La Cripta dei Cappuccini

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 23

Di

Editore: Gruppo Editoriale l'Espresso

3.9
(2210)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 191 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8481304808 | Isbn-13: 9788481304800 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Laura Terreni

Disponibile anche come: Altri , Paperback , eBook

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
La Cripta dei Cappuccini è forse il più struggente e lucido addio che mai scrittore abbia dato al proprio mondo. Nel 1938, anno in cui il romanzo fu scritto, l'"Austria felix", della cui cultura Joseph Roth si sentiva legittimo erede, spariva definitivamente sotto il tallone di Hitler, completando la parabola di sfacelo iniziata dopo la prima guerra mondiale con la dissoluzione dell'impero austro-ungarico. Ed è sul periodo fatale che va dallo scoppio della guerra fino alla sconfitta e all'umiliante dopoguerra che Roth, esule antinazista a Parigi, concentra la sua forza creativa e la sua accorata consapevolezza storica.Il giovane Francesco Ferdinando Trotta, ricco e frivolo rampollo del ramo cadetto di una famiglia di recente nobiltà, attraversa l'esperienza bellica come la lenta, graduale, ma sempre bruciante rivelazione della verità dell'uomo e della storia, delle responsabilità dei singoli e delle inettitudini collettive, cui si lega il destino di catastrofe di una civiltà che pareva eterna. Nella Cripta dei Cappuccini, che accoglie a Vienna le tombe degli imperatori asburgici, il protagonista finirà per contemplare il riflesso della propria sconfitta e del proprio fallimento, in una resa troppo stanca e disperata per risultare drammatica. La tragedia di Trotta, con lo smarrimento immedicabile che lo affligge, si compie in un silenzio pesantissimo e inquietante: il silenzio di chi assiste impotente al tramonto del mondo (Quarta di copertina inserita da Paperino Ge)
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  • 3

    Gli effetti della Grande Guerra

    Sono tornato dopo qualche anno su questo interessante libro di Joseph Roth, per rileggerlo con nuova consapevolezza.
    È una visuale particolare ed insieme universale degli effetti della Grande Guerra, ...continua

    Sono tornato dopo qualche anno su questo interessante libro di Joseph Roth, per rileggerlo con nuova consapevolezza.
    È una visuale particolare ed insieme universale degli effetti della Grande Guerra, a mio avviso l’evento più dirompente della storia dell’umanità.
    Uno degli effetti è stata la distruzione dell’Impero Austro-Ungarico, quell’entità che riusciva a tenere unite sotto un’unica corona nazioni tra loro diverse per cultura, religione, caratteristiche territoriali, tradizioni ed etnia. Da allora quell’unità non si è più ripetuta e gli ex territori dell’Impero si trovano in perenne conflitto.
    Il protagonista vive sulla propria pelle questi stravolgimenti epocali e si trova del tutto perduto, non avendo la capacità di adattarsi al cambiamento, né gli strumenti per farlo, essendo cresciuto in quel mondo aristocratico o alto borghese della Vienna della Belle Epoque che faceva della noia, del decadentismo, della assoluta mancanza di attitudine al lavoro, la propria bandiera. Ed è proprio questa società che la Grande Guerra spazza via con maggiore violenza, lasciandone i componenti come frammenti vaganti tra la nostalgia del passato ed il rimpianto di non essere morti in Guerra come la maggior parte dei loro coetanei.
    In fondo, la parte più umile della società, come il caldarrostaio cugino del protagonista, anche dopo la Guerra continua a fare ciò che faceva prima, in quanto difficilmente potrebbe cadere più in basso. Ma l’alta società, che per secoli aveva vissuto di rendita all’ombra delle regole scritte e non scritte della monarchia, si trova disgregata lasciando un vuoto che, come accennato nelle ultime pagine, viene riempito dal nazismo.

    ha scritto il 

  • 4

    Racconto di nobili sentimenti ridicolizzati. Von Trotta, piccolo barone asburgico è forse il più struggente dei perdenti rothiani. Il romanzo si inquadra nell'ambito della finis Austriae ovvero nel pe ...continua

    Racconto di nobili sentimenti ridicolizzati. Von Trotta, piccolo barone asburgico è forse il più struggente dei perdenti rothiani. Il romanzo si inquadra nell'ambito della finis Austriae ovvero nel periodo di decadenza dell'Impero austriaco che aveva racchiuso arti, culture e religioni le più disparate nel cuore dell'Europa, fino alla definitiva dissoluzione dell'identità austriaca conquistata dalla Germania nazista.

    ha scritto il 

  • 4

    Una narrazione ancora ottocentesca per un bellissimo romanzo ambientato già nel “900” all’inizio di quello che chiamavamo il secolo breve, durante ed immediatamente dopo la fine della seconda guerra m ...continua

