La Placa del Diamant

Per

Editor: El Observador De La Actualidad

3.9
(1065)

Language: Català | Number of Pàgines: 184 | Format: Paperback | En altres llengües: (altres llengües) Spanish , English , Italian , German

Isbn-10: 8429734546 | Isbn-13: 9788429734546 | Data publicació: 

També disponible com: Others , Softcover and Stapled , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Descripció del llibre
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  • 4

    E’ un gran bel romanzo, non c’è che dire. I ritratti di se stessa e del marito Quimet, tracciati da Colombetta (o Colometa), sono indimenticabili, dolenti e melanconici così come alcuni scenari: la ...continua

    E’ un gran bel romanzo, non c’è che dire. I ritratti di se stessa e del marito Quimet, tracciati da Colombetta (o Colometa), sono indimenticabili, dolenti e melanconici così come alcuni scenari: la torre-piccionaia, l’attraversamento a distanza della guerra civile spagnola senza entrare nella crudezza e crudeltà dei combattimenti, ma, e con maggior delicatezza, in quella non meno lacerante di chi resta in attesa degli eventi e del ritorno dei combattenti (che più non torneranno..)
    Ma il vero decollo del romanzo è solo nelle ultime pagine, quelle in cui la protagonista si libera d’un tratto dell’enorme peso del suo passato che continua ad avvelenare il suo presente per conquistare, se non la felicità, almeno la serenità di un futuro possibile che improvvisamente (e con dolce melanconia) riesce a scorgere. Pagine intense ed eccelse. Sì, ve ne sono anche altre sparse qua e là, ma il tono generale si fa via via un po’ piatto e procede un po’ stancamente fino a riaccendersi solo in questo superbo finale.
    Rodoreda si mostra però a mio parere (e in disaccordo su alcune critiche che le ho visto mosse anche qui) in possesso di una scrittura fluente, semplice e diretta, perfettamente in linea di come la Colombetta-narratrice, priva di raffinatezze e di cultura, avrebbe saputo raccontare.
    Il libro è (col tempo e con la sponsorizzazione di Gabo Garcia-Marqez) diventato una sorta di “cult”, ma tutto sommato io ho preferito “Quanta, quanta guerra” e i suoi toni un po’ fiabeschi, anche se con un finale più duro e, in fondo, anche più tragico, quasi un ribaltamento di prospettiva rispetto al romanzo precedente (questo è il primo, quello di esordio e che le donò subito la notorietà; “Quanta guerra” l’ultimo).
    La lievità è una grazia che solo raramente riesce a toccare anche gli scrittori più grandi, e della quale Mercè Rodoreda non era qui, secondo me, ancora entrata pienamente in possesso.

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  • 4

    Per circa metà libro sembra la storia di una ragazza un po' ingenua e facilmente manipolabile, un libro leggero e quasi sbarazzino, poi invece si trasforma e tutto, con la guerra, cambia. E diventa un ...continua

    Per circa metà libro sembra la storia di una ragazza un po' ingenua e facilmente manipolabile, un libro leggero e quasi sbarazzino, poi invece si trasforma e tutto, con la guerra, cambia. E diventa un gran bel libro, angoscioso e disperato e poi tenero. Scrittura interessante in due o tre casi inutilmente puntiglioso nelle descrizioni d'ambiente. Bello

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  • 4

    Davvero un bel libro, scritto in modo magistrale da un'autrice poco conosciuta in Italia ma davvero meritevole. La storia di Natalia mi ha emozionata e coinvolta fin dalle prime pagine; a fine lettura ...continua

    Davvero un bel libro, scritto in modo magistrale da un'autrice poco conosciuta in Italia ma davvero meritevole. La storia di Natalia mi ha emozionata e coinvolta fin dalle prime pagine; a fine lettura mi sono rimaste impresse soprattutto alcune immagini: il letto a colonne, Quimet che si porta il figlio ancora piccolo in giro in moto, la colombaia che invade tutta la casa, la drogheria di Antoni e la piazza del Diamante dove la storia inizia e finisce con l'urlo liberatorio della protagonista.

