La Locanda dell'Ultima Solitudine

Di

Editore: A. Mondadori (Omnibus)

3.4
(69)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804673141 | Isbn-13: 9788804673149 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

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Descrizione del libro
È tutta in legno, la Locanda, alterna le pareti scure alle finestre piene di luce da cui entra sempre un po’ di vento. È fatta di poche stanze e una sola certezza: se sai arrivarci, facendo tutto quel sentiero buio che ci vuol poco a perdersi, quello è il posto più bello del mondo.

Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio... Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell’Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che, lì e solo lì, in quella locanda tutta di legno arroccata sul mare, la sua vita cambierà. L’importante è saper aspettare, ed essere certi che “se qualcosa nella vita non arriva è perché non l’hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo”. Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Bisogno, il minuscolo paese in cui abita da sola con la madre dopo che il padre è misteriosamente scomparso, le sta stretto, e il desiderio di nuovi orizzonti si fa prepotente. Intanto però il lavoro non le manca, la collina di Bisogno è costellata di fiori scordati e le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano da generazioni il compito di accordarli, perché un fiore scordato è triste come un ricordo appassito. Libero vive invece in una grande città, in una casa con le pareti dipinte di blu, quasi del tutto vuota. Tranne che per un baule: imponente, bianco. Un baule che sembra un forziere, e che in effetti custodisce un tesoro, la mappa che consente di seguire i propri sogni. Quei sogni che, secondo l’insegnamento della nonna di Viola, vanno seminati d’inverno. Perché se resistono al gelo e al vento, in primavera sbocciano splendidi e forti. Ed è allora che bisogna accordarli, perché i sogni bisogna sempre curarli, senza abbandonarli mai. Libero e Viola cercano ognuno il proprio posto nel mondo, e nel farlo si sfiorano, come due isole lontane che per l’istante di un’onda si trovano dentro lo stesso azzurro. E che sia il mare o il cielo non importa. La Locanda dell’Ultima Solitudine sorge proprio dove il cielo bacia il mare e lo scoglio gioca a dividerli. La Locanda dell’Ultima Solitudine sta dove il destino scrive le sue storie. Chi non ha fretta di arrivarci, una volta lì può leggerle. Come fossero vita. Come fossero morte. Come fossero amore. Con una scrittura lieve e pervasa di poesia, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d’amore.
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  • 4

    C'è una locanda, tutta in legno con finestre piene di luce, per sole due persone. È "il posto più bello del mondo: scavato nello scoglio e nel mare come una nave mancata "che forse non andrà da nessun ...continua

    C'è una locanda, tutta in legno con finestre piene di luce, per sole due persone. È "il posto più bello del mondo: scavato nello scoglio e nel mare come una nave mancata "che forse non andrà da nessuna parte, è vero, ma non farà nemmeno naufragio". E c'è un baule, usato come busta per inviare una lettera, che nasconde un biglietto da visita. Così Libero viene a conoscenza della locanda dell'Ultima Solitudine, così Libero decide di prenotare. Non per l'immediato, diciamo per dieci anni dopo. Scelta singolare, ma Libero ama le attese. E nel mentre? Cercherà la donna con cui condividere il tavolo. Saranno dieci anni di scelte, dubbi, errori, ripensamenti e nuove scelte perché "talvolta le scelte sono come le mutande. Da cambiare". Parallelamente Viola si sente incastrata in una realtà che le va stretta. Per questo vuole partire, lasciare il suo paesello e la madre, in viaggio verso la libertà. Deve solo trovare il coraggio. Ma quando questo arriva tutti i tasselli andranno a posto. Non riabbraccera' il padre e non sappiamo se incontrerà la felicità, sappiamo però che la locanda come un faro le illuminerà il cammino per condurla non a caso da lei a occupare una sedia che altrimenti resterebbe vuota. Ed è lì che scovera' "il senso del viaggio che stava cercando. Eccola lì la sua libertà.." È una trama sottile quella che intreccia Barbaglia, con tale grazia e delicatezza da diventare pura poesia. È una lettura che avvolge e trasporta in un mondo surreale quasi fosse un sogno. Un romanzo breve e intenso, magico in certi punti, ironico e veritiero in altri. E pagina dopo pagina l'autore conduce anche noi a questa locanda dove le solitudini si incontrano per fondersi insieme, come cielo e mare, in un unico orizzonte.

    ha scritto il 

  • 3

    La recensione completa sul blog "La lettrice sulle nuvole"

    https://lalettricesullenuvole.blogspot.it/2017/06/recensione-la-locanda-dellultima.html

    Faccio una premessa: questo è un buon libro, scritto molto bene, ma non è assolutamente il mio genere, non fa pr ...continua

    https://lalettricesullenuvole.blogspot.it/2017/06/recensione-la-locanda-dellultima.html

    Faccio una premessa: questo è un buon libro, scritto molto bene, ma non è assolutamente il mio genere, non fa proprio per me. Me ne sono accorta subito ma ho voluto leggerlo lo stesso perché ci tengo a recensire tutta la sestina finalista, ma il mio giudizio è del tutto personale, per come sono io.
    Per esempio odio le attese, mi danno un senso di frustrazione come poche altre cose nella vita. Preferisco affrontare le conseguenze, prendere di petto la situazione. Libero invece, il protagonista del libro, adora di più il cammino per raggiungere lo scopo, infatti prenota il tavolo della Locanda dell'Ultima Solitudine con dieci anni di anticipo e senza sapere con chi andrà. Perché il bello sta lì, nelle varie possibilità della vita.
    Perché Libero delle attese ama ogni cosa, anche solo il dire, ogni volta che gioca a lasciarla indietro: “Eccoti: ti aspettavo”.
    E' quindi un racconto che ha del surreale. L'altra protagonista, Viola, accorda i fiori. Sua madre insegna alla gente a urlare. Il cane, Vieniquì, sparisce e ricompare come per magia e mai a caso, sempre per un motivo preciso.
    ... continua sul blog

    ha scritto il 

  • 3

    C'era tutte le volte...

