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La Cripta dei Cappuccini

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 23

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

3.9
(2136)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 191 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8481304808 | Isbn-13: 9788481304800 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Laura Terreni

Disponibile anche come: Altri , Paperback , eBook

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
La Cripta dei Cappuccini è forse il più struggente e lucido addio che mai scrittore abbia dato al proprio mondo. Nel 1938, anno in cui il romanzo fu scritto, l'"Austria felix", della cui cultura Joseph Roth si sentiva legittimo erede, spariva definitivamente sotto il tallone di Hitler, completando la parabola di sfacelo iniziata dopo la prima guerra mondiale con la dissoluzione dell'impero austro-ungarico. Ed è sul periodo fatale che va dallo scoppio della guerra fino alla sconfitta e all'umiliante dopoguerra che Roth, esule antinazista a Parigi, concentra la sua forza creativa e la sua accorata consapevolezza storica.Il giovane Francesco Ferdinando Trotta, ricco e frivolo rampollo del ramo cadetto di una famiglia di recente nobiltà, attraversa l'esperienza bellica come la lenta, graduale, ma sempre bruciante rivelazione della verità dell'uomo e della storia, delle responsabilità dei singoli e delle inettitudini collettive, cui si lega il destino di catastrofe di una civiltà che pareva eterna. Nella Cripta dei Cappuccini, che accoglie a Vienna le tombe degli imperatori asburgici, il protagonista finirà per contemplare il riflesso della propria sconfitta e del proprio fallimento, in una resa troppo stanca e disperata per risultare drammatica. La tragedia di Trotta, con lo smarrimento immedicabile che lo affligge, si compie in un silenzio pesantissimo e inquietante: il silenzio di chi assiste impotente al tramonto del mondo (Quarta di copertina inserita da Paperino Ge)
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  • 3

    “La variopinta allegrezza della città capitale e residenza imperiale si nutriva molto chiaramente del tragico amore dei paesi della corona per l'Austria: tragico, perchè eternamente non ricambiato”.

    I ...continua

    “La variopinta allegrezza della città capitale e residenza imperiale si nutriva molto chiaramente del tragico amore dei paesi della corona per l'Austria: tragico, perchè eternamente non ricambiato”.

    Il romanzo è incentrato sul rimpianto verso un mondo (quello dell'impero austro-ungarico) ormai perduto, fino alla sua idealizzazione estrema e nostalgica (l'autenticità e la forza del mondo contadino, la schiettezza del popolo contrapposte alla vacuità inerme della borghesia). Pagina dopo pagina, scorrono immagini di una società in dissolvenza, disgregata, confusa, abbattuta e tuttavia non ancora conscia della catastrofe imminente (Roth invece è stato innegabilmente uno dei primi a prevedere e comprendere l'orrore che sarebbe dilagato nel centro dell'Europa, e a vedere contrapposti lo spirito inclusivo dell'impero e la disgregazione pericolosa del dopoguerra). La vita del protagonista e dei suoi amici è fatta di noia (vera o fittizia), complice un atteggiamento finto bohemièn e una studiata noncuranza nei confronti di ogni cosa. Alterna rapporti difficili e altalenanti con la moglie (forse non si sono mai amati ma nessuno dei due ha la forza e il coraggio di ammetterlo per non dover affrontarne le conseguenze) e una relazione di totale dipendenza con la madre (che rappresenta il mondo asburgico in declino), e solo la conoscenza del cugino e dell'amico di quest'ultimo gli aprono le porte di un mondo (idealmente) ancora genuino e non intaccato dall'abulia borghese. Se la moglie, con le sue velleitarie passioni artistiche, è traviata da personaggi squallidi o approfittatori, lui è totalmente vittima di un'arrendevolezza e di un immobilismo che lo fanno sentire a suo agio solo nel ruolo di figlio prima e di padre poi: tutto il resto gli è estraneo, non contribuisce alla sua identità. La narrazione di Roth è asciutta, diretta, efficace, ed è così abile da non far perdere interesse al lettore pur spegnendo ogni entusiasmo, annullando ogni picco di tensione, ogni climax o sfumatura drammatica. Arrivano piccole stilettate, una dietro l'altra, senza colpi di scena, e questo rende le cose più inquietanti: tutto è perduto, inutile, casuale, e non c'è bisogno di essere espliciti per far capire che la rovina è dietro l'angolo.
    Il caso mi ha fatto trovare questo libro su una bancarella proprio tre giorni prima di partire per Vienna, e non è stata circostanza da poco poterlo leggere durante il viaggio.

