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La Porta

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4.3
(2107)

Language:Español | Number of Pages: 271 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Hungarian

Isbn-10: 8478711791 | Isbn-13: 9788478711796 | Publish date: 

Also available as: Paperback

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Sorting by
  • 1

    Embè?

    Libro molto osannato, ma io credo che ci sia una forte dose di sopravvalutazione. A me non ha detto proprio nulla, tanto che mi chiedo che bisogno c'era di scriverlo.

    said on 

  • 0

    Primo libro che leggo di questa autrice. Mi è piaciuto tantissimo. Stile chiaro e asciutto, soggetto molto originale. In questo romanzo c'è molto del mondo femminile: il coraggio, la forze, le delusio ...continue

    Primo libro che leggo di questa autrice. Mi è piaciuto tantissimo. Stile chiaro e asciutto, soggetto molto originale. In questo romanzo c'è molto del mondo femminile: il coraggio, la forze, le delusioni, la rabbia, le insicurezze.
    Tutti i rapporti umani sono messi in ombra dal rapporto della scrittrice con questa governante.
    Bellissimo.

    said on 

  • 5

    “Non bisogna mai amare nessuno perdutamente perché altrimenti si causa la sua rovina. Se non è prima , sarà poi.”

    Sembrerebbe che, in questo romanzo, riguardo a quello che ha da dire, sia tutto molto immediato e intuitivo: c’è la scrittrice intellettuale - Magda - brava a scrivere, ma assolutamente inadeguata nel ...continue

    Sembrerebbe che, in questo romanzo, riguardo a quello che ha da dire, sia tutto molto immediato e intuitivo: c’è la scrittrice intellettuale - Magda - brava a scrivere, ma assolutamente inadeguata nell’affrontare la vita con le sue difficoltà quotidiane e c’è la serva – Emerenc - che invece le difficoltà quotidiane le vive affrontandole, senza fare mistero del suo disprezzo antintellettuale per chi non è uso al lavoro manuale e c’è poi un contorno di personaggi che servono a caratterizzare ulteriormente i due principali.
    La scrittrice al di fuori del suo lavoro rasenta l’inettitudine sia riguardo ai lavori materiali che nella gestione dei sentimenti, non essendo molto avvezza a considerare le altre persone al di là della pura apparenza formale. La serva invece nella sua saccenteria, che spesso sembra sconfinare anche nell’insolenza, è di ben altro spessore: un passato duro e difficile da rievocare hanno formato un carattere granitico e autosufficiente, con forte componente cinica, nel quale il bisogno degli altri è ridotto al minimo sia come lavoro fisico che come supporto morale. Ma, come si dice spesso, gli estremi si toccano, e tra le due si instaura un rapporto conflittuale in cui la scrittrice è, forse più per bisogno, spesso succube nei confronti dell’altra i cui precetti morali sembrano inattaccabili; e c’è poi “la porta” che è la vera protagonista della storia, e che nessuno può varcare pena pesanti ritorsioni da parte di Emerenc alla quale questa porta serve a dividere la sua vita da tutto il resto del mondo.
    A questo punto senza fare richiami, anche troppo abusati, con metafore e altro, sembra che la morale del libro si attesti sulla cattiva gestione dei sentimenti in genere con un preciso richiamo al cattivo sviluppo di questi da parte degli uomini.
    Ma quella porta non mi convince! Cosa vuole rappresentare se una sola volta in cui viene aperta vediamo che i segreti custoditi, per quanto terribili, sono perfettamente inseribili nello scibile umano? La cesura è nettissima, forse chi scrive vuole evidenziare la divisione del genere umano in due categorie: tra quelli che la storia la fanno con realtà e pragmatismo e quelli che invece la subiscono con lassismo e noncuranza, oppure che, per quanto terribile sia quello che immaginiamo, non regge comunque alla prova della realtà visiva; forse un richiamo ai propri connazionali a sforzarsi di guardare oltre vacue e immateriali barriere innalzate dal regime di turno per riappropriarsi del loro destino o forse a operare una drastica divisione tra chi vive la vita senza tanti fronzoli per quella che è e quelli che invece per vivere hanno bisogno di mille orpelli immaginari o meno.
    Sia come sia, anche rimanendo alla percezione più immediata, il romanzo è di grande impatto emotivo, il personaggio di Emerenc è indimenticabile nella sua ruvidità anche se a volte irrispettoso, le lezioni che impartisce sono fastidiose perché condivisibili; la scrittrice invece non ci fa una gran bella figura: arida, impacciata non riesce ad assorbire bene i dettami di Emerenc, ma ci sono cose che non tutti possiamo capire (altra lezione?). La porta, infine, sovrasta tutti e tutto, può isolarci dall’opprimente – a volte – interesse della gente e lasciare fuori tutti i malumori del mondo, può nascondere i nostri risibili, per gli altri, ma per noi importantissimi segreti o forse stimolare chi è più scaltro a immaginare cosa ci si nasconda dietro e guadagnarsene la visione, per scoprire che oltre quella porta, fatalmente, ce ne sarà un’altra…