    Una narrazione ancora ottocentesca per un bellissimo romanzo ambientato già nel “900” all’inizio di quello che chiamavamo il secolo breve, durante ed immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, Toni crepuscolari per la fine di un mondo quello asburgico e di un ordine sociale e umano nella voce del protagonista e voce narrante, il rampollo di una nobile casata, i “ Trotta” con il suo smarrimento e nostalgia di fronte ad un modo che cambia e a tutte le cose che gli girano intorno che scompaiono

    ha scritto il 

  • 4

    Il titolo prende il nome dal luogo dove riposano gli imperatori assurgici. E' di sicuro uno di quei libri di cui si gode di ogni singola parola letta, come servus che sconoscevo il profondo significat ...continua

    Il titolo prende il nome dal luogo dove riposano gli imperatori assurgici. E' di sicuro uno di quei libri di cui si gode di ogni singola parola letta, come servus che sconoscevo il profondo significato. Il tema del romanzo non è uno di quelli che preferisco, il requiem di un impero, ma lo stile inconfondibile dell'A. rende il testo degno di nota.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho riletto dopo 5 anni questo romanzo breve-medio. L'occasione è stata la lettura di un articolo storico sugli imperatori d'Austria e sulla Cripta dei Cappuccini dove riposano le loro spoglie.
    Frances ...continua

    Ho riletto dopo 5 anni questo romanzo breve-medio. L'occasione è stata la lettura di un articolo storico sugli imperatori d'Austria e sulla Cripta dei Cappuccini dove riposano le loro spoglie.
    Francesco Ferdinando Trotta è un giovane rampollo di una casata nobile che vive spensieratamente insieme a una combriccola di amici della stessa tempra: ricchi e nullafacenti. Dediti a piaceri usa e getta. L'improvviso scoppio della prima guerra mondiale li scaraventa nella realtà. All'inizio anche la guerra viene considerata alla stregua di un passatempo come un altro ma subito la situazione si appalesa per quella che è. Francesco e i suoi amici pagheranno a caro prezzo questo risveglio.
    Il romanzo è l'ideale continuazone de "La marcia di Radetzky" eil protagonista è il cugino di quello anche se non viene mai nominato.L'autore descrive particolareggiatamente la psicologia dei vari personaggi: Trotta e la madre, il cugino Branco, il vetturino ebreo, gli amici di Trotta, Elizabeth, fidanzata di Trotta.
    La Cripta dei Cappuccini del titolo è nel romanzo rappresentata dalla tradizione imperiale, dalla grandezza austriaca destinata a non morire mai. La Guerra cambia le carte in tavola: farà crollare l'impero austriaco e la Cripta resterà e rimane ancora oggi forse il più fulgido esempio di attaccamento alla tradizione.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro triste. Triste perché racconta un addio consapevole ad un mondo, una realtà, spazzata via dalla storia da una modernità cupa agli occhi dell'autore e del protagonista(e come potrebbe essere a ...continua

    Un libro triste. Triste perché racconta un addio consapevole ad un mondo, una realtà, spazzata via dalla storia da una modernità cupa agli occhi dell'autore e del protagonista(e come potrebbe essere altrimenti in quell'interregno tra le due guerre che trascina Trotta fino alla soglia del Nazifascismo).
    E però è anche un libro nel quale sono incastonate perle di umorismo cinico e distaccato, personaggi tragicomici e dialoghi surreali che stupiscono il lettore e lo rappacificano con la figura del protagonista, vero reazionario incallito che nel suo andare alla cripta dei cappuccini per vedere le tombe degli imperatori è sia tristemente pieno di dignità, sia comicamente grottesco...

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura consigliatissima. Mostra davvero come la prima guerra mondiale abbia distrutto istituzioni che sembravano immortali e abbia cambiato l'assetto dell'Europa e la percezione dei suoi abitanti. ...continua

    Lettura consigliatissima. Mostra davvero come la prima guerra mondiale abbia distrutto istituzioni che sembravano immortali e abbia cambiato l'assetto dell'Europa e la percezione dei suoi abitanti.

    ha scritto il 

  • 3

    sconsigliato ai depressi

    lettura avvilente, cioè in perfetto stile dello scrittore. parla di un nobile austriaco si origini slovene ambientato all'incirca durante il periodo del primo conflitto mondiale. la lettura è sì scorr ...continua

    lettura avvilente, cioè in perfetto stile dello scrittore. parla di un nobile austriaco si origini slovene ambientato all'incirca durante il periodo del primo conflitto mondiale. la lettura è sì scorrevole ma depressiva pertanto prima di iniziare il libro si consiglia una cura ottimismo ^_^

    ha scritto il 

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