    “C’era una volta…” “ Ma perché una volta sola?”
    “C’era tutte le volte…”
    C’è Libero che nel nome ha tutto della sua vita ma che questa vita non sa come riempirla. E allora vive in una casa vuota, con s ...continua

    “C’era una volta…” “ Ma perché una volta sola?”
    “C’era tutte le volte…”
    C’è Libero che nel nome ha tutto della sua vita ma che questa vita non sa come riempirla. E allora vive in una casa vuota, con scaffali vuoti, librerie vuote, armadi ordinati in ordine alfabetico e un cane che si chiama Vieniquì perché così il tempo che risparmia per chiamarlo lo usa per aspettare. Libero è il re dell’attesa. “Libero delle attese amava tutto, perché lui le attese le aveva accettate. E se qualcosa nella vita non arrivava è perché non aveva aspettato abbastanza e non perché fosse sbagliato aspettare”. Aspetta LEI, con i capelli il colore del sole, le labbra rosse come il nebbiolo e gli occhi blu come il cielo, come se fosse una cosa normale trovarla prima o poi nella sua vita, e non un miracolo che si avvera. Ed è così ottimista per la sua vita, sa che ogni cosa andrà nel modo giusto che decide di prenotare con un anticipo di dieci anni un tavolo per una cena alla locanda dell’Ultima Solitudine. Il suo destino è segnato, basterà solo sedersi ed aspettare il tempo che passa.
    C’è Viola, fiore fra i fiori, che con la mamma Margherita vive accordando i fiori scordati. In essi vivono i sogni, che vanno seminati in inverno e solo quelli resistenti al freddo e al gelo, spuntano dalla terra, germogliano e diventano fiori. E per farli parlare nel modo giusto hanno bisogno di cura. Anche Viola vive in un’attesa. Aspetta il ritorno del padre, sparito una sera dopo averle dato la buonanotte e nel frattempo gli scrive lettere, lunghe lettere che affida alle fiamme del camino.
    “La cosa peggiore non è non essere amati. E’ non essere amati più dopo esserlo stati”.
    E poi c’è La Locanda dell’Ultima Solitudine. Un posto in mezzo al nulla su uno scoglio isolato baciato dal mare, in cui gli spruzzi fanno gocciolare il cielo. Una nave mancata, con una sola stanza ad ospitare e un solo tavolo con due sedie impagliate che aspettano, con bicchieri lavati nel mare e asciugati nel cielo. Alla Locanda arriva solo chi sta scappando da qualcosa o chi sta inseguendo un posto lontano. Ed è lì, dove tutto è possibile, dove una perla ha il sapore di mille pietanze, che ogni favola diventa realtà e che la perseveranza vince.
    Una favola in cui ogni parola sembra avere un suono magico creando immagini che arrivano agli occhi, il sole che sviene nel mare e l’orizzonte diventa la cucitura di un sentiero possibile, un battito di ciglia una schiera di ballerine orientali che danzano, in cui si rimboccano le coperte dell’anima, in cui il sale sulla pelle diventa stella e ti fa universo.
    E’ un libro delicato, che forse non lascia molto ma che regala gentilezza, sogni e speranze.

    ha scritto il 

  • 4

    ho un po' di fiatone

    che quando finisco un libro bello è come il termine di una corsa e devo rifiatare. perchè questo è un libro bello, che usa la navi per farci incontrare persone, i cani per fare piccole grandi magie, i ...continua

    che quando finisco un libro bello è come il termine di una corsa e devo rifiatare. perchè questo è un libro bello, che usa la navi per farci incontrare persone, i cani per fare piccole grandi magie, i bauli che portano in pancia parole. eppure quel finale.... sento che manca qualcosa in quel finale come se ad un certo punto la corrente cambia percorso e ti porta al largo non più a riva. forse io mi aspettavo altro, e il gioco delle bocce non l'ho capito esattamente. però in alcuni momenti raggiunge vette elevate, più di un campanile della chiesa di Bisogno. io non consiglio niente a nessuno, ma sono contento di aver passato del tempo con questo libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Quello che ho appena terminato è un libro da rileggere tante volte. Breve ma denso. Lo si può leggere dall'inizio alla fine in poche ore, o in pochi giorni, o in molto di più. Oppure si può spizzicare ...continua

    Quello che ho appena terminato è un libro da rileggere tante volte. Breve ma denso. Lo si può leggere dall'inizio alla fine in poche ore, o in pochi giorni, o in molto di più. Oppure si può spizzicare tra una pagina e l'altra con la certezza di trovare qualcosa di bello.
    Assurdo ed un po' caotico per tutto il tempo, ogni cosa trova il suo posto nel finale.

    ha scritto il 

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