La Locanda dell'Ultima Solitudine

Di

Editore: A. Mondadori (Omnibus)

3.6
(55)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804673141 | Isbn-13: 9788804673149 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

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Descrizione del libro
È tutta in legno, la Locanda, alterna le pareti scure alle finestre piene di luce da cui entra sempre un po’ di vento. È fatta di poche stanze e una sola certezza: se sai arrivarci, facendo tutto quel sentiero buio che ci vuol poco a perdersi, quello è il posto più bello del mondo.

Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio... Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell’Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che, lì e solo lì, in quella locanda tutta di legno arroccata sul mare, la sua vita cambierà. L’importante è saper aspettare, ed essere certi che “se qualcosa nella vita non arriva è perché non l’hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo”. Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Bisogno, il minuscolo paese in cui abita da sola con la madre dopo che il padre è misteriosamente scomparso, le sta stretto, e il desiderio di nuovi orizzonti si fa prepotente. Intanto però il lavoro non le manca, la collina di Bisogno è costellata di fiori scordati e le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano da generazioni il compito di accordarli, perché un fiore scordato è triste come un ricordo appassito. Libero vive invece in una grande città, in una casa con le pareti dipinte di blu, quasi del tutto vuota. Tranne che per un baule: imponente, bianco. Un baule che sembra un forziere, e che in effetti custodisce un tesoro, la mappa che consente di seguire i propri sogni. Quei sogni che, secondo l’insegnamento della nonna di Viola, vanno seminati d’inverno. Perché se resistono al gelo e al vento, in primavera sbocciano splendidi e forti. Ed è allora che bisogna accordarli, perché i sogni bisogna sempre curarli, senza abbandonarli mai. Libero e Viola cercano ognuno il proprio posto nel mondo, e nel farlo si sfiorano, come due isole lontane che per l’istante di un’onda si trovano dentro lo stesso azzurro. E che sia il mare o il cielo non importa. La Locanda dell’Ultima Solitudine sorge proprio dove il cielo bacia il mare e lo scoglio gioca a dividerli. La Locanda dell’Ultima Solitudine sta dove il destino scrive le sue storie. Chi non ha fretta di arrivarci, una volta lì può leggerle. Come fossero vita. Come fossero morte. Come fossero amore. Con una scrittura lieve e pervasa di poesia, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d’amore.
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  • 3

    C'era tutte le volte...

    “C’era una volta…” “ Ma perché una volta sola?”
    “C’era tutte le volte…”
    C’è Libero che nel nome ha tutto della sua vita ma che questa vita non sa come riempirla. E allora vive in una casa vuota, con s ...continua

    “C’era una volta…” “ Ma perché una volta sola?”
    “C’era tutte le volte…”
    C’è Libero che nel nome ha tutto della sua vita ma che questa vita non sa come riempirla. E allora vive in una casa vuota, con scaffali vuoti, librerie vuote, armadi ordinati in ordine alfabetico e un cane che si chiama Vieniquì perché così il tempo che risparmia per chiamarlo lo usa per aspettare. Libero è il re dell’attesa. “Libero delle attese amava tutto, perché lui le attese le aveva accettate. E se qualcosa nella vita non arrivava è perché non aveva aspettato abbastanza e non perché fosse sbagliato aspettare”. Aspetta LEI, con i capelli il colore del sole, le labbra rosse come il nebbiolo e gli occhi blu come il cielo, come se fosse una cosa normale trovarla prima o poi nella sua vita, e non un miracolo che si avvera. Ed è così ottimista per la sua vita, sa che ogni cosa andrà nel modo giusto che decide di prenotare con un anticipo di dieci anni un tavolo per una cena alla locanda dell’Ultima Solitudine. Il suo destino è segnato, basterà solo sedersi ed aspettare il tempo che passa.
    C’è Viola, fiore fra i fiori, che con la mamma Margherita vive accordando i fiori scordati. In essi vivono i sogni, che vanno seminati in inverno e solo quelli resistenti al freddo e al gelo, spuntano dalla terra, germogliano e diventano fiori. E per farli parlare nel modo giusto hanno bisogno di cura. Anche Viola vive in un’attesa. Aspetta il ritorno del padre, sparito una sera dopo averle dato la buonanotte e nel frattempo gli scrive lettere, lunghe lettere che affida alle fiamme del camino.
    “La cosa peggiore non è non essere amati. E’ non essere amati più dopo esserlo stati”.
    E poi c’è La Locanda dell’Ultima Solitudine. Un posto in mezzo al nulla su uno scoglio isolato baciato dal mare, in cui gli spruzzi fanno gocciolare il cielo. Una nave mancata, con una sola stanza ad ospitare e un solo tavolo con due sedie impagliate che aspettano, con bicchieri lavati nel mare e asciugati nel cielo. Alla Locanda arriva solo chi sta scappando da qualcosa o chi sta inseguendo un posto lontano. Ed è lì, dove tutto è possibile, dove una perla ha il sapore di mille pietanze, che ogni favola diventa realtà e che la perseveranza vince.
    Una favola in cui ogni parola sembra avere un suono magico creando immagini che arrivano agli occhi, il sole che sviene nel mare e l’orizzonte diventa la cucitura di un sentiero possibile, un battito di ciglia una schiera di ballerine orientali che danzano, in cui si rimboccano le coperte dell’anima, in cui il sale sulla pelle diventa stella e ti fa universo.
    E’ un libro delicato, che forse non lascia molto ma che regala gentilezza, sogni e speranze.

