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La Germania sapeva

Terrore, genocidio, vita quotidiana: una storia orale

Di ,

Editore: Arnoldo Mondadori

3.8
(28)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 438 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8804585269 | Isbn-13: 9788804585268 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Daniela Aragno

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: History , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 2

    Nella seconda parte molto carente

    Libro ammaliante come argomento, ma nei contenuti molto scarso.


    Nella prima parte sono riportate quaranta interviste a 20 ebrei e a 20 tedeschi sulla shoa e sull'antisemitismo durante il Terzo Reich. Tutto sommato interessante, specie le testimonianze degli ebrei, si parte dall'antisemiti ...continua

    Libro ammaliante come argomento, ma nei contenuti molto scarso.

    Nella prima parte sono riportate quaranta interviste a 20 ebrei e a 20 tedeschi sulla shoa e sull'antisemitismo durante il Terzo Reich. Tutto sommato interessante, specie le testimonianze degli ebrei, si parte dall'antisemitismo dei primi anni del regime, fino allo sterminio, passando dalla Kristallnacht; anche se gli argomenti e i racconti sono quelli comuni alla gran parte dei libri sull'argomento. Invece nelle interviste dei tedeschi sembra, sempre, che tutti i testimoni vogliono apparire non antisemiti, poco convinti nazionalsocialisti e scarsamente coscienti degli abomini compiuti dai loro connazionali.

    La seconda parte del libro invece analizza i risultati di una ricerca compiuta attraverso circa 500 questionari inviati, nei primi anni '90, ad altrettanti sopravvissuti. La disamina è molto statistica, e noiosa. Le deduzioni e i risultati appaiono più consoni a un libro di statistica e di sondaggi che ad un'opera storico/sociale.

    A mio modestissimo parere, l'opera avrebbe dovuto sezionare e analizzare gli stati d'animo, i comportamenti, gli scritti del tempo, tipo diari o giornali, insomma affidarsi a fonti meno fredde dei questionari. Capire come sia stato possibile che i tedeschi, popolo con una grande tradizione: umanistica, filosofica e culturale invece abbiano creato la più imponente macchina di sterminio della storia dell'umanità.

    L'obiettivo finale, secondo me, dovrebbe essere di riuscire a trovare una risposta all'interrogativo che probabilmente non avrà mai risposta, ovvero se i tedeschi furono solo degli esecutori materiali e ciechi esecutori di Hitler oppure complici attivi e consenzienti.

    ha scritto il 

  • 4

    Il libro è diviso in due parti: prima le interviste fatte a un campione eterogeneo di persone, la seconda è l'analisi dei dati forniti.
    Nella prima parte parlano ebrei, ma anche cittadini tedeschi (e il punto di vista in questo caso è molto interessante), per tentare di arrivare a una concl ...continua

    Il libro è diviso in due parti: prima le interviste fatte a un campione eterogeneo di persone, la seconda è l'analisi dei dati forniti.
    Nella prima parte parlano ebrei, ma anche cittadini tedeschi (e il punto di vista in questo caso è molto interessante), per tentare di arrivare a una conclusione: i tedeschi sapevano cosa stava succedendo? Lo sapeva chi era direttamente colpito dalle leggi razziali? Sapevano dove stavano andando? Chi li vedeva scomparire aveva un'idea dell'orrore verso cui si stavano dirigendo? Chi lavorava nello Stato?
    Perchè tutti hanno sempre detto no, certo, figurarsi, non lo sapevamo. Ma è andata proprio così?

    ha scritto il 

  • 4

    La Germania sapeva

    Il libro prende le mosse dalla controversia nata dopo la pubblicazione del famoso "I volonterosi carnefici di Hitler" di Daniel J. Goldhagen, che sosteneva una tesi provocatoria e contestata. L'antisemitismo, elemento costitutivo della cultura popolare (e non solo) tedesca, sarebbe stato il princ ...continua

