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La Divina Commedia

Inferno

Di

Editore: Mondadori

4.7
(2653)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Chi semplificata , Francese , Tedesco

Isbn-10: 8804478500 | Isbn-13: 9788804478508 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Cofanetto , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , Rilegato in pelle

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
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  • 4

    tre artisti per tre cantiche

    bella questa edizione della divina commedia pubblicata da nuages (nome poetico per una poetica galleria e casa editrice d'arte milanese). l'inferno è affidato alla fantasia visionaria di lorenzo mattotti, il purgatorio ai forti contrasti e al color block di milton glaser, mentre il paradiso è un ...continua

    bella questa edizione della divina commedia pubblicata da nuages (nome poetico per una poetica galleria e casa editrice d'arte milanese). l'inferno è affidato alla fantasia visionaria di lorenzo mattotti, il purgatorio ai forti contrasti e al color block di milton glaser, mentre il paradiso è un trionfo di trascendenza con moebius.

    ha scritto il 

  • 5

    che dire di questo classico mi posso solo avventurare ad affermare che Sermonti per me è tra i più grandi commentatori di classici ha la prerogativa di farti conoscere questi tomi con la facilità di bere un bicchiere d'acqua

    ha scritto il 

  • 5

    Lo maggior corno de la fiamma antica
    cominciò a crollarsi mormorando
    pur come quella cui vento affatica;


    indi la cima qua e là menando,
    come fosse la lingua che parlasse,
    gittò voce di fuori, e disse: «Quando


    mi diparti' da Circe, che sottrasse
    me più d'un anno là presso a Gaeta ...continua

    Lo maggior corno de la fiamma antica cominciò a crollarsi mormorando pur come quella cui vento affatica;

    indi la cima qua e là menando, come fosse la lingua che parlasse, gittò voce di fuori, e disse: «Quando

    mi diparti' da Circe, che sottrasse me più d'un anno là presso a Gaeta, prima che sì Enea la nomasse,

    né dolcezza di figlio, né la pieta del vecchio padre, né 'l debito amore lo qual dovea Penelopé far lieta,

    vincer potero dentro a me l'ardore ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto, e de li vizi umani e del valore;

    ma misi me per l'alto mare aperto sol con un legno e con quella compagna picciola da la qual non fui diserto.

    L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna, fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi, e l'altre che quel mare intorno bagna.

    Io e ' compagni eravam vecchi e tardi quando venimmo a quella foce stretta dov'Ercule segnò li suoi riguardi,

    acciò che l'uom più oltre non si metta: da la man destra mi lasciai Sibilia, da l'altra già m'avea lasciata Setta.

    "O frati", dissi "che per cento milia perigli siete giunti a l'occidente, a questa tanto picciola vigilia

    d'i nostri sensi ch'è del rimanente, non vogliate negar l'esperienza, di retro al sol, del mondo sanza gente.

    Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".

    Li miei compagni fec'io sì aguti, con questa orazion picciola, al cammino, che a pena poscia li avrei ritenuti;

    e volta nostra poppa nel mattino, de' remi facemmo ali al folle volo, sempre acquistando dal lato mancino.

    Tutte le stelle già de l'altro polo vedea la notte e 'l nostro tanto basso, che non surgea fuor del marin suolo.

    Cinque volte racceso e tante casso lo lume era di sotto da la luna, poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,

    quando n'apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto quanto veduta non avea alcuna.

    Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto, ché de la nova terra un turbo nacque, e percosse del legno il primo canto.

    Tre volte il fé girar con tutte l'acque; a la quarta levar la poppa in suso e la prora ire in giù, com'altrui piacque,

    infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».

    ha scritto il 

  • 5

    Se la Divina Commedia è considerata uno dei punti più alti della letteratura mondiale qualche motivo ci sarà; il motivo principale però credo che sia perché è una fonte continua di stimoli e motivi di riflessione. Due cent per chi, come me, si è avvicinato alla Commedia da lettore profano: buttat ...continua

    Se la Divina Commedia è considerata uno dei punti più alti della letteratura mondiale qualche motivo ci sarà; il motivo principale però credo che sia perché è una fonte continua di stimoli e motivi di riflessione. Due cent per chi, come me, si è avvicinato alla Commedia da lettore profano: buttatevi e non vi incaponite se alla fine di un canto vi trovate a chiedervi Ma cosa ho letto?. Dimenticate le interpretazioni che avete studiato al liceo; non sforzatevi a voler cogliere tutti quegli infiniti riferimenti ad oscuri uomini del tempo che Dante ci ha messo dentro; andate fino in fondo e godetevi questo capolavoro.

    ha scritto il 

  • 4

    By fire be purged

    Della Commedia di Dante, molto è stato detto e molta critica è stata scritta.
    Il primo approccio è sempre alle superiori dove il tempo tiranno porta gli allievi ad analizzare specifici canti a discrezione dei libri di testo (e forse a ragione).
    Rimane un testo del basso medioevo, a cui la Chiesa ...continua