    ha scritto il 

  • 5

    Perdere un mondo, il proprio mondo, che come una vecchia madre, col suo vecchio bastone nero, teneva lontano dai figli il disordine del tempo. E ad essi, impotenti, decadenti, respinti dalla vita e fi ...continua

    Perdere un mondo, il proprio mondo, che come una vecchia madre, col suo vecchio bastone nero, teneva lontano dai figli il disordine del tempo. E ad essi, impotenti, decadenti, respinti dalla vita e finanche dalla morte, non resta che abbandonarsi ad una pace arida e sospesa che odora di rinuncia.

    ha scritto il 

  • 2

    La lettura più breve che ho intrapreso da quando è iniziato il 2015 ma anche la più faticosa. Romanzo, per me, estremamente tedioso in cui non sono riuscita neanche lontanamente a provare empatia per ...continua

    La lettura più breve che ho intrapreso da quando è iniziato il 2015 ma anche la più faticosa. Romanzo, per me, estremamente tedioso in cui non sono riuscita neanche lontanamente a provare empatia per il protagonista, diversamente da quanto mi era capitato invece con Fuga senza fine. Credo che metterò quest'autore in stand-by per un po'.

    ha scritto il 

  • 4

    Austria Infelix

    Requiem per l'aquila che stende le ali sull'impero austroungarico. Requiem per un impero del quale, ormai, sono rimaste solo le ceneri. Requiem per gli scheletri delle carrozze che accompagnavano i si ...continua

    Requiem per l'aquila che stende le ali sull'impero austroungarico. Requiem per un impero del quale, ormai, sono rimaste solo le ceneri. Requiem per gli scheletri delle carrozze che accompagnavano i signori in giro per la città. Requiem per una Vienna irriconoscibile, che improvvisamente si scopre fragile e sola, non più protetta e innalzata, al di sopra del bene e del male, da ungheresi, boemi, galiziani, polacchi, da ebrei e da cattolici, da artistie e poeti, musicisti, letterati, attori, banchieri*, città adorata e rispettata dalla gente comune.
    Requiem per Franz Ferdinand Trotta, che alla soglia della guerra spartiacque che delinearà la nuova Europa e sancirà la fine dell'Impero degli Asburgo, e poi dal suo interno durante la battaglia e la deportazione, e infine da morto vivente al suo ritorno, è costretto a osservare, a descrivere e a camminare fra le macerie dell'Austria Felix e, ancora giovanissimo e impotente, a sancire la fine e la distruzione non solo dell'Impero, ma anche del suo futuro, artigliato rapacemente dall'avvento del nazismo.
    Requiem, infine, anche per Joseph Roth, che nel suo breve romanzo riesce a dar voce all'illusione e alla disillusione di un'intera generazione di intellettuali e letterati, una voce attraverso la quale è possibile riconoscere il dolore e l'incredulità proprie anche di Stefan Zweig e di Ernst Lothar, autori di origine ebrea, che come Roth furono costretti a scegliere l'esilio e ad assistere al volatilizzarsi di tutte le speranze riposte nella ragione, nella cultura, nell'intelletto umano.
    Su tutte, come un'aquila agonizzante, simbolo di quell'Austria che non sarà più, si innalza maestosa la figura della madre, splendida e austera incarnazione di un mondo sul quale, impietosamente, la morte ha steso i suoi artigli (le sue ossute mani) e aperto la cripta dove seppellire, insieme agli imperatori d'Austria, passato presente e futuro di un popolo intero.

