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La Israel lobby e la politica estera americana

Di ,

Editore: Mondadori

4.0
(34)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 442 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804572590 | Isbn-13: 9788804572596 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Luca Vanni , Paolo Canton

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Non-fiction , Political

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Descrizione del libro
Sulla scia di un esplosivo articolo pubblicato dalla "London Review of Books" nel marzo del 2006, un libro che è destinato a scatenare polemiche incandescenti. La tesi di John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt è che l'appoggio diplomatico, finanziario e politico che gli Stati Uniti hanno sempre assicurato a Israele non sempre è giustificabile in termini di razionalità strategica e nemmeno come una presa di posizione morale, ma è spesso motivato dall'influenza che un raggruppamento di persone e istituzioni, una vera e propria lobby pro Israele, ha - e ha sempre avuto - sul governo americano. Le loro conclusioni suonano sconvolgenti: dalla guerra in Iraq alla questione palestinese, dall'Iran alla Siria, al Libano, spesso gli interventi americani in Medio Oriente hanno ottenuto effetti contrari all'interesse nazionale degli USA, danneggiando anche le loro relazioni con i più importanti alleati, accrescendo così per tutti i paesi occidentali i pericoli del terrorismo islamico globale. Come funziona un simile gruppo di pressione? È davvero tanto potente? E perché è così difficile parlarne?
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  • 3

    Sorprenderà solo chi ha tenuto fin qui la testa nella sabbia.

    Ho comprato il libro dopo aver letto del dibattito furibondo e delle polemiche che aveva suscitato negli Usa, credendo che contenesse chissà quali rivelazioni.

    In realtà non contiene nulla che una persona che non sia statunitense e sia moderatamente di sinistra non sapesse già.
    Ossia ...continua

    Ho comprato il libro dopo aver letto del dibattito furibondo e delle polemiche che aveva suscitato negli Usa, credendo che contenesse chissà quali rivelazioni.

    In realtà non contiene nulla che una persona che non sia statunitense e sia moderatamente di sinistra non sapesse già.
    Ossia che uno Stato, Israele, gode di uno status di riguardo negli Usa, permettendosi di utilizzare (legittimamente, peraltro) la leggi sulle lobbies per indirizzare e manipolare la politica estera degli Stati Uniti in un modo che a nessun altro Paese straniero è consentito fare. Punto.
    Ebbene: chiunque abbia sentito parlare d'Israele anche una sola volta un solo presidente statunitense ci sarebbe arrivato da solo...

    Il merito degli autori è aver documentato con una minuziosissima (e pedantissima) scrupolosità tutti i documenti ufficiali, le dichiarazioni, le prese di posizione, i dibattiti parlamentari, che dimostrano come quando si tratta del Medio Oriente spesso la linea della Casa Bianca venga, letteralmente e non in senso metaforico, decisa dal governo israeliano.
    I due autori, cittadini americani, pongono la domanda che è lecita aspettarsi da due cittadini americani: "questo modo di agire è nell'interesse del nostro Paese?". Quindi se qualcuno si fosse aspettato un pamphlet filo-palestinese si rassicuri: del destino dei palestinesi agli autori non frega una cippa. A loro frega solo dimostrare come, a furia di appiattirsi su tutto quanto Israele pretende, gli Usa perdano contro il loro interesse soldi, contatti, simpatie, occasioni di affari e soprattutto prestigio e influenza nel mondo (e guerre, aggiungo io).

    Non è perciò un bisogno di "giustizia", o di una "soluzione della questione palestinese", a muovere gli autori: per loro questo è solo uno dei molti problemi sul tavolo, e non (come pensa tutto il resto del mondo) il problema irrisolto da cui derivano tutti gli altri.
    Per loro si tratta solo di dimostrare (riuscendoci) come uno stato estero (e non: "gli ebrei", bensì proprio ed esattamente i rappresentanti della Repubblica di Israele e le lobby che fanno capo ad essa -- che però strillano di essere gli unici rappresentanti di tutti gli ebrei di tutto il mondo) abbia abusato dell'occhio di riguardo dei governi americani, spingendoli a compiere un lungo elenco di azioni che sono assolutamente contrarie all'interesse nazionale statunitense.

