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La Rage et l'orgueil

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Editeur: Plon

3.7
(2846)

Language:Français | Number of pages: 194 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Spanish , Italian , German

Isbn-10: 2259197124 | Isbn-13: 9782259197120 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Description du livre
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  • 1

    Carta straccia

    Mai avevo letto pagine più vuote e inutili di queste. Eppure è un best seller. In pratica una vecchia malata e inacidita dalla rabbia e dal rimorso SPUTA su qualsiasi ideale di bene, di giusto, di ver ...continuer

    Mai avevo letto pagine più vuote e inutili di queste. Eppure è un best seller. In pratica una vecchia malata e inacidita dalla rabbia e dal rimorso SPUTA su qualsiasi ideale di bene, di giusto, di vero, di uguaglianza e di libertà per scrivere più di un centinaio di pagine di "io ho ragione perchè mi chiamo Fallaci e voi torto perchè si, gne gne gne". Fa del terrorismo psicologico insultando qualche miliardo di persone accomunate dallo stesso credo (già, gli islamici non esistono solo in Afghanistan e Iraq) peggio di quasiasi Salvini si possa incontrare, perchè lei è una giornalista, diamine, e non esiste NULLA che possa ricordare il giornalismo in queste righe. NULLA. Solo delirio autoreferenziale, narcisistico, ipocrisia (un'atea che fa la baciapile solo perchè ormai non più così famosa fa veramente tristezza), ignoranza e becero populismo (belli e bravi gli americani, non fanno nulla di male, sono i poveracci di Baghdad che sono cattivi e stupidi). Mi vergogno di condividere il paese natale con l'autrice di questo obbrobrio, pubblicata solo perchè già strafamosa, non certo per merito.

    dit le 

  • 4

    Io Amo... ho sempre Amato questa Donna.. sin dalla prima volta che mi sono cimentata nella lettura di un suo libro...
    ... e chi dice che era una povera vecchia sbroccata quando ha scritto questo, per ...continuer

    Io Amo... ho sempre Amato questa Donna.. sin dalla prima volta che mi sono cimentata nella lettura di un suo libro...
    ... e chi dice che era una povera vecchia sbroccata quando ha scritto questo, per me non ha capito niente.. niente di quello che ha scritto.. e non sa niente della sua vita... ... Io una Donna più Donna di lei, non credo di averla incontrata.. .. una Donna così innamorata della Vita, della giustizia, così passionale e vera.

    dit le 

  • 3

    J'accuse...!

    “La Crociata alla Rovescia è in atto da tempo. Da ancor prima che, vent'anni fa, lo dicessi io. È in atto, ed è sostenuta da una fede nonché da una perfidia paragonabili soltanto alla fede e alla perf ...continuer

    “La Crociata alla Rovescia è in atto da tempo. Da ancor prima che, vent'anni fa, lo dicessi io. È in atto, ed è sostenuta da una fede nonché da una perfidia paragonabili soltanto alla fede e alla perfidia di Torquemada quando gestiva l'inquisizione. Infatti trattare con loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Trattarli con indulgenza o tolleranza o speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un illuso.”

    Pare di sentirla, Oriana Fallaci, mentre animata dalla collera e dal dolore per una strage senza precedenti, attraverso le pagine de Il Corriere della Sera, lanciava esasperata il suo monito agli italiani.
    Era il settembre del 2001, all'indomani dell'attacco alle Torri Gemelle, quando Ferruccio de Bortoli, allora direttore del giornale, convinse la Fallaci a rompere il proprio silenzio e a dire la sua sugli sconvolgenti eventi appena consumatisi; sull'ombra del terrorismo islamico che dalla lontana America si allungava sinistra verso l'Europa; sull'Italia spaurita e inerme, di fronte a una minaccia che in quei giorni teneva sotto scacco l'intero Occidente.