    [*] Anche qui, come già in «La Melodia di Vienna» di Ernst Lothar, fanno la loro fuggevole e defilata comparsa i banchieri Ephrussi, famiglia protagonista dello splendido «Un'eredità di avorio e ambra» di Edmund de Waal.

    http://www.flickr.com/photos/lapitta/16099416417

    ha scritto il 

  • 5

    Orribile. Nessun altro aggettivo per "La Cripta dei Cappuccini" di Roth. E non per il libro in sé - giammai - ma per l'orrore che evoca, per il senso di morte che si respira: basta fare silenzio per s ...continua

    Orribile. Nessun altro aggettivo per "La Cripta dei Cappuccini" di Roth. E non per il libro in sé - giammai - ma per l'orrore che evoca, per il senso di morte che si respira: basta fare silenzio per sentire l'odore del marciume dei tavoli dei caffè, ormai abbandonati, zuppi di birra e cenere andata a male; per bruciarsi gli occhi con gli effluvi malsani dei fiori dello Jugendstil; per graffiarsi le narici con le ragnatele e i calcinacci degli edifici sgretolati, di un intero Impero crollato. La scomparsa dell'Austria - Ungheria tra le trincee scavate dalla Prima guerra mondiale prima, e tra i proclami di annessione nazista poi, è la scomparsa di tutto un mondo, di una civiltà intera, fatta di luci e ombre, di grandiosità e miserie. A raccontarla, un uomo schizoide quanto quel mondo a cui ostinatamente voleva appartenere, a costo di ogni compromesso con la verità storica, a costo di ogni menzogna biografica: Joseph Roth, non cattolico ma ebreo, non ungherese ma galiziano, non ufficiale ma soldato, certamente scrittore, di sicuro anima straziata dall'orribile Novecento. Zweig e Toller scelsero il suicidio; Kraus la lotta verbale; Roth la nevrosi. Ma quanta verità in quella malattia. E accanto a loro - commetto peccato a dirlo - mi passa davanti il barone Von Ungern - Sternberg, non il vero, ma quello uscito dalla matita di Hugo Pratt: assieme a lui e al treno dell'ammiraglio Kolcak, se ne vanno gli ultimi brandelli del grandioso, chiaroscurale Ottocento.

    ha scritto il 

  • 0

    Il giovane Trotta racconta con nostalgia la fine dell'impero asburgico, pur senza nasconderne i difetti: lui stesso è un ottimo rappresentante della decadente e nullafacente aristocrazia imperiale, sp ...continua

    Il giovane Trotta racconta con nostalgia la fine dell'impero asburgico, pur senza nasconderne i difetti: lui stesso è un ottimo rappresentante della decadente e nullafacente aristocrazia imperiale, sprezzante e immersa nel privilegio, sulla quale già la morte "stendeva le sue mani ossute". L'appartenenza all'elite viennese non impedisce però a Trotta e ai più accorti dei suoi amici di capire che la forza dell'impero non sta a Vienna né sulle Alpi, ma alla periferia della Corona, in quei paesi tanto disprezzati dalla maggioranza tedesca che già sogna la riunificazione con la Germania.
    Nonostante il carattere autoritario dell'impero, non si può non condividere almeno in parte la nostalgia del protagonista per il suo multiculturalismo, soprattutto pensando agli stati nazionali che seguiranno, con la loro pretesa di rappresentare l'identità di un popolo, spesso a discapito delle minoranze etniche sul proprio territorio. Così farà l'Austria dopo l'Anschluss, celebrando la propria purezza ariana versando il sangue degli ebrei, e così farà l'altro grande impero sovranazionale, quello ottomano, che dopo secoli di tradizione di tolleranza e convivenza verrà attraversato da spinte nazionalistiche che lo porteranno alla dissoluzione e che individueranno negli armeni il nemico da estirpare per creare uno stato anatolico interamente turco.

    ha scritto il 

  • 4

    " In questa atmosfera i sentimenti avevano a mala pena posto, le passioni erano rigorosamente vietate. I miei amici avevano piccole, anzi insignificanti 'liaisons', donne che si deponevano, talvolta ...continua