    said on 

  • 5

    «Non ho scritto questo libro per Dio, che mi conosce fin nelle viscere, né per quelle ombre testimoni di ogni cosa che osservano le ore delle mie veglie e del mio sonno, bensì per gli esseri umani. Fi ...continue

    «Non ho scritto questo libro per Dio, che mi conosce fin nelle viscere, né per quelle ombre testimoni di ogni cosa che osservano le ore delle mie veglie e del mio sonno, bensì per gli esseri umani. Finora ho vissuto coraggiosamente, spero di morire allo stesso modo, con coraggio e senza menzogna, ma questo può accadere a una sola condizione: devo ammettere che Emerenc l'ho uccisa io. Volevo salvarla, non distruggerla, ma non posso tornare indietro e cambiare le cose.»
    Così si apre La porta, romanzo doloroso, straziante, vivente sullo sfondo dei fatti tragici del Novecento, che ho letto in apnea pensando a tutte le volte che non abbiamo capito nulla dell'amore tutto sbagliato che stavamo dando.

    said on 

  • 4

    Io sto con Magda

    e sì, sto con Magda, l'imperfetta, l'autentica, la credibile. Contrapposta all'Emerenc sublimata dalle immense, indicibili sofferenze, che può tutto sopportare e tutto fare con la sua forza sovrumana. ...continue

    e sì, sto con Magda, l'imperfetta, l'autentica, la credibile. Contrapposta all'Emerenc sublimata dalle immense, indicibili sofferenze, che può tutto sopportare e tutto fare con la sua forza sovrumana.
    Emerenc personaggio di un romanzo sudamericano? inverosimile, eccessiva, esageratissima fortissima e soprattutto magica, Emerenc, alla quale, per questo ed altro, tutto è permesso, anche il respingere. Idem Viola: il cane con i superpoteri.
    Scritto magistralmente, anche grazie ad una traduzione ispirata si legge in un soffio, e alcuni passi con le riflessioni della scrittrice, sono letteratura.
    Personaggi ben definiti. Non sono sfuggita aun po' di claustrofobia, probabilmente voluta.
    Magda che riflette, che prova a comprendere se stessa e tutti gli altri, dal marito al cane, dalle amiche di Emerenc al sovrintendente ai parenti, alla vita politica dl suo Paese. Non ha tutte le risposte, ma le cerca.
    Emerenc è onnisciente invece, poverina.

    said on 

  • 4

    Chiudersi per non soffrire

    Due donne, una scrittrice e la sua domestica, e la nascita della strettissima relazione tra loro.

    Il meraviglioso personaggio centrale del romanzo è Emerenc Szeredás, una donna anziana dotata di un’en ...continue

    Due donne, una scrittrice e la sua domestica, e la nascita della strettissima relazione tra loro.

