La Grande Storia della Prima Guerra Mondiale

Volume Primo

Di

Editore: Il Giornale

3.8
(79)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 276 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: A000044814 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Carla Lazzari

Genere: Storia , Non-narrativa

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Descrizione del libro
La guerra del 1914-18 fu il primo conflitto bellico che coinvolse tutti i paesi d'Europa, per poi estendersi con l'intervento del Giappone e degli Stati Uniti, all'intero pianeta. Due possenti coalizioni, l'Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia)e gli imperi centrali (Germania e Austria-Ungheria) si misurarono militarmente in uno scontro tanto violento quanto logorante, facendo ricorso a mezzi non convenzionali quali i gas tossici e le armi chimiche. In termini di costi umani - nove milioni di morti - ed economici i quattro anni di feroci e ininterrotti combattimenti ebbero sulle potenze belligeranti, un effetto disastroso: gli sterminati imperi russo, tedesco, austro-ungarico e ottomano ne uscirono letteralmente disintegrati. Così sulle rovine del vecchio ordinamento politico sorsero nuovi Stati e, superate le vecchie tensioni, emersero nuovi motivi di disputa e di antagonismo. Martin Gilbert uno dei più autorevoli storici viventi, colma una grossa lacuna offrendo la prima opera completa e dettagliata su tutti i fronti di combattimento della Grande Guerra.
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  • 4

    Lunga, a volte pesante altre entusiasmante cronistoria della Grande guerra. Analisi dettagliata, anche se di parte, delle vicende che hanno travolto la terra cent'anni fa. Resoconto minuzioso delle vi ...continua

    Lunga, a volte pesante altre entusiasmante cronistoria della Grande guerra. Analisi dettagliata, anche se di parte, delle vicende che hanno travolto la terra cent'anni fa. Resoconto minuzioso delle vittime dei carnefici dei futuri sviluppi dell'assetto geopolitico dei decenni successivi. manca però per n oi italiani un'adeguata narrazione delle vicende eroiche e non dei nostri connazionali appena accennate.l'inutile strage di Benedetto XV è sottaciuta, magari a ragione, così come Vittorio Veneto

    ha scritto il 

  • 3

    La Grande Storia della più Inutile Carneficina della Storia. - Vol.2

    "Alcuni degli attacchi contro posizioni impossibili ordinati dai nostri generali non sarebbero mai stati decisi, se essi avessero potuto vedere in anticipo con i loro occhi l'inevitabile massacro cui ...continua

    "Alcuni degli attacchi contro posizioni impossibili ordinati dai nostri generali non sarebbero mai stati decisi, se essi avessero potuto vedere in anticipo con i loro occhi l'inevitabile massacro cui condannavano i loro uomini".
    "Ho visto come l'incredibile eroismo dell'uomo comune venisse dissipato per rimediare all'incompetenza di gente addestrata all'inesperienza (perché sono stati davvero addestrati a essere inesperti nel padroneggiare le reali situazioni della guerra moderna) [...] a una strategia angusta, egoista e priva di immaginazione e all'allucinante carneficina di offensive inutili e insensate".

    (Lloyd George)

    http://www.ilvignettificio.org
    http://www.letteraturaoperaomnia.org

    ha scritto il 

  • 3

    La Grande Storia della più Inutile Carneficina della Storia. - Vol.1

    "Mi sono chiesto più volte in quei tristi giorni a quali valori e a quale senso delle proporzioni si ispirasse la maggior parte dei nostri politici e delle nostre autorità navali e militari. I general ...continua

    "Mi sono chiesto più volte in quei tristi giorni a quali valori e a quale senso delle proporzioni si ispirasse la maggior parte dei nostri politici e delle nostre autorità navali e militari. I generali erano così fiduciosi di sfondare in Francia che dietro le truppe attaccanti avevano ammassato la cavalleria, perché fosse pronta a passare al galoppo attraverso i grandi varchi aperti nelle linee nemiche. Sacrificare 250.000 uomini per una simile impresa appariva loro un attimo di altissima sagacia militare. Era quella la dottrina ortodossa della guerra: anche se avesse fallito, nessuno avrebbe potuto accusarli di errori o di infrazioni alle regole. Ma perdere la centesima parte di marinai e una decina di vecchie carrette - che sarebbero comunque dovute andare in disarmo entro pochi mesi -, con la possibilità di trarne beneficio incalcolabile, ecco, di fronte a questo rischio anche i più audaci fra quei vegliardi si ritrassero sgomenti. L'ammiragliato e i generali ebbero la meglio. La flotta continuò a restare inattiva nei Dardanelli, le armate si dissanguarono contro le difese tedesche in Francia. I bulgari portarono in regalo ai nostri nemici 300.000 uomini e la Serbia, che della guerra era stata la causa, fu cancellata dalla faccia della terra".

    (Winston Churchill)

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    ha scritto il 

  • 3

    Una buona opera, ma con diverse carenze.

