La Fiera delle Vanità

Di

Editore: Newton Compton (I Mammut)

4.1
(1618)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 670 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Francese , Tedesco , Spagnolo , Chi semplificata , Portoghese

Isbn-10: 8854136654 | Isbn-13: 9788854136656 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico , Cofanetto , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Rosa

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  • 3

    LA VANITÀ DEL MONDO

    La trama de “La Fiera delle Vanità” (Vanity Fair: A novel without a Hero) di William M. Tackeray potrebbe forse essere riassunta come una delle più banali e coinvolgenti per una storia d’amore, con un ...continua

    La trama de “La Fiera delle Vanità” (Vanity Fair: A novel without a Hero) di William M. Tackeray potrebbe forse essere riassunta come una delle più banali e coinvolgenti per una storia d’amore, con una fanciulla che si innamora di un giovanotto, lo sposa nonostante l’ostilità della famiglia, rimane incinta, lui muore, l’amico di lui, da sempre innamorato di lei la corteggia ma lei resiste per diciotto anni, forte dell’amore per l’amico scomparso. Quando ormai il corteggiatore sta per cedere, un’amica le rivela cose che non avrebbe voluto sapere del marito defunto, piegandone finalmente la resistenza.
    Questa “vana” trama che ruota attorno ad Amelia Sedley, affiancata da altre che riterrei minori (come le vicende dell’arrivista Rebecca Sharp, pronta a tutto per conquistarsi un posto in società), serve, però, a questo autore classico della letteratura inglese del XIX secolo come base per descrivere un mondo di vanità, “La Fiera delle Vanità” del titolo, qual’era la civiltà inglese ai tempi della caduta di Napoleone Bonaparte e delle guerre con la Francia, una fiera che anticipa molti aspetti della nostra attuale decadenza, un mondo fatto di complessi rapporti e liti familiari, di delicati e intricati rapporti sociali, di guerre, di feste, di mondanità.
    Oggi tutto ciò si legge soprattutto come un documento di come fosse il mondo allora, di come vivessero gli inglesi in quell’inizio di XIX secolo, ormai ben duecento anni fa. Interessante per me cercare di capire il valore della sterlina allora assai maggiore di adesso, scoprire come gli avanzamenti di grado nell’esercito venissero normalmente acquistati in denaro e in nessun modo questo suonasse come una forma di corruzione, ma somigliasse un po’ al sistema con cui oggi acquista una licenza un tassista, un negoziante o un gondoliere. Suonandomi ben strana la pratica, mi viene dunque oggi da riflettere su quanto siano realmente “giuste” le analoghe pratiche moderne appena citate.
    Come dice il titolo inglese (Vanity Fair: A novel without a Hero) - e come viene detto all’interno dell’opera - visto che questo è un romanzo senza un eroe, lasciate che abbia almeno un’eroina, ma Amelia ha ben poco di eroico, è piuttosto una vittima della società, della mondanità e della propria ingenuità. Questa appare dunque, come certo desiderato dall’autore, come un’opera senza eroi, ma se non ci sono, difficilmente può esserci avventura e senza siamo nel grigiore della quotidianità, seppure imbellettata dall’ambientazione storica e dal perfido contesto mondano. Questo, penso, sia una delle cose che mi ha reso più pesanti la lettura.