    ha scritto il 

  • 4

    ho un po' di fiatone

    che quando finisco un libro bello è come il termine di una corsa e devo rifiatare. perchè questo è un libro bello, che usa la navi per farci incontrare persone, i cani per fare piccole grandi magie, i ...continua

    che quando finisco un libro bello è come il termine di una corsa e devo rifiatare. perchè questo è un libro bello, che usa la navi per farci incontrare persone, i cani per fare piccole grandi magie, i bauli che portano in pancia parole. eppure quel finale.... sento che manca qualcosa in quel finale come se ad un certo punto la corrente cambia percorso e ti porta al largo non più a riva. forse io mi aspettavo altro, e il gioco delle bocce non l'ho capito esattamente. però in alcuni momenti raggiunge vette elevate, più di un campanile della chiesa di Bisogno. io non consiglio niente a nessuno, ma sono contento di aver passato del tempo con questo libro.

    ha scritto il 

  • 4

    Quello che ho appena terminato è un libro da rileggere tante volte. Breve ma denso. Lo si può leggere dall'inizio alla fine in poche ore, o in pochi giorni, o in molto di più. Oppure si può spizzicare ...continua

    Quello che ho appena terminato è un libro da rileggere tante volte. Breve ma denso. Lo si può leggere dall'inizio alla fine in poche ore, o in pochi giorni, o in molto di più. Oppure si può spizzicare tra una pagina e l'altra con la certezza di trovare qualcosa di bello.
    Assurdo ed un po' caotico per tutto il tempo, ogni cosa trova il suo posto nel finale.

    ha scritto il 

  • 5

    C’è la mia Liguria, in questo romanzo che è poesia. E c’è il lago d’Orta, che è nella giovinezza di mio papà. E a sentire leggere questa storia, con la voce dell’autore, un po’ di giorni fa, in dirett ...continua

    C’è la mia Liguria, in questo romanzo che è poesia. E c’è il lago d’Orta, che è nella giovinezza di mio papà. E a sentire leggere questa storia, con la voce dell’autore, un po’ di giorni fa, in diretta FaceBook dalla #scatolalilla, io mi sono quasi innamorata.

    Perché a sentir narrare storie che raccontano di fiori da accordare, della menta che dice le bugie, di un paese che si chiama Bisogno, del vento, del mare, di una nave mancata che è nata Locanda, di un giardino dell’Eden a forma di spirale, dove crescono novantasette piante diverse, (quasi) tutte quelle citate nella Bibbia, di una cane che si chiama “Vieniqui” perché tende a sparire e se non lo sai chiamare proprio così mica torna, e di Libero che prenota una cena, proprio in quella Locanda, trovata sul fondo di un baule, per dieci anni dopo (sì, 10 anni!), con la speranza, ma anche la certezza di arrivarci con lei, quella della sua vita, quella che lui sta aspettando, perché a lui piace aspettare, e che avrà le labbra del colore del Nebbiolo, ecco, a sentir narrare tutte queste cose, a leggerle in queste pagine, si finisce per innamorarsi.

    E allora innamoriamoci, e non diamo retta alla menta, è un’inguaribile bugiarda, non c’è mai stata una volta in cui abbia detto la verità, per questo va accordata tutti i giorni.

    “E’ tutta in legno, la Locanda, alterna le pareti scure alle finestre piene di luce da cui entra sempre un po’ di vento. E’ fatta di poche stanze e una sola certezza: se sai arrivarci, facendo tutto quel sentiero buio che ci vuol poco a perdersi, quello è il posto più bello del mondo.”

    “La storia che i fiori vadano accordati, invece, non è facilissima da spiegare. E’ più facile da credere, che da capire. Anche se Margherita cerca di spiegarla a Viola. – Vedi, Viola, i fiori vanno accordati, perché se no si scordano. E un fiore scordato è solo un ricordo appassito. La collina di Bisogno è piena di fiori scordati. Lo sai che a Bisogno si fa il vino, e lo sai che il vino si beve per dimenticare… – ci aveva riso su Margherita. – E così qui la gente beve vino e scorda i fiori, ed è per questo che ci siamo noi! Io e te. Perché se si scordano i fiori è un disastro! Poi, quando passa il vento sulla collina, si riempie delle voci scordate dei fiori e quelle arrivano in città, nelle città grandi, e ispirano pensieri scordati! Tutti fuori tono. Tutti brutti! E tutto va alla rovina. E’ per questo che noi accordiamo i fiori! Perché le persone vedendoli belli facciano pensieri belli!”

    “E quando casa tua non è più tua, anche tu non sei più tu. E niente ti sembra più del colore giusto. Come se, in qualche modo, ci si fosse dipinti di incongruenze. Tipo quella di chiamarsi Libero e non capire, in fondo in fondo, se lo si è davvero.”

