puzzolente, ma che racchiude in sé un grande insegnamento. E' sorprendente come gli antichi sapessero cose impossibili. E' pieno ...(continue)

    Non potevo non scrivere almeno qualche riga su di lui. Questo libro, signori, è davvero prezioso. Un libro antichissimo e puzzolente, ma che racchiude in sé un grande insegnamento. E' sorprendente come gli antichi sapessero cose impossibili. E' pieno di misteri questo libro, ma anche colmo di sofferenza che si adagia su una forte e struggente amicizia. Da leggere. Assolutamente.

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    Gigho said on Dec 4, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il primo eroe ci somiglia tutti.

    L'antichissima epopea riesce a trasmettere il senso dello straordinario anche a chi, come me, è portato ed abituato a maneggiare il materiale mitico di dei e semidei. Ciò che suggestiona e colpisce maggiormente è la capacità di questo primo eroe epic ...(continue)

    L'antichissima epopea riesce a trasmettere il senso dello straordinario anche a chi, come me, è portato ed abituato a maneggiare il materiale mitico di dei e semidei. Ciò che suggestiona e colpisce maggiormente è la capacità di questo primo eroe epico di incarnare alla perfezione pregi e difetti, ansie, paure, speranze e delusioni di ogni uomo, anche il più contemporaneo.

    Gilgameš desidera penetrare il mistero, trovare il senso, smettere di soffrire per tutto ciò che è umano. L'idea che lo guida è sconfiggere ciò che umano lo rende, cioè la morte. Ma, come ogni uomo, è proprio in essa che troverà la pace.

    Tra le tante vicende e personaggi non smette mai di stupire il racconto del diluvio universale, la cui variazione si ritrova sempre diverse ma ugualmente simile, in così tante altre religioni, molte delle quali conservano la presunzione di essere l'unica verità.

    L'introduzione è a sua volta un viaggio epico, stavolta però nella ricostruzione di un testo smarrito e ricostruito verso per verso grazie alla pazienza, all'impegno, alla fortuna ed all'intuizione di tanti studiosi, letterati ed appassionati. Anche grazie a loro Gilgameš riesce a realizzare il suo desiderio: vivere per sempre.

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    Antinoo said on Nov 9, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Interessante, non solo per il racconto i se stesso, ma sopratutto per i possibili parallelismi con esempi a noi più noti di racconti e saghe mitologiche, dall'Odissea, alla Teogonia o alle saghe nordiche.
    Piacevole e veloce da leggere.

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    Piega27 said on Oct 1, 2013 | Add your feedback

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    L'Epopea in sé è deliziosa, ma chiaramente la sensazione che si ha alla fine è di aver perso durante la lettura molti pezzi del puzzle. Per gustarsela appieno credo sia necessario rivolgersi ad un libro di approfondimento.

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    rfranz said on Jun 12, 2013 | Add your feedback

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