    È trascorso oltre un decennio da quando le parole infuocate della giornalista e scrittrice toscana fecero il giro del mondo, suscitando il disappunto di una parte dell'opinione pubblica, e conquistando il plauso e il consenso di altri. E un decennio dopo, accendendo la tv o leggendo i giornali, a saltare all'occhio sono ancora quelle raccapriccianti notizie che giungono ormai non solo dal Medio Oriente, e che giorno dopo giorno sembrano riguardarci sempre più da vicino.
    In tutti questi anni ne è passata di acqua sotto ai ponti: i talebani sono stati cacciati dall'Afghanistan; gli assetti politici sono mutati; tanti governi sono crollati, e tanti altri si sono insediati; e cosa ancor più rilevante, Bin Laden, il così detto sceicco del terrore che teneva le redini del fanatismo islamico, è stato ucciso. Ma ahimè, aveva ragione la Fallaci quando avvertiva che Bin Laden non era che la punta dell'iceberg: e infatti oggi, nel 2015, a minacciare l'Occidente non è più Al Qaeda, bensì l'Isis; e se le agghiaccianti immagini degli aerei che si schiantano contro i grattacieli di Manhattan sono ormai Storia, l'attualità di questi giorni ci restituisce scene di ancor piu indicibile brutalità, tra l'avanzata del califfato in Libia, e il ripugnante sfondo di un mare tinto di rosso dal sangue delle povere vittime orribilmente assassinate.

    È un fiume in piena Oriana Fallaci, in questo controverso libro che è insieme un'appassionata dichiarazione d'amore per la propria patria e le proprie radici cristiane (tanto più significativo, in quanto la Fallaci era atea), e un infervorato atto d'accusa nei confronti di una mentalità ipocrita e superficiale, incapace di comprendere davvero la portata di un pericolo reale e quantomai presente. Un atto d'accusa sofferto, verso l'Italia sonnecchiante dei voltagabbana, della demagogia, e del dilagante buonismo, che nascondendosi dietro l'egida dell'apertura mentale, rinuncia nei fatti alla propria identità e alla propria libertà. Un atto d'accusa, in cui trova spazio anche la lode per quel patriottismo statunitense che spinge la gente a unirsi e schierarsi dalla stessa parte, e che trova invece la sua corrispondenza nell'inveterato impulso italiano alla divisione e alla lotta interna dei partiti, a scapito del bene comune.

    Non sono però solo le sue accalorate idee sulla jihad, a costituire il cuore di questo saggio: la Fallaci, sempre fedele all'inderogabile imperativo insegnatole dallo zio giornalista (“Anzitutto, non annoiare chi legge!”), articola la sua prosa, questa volta del tutto libera e incurante della forma, attingendo anche al ricchissimo bagaglio di esperienze, vissute in quarant'anni di carriera, nei Paesi Arabi. Apprendiamo così aneddoti al limite del grottesco, accaduti alla scrittrice in prima persona; storie che restano drammaticamente impresse - ne è un esempio quella del leader pakistano Ali Bhutto, costretto ancora bambino, a sposare una cugina adulta; e vicende come l'esecuzione di tre donne nella piazza di Kabul, tra l'indifferenza dei passanti, che pur nella loro efferatezza, paiono quasi impallidire di fronte allo scempio degli uomini arsi vivi e alla barbarie delle decapitazioni, cui i telegiornali ci stanno quotidianamente abituando - sempre ammesso che a una tale scelleratezza sia mai possibile abituarsi.

    “Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”
    E certamente la Fallaci, decisa, cruda, diretta, padrona di sé e della sua penna, non si sottrae e, come da titolo, dà libero sfogo alla sua rabbia e al suo orgoglio, usando un linguaggio chiaro, semplice ma durissimo, a volte davvero spietato; e poco importa che le sue opinioni vadano pericolosamente controcorrente, che la sua convinta fede nella superiorità della cultura occidentale le valga il disprezzo di molti, e le appiccichi indelebilmente addosso l'infamante definizione di "razzista".
    Si può concordare o meno con l'autrice; si può convenire con le sue nette posizioni e ritenerle lucide e realistiche, oppure giudicarle estremiste, miopi, arroganti... Ciò di cui però bisogna oggettivamente rendere atto a Oriana Fallaci è la coerenza, l'onestà intellettuale; l'intelligenza di suffragare la propria tesi, per opinabile che sia, con argomentazioni solide e riscontrabili; il coraggio di dire sempre la sua in una società in cui la tanto osannata libertà d'opinione spesso non si accompagna ad un effettivo rispetto per quei punti di vista scomodamente distanti dal condiviso concetto di politically correct.
    Ma anche un altro merito va riconosciuto alla Fallaci: quello di non lasciare indifferente il lettore, di costringerlo a interrogarsi, a trarre le sue conclusioni... a fermarsi a riflettere su quelle parole indignate che quasi quattordici più tardi, di fronte agli scenari apocalittici del Medio Oriente, suonano, ahimè, disgraziatamente profetiche.