    L’epoca narrata è antecedente a quella dell’autore, seppure non di molto, e questo lo porta a descrivere quegli anni come un’epoca già diversa dalla sua. “La Fiera delle Vanità”) uscì, infatti, a puntate mensili tra il 1847 e il 1848 e, poi, unitariamente, alla fine di tale anno.
    La novità per quell’epoca pare fosse avere una protagonista non più tutta virtù o vizio e il descrivere una nuda realtà quotidiana in cui vale più il buon senso che un vacuo sentimentalismo.
    Il romanzo non si può definire prolisso (dato che è vivace e ricco di scenette) come mi sono parse altre opere ottocentesche, ma le 662 pagine dell’edizione Newton Compton mi sono parse davvero tante, anzi decisamente troppe, soprattutto per una trama come quella descritta all’inizio che riscuote in me un interesse quasi nullo. Ho letto opere assai più lunghe, magari divise nei numerosi volumi di una saga, ma parlare delle vanità del mondo e degli amori di una ragazzetta scialba per così tanto, francamente mi ha un po’ stancato e devo dire di aver tratto un sospiro di sollievo quando sono finalmente arrivato all’ultima pagina.
    La lunghezza di quest’opera, tra l’altro, mi ha portato a fare qualcosa che non avevo mai fatto prima in vita mia: abbandonare la versione cartacea e passare all’e-book.
    Mantengo, infatti, normalmente, in lettura almeno un libro su carta e uno in formato elettronico, dato che quelli in e-book li posso leggere in T.T.S. e quindi in circostanze ben diverse dai cartacei (mentre guido, cammino, sono in palestra, cucino…). Il tempo per leggere su carta per me si è ridotto ogni anno di più, dunque la percentuale di libri letti, anzi ascoltati, con Text To Speech, sono ormai divenuti ampia maggioranza. Rendendomi, dunque, conto di non riuscire a progredire molto nella lettura dell’opera di Tackeray, ho deciso di lasciare il cartaceo e riprendere la lettura in e-book, riuscendo così a completarlo. Se non l’avessi fatto, me lo sarei trovato in attesa di essere finito forse ancora quest’estate. Le sue dimensioni fisiche, tra l’altro, mi rendevano anche scomodo portarmelo dietro in quelle occasioni in cui spesso leggo su carta, come in fila in qualche ufficio, pratica peraltro che mi capita sempre meno da quando moltissime attività che un tempo richiedevano uno spostamento di persona si possono fare on-line.
    Insomma, questo libro segna una nuova tappa del mio abbandono di quel supporto desueto che è la carta. Fenomeno questo che mi sorprende per la sua rapidità, se penso che il primo libro che lessi in elettronico fu “L’eleganza del riccio”, nell’agosto del 2010 (lo feci al PC, non avendo ancora un e-reader). Trascorse poi un anno, fino al settembre 2011, prima che mi decidessi ad acquistare il primo e-reader, di cui apprezzai da subito la possibilità di leggere in T.T.S. Nel 2012 gli e-book erano 43 su 64 letture. Insomma, in meno di sette anni, sto ormai quasi per rinunciare alla lettura su carta, se non fosse che ho ancora tanti cartacei da leggere. Se dovessi riservare anche a questi volumi l’approccio seguito con “La Fiera della Vanità” o addirittura iniziarli direttamente in elettronico, penso che finirò per abbandonare del tutto la carta.

