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La Principessa di Clèves

Di

Editore: Mondadori Oscar Biblioteca 25

3.6
(487)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 188 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Svedese

Isbn-10: A000135102 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Sibilla Aleramo ; Curatore: Fausta Garavini

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Romance

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Descrizione del libro
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  • 4

    Una vera sorpresa, trattandosi di un'opera del 600 immaginavo una scrittura in prosa ricca di aggettivi o magari espressioni desuete invece è stata una lettura facile e piacevole.
    Anche riguardo la t ...continua

    Una vera sorpresa, trattandosi di un'opera del 600 immaginavo una scrittura in prosa ricca di aggettivi o magari espressioni desuete invece è stata una lettura facile e piacevole.
    Anche riguardo la trama che più semplice non può essere: una donna sposata viene gentilmente corteggiata ma lei resta fedele al marito e per correttezza gli confessa tutto e dopo la dipartita di lui si ritira in convento rinunciando all'amore.
    La descrizione della vita di corte (alquanto libertina) e la personalità della protagonista (cresciuta in campagna con pochi ma saldi principi ma non per questo bigotta) rendono la sua scelta se non condivisibile quanto meno comprensibile. Spostando ai giorni nostri la storia funziona ancora, è questa la cosa meravigliosa.
    Scegliere di resistere alla tentazione, non per assurdi motivi religiosi ma per tenere fede ad una promessa fatta ad una persona che non merita un tradimento è e sempre sarà una scelta controcorrente.
    Più che l'amore forse il vero protagonista è il rispetto: una cosa che purtroppo non capita mai, e nonostante questo l'autrice riesce a costruire una storia interessante e mai noiosa dove sono praticamente assenti la violenza o la passione che in altre mani avrebbero abbondato.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Uno stile eccezionale. La concisione. L'accuratezza. Il modo. Ahimè, anche molta bienséance stilistica. Personaggi - molti -, di cui pochi importanti, trattati con quella familiarità che costringe ad ...continua

    Uno stile eccezionale. La concisione. L'accuratezza. Il modo. Ahimè, anche molta bienséance stilistica. Personaggi - molti -, di cui pochi importanti, trattati con quella familiarità che costringe ad entrare alla corte di Henri II.

    SPOILER

    Dopodiché, però, la nostra eroina è una deficiente crassa che ha paura d'essere felice. Punta estrema del giansenismo? Sarà; ma mi spezza l'identificazione e sfocia in un incomprensibile, inaccettabile totale. Per me, la chiusa rimane ironica.

    ha scritto il 

  • 0

    alla corte di Caterina de Medici

    L'origine del romanzo psicologico francese quindi tout court della grandissima tradizione letteraria europea; insomma prima di Manon e delle relazioni pericolose, prima di Emma Bovary c'era Madame de ...continua

    L'origine del romanzo psicologico francese quindi tout court della grandissima tradizione letteraria europea; insomma prima di Manon e delle relazioni pericolose, prima di Emma Bovary c'era Madame de la Fayette con uno stile elegante e sentimentale.

    ha scritto il 

  • 5

    LA PRINCIPESSA DI CLEVES

    Sulla falsa riga delle eroine alla Bovary, alla Karenina ma più originale e meno patologico di Anna Karenina., compreso il finale meno amaro e tragico.

    ha scritto il 

  • 3

    La degenerazione della "sprezzatura" in "dissimulazione" come dote imprescindibile del perfetto cortigiano. In un microuniverso fondato sopra un rigido codice linguistico, la principessa di Clèves dap ...continua

    La degenerazione della "sprezzatura" in "dissimulazione" come dote imprescindibile del perfetto cortigiano. In un microuniverso fondato sopra un rigido codice linguistico, la principessa di Clèves dapprima sussurra, poi pronuncia sempre più apertamente, una parola imbarazzante: "verità"; ma non è che alla fine le cose le vadano benissimo. Mettiamola così: alla corte di Enrico II "Lie to me" non sarebbe andato oltre la puntata pilota.

    ha scritto il 

  • 2

    Solo pettegolezzi

    Sarà pure un'opera importante nella storia della letteratura europea, ma proprio non sono riuscita ad andare aventi. Troppi personaggi, troppe storie e questa povera principessa di Clèves che sposa un ...continua

    Sarà pure un'opera importante nella storia della letteratura europea, ma proprio non sono riuscita ad andare aventi. Troppi personaggi, troppe storie e questa povera principessa di Clèves che sposa un uomo ma poi scopre di amarne un altro. Sembra di leggere un giornale di gossip, pieno di pettegolezzi di corte, scritto da chi in questo ambiente ci ha vissuto e sa come funziona.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    "Finalmente, quando interi anni furono passati, il tempo e l'assenza attenuarono il suo dolore e il suo amore. La principessa di Clèves viveva in modo che non dava adito a pensare che sarebbe mai torn ...continua

    "Finalmente, quando interi anni furono passati, il tempo e l'assenza attenuarono il suo dolore e il suo amore. La principessa di Clèves viveva in modo che non dava adito a pensare che sarebbe mai tornata. Passava una parte dell'anno nella casa delle religiose, l'altra parte nelle sue terre, in grande solitudine e in occupazioni più sante di quelle dei più austeri conventi; e la sua vita, che fu abbastanza breve, lasciò esempi di virtù inimitabile."

    Ma va a ca*are.

    ha scritto il 

  • 5

    Di contro a Madame de La Fayette il Marchese di Sade ci fa la figura del chierichetto tiramoccoli.

    Il vizio è ingegnosamente sadomaso ma la virtù è testardamente masochista, e se il vizio della virtù imparasse a trarre inferiore godimento dalla propria mortificazione, forse sarebbe la volta buona c ...continua

    Il vizio è ingegnosamente sadomaso ma la virtù è testardamente masochista, e se il vizio della virtù imparasse a trarre inferiore godimento dalla propria mortificazione, forse sarebbe la volta buona che la virtù del vizio si impegna a sgrossarsi dagli infantilismi violenti mantenendo intatto il piacere assieme a chi lo dà e a chi lo prende.

    Il romanzo è un attrezzo di tortura morale da citare all’interno delle Convenzioni Apposite. Leggendolo t’immagini folle tumultuanti di uomini e donne, tutti pii e casti e asessuati fino all’istante prima, indire una fiaccolata contro la principessa di Clèves, all’urlo: – Ma ancora a dare retta a tua mamma morta stai? A piangerti il caro estinto caro perché estinto? Quando ti capita più un dio d’uomo come il Duca di Nemours? Basta impicci: DAGLIELA! O veniamo a fartela a pezzi noi per portarla a lui, perché è troppo uno sciupio, questa storia d’amore possibilissima e impossibile!

    Un romanzo, per aspirare all’immortalità, deve fare il pieno di mortacci-sua, dunque.

    ha scritto il 

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