    " In questa atmosfera i sentimenti avevano a mala pena posto, le passioni erano rigorosamente vietate. I miei amici avevano piccole, anzi insignificanti 'liaisons', donne che si deponevano, talvolta perfino si prestavano come pastrani; donne che si dimenticavano come ombrelli o si abbandonavano di proposito come fagotti molesti a cui si evita di guardare per paura che possano esserci riconsegnati. Nella compagnia che io frequentavo l'amore era considerato un'aberrazione, un fidanzamento era all'incirca come un'apoplessia e un matrimonio una malattia incurabile. Eravamo giovani. Pensavamo al matrimonio come a un'inevitabile conseguenza della vita, ma né più né meno di come si pensa ad una sclerosi che probabilmente tra venti o trent'anni non mancherà di sopraggiungere."

    ha scritto il 

  • 4

    NOSTALGIA AUSTRO-UNGARICA!

    “La Cripta dei Cappuccini”, che dà il titolo al romanzo, è il luogo dove, a partire dal 1633, vennero sepolti i defunti membri della dinastia asburgica e, quindi, dove venne sepolto anche l’ultimo deg ...continua

    “La Cripta dei Cappuccini”, che dà il titolo al romanzo, è il luogo dove, a partire dal 1633, vennero sepolti i defunti membri della dinastia asburgica e, quindi, dove venne sepolto anche l’ultimo degli imperatori austro-ungarici, ovvero il Kaiser Francesco Giuseppe. Essa, in questo bel libro di Joseph Roth, diventa, dunque, il simbolo del crollo della monarchia austro-ungarica verificatosi con lo scoppio della prima guerra mondiale. Sarà proprio quest’ultimo conflitto a determinare anche la deflagrazione delle emozioni del personaggio principale, e voce narrante, del quale si conosce solo il nome della famiglia di appartenenza, cioè Trotta, mentre, invece, il nome proprio rimane innominato.
    Essere richiamato alle armi, ed andare in guerra, porterà Trotta ad un livello di coscienza che lo eleverà al di sopra della spensieratezza dei suoi amici che, fatta eccezione per il cugino Joseph Branco e del vetturino ebreo Manes Reisinger, pur essendo anch’essi reclutati, rimarranno imbrigliati, in modo incosciente, in un’atmosfera di gaiezza.
    E’ possibile suddividere il romanzo in due momenti fondamentali, ovvero: in un “prima della guerra”, dove il pensiero dominante di Trotta sarà la morte; e quest’ultimo pensiero lo spingerà addirittura, tra le alte cose, a voler velocizzare le sue nozze, in modo tale da poter sposare Elizabeth, la donna che ama, prima di partire per il fronte; e in un “dopo la guerra” dove, invece, nel romanzo, si rende palpabile una profonda nostalgia per il crollo della monarchia. Trotta, infatti, ritornando a casa si accorgerà che le cose non sono più come le aveva lasciate e che il suo status sociale si è profondamente modificato.
    Bello!

    ha scritto il 

  • 3

    Il crollo dell'Impero asburgico e della sua generazione: la prima guerra mondiale ha spazzato via ricchezze, sicurezze, orgoglio di una classe di aristocratici viennesi tenuta su da quelli che ai conf ...continua

    Il crollo dell'Impero asburgico e della sua generazione: la prima guerra mondiale ha spazzato via ricchezze, sicurezze, orgoglio di una classe di aristocratici viennesi tenuta su da quelli che ai confini dell'Austria ci vivono.
    Bello e malinconico, scritto in modo elegante, ma a tratti un filino noiosetto.

    ha scritto il 

  • 3

    Forse una delle più pulite e nette penne della narrativa internazionale. Descrizioni talmente nitide da essere tangibili, da sentirsi dentro la barba bluastra di un personaggio e nei forti e bianchi d ...continua

    Forse una delle più pulite e nette penne della narrativa internazionale. Descrizioni talmente nitide da essere tangibili, da sentirsi dentro la barba bluastra di un personaggio e nei forti e bianchi denti dell'altro. Peccato per la tematica, che mi risuona stantia e poco avvincente e mi impedisce di proseguire oltre la metà del libro. Oggi non va giù, magari in futuro... comunque chapeau, grandissimo narratore.

    ha scritto il 

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