    La conclusione è che è tempo che anche Israele venga trattato alla stregua di altre nazioni alleate. Tutto qui.

    Ciò è bastato a scatenare le sopraddette reazioni isteriche, nelle quali gli autori sono stati trattati come il clone di Hitler, con la sola differenza di essere più antisemiti di Hitler stesso. Ma queste polemiche sono venute proprio (a sorpresa?) dalle lobby legate alla Repubblica di Israele.
    E proprio questa reazione spropositata ha dimostrato di quale strapotere esse godano, a partire dal fatto che questo libro era nato come saggio accademico per una rivista, che finì per rifiutarlo proprio per la pressione "preventiva" (che a casa nostra di chiama "censura") delle suddette lobbies eccetera eccetera.

    In tutto ciò, mi ripeto, non c'è nulla che un lettore europeo non sapesse già.
    Anzi, c'è qualcosa di meno, e che avrebbero anche potuto esserci, vista la pedanteria che spinge gli autori ad affastellare 400 interminabili pagine di minuzie non sempre indispensabili (e che, confesso, non sono riuscito a leggere per intero).
    E cioè il fatto che l'attuale politica israelo-statunitense è un "passo a due" fra le destre estreme di entrambi i paesi (e fino a prova contraria il Paese più grosso, e che quindi guida il ballo, sono gli Usa, non Israele).

    Se davvero vogliamo fare una riflessione su come le lobbies stiano incancrenendo la questione israelo-palestinese, allora dovremmo fare una riflessione su tutte le lobbies. E le lobbies fondamentaliste protestanti statunitensi (i cosiddetti "sionisti cristiani") e le destre xenofobe statunitensi hanno un ruolo assolutamente determinante in questo gioco. Senza il loro continuo e determinante appoggio lobbistico, in Parlamento e nel governo, Israele non potrebbe farsi beffe delle leggi statunitensi.
    I due autori di questo libro, sia chiaro, lo sanno e lo dicono a chiare lettere (per esattezza, alle pp. 157-173). Tuttavia non si chiedono mai se, simmetricamente, agli israeliani convenga essere ostaggio di quei 500.000 coloni (10% della popolazione), fanatici che non si distinguono da autentici fascisti, che sono un buona parte di nascita statunitense e sono generosamente finanziati dalle destre statunitensi.

    Ecco: questa domanda da questo libro manca. Comprensibilmente, per carità, visto che era lo strapotere delle lobby israeliane negli Usa che gli autori volevano smascherare.
    Ma se si vuole un quadro completo del problema, lo strapotere delle lobbies neofasciste americane in Israele è un pezzo altrettanto importante del puzzle...
    Altrimenti diventa troppo comodo dipingere i poveri Stati Uniti come le vittime innocenti di un complotto straniero.
    Se due lobbies simmetriche sono all'opera ed alleate, da un punto di vista accademico (che è quello degli autori) concentrarsi su una sola delle due ha senso, per carità, ma da un punto di vista politico, no davvero. Anche nella lingua parlata "una mezza verità" è la stessa cosa di una bugia!