    “Nove anni sono tante cose. Furono il tempo che ci volle a Libero per capire che aveva scelto la persona sbagliata. Ma a volte capire non basta. A volte ci vogliono dieci anni. E un treno. E allora, la fine del mondo, poi, arriva davvero.”

    LA LOCANDA DELL’ULTIMA SOLITUDINE – ALESSANDRO BARBAGLIA

    MONDADORI

    PREZZO DI COPERTINA: € 17,00

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro parla di Libero, che ama le attese. Di Viola che vive a Bisogno ma le sta stretto, e ha un grande vuoto dentro. Di Margherita, che accorda fiori. Ma parla anche di Don Piter, del cane Vie ...continua

    Questo libro parla di Libero, che ama le attese. Di Viola che vive a Bisogno ma le sta stretto, e ha un grande vuoto dentro. Di Margherita, che accorda fiori. Ma parla anche di Don Piter, del cane Vieniquì, dell’uomo con i baffi e di molti altri personaggi ancora. Ognuno vive la sua vita, seguendo un percorso che lo porterà a destinazione, anche se non sa dove sia.

    Per la recensione completa: https://petalidifiore.wordpress.com/2017/04/10/la-locanda-dellultima-solitudine-di-alessandro-barbaglia/

    ha scritto il 

  • 4

    Due storie così semplici, raccontate in un modo originale e sorprendente. Un’atmosfera magica, dove l’immaginazione interpreta il ruolo di protagonista...
    http://www.piegodilibri.it/recensioni/la-loca ...continua

    Due storie così semplici, raccontate in un modo originale e sorprendente. Un’atmosfera magica, dove l’immaginazione interpreta il ruolo di protagonista...
    http://www.piegodilibri.it/recensioni/la-locanda-dell-ultima-solitudine-alessandro-barbaglia/

    ha scritto il 

  • 3

    “La locanda dell’ultima solitudine” è uno di quei libri che, a lettura terminata, non riesco a capire se mi abbia davvero convinta o no. Incuriosita dalle numerose recensioni positive ho deciso, qualc ...continua

    “La locanda dell’ultima solitudine” è uno di quei libri che, a lettura terminata, non riesco a capire se mi abbia davvero convinta o no. Incuriosita dalle numerose recensioni positive ho deciso, qualche settimana fa, di ordinarlo in biblioteca. E’ la storia di due giovani, Libero e Viola, che si stanno cercando senza davvero saperlo. Libero vive nella Città Grande in compagnia di Vieniquì, un cane affettuoso e premuroso che ha il difetto di sparire all’improvviso senza lasciare traccia. Viola vive nel piccolo paese di Bisogno insieme alla madre ed entrambe si dedicano alla bizzarra attività di accordare fiori. Le vite dei due giovani scorrono tra imprevisti e scelte sbagliate e si ritrovano a convergere, nel finale del romanzo, in un incontro presso la Locanda dell’ultima solitudine. Una struttura, dalla storia improbabile, situata sopra uno scoglio della cittadina di Camogli. Nel 2007 Libero aveva preso appuntamento per ben dieci anni dopo e, contro ogni previsione, il ragazzo riesce a tenere fede alla promessa e a recarsi all’appuntamento con il destino. Un libro ben scritto ed originale che tuttavia non mi ha conquistata del tutto per le numerose stranezze della trama (l’intento era sicuramente quello di creare un’atmosfera fiabesca). In qualsiasi caso un’ottima prima prova letteraria per lo scrittore Alessandro Barbaglia che continuerò sicuramente a seguire nelle prossime pubblicazioni.

    ha scritto il 

  • 2

    Perle di patata (non è una battuta, vedasi post scriptum)

    Sconta una non troppo misurata voglia di scrivere un bel libro, romantico e pieno di effetti sentimentali. Con parecchio baricchismo: va bene il periodare corto e secco, pazienza le frasi effettate (l ...continua

    Sconta una non troppo misurata voglia di scrivere un bel libro, romantico e pieno di effetti sentimentali. Con parecchio baricchismo: va bene il periodare corto e secco, pazienza le frasi effettate (la casa blu, il cane vienqui, le labbra rosso nebiolo …. quanto ci ricama!), d'accordo il capitolare che saltella qua e là che tanto siamo ormai abituati al post-romanzo. Ma il troppo stroppia e soprattutto stoppa la voglia di andare avanti.
    Alla fin fine l'unica storia d'amore che si ha voglia di sapere come è andata a finire è quella della zattera partita per l'America (questa sì una storia con un cuore vero).
    P.S: la storia delle perle di patata io non l'ho mica capita. Mangi 10 perle di cuore di patata e ti sembra di mangiare quello a cui stati pensando o che ti è nel cuore. Se è un simbolismo me lo sono perso.

    PP.S.: ho ricevuto in dono questo libro dall'Autore (iniziativa anobiana in cui si chiedeva di partecipare con un ricordo).

    PPP.S: ho letto gli altri commenti, e ho capito l'inghippo: sono una lettrice completamente fuori target.

    ha scritto il 

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