    Il meraviglioso personaggio centrale del romanzo è Emerenc Szeredás, una donna anziana dotata di un’energia travolgente che sceglie da sola i propri datori di lavoro, il suo compenso e il tempo da dedicare alle varie attività; che disprezza la politica, giudica l'umanità con il suo metro severo, è in prima linea quando si tratta di aiutare un amico che ne ha bisogno e ama in modo incondizionato gli animali (indimenticabile il cane maschio chiamato Viola).
    Non ha studiato, Emerenc. Sono le esperienze dolorose che dettano le sue idee.

    Il romanzo oscilla continuamente tra l’ammirazione per questa donna, vera, pura, intelligente, brusca, diretta, comprensiva, umana, pronta, disponibile, spontanea, generosa e la compassione verso la scrittrice (che narra la storia), una povera donna intellettuale piena di perplessità, incapace di affrontare i problemi della vita quotidiana, inadatta a svolgere lavori di casa, in balia degli elementi, cieca, superficiale, egoista, sempre perennemente a lamentarsi di non aver capito, non aver pensato, non aver detto, non aver fatto.

    Il rapporto tra le due due è fatto di liti furibonde e di successive riappacificazioni. La scrittrice vorrebbe entrare maggiormente nella vita della domestica, ma l'anziana donna pone un limite: la porta d'ingresso di casa sua che rappresenta una corazza che Emerenc usa per proteggersi, per non avere legami troppo stretti e quindi per non soffrire.

    Le due protagoniste sono divise da questa porta. Una porta che nessuno può varcare, quella che divide il dentro dal fuori, una porta che simboleggia la chiusura al mondo, il proprio cerchio della fiducia. Dentro c'è tutto quello che non può deludere, quello che preserva dal dolore chi ha sofferto molto, quello che nasconde la propria fragilità; fuori c'è l'incognito, c'è il pericolo. Per entrare in quella porta serve attenzione, attesa, rispetto, amore; bisogna accostarsi in punta di piedi per non ferire. Una volta oltrepassata la porta la scrittrice si accorge che l’amicizia e l’amore sono un “impegno” faticoso che va rispettato. Che l’amicizia non è intrusione, ma attenzione, non è sentirsi superiori, ma saper ascoltare.
    Aprire la porta significa aprirsi ai sentimenti, ma anche rischiare di soffrire; non aprirla significa essere certi di non soffrire, ma anche rinunciare a vivere.

    Tutta la prima parte del libro è semplicemente meravigliosa e deliziosa. La seconda secondo me si appesantisce un poco, forse perché si dilunga sottolineando e ripetendo continuamente l'inettitudine e l'incapacità di capire la situazione e di stare al mondo della scrittrice (abbiamo capito, è tonta, è cieca, è stupida, andiamo avanti!).

    Non fosse stato per questo, ossia se il romanzo avesse avuto qualche pagina in meno, avrei messo cinque stelle. Ma è un peccato veniale, il libro rimane intenso, profondo, bellissimo e ricchissimo di significati.

    said on 

  • 4

    E' stata una lettura difficile sono dovuta scendere a patti con il carattere di Emerenc così intransigente, a volte mi risultava anche antipatica come invece verso la fine mi faceva tanto pena. Ed ora ...continue

    E' stata una lettura difficile sono dovuta scendere a patti con il carattere di Emerenc così intransigente, a volte mi risultava anche antipatica come invece verso la fine mi faceva tanto pena. Ed ora che ho finito il libro, ripenso a lei, alla sua difficile vita e mi è rimasta dentro nonostante tutto.
    Certo è che la Szabo' scrive divinamente. Ha caratterizzato in modo magistrale i personaggi, anche i secondari, tanto da poter dire di riuscire a vederli.
    E poi, una cosa che mi ha molto colpito, che anche se non ho messo il segnalibro quando riprendevo in mano il libro sapevo esattamente dove ero arrivata e questo è un buon segnale, vorrà pur dire qualcosa.

    said on 

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