    In conclusione, questo è un saggio che può essere interessante avere in casa se proprio ci serve un lungo elenco delle malefatte della repubblica israeliana e dei cittadini americani che lavorano più per lei che per il proprio Paese.
    In caso contrario, questa lista della spesa di avvenimenti, di lettura vivace quanto una fattura di un dentista, non è destinata a stupire se non chi fino al momento prima di aprire questo libro aveva tenuto la testa infilata nella sabbia.
    Insomma: questo è un libro che può stupire solo un americano. Tenetene conto.

    ha scritto il 

  • 4

    Quella di Walt e Mearsheimer è un'opera fondamentale, che dimostra quanto le lobby israeliane riescano ad influenzare la politica estera statunitense.
    L'unica pecca del libro è che è molto lungo e ridondante. Vengono ripetuti gli stessi concetti troppe volte, rendendo così pesante la lettur ...continua

    Quella di Walt e Mearsheimer è un'opera fondamentale, che dimostra quanto le lobby israeliane riescano ad influenzare la politica estera statunitense.
    L'unica pecca del libro è che è molto lungo e ridondante. Vengono ripetuti gli stessi concetti troppe volte, rendendo così pesante la lettura.

    ha scritto il 

  • 0

    Un pensoso articolo prima commissionato e poi rifiutato dalla rivista Atlantic Monthly nel 2002, apparso sulla London Book Review nel 2005 fa da preludio a questo pensoso tomo dei due studiosi americani John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt.
    “Pensoso” (e annotato fino allo sfinimento) è la ...continua

    Un pensoso articolo prima commissionato e poi rifiutato dalla rivista Atlantic Monthly nel 2002, apparso sulla London Book Review nel 2005 fa da preludio a questo pensoso tomo dei due studiosi americani John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt.
    “Pensoso” (e annotato fino allo sfinimento) è la condizione necessaria e non ancora sufficiente per scrivere di Israele se solo volete muovergli qualche critica. È necessario, e anche i nostri due l’hanno fatto, difendersi preventivamente dalle accuse di antisemitismo, giurare al contrario di essere sostenitori dello stato di Israele e del dramma della sua esistenza, di non essere negazionisti né tantomeno “ebrei che odiano se stessi”, qualora lo foste.
    Insomma, parlare di Israele è difficile, difficile perché una delle migliori strategie della “Israel Lobby” avviene sul piano della comunicazione: chi deraglia con qualche critica, anche blanda, è riempito di insulti, segnalato alle varie autorità, marchiato e rispedito al mittente. Tutto ciò accade nel campo del lecito, una normale attività di lobbying, non è Legge, non è necessario attenersi, non è obbligatorio tenerne bordone ma accade spesso così.
    Un’attività più sostanziale della Lobby (termine generico e singolare per indicare le varie e strutturate attività di influenza autonome e magari anche in concorrenza tra loro ma tutte tese a un obiettivo comune) sembra, secondo i due studiosi, accadere negli USA, la cui politica estera sembra essere fortemente influenzata da codesti signori che in ultima analisi ribadiscono con lettere, petizioni, appelli, raccolta fondi… a Washington ciò che sembra vitale a Gerusalemme.
    La politica estera americana, dunque, non è vantaggiosa alla propria Nazione e la questione è dettagliatamente descritta nelle 440 pagine del saggio: gli obiettivi di negare una terra ai palestinesi, il conflitto irakeno, le minacce alla Siria e la tensione con l’Iran sono le quattro facce più evidenti di una geopolitica sicuramente dannosa per gli USA, vantaggiosa a breve/medio termine per Israele e in ultima analisi nociva nel lungo periodo a tutti.
    Il saggio dimostra che la dottrina americana di “appeasement”, di regolazione del potere e dell’influenza, all’interno dell’area medio-orientale è andata a farsi benedire nel momento in cui l’obiettivo si è spostato sulla questione della sicurezza di Israele.
    L’affamamento di Gaza semina sempre più dubbi sulle amministrazioni israeliane (e, notano gli autori, molto di più in Israele stesso che altrove), la guerra in Iraq ha dato il via alla potenza regionale iraniana, liberata in un sol colpo del mastino Saddam che l’aveva impegnata in una estenuante guerra decennale (finanziata dagli USA); fomentata dal diffuso odio/risentimento antisionista che ha costruito la semi-leggenda di Hezbollah (ciò a dire la maniera indiretta con cui l’Iran fa la guerra a Israele), quel nucleo sciita che, da solo, si oppose all’invasione del natale Libano, 2006; fortificata dall’estensione di influenza in territorio irakeno a maggioranza sciita (ai tempi di Saddam , la leadership era baathista-sunnita e il ministro degli esteri addirittura cristiano).
    Dopotutto, la questione israeliana è da ridimensionare; ridimensionarla affinché non, come adesso, continui a essere sovradimensionata.
    Dopotutto, l’isteria di alcuni elementi della Lobby (per esempio quelli che profetizzano l’Armageddon) è presto spiegata con quel pasticcio geo-strategico che fu la creazione dello stato di Israele non come enclave né come pacifica coabitazione (suffragata da migliaia di anni di pacifica coabitazione tra i popoli del Libro) ma, al contrario, come uno stato aggressivo, una potenza militare non solo deterrente ma invasiva e anche nucleare (non ancora chiarita in realtà).
    Bisognerà riparlarne tra 60 anni, quando l’ordine naturale delle cose mostrerà la questione in tutte le sue contraddizioni.
    Dopotutto, la questione israeliana è da ridimensionare.
    La migliore politica dell’ex unica potenza rimasta, gli USA, ha perduto il suo tempo migliore, quello dalla fine della Guerra Fredda, dal 1989, nel non continuare a applicare la dottrina di contenimento; oggi dell’Iran (che è invece minacciato di rovescio di regime e naturalmente si radicalizza nella sua bicefala teocrazia) e di qualsiasi attore che voglia primeggiare, come ieri lo fu il folle Saddam quando invase il Kuwait nel 1991, quella sì una guerra di contenimento.
    Questo (e molto altro) ci dicono i due studiosi americani.
    Noi invece siamo ancora al punto che queste righe potrebbero essere bollate come antisemite da un qualsiasi volenteroso di “informazione corretta” (un format da brividi). Ma, per fortuna, né io, né il volenteroso, né il mio Paese e neppure l’Europa contiamo un cazzo.
    Da leggere.