    Della Commedia di Dante, molto è stato detto e molta critica è stata scritta. Il primo approccio è sempre alle superiori dove il tempo tiranno porta gli allievi ad analizzare specifici canti a discrezione dei libri di testo (e forse a ragione). Rimane un testo del basso medioevo, a cui la Chiesa ha pensato di aggiungere l'aggettivo "Divina". L'Alighieri ha scritto un horror medievale (per quanto concerne l'inferno), interamente godibile e suggestivo nelle sue immagini. Orde di dannati, in un luogo che sembra poterne contenere un'infinità, nel suo sistema aristotelico-tolemaico. Non condivido la morale e la tradizione cristiana, che di per sé non ha inventato nulla, ma solamente si rifò agli scritti antichi e ne ha convertito gli usi e costumi (un esempio tra i tanti, i tabernacoli - tabernae - che prima erano adibiti al culto degli heroa, ora sono in funzione del culto dei santi e dei martiri). Nell'inferno dantesco ritornano miti e leggende del mondo antico. Coloro i quali sono venuti prima di Cristo, al massimo hanno diritto a pascolare con dignità nell'anticamera dell'inferno (con buona pace della giustizia e della par condicio divina). Dèi, motri e semidèi mitologici sono a pari passo tra i dannati (ed è una cosa che per mancanza di ulteriori approfondimenti non comprendo: è Dante consapevole del materiale letterario che sta trattando, per amore della COmmedia, il quale parla di miti e leggende del tutto incompatibili, per forza di cose, con la religione cristiana?). Semplicemente geniale il sistema del contrappasso, lucido e ragionato (anche se non comprendo come si collocano i rei di più peccati - conta il più grave?). Rimane una lettura difficile e a tratti noiosa.

    ha scritto il 

  • 5

    Discorso di quelli retorici e inutili alla società che ogni tanto mi vengono in mente e che se non condivido con il mondo non sono soddisfatta.
    Leggiamoci insieme un pezzettino del canto XXX:
    Ad ascoltarli er'io del tutto fisso,
    quando 'l maestro mi disse: "Or pur mira,
    che per poco che teco non ...continua

    Discorso di quelli retorici e inutili alla società che ogni tanto mi vengono in mente e che se non condivido con il mondo non sono soddisfatta. Leggiamoci insieme un pezzettino del canto XXX: Ad ascoltarli er'io del tutto fisso, quando 'l maestro mi disse: "Or pur mira, che per poco che teco non mi risso!". Quand'io 'l senti' a me parlar con ira, volsimi verso lui con tal vergogna, ch'ancor per la memoria mi si gira. Qual è colui che suo dannaggio sogna, che sognando desidera sognare, sì che quel ch'è, come non fosse, agogna, tal mi fec'io, non possendo parlare, che disïava scusarmi, e scusava me tuttavia, e nol mi credea fare. "Maggior difetto men vergogna lava", disse 'l maestro, "che 'l tuo non è stato; però d'ogne trestizia ti disgrava. E fa ragion ch'io ti sia sempre allato, se più avvien che fortuna t'accoglia dove sien genti in simigliante piato: ché voler ciò udire è bassa voglia". Lasciamo da parte il fatto che la scena è molto tenera. Virgilio qui sta rimproverando Dante perché è attento a una rissa tra dannati (ma vi rendete conto? È un’opera religioso-morale del 1300 e ci sono i dannati che si menano di santa ragione!) perché essere attratti da uno spettacolo così volgare e meschino è una voglia bassa e degradante. Ma riflettiamo un attimo: cos’è tutto l’Inferno se non un continuo spettacolo di squallore umano meschino e degradante? In fondo all’Inferno c’è il peggio del peggio. Quindi Virgilio ci sta dicendo che dobbiamo vergognarci se ci siamo compiaciuti nel leggere l’opera del suo pupillo? Beh, per quel che mi riguarda, Virgilio caro può dire quello che gli pare: l’Inferno è stupendo. E non mi vergognerò mai di essermi affascinata davanti a questa nostra umanità magari un po’ grezza: i peccatori non saranno gigli, ma son pur sempre figli, no? Le cose più belle dell’altro mondo: Minosse, Farinata e Cavalcante, Gerione, il diavoletto scorreggione, gli ipocriti, Ulisse, Maometto e Bertran de Born, Ugolino e… Lucifero. Lucifero è sicuramente la cosa più bella di tutte, la perla sepolta al centro della Terra. Bisogna faticare per arrivarci, perché il meglio sta sempre in fondo. L’immagine di lui immenso, buttato lì immobile, apatico, solo, che piange, non la dimenticherò veramente mai. La tentazione di mettersi a piangere con lui è stata forte.

    ha scritto il 

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