    Il libro prende le mosse dalla controversia nata dopo la pubblicazione del famoso "I volonterosi carnefici di Hitler" di Daniel J. Goldhagen, che sosteneva una tesi provocatoria e contestata. L'antisemitismo, elemento costitutivo della cultura popolare (e non solo) tedesca, sarebbe stato il principale motore e motivo dell'adesione - spontanea - di molti tedeschi comuni alle operazioni di sterminio.
    La tesi di Goldhagen, nonchè soprattutto l'impianto teorico di base e l'uso delle fonti, sono state duramente criticate (basta provare una ricerca su Google sulla "Goldhagen Finkelstein controversy" e anche un commento di Raul Hilberg sulla questione).
    Il libro di Reuband e Johnson si pone un obiettivo in parte diverso, ossia vagliare l'effettiva conoscenza della Soluzione Finale da parte dei tedeschi ebrei e non ebrei, utilizzando un metodo di analisi tipico delle scienze sociali, ossia l'indagine diretta presso un campione di persone vissute all'epoca dei fatti.
    Premesso che non ho titoli per disquisire sul metodo (che comunque non pare aver ricevuto critiche specifiche), il libro offre una interessantissima panoramica di opinioni, debitamente commentate, la cui lettura offre molti spunti di riflessione non solo propriamente storica ma anche umana.
    La seconda parte del libro contiene l'analisi delle risposte ottenute dagli autori ed è ovviamente meno scorrevole ma altrettanto interessante e, fatto non trascurabile per un testo divulgativo, sintetica ed efficace.
    Le conclusioni, come sottolineano gli autori, "attenuano ma non contraddicono le tesi di Goldhagen" quanto alla diffusione dell'antisemitismo in Germania. Tuttavia, emerge dallo studio che l'odio antiebraico fu significativamente influenzato dal progressivo affermarsi del nazismo nella società tedesca. Il che conduce a considerare che, almeno inizialmente, il successo del movimento hitleriano sia da ascrivere alla lotta alla disoccupazione e al ristabilimento dell'ordine pubblico.
    Per quanto attiene alla domanda principale posta dagli autori, dalle risposte degli intervistati si desume che una percentuale significativa di tedeschi, ebrei e non, riuscì ad ottenere informazioni sufficientemente circostanziate dello sterminio ben prima della fine della guerra, il che non generò tuttavia alcun significativo movimento di opposizione alla dittatura.
    La lettura di questo libro è stata per me molto interessante, anche per la sua struttura innovativa.
    Il limite di questa, come di altre analisi "tradizionali" del fenomeno nazista, sta nell'assenza di una spiegazione credibile di come sia stato possibile convincere un numero non piccolo di persone comuni a partecipare ad azioni del tutto fuori dall'ordinario, anche in un contesto bellico.
    Gli atti in questione erano estremamente violenti e sanguinari, oltre che palesemente privi di giustificazioni pratiche, dal momento che le vittime non potevano in alcun modo costituire (o apparire come) una minaccia.
    Se la spiegazione data da Goldhagen non pare soddisfare gli altri storici del periodo, a mio parere questo resta comunque un interrogativo a cui dare una risposta.

    ha scritto il 

  • 2

    Ridondante, interessante nella prima parte, la seconda parte è un po' una ripetizione della prima; molto statistico, ma scevro di un'analisi psicologica. peccato un lavoro del genere fatto almeno quarant'anni fà, sarebbe stato senz'altro più esauriente!

    ha scritto il 

  • 5

    Una curiosità che avevo da anni ... ma la Germania sapeva? Un libro, ma anche un'inchiesta storica e uno studio sociologico sull'avvento del nazismo e gli orrori della guerra. Molto ben fatto. Interviste, studi comparativi, statistiche. E alla fine la risposta non è così scontata come pensavo. ...continua

    Una curiosità che avevo da anni ... ma la Germania sapeva? Un libro, ma anche un'inchiesta storica e uno studio sociologico sull'avvento del nazismo e gli orrori della guerra. Molto ben fatto. Interviste, studi comparativi, statistiche. E alla fine la risposta non è così scontata come pensavo.

    ha scritto il