    ha scritto il 

  • 2

    La tesi degli autori è ben supportata da bibliografia, articoli dei principali quotidiani americani e dalle citazioni dei personaggi chiave della lobby, ma il libro è estenuante, 430 e rotte pagine di noia (ok, non è narrativa, ma un saggio non deve per forza essere una palla).


    Forse sareb ...continua

    La tesi degli autori è ben supportata da bibliografia, articoli dei principali quotidiani americani e dalle citazioni dei personaggi chiave della lobby, ma il libro è estenuante, 430 e rotte pagine di noia (ok, non è narrativa, ma un saggio non deve per forza essere una palla).

    Forse sarebbe più indicato leggere l'articolo da cui è stato sviluppato in seguito questo libro.

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro che squarcia il velo di conformismo che ancora oggi esiste quando l'argomento trattato è Israele. Due professori universitari americani intraprendono un viaggio dettagliato e documentato all'interno di una delle lobby piu' influenti esistente in Usa. Un' analisi approfondita delle associ ...continua

    Un libro che squarcia il velo di conformismo che ancora oggi esiste quando l'argomento trattato è Israele. Due professori universitari americani intraprendono un viaggio dettagliato e documentato all'interno di una delle lobby piu' influenti esistente in Usa. Un' analisi approfondita delle associazioni pro israele e di tutte le leve di potere a loro diposizione per indirizzare le scelte politiche del Congresso e del Presidente degli Usa.
    Numerosi fatti degli ultimi anni (dalla fornitura di armi a Israele alla guerra all'Iraq) scandagliati e spiegati con citazioni circostanziate che aiutano a comprendere il dipanarsi di ogni scenario.
    Un tentativo di rispondere alla domanda che ormai nei tink tank americani finalmente qualcuno si pone: "E' vantaggioso per gli Usa aiutare Israele?"

    ha scritto il