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La Califfa

By Alberto Bevilacqua

(68)

| Paperback

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Book Description

19 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Cronaca di una povera amante

    È una scrittura lirica e delicata quella con cui Bevilacqua propone la protagonista di questo romanzo. Un tessuto narrativo che non cede a idealismi e fantasie, una maniera di narrare che ha la somiglianza sonora di un coro a due voci alternate. Que ...(continue)

    È una scrittura lirica e delicata quella con cui Bevilacqua propone la protagonista di questo romanzo. Un tessuto narrativo che non cede a idealismi e fantasie, una maniera di narrare che ha la somiglianza sonora di un coro a due voci alternate. Quella dell' autore, che racconta con un tono sentito e asciutto la cornice di uno spaccato italiano degli anni '60, e quella plasmata sul parlato di Irene Corsini. La storia di una donna del popolo schietta e ribelle che nella Parma della sua epoca tutti conoscono col soprannome di Califfa e l’additano come una "slandra", una femmina di facili costumi. In realtà Irene non è altro che una donna autentica e franca, una che dice le cose come le pensa, che mastica parole amare soltanto per difendersi e mai per rancore, soprattutto quando la falsità della gente proprio non riesce a digerirla. Spavalda e drammatica nel suo modo di essere e di fare, la califfa è animata da una grande carica di fisicità e disperazione. La cronaca di una povera amante che ricorda la protagonista di un dramma cinematografico del dopoguerra italiano. Una donna che racconta, insieme all’intonazione partecipe del narratore, la sua esperienza da operaia senza più lavoro, la sua vita di moglie e di madre che ha perso il figlio, il marito, diventando così l’amante di Annibale Doberdò, l’ importante industriale della città. Un uomo non più giovane ma rinato da una passione che diventa amore vero e che ritorna a indossare le vesti di quel ragazzo che viveva nel fumo delle sue piccole fabbriche e strappava papaveri dalle campagne. Ed è un uomo pieno di vita, Annibale, di una vitalità che la Califfa non aveva mai trovato in nessun altro e che solo la morte le porterà via. E ritornerà lì, da dove era venuta, dall’altra parte dell’oltretorrente a condurre una nuova vita oppure la vita di sempre: quella della slandra.

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    Martin Eden said on Jul 2, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Qui si narra della dolorosa e fiera passione di una donna, degli amori e degli umori di una città emiliana anni ’60. Quattro stelline per farmi perdonare la mia pregiudiziale diffidenza nei confronti del “personaggio” Bevilacqua. Mi sbagliavo.

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    Bianca (e ora?) said on Apr 25, 2014 | 5 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    La slandra onesta

    Il personaggio della Califfa è quello di una giovane donna indomita, orgogliosa , libera dalle convenzioni e limpida di cuore. Le circostanze della vita la portano a diventare l'amante del riccone del paese e lei con la sua vitalità, ma anche con la ...(continue)

    Il personaggio della Califfa è quello di una giovane donna indomita, orgogliosa , libera dalle convenzioni e limpida di cuore. Le circostanze della vita la portano a diventare l'amante del riccone del paese e lei con la sua vitalità, ma anche con la sua onestà di pensiero, lo condurrà a riscoprire l'importanza di vivere senza ipocrisie, godendo di semplici bellezze ed alleviando le sofferenze altrui. Irene ricorda in tono minore certe eroine della narrativa russa, impulsive e fataliste, sfortunate e generose. Ma nonostante l'attrattiva del personaggio principale, il romanzo non mi ha conquistata: il tentativo di dipingere un affresco della provincia italiana del dopoguerra con i suoi vecchi e nuovi sfruttatori non decolla, l'autore non sembra capace di affrontare questi temi con la necessaria schiettezza ed indignazione. Leggendo questo romanzo mi è venuto spontaneo il confronto con Pratolini e ...non c'è paragone.

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    bubbola said on Feb 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Orrendo, datato, malscritto. Peggior libro 2013.

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    Ddt said on Jan 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    e mezzo

    Bella storia sempre attuale. La vicenda narrata è una favola al tempo stesso antica e moderna.

    Il periodare un po’ scomposto - forse funzionale al dipinto di disperazione che l’autore vuole fare, specie nella prima parte - rende la lettura non del ...(continue)

    Bella storia sempre attuale. La vicenda narrata è una favola al tempo stesso antica e moderna.

    Il periodare un po’ scomposto - forse funzionale al dipinto di disperazione che l’autore vuole fare, specie nella prima parte - rende la lettura non del tutto scorrevole. Fa anche sì che i personaggi inizialmente non suscitino empatia. Per quanto riguarda l’oltretorrente, se si vuole trovare le immagini giuste e l’atmosfera giusta per immergersi nei suoi borghi, trovo che l’abbia fotografato meglio Cacucci.

    Qui Bevilacqua riesce però a dipingere bene certi sentimenti e sensazioni della vita quotidiana, di quando la vita ti delude: se non riesce a dare un nome a questi sentimenti e sensazioni, per lo meno riesce a darne un’immagine a tinte forti. Quel che mi è piaciuto della storia è che va ad individuare il lato scuro, il lato sporco delle cose e lì inizia a scavare - come diceva la Mazzantini in un‘intervista a proposito di ‘Non ti muovere’. Il lato scuro della società, della vita, della città, delle persone, dell’uomo, della donna, della luna.

    Nella quarta di copertina targata 1971 leggo che la storia della Califfa è una metafora della storia recente d’Italia, con la sua ricerca di riscatto, dunque questo personaggio femminile sarebbe una specie di allegoria della nazione. Forse all’epoca ci si poteva anche sperare, ma dal punto di vista dei giorni nostri si può ormai tranquillamente dire che non è così: la Califfa ha troppa memoria e troppo cuore per poter somigliare a questa nazione. Certo ha le sue crisi e le sue contraddizioni, decide di prendere la vita come viene e di cogliere le occasioni che le si presentano ma non per questo è completamente opportunista - ipocrita - voltagabbana: ha comunque una sua coscienza, ha i suoi limiti che non vuole oltrepassare, e alla fine impara la lezione del “l’importante è essere vivi!” e “l’importante è che io sono io!”.

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    Malacorda said on Nov 20, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Letto subito dopo la scomparsa dell'autore....
    Forse la velocità con cui l'ho"divorato"non me lo ha fatto apprezzare fino in fondo....
    Probabilmente merita di rileggerlo con calma viste le recensioni entusiaste che ho trovato on line.....

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    Minnie33 said on Oct 16, 2013 | Add your feedback

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