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  • 5

    VOGLIO FARE UN PO' DI SANO E BUONO INTELLETTUALISMO.
    LIBRO STUPENDO. PUNTO.
    per chi è abituato alla lettura e a leggere per davvero.
    uno stile di scrittura che tratteggia vita e psiche. una storia di ...continua

    VOGLIO FARE UN PO' DI SANO E BUONO INTELLETTUALISMO.
    LIBRO STUPENDO. PUNTO.
    per chi è abituato alla lettura e a leggere per davvero.
    uno stile di scrittura che tratteggia vita e psiche. una storia divisa in due parti dallo stile, con una crescita sotterranea e silenziosa difficile da sentire se non si è portati all'ascolto.
    una vita che accetta, subisce, accetta, accetta ancora e vince.
    in nome dell'amore, della realtà e degli affetti. dove la speranza è il pane e l'amore ( solo perchè si vuole bene, non perchè si sia corrisposti e necessariamente riamati) l'acqua.
    il resto manca?
    non serve, e se arriverà bene. anzi meglio.
    ed è un crescendo di malinconia e affetto fino a....
    "volevo dirgli tutto quello che pensavo
    perchè pensavo più di quello che gli dico
    e anche cose che non si possono dire.
    ma non dissi niente.......
    e i piedi( vicino ai suoi ) si stavano scaldando.
    ..le notti, le pioggie,
    e dopo il risveglio la passeggiata...
    " e forse avrei trovato una pozzanghera lungo i sentieri,
    e dentro ogni pozza per quanto piccola
    ci sarebbe stato il cielo....

    e dopo tanto sopportato dolore una timida, delicata ma profonda felicità.

    che volere di più da un libro?

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  • 5

    Tenero, dolce, triste; racconta come meglio non si potrebbe la fatica e (..forse..) il privilegio di essere donna. Probabilmente non lo avrei apprezzato se fossi stata più giovane perchè non lo avrei ...continua

    Tenero, dolce, triste; racconta come meglio non si potrebbe la fatica e (..forse..) il privilegio di essere donna. Probabilmente non lo avrei apprezzato se fossi stata più giovane perchè non lo avrei capito. Può darsi che sia questo il motivo per cui ad alcune il romanzo non è piaciuto

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  • 0

    Tempo fa mi era stato regalato un libro di Sergio Garufi (Il nome giusto) da una persona cara, ma non l'avevo letto. Dopo un po' la ragazza con cui stavo lo lesse e mi disse che il libro le era piaciu ...continua