    Gilbert, già autore di una pregevole opera sulla Seconda Guerra Mondiale, si cimenta qui con il primo grande conflitto del secolo scorso.
    L'impostazione è tutto sommato simile a quella dell'altra oper ...continua

    Gilbert, già autore di una pregevole opera sulla Seconda Guerra Mondiale, si cimenta qui con il primo grande conflitto del secolo scorso.
    L'impostazione è tutto sommato simile a quella dell'altra opera: maggiore attenzione alle vicende umane piuttosto che a quelle militari, politiche e strategiche.

    E così ci troviamo di fronte anche ad una lunga serie di citazioni di vicende personali, generalmente con esito tragico.
    Ci vengono quindi descritti episodi, lettere alle famiglie, poesie, ecc., ad intervallare le vicende belliche complessive.
    A proposito: ma quei soldati erano tutti poeti? La domanda sorge spontanea ...

    Se nel volume sulla Seconda GM il puntare l'accento sulle storie personali, le vicende dei civili, ecc. evidenziava in modo raggelante l'orrore della follia nazista, con una serie infinita di crimini premeditati compiuti dal primo all'ultimo giorno di guerra, qui la sensazione che viene trasmessa al lettore è quella dell'immensa stupidità del conflitto e del conseguente insensato massacro per cercare di strapparsi a vicenda pochi palmi di terreno.

    La sensazione di idiozia insita nelle ragioni scatenanti della guerra, in realtà, è stata molto meglio descritta, anche emotivamente, nella magistrale opera sul primo mese di guerra di Barbara Tuchman, "I cannoni di agosto", che consiglio vivamente di leggere prima di affrontare questa o altre opere che coprono globalmente il conflitto.
    Qui il primo mese, che è poi l'unico della guerra ad aver visto "grandi manovre" sul fronte occidentale, viene ovviamente compresso in poche pagine, poi subito tutto si incistisce ed incancrenisce nella guerra di trincea.
    Fino al sorprendente finale, così diverso dal finale di quello che sarà l'ancor maggiore conflitto che seguirà vent'anni dopo: la Germania si arrende "per sfinimento", mentre ancora occupa ampie porzioni del territorio francese. Fine "stupida" per una guerra stupida.

    Un chiaro limite dell'opera è la sua sbilanciata copertura degli eventi ed il suo taglio "angloamericano-centrico", con ovvie ampie concessioni al tributo pagato dai francesi.
    Però l'impressione che viene data è che la guerra l'abbiano vinta gli USA, nonostante il loro tardivo entrare nel conflitto e l'impegno tutto sommato ancora limitato che avevano nel 1918.
    Una specie di "arrivano i nostri" preannunciato, quasi ad anticipare ciò che sarebbe accaduto cinque lustri dopo in Normandia.

    Sorprende inoltre, negativamente, la scarsa copertura data al fronte italo-austriaco (molto meno che non a quello turco!), che pure vedeva impegnata pesantemente una delle due grandi potenze degli Imperi Centrali.
    E piuttosto irritante è anche il fatto che quando si cita quel fronte sembra quasi che si lasci intendere che le truppe inglesi e francesi arrivate di rinforzo dopo Caporetto siano state se non decisive quantomeno molto significative (quando invece le fonti anglosassoni riconoscono che molto più importante fu il contributo all'Italia in mezzi e materie prime).
    Bontà sua, Gilbert cita almeno Hemingway, che combattè su quel fronte, e la sua frase su "che meravigliosi combattenti sono gli italiani". Riconoscimento che spesso non abbiamo fatto molto per meritare, quindi quando l'occasione c'è fa piacere che lo si citi.
    L'indifferenza verso il contributo degli italiani è tale che nelle ultime pagine vengono citati diversi casi di erezione di monumenti al Milite Ignoto nel primo dopoguerra, da Parigi a Londra a Berlino ... dimenticandosi di quello italiano all'Altare della Patria (e dire che sta pure in un posto piuttosto visibile, per esempio ben più di quello inglese in Westminster Abbey).

    Altrettanto carente, secondo me, è la superficiale descrizione delle conseguenze del trattato di Versailles e soprattutto delle ragioni dell'opposizione (direi: indignazione) tedesca alle condizioni di pace.
    E' difficile infatti capire quali potessero essere le giustificazioni tedesche, soprattutto basate sull'obiezione del "disonore" più che sulle condizioni materiali imposte, nell'opposizione a quelle sanzioni.
    In particolare sulla "clausola di colpevolezza" della Germania, che appare assolutamente sacrosanta se si va a vedere la genesi del conflitto (che nei fatti la Germania preparava, mentalmente forse ancor più che politicamente e materialmente, da decenni).
    Gilbert avrebbe dovuto spiegare molto meglio le ragioni dell'accoglienza indignata riservata in Germania al trattato di Versailles, che oltretutto sarà pretesto per l'invasione dell'Europa Occidentale da parte di Hitler.
    Ed al lettore non è neppure reso chiaro se le sanzioni materiali imposte, che vengono solo elencate, potessero essere considerate oggettivamente giuste o inique.
    Un "buco" non da poco, che secondo me conferma che Gilbert da il suo meglio nel trattare l'aspetto umano all'interno dei conflitti, più che quello politico e militare.

    Nel complesso, un'opera valida ma meno riuscita di quella dello stesso autore sulla 2GM.

    ha scritto il 

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