    ha scritto il 

  • 2

    Abbiamo solo del marcio dentro di noi?

    In effetti l'autore lo aveva detto subito: non ci sono eroi in questa storia. Ma mi chiedo se questa è proprio la realtà.. Se dovessi fare una descrizione del principe azzurro, sarebbe sicuramente il ...continua

    In effetti l'autore lo aveva detto subito: non ci sono eroi in questa storia. Ma mi chiedo se questa è proprio la realtà.. Se dovessi fare una descrizione del principe azzurro, sarebbe sicuramente il maggiore Dobbin. Lui è l'AMORE pure, incondizionato, un po'ottuso, ma potente, unico nella vita. Per quanto riguarda le figure femminili, son tutte delle sciacquette: purtroppo molto più numerose intorno a noi di quello che pensa (anzi spera..)

    ha scritto il 

  • 5

    Mi è capitata per caso sotto le mani questa traduzione del romanzo, e per fortuna! Essa infatti regge benissimo come uno specchio fedele il confronto con l'originale inglese, sia nel lessico che nella ...continua

    Mi è capitata per caso sotto le mani questa traduzione del romanzo, e per fortuna! Essa infatti regge benissimo come uno specchio fedele il confronto con l'originale inglese, sia nel lessico che nella sintassi; vi si trovano sostantivi in disuso, come se fossero orecchini di madreperla che una nonna aveva dimenticato in un portagioie e rimasti chiusi lì per anni e anni dopo la sua morte; riportate alla luce poi, la superficie di queste gioie poi sembra risplendere dall'interno grazie alla storia della loro indossatrice. In conseguenza dei preziosismi lessicali quindi, l'effetto che se ne riceve nello scorrere della lettura è la vivace e raffinata comicità di un Thackeray perfettamente integro.

    ha scritto il 

  • 4

    Uno spaccato dell'Inghilterra storica

    Potete trovare la mia recensione completa qui:
    https://langolodirosmaribooks.blogspot.it/2015/08/parliamo-ancora-di-libri-8puntata.html

    ha scritto il 

  • 0

    Che fatica, ma per colpa mia!

    Anche se credo di averne colto solo la metà, ne è valsa la pena sicuramente, ho amato l'ironia ed il modo dell'autore di rapportarsi con il lettore durante tutto il libro. Per quanto riguarda i person ...continua

    Anche se credo di averne colto solo la metà, ne è valsa la pena sicuramente, ho amato l'ironia ed il modo dell'autore di rapportarsi con il lettore durante tutto il libro. Per quanto riguarda i personaggi ho faticato parecchio a memorizzarli, per fortuna ho letto su eBook ed è un grande aiuto! 4 stelline ma solo perché non credo di essere riuscita a cogliere tutto quello che dà questo libro!

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzo che mi ha conquistata ed è diventato uno dei miei preferiti, vuoi per la prosa di Thackeray, vuoi per i personaggi (amo il personaggio di Becky), vuoi per le situazioni... Ho apprezzato molto ...continua

    Romanzo che mi ha conquistata ed è diventato uno dei miei preferiti, vuoi per la prosa di Thackeray, vuoi per i personaggi (amo il personaggio di Becky), vuoi per le situazioni... Ho apprezzato molto il fatto che nessun personaggio si salva dall'ironia dello scrittore: d'altro canto nella Fiera delle Vanità un eroe si sentirebbe fuori luogo.

    ha scritto il 

  • 5

    Non cercate l’eroe: non c’è.

    Un romanzone di 900 pagine, ma che già nel titolo dice tutto.

    Ci sono smargiassi che si aprono un varco a spintoni, bellimbusti che fanno l'occhio dolce alle donne, ladruncoli pronti a svuotar le tasc ...continua

    Un romanzone di 900 pagine, ma che già nel titolo dice tutto.

    Ci sono smargiassi che si aprono un varco a spintoni, bellimbusti che fanno l'occhio dolce alle donne, ladruncoli pronti a svuotar le tasche, imbonitori che strepitano davanti ai loro baracconi, zotici col naso all'aria a guardare i ballerini in vesti multicolori, i poveri acrobati dal viso impiastricciato di belletto, mentre individui dalle dita agili e leggere armeggiano con le loro tasche posteriori. Si, questa è la fiera delle vanità: non è certo un luogo morale, e nemmeno allegro, ad onta di tanto chiasso.

    Nonostante la mole, la prosa è fluida, i personaggi ottimamente caratterizzati (memorabile la "cattivissima" Becky Sharp) e la lettura piacevole. Thackeray mette alla berlina la società inglese dell’ottocento e il suo falso perbenismo: arroganza, adulazione, ipocrisia, prepotenza, opportunismo, superficialità, egoismo, assenza di scrupoli, arrivismo, smania di protagonismo… insomma tutte le peculiarità che caratterizzavano quel tipo di società e che noi, uomini moderni ed evoluti, ci siamo lasciati alle spalle.

    Il romanzo si chiude con questa battuta:
    Ah Vanitas Vanitatum! Chi di noi è felice in questo mondo? Chi di noi raggiunge quello che desiderava o, avendolo raggiunto, è soddisfatto? Venite, ragazzi, riponiamo baracca e burattini: la commedia è finita.