    Tempo fa mi era stato regalato un libro di Sergio Garufi (Il nome giusto) da una persona cara, ma non l'avevo letto. Dopo un po' la ragazza con cui stavo lo lesse e mi disse che il libro le era piaciuto molto. Io ho continuato a lasciarlo nella libreria, intonso. Con quella ragazza ci siamo poi lasciati e io ho attraversato un periodo mediamente burrascoso con me stesso. Ho cercato in tutti i modi di salvarmi con i libri, come sempre nella mia vita. A pensarci bene non sono sicuro che i libri salvino, però sicuramente rendono più sostenibili i dolori che ognuno di noi prova di tanto in tanto. In uno di questi momenti bui stavo bazzicando su internet e mi sono imbattutto nel blog di Sergio Garufi ("la vie en beige"). Ecco. Io non ho ancora letto il suo libro, però ho letto il blog di Garufi come se fosse un libro: sono partito dai primi post del 2009 e sono arrivato ai più recenti. Nel suo approccio, nella sua scrittura, ho trovato piacere, spiazzamento, fratellanza, comprensione, precisione. Ci sono stati dei post che ho riletto più volte per quanto mi sono piaciuti e mi hanno parlato intimamente. Leggendo tra questi, a un certo punto, ho beccato un post in cui Garufi consiglia caldamente la lettura di questo libro, La piazza del diamante, allora io mi sono sentito in qualche modo spronato a leggerlo. Ho pensato che se Garufi spendeva parole così precise e fiduciose sulla scrittura di Rodoreda, non potevo esimermi ecc ecc. Insomma, mi ha incuriosito un bel po'. Con questa fiducia - forse troppa - ho approcciato questo libro. Il fine del libro, lo stile, la costruzione della trama mi sono chiari. Ho apprezzato anche qualche passaggio. Ma tutto sommato mi ha lasciato come mi aveva trovato.
    Ovviamente il libro non ha colpe.
    Il fatto è che una volta sono andato a vedere a teatro un incontro con alcuni scrittori, tra questi c'era anche Francesco Maino (la lettura del suo Cartongesso mi aveva davvero segnato). Ad un certo punto Maino ha detto che per lui i libri che contano sono quelli che rompono il culo ai lettori. Non ci sono cazzi.
    Ho sempre e solo cercato libri del genere, libri che ti prendano a schiaffi, che ti scuotano dal torpore animalesco della quotidianità.
    Può capitare che tra libri di questo genere uno legga anche libri "che fanno passare il tempo", libri "che ti regalano due ore piacevoli di lettura". Purtroppo sono una persona troppo rispettosa di chi scrive libri (e della sofferenza e sacrificio che ci vogliono a portare a termine una storia), che quando mi capitano libri così non riesco a non finirli, anche se vorrei.

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  • 4

    Inesperta, genuina, scalognata sono gli aggettivi che mi vengono in mente dopo la lettura del testo, le principali caratteristiche della nostra protagonista sullo sfondo di una Barcellona ai tempi del ...continua

    Inesperta, genuina, scalognata sono gli aggettivi che mi vengono in mente dopo la lettura del testo, le principali caratteristiche della nostra protagonista sullo sfondo di una Barcellona ai tempi della guerra civile e della Repubblica, e di un matrimonio fallito perché forse l'unione di due solitudini con due figli da accudire, Rita e Antoni. Una seconda chance le capita con la morte del marito, un nuovo sposalizio che altri non è che il riscatto e la presa di coscienza di se stessa e della propria situazione senza uscita e sarà in grado di fare una scelta che le consentirà una vita dignitosa e decorosa per lei e i suoi figli. Perfetto nell'equilibrio fra apparente semplicità della scrittura, piana e discorsiva e lampi poetici e metaforici. Un racconto fatto di gesti quotidiani ripetuti, di particolari minimi, di frasi dette da altri, come se non potesse permettersi il lusso di pensare ai sentimenti, eppure i sentimenti permeano e sottendono tutta la narrazione, in un equilibrio di toni. Davvero un gioiellino questo piccolo grande libro.

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  • 4

    Veramente sorprendente quest'autrice spagnola, apprezzata da Gabriel Garcia Marquez ma che personalmente non conoscevo. La Rodoreda ci racconta in prima persona la vita quotidiana di una donna semplic ...continua

    Veramente sorprendente quest'autrice spagnola, apprezzata da Gabriel Garcia Marquez ma che personalmente non conoscevo. La Rodoreda ci racconta in prima persona la vita quotidiana di una donna semplice, ma non per questo meno profonda, immersa nella storia politica e sociale della Spagna degli anni della guerra civile e della dittatura franchista. Senza tanti discorsi o spiegazioni teoriche ci fa vivere dal di dentro insieme a Colombetta/Natalia le sofferenze e le privazioni della guerra, l'angoscia della povertà assoluta, la disperazione di non avere nulla da dare da mangiare ai propri figli, la fatica fisica e la rassegnazione a veder sfumare i propri sogni.
    Ne viene fuori la figura di un'eroina inconsapevole ma forse proprio per questo ancora più vera e umana, che raggiunge il culmine della sua drammaticità nell'urlo finale che la libera finalmente dalla sofferenza interiore e le consente di vivere il resto dei suoi giorni in serenità e in pace, come ben si intuisce dalla scena finale.

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