    Chissà se Thackeray mente sapendo di mentire? Lo spettacolo, infatti, non è finito, si replica ad oltranza, ma i primattori – c’è bisogno di dirlo? – sono sempre gli altri. Che c’entriamo noi? L’Oscar per il miglior protagonista se lo merita qualcun altro. A noi spetta – al limite (se proprio vogliamo essere pignoli) – quello del non-protagonista.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ho ritrovato un po' datato e pesante in molte parti. Sempre bello entrare nel mondo vittoriano di vuote ipocrisie: ma il contenuto morale si riduce alla fine a poca cosa ed i personaggi raramente ri ...continua

    L'ho ritrovato un po' datato e pesante in molte parti. Sempre bello entrare nel mondo vittoriano di vuote ipocrisie: ma il contenuto morale si riduce alla fine a poca cosa ed i personaggi raramente riescono ad "incarnarsi". Resta l'empito narrativo e la descrizione potente di una società arroccata nei propri pregiudizi morali.

    ha scritto il 

  • 5

    "ci sono smargiassi che si aprono un varco a spintoni, bellimbusti che fanno l'occhio dolce alle donne, ladruncoli pronti a svuotar le tasche, imbonitori che strepitano davanti ai loro baracconi, zotici col naso all'aria a guardare i ballerini in vesti

    ..multicolori, i poveri acrobati dal viso impiastricciato di belletto, mentre individui dalle dita agili e leggere armeggiano con le loro tasche posteriori. Si, questa è la FIERA delle VANITA': non è ...continua

    ..multicolori, i poveri acrobati dal viso impiastricciato di belletto, mentre individui dalle dita agili e leggere armeggiano con le loro tasche posteriori. Si, questa è la FIERA delle VANITA': non è certo un luogo morale, e nemmeno allegro, ad onta di tanto chiasso"

    Grandioso affresco della società inglese in epoca vittoriana, non è però, semplicisticamente, solo un potente romanzo storico quanto, piuttosto, un ritratto impietoso, crudo e terribile dei vizi degli uomini, vizi senza tempo, oggi più che mai di grande attualità: l'ipocrisia, la bramosia di potere, la sete di ricchezza e successo.
    Con garbata ironia, che a tratti si trasforma in feroce sarcasmo, Thackeray descrive la prepotenza, gli intrighi, le falsità e le omertà degli uomini del suo tempo, uomini in cui sembra non esserci spazio per il pentimento o la redenzione, ma solo per l'ipocrisia e la menzogna.
    La galleria dei personaggi, quasi tutti corrotti, spregiudicati, ottusi, ingordi, immorali è sterminata, personaggi, colonne portanti di un mondo sciacallo, che risultano per questo
    estremamente moderni.
    Man mano che ci si addentra nella lettura ci si trova sempre più immersi in un pantano di meschinità, superficialità, invidie e arrivismo ed è inevitabile il confronto con la società di oggi che, come quella di ieri, nonostante un'ipocrita apparente democrazia, appare saldamente basata sull'esibizione della ricchezza e dell'importanza sociale.
    Oggi come allora la vita è una fiera, un mercato in cui gli esseri umani mettono in mostra ciò che hanno e che possono vendere, in un intreccio drammatico di strategie, piccoli e grandi inganni, opportunismi e miserie, accordi e convenienze.
    "Suvvia, venite bambini, riponiamo il teatrino e le marionette. La commedia è finita": così si conclude il romanzo anche se il povero, affranto lettore è purtroppo perfettamente consapevole che la commedia in realtà prosegue nella vita di tutti i giorni, nell'esperienza quotidiana di un mondo sempre più grottesco e feroce.
    Lettura che mi ha provato (non certo per la mole in quanto il romanzo scorre via facilmente) e fatto riflettere: non è forse più salutare rifugiarsi nel proprio mondo e vivere ai margini, così come i pochi personaggi positivi di Thackeray, ignorati e misconosciuti da coloro che contano, a volte anche dileggiati e compatiti, piuttosto che affannarsi per ottenere dagli altri un riconoscimento senza il quale sembra non esserci più valore nell'individuo? Ah, vanitas vanitatum!! Ah, salvifico potere della lettura...

    ha scritto il 

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