    “Quello che avevo da dire l'ho detto. La rabbia e l'orgoglio me l'hanno ordinato. La coscienza pulita e l'età me l'hanno consentito. Ora basta. Punto e basta.”
    Eppure, se fosse stata ancora tra noi, Oriana probabilmente non avrebbe esitato a pronunciarsi su questo nuovo infamante capitolo di quella tremenda storia, che c'è da scommetterci, ella già immaginava che prima o poi sarebbe stato scritto.

    dit le 

  • 4

    "Una ragazzina non piange"", così disse suo padre tirandogli uno schiaffo sotto i bombardamenti di Roma del 25 settembre 1943. Da allora, Oriana non piange più. "Però dentro piango più di chi piange c ...continuer

    "Una ragazzina non piange"", così disse suo padre tirandogli uno schiaffo sotto i bombardamenti di Roma del 25 settembre 1943. Da allora, Oriana non piange più. "Però dentro piango più di chi piange con le lacrime, a volte le cose che scrivo sono proprio lacrime...".
    Così questo libro è un pianto scaturito dalla rabbia e dall'orgoglio.
    La rabbia di dover subire una invasione condotta all’insegna della clandestinità, per questo più sofferta perchè più difficile da decifrare e raccontare.
    La rabbia di veder calpestati i propri valori e le proprie tradizioni in nome di un ideale di accoglienza che non trova reciprocità.
    Fa un doveroso distinguo Oriana, che i media dimenticano con estrema facilità, tra l'ondata migratoria in America di fine ottocento e la presente, in terra nostra. La prima fu sollecitata e voluta. L’America ,un continente giovane quasi spopolato, con un’identità culturale non ancora definita. Gli Americani, ”recente mosaico di gruppi etnici e religiosi”.
    L’Italia, un paese molto vecchio, con un’identità culturale precisa, con una storia, volente o nolente, intrisa di cristianità. Ecco perché non siamo in grado di tollerare un’ondata migratoria tendente a voler cancellare il nostro sistema di valori, i nostri principi di libertà e democrazia.
    E poi c’è l’orgoglio, più difficile da decifrare. Oriana ci racconta di un’Italia “godereccia, furbetta, volgare…meschina, stupida, vigliacca..”, denuncia tutte le piccinerie di questa Italia contemporanea con una lunga invettiva. Eppure, afferma con veemenza come dentro di lei divampa l’orgoglio per la sua patria, opposta a tutte queste Italie, quella che sognava da ragazzina, quella che in fondo sopravvive anche laddove “viene zittita, irrisa o insultata”.
    L’attualità delle parole di Oriana, ben quattordici anni dopo il fatidico 11 settembre, lascia stupiti.
    La forza dei suoi sentimenti resta attuale più che mai, la rabbia ti conquista, l’orgoglio ti contagia.
    L’urgenza del suo messaggio, di fronte agli eventi contemporanei è inevitabile ed imprescindibile.

    dit le 

  • 1

    Predicozzo agli italiani.

    "Una predica la si giudica dai risultati, non dagli applausi o dai fischi. E prima di vedere i risultati della mia ci vorrà qualche tempo. Non si può pretendere di svegliare all'improvviso, e solo con ...continuer

    "Una predica la si giudica dai risultati, non dagli applausi o dai fischi. E prima di vedere i risultati della mia ci vorrà qualche tempo. Non si può pretendere di svegliare all'improvviso, e solo con un piccolo libro scoppiato in due o tre settimane, un paese che dorme."

    Non mi è mai venuta voglia di leggere la Fallaci, non mi mai incuriosita né attratta.
    Quelle poche volte che l'ho incrociata sui media, l'ho sempre vista incazzosa o incazzata, con i pugni chiusi e i denti digrignati, da cui traspariva, come lei si autodefinì "una che non è mai contenta di nulla e di nessuno incominciando da sé stessa."
    Tutta questa rabbia mi intossica, assieme all'arroganza e alla supponenza degli Io ipertrofici, e lei mi ha sempre dato questa sensazione; mi mette di malumore ed era un tipo di persona, di donna, dalla quale, nella vita, mi sarei ben volentieri tenuta alla larga.
    E come scrittrice?
    Bah, vista la mia scarsa propensione alla scrittura femminile in generale, nemmeno questa curiosità avevo, ma l'altro giorno, dal fruttivendolo, sotto un mucchietto di broccoletti, ho intravisto il dorso di questo libro.
    Chiedendo lumi alla proprietaria, quest'ultima, con evidenti segni di Fallaci-addiction, senza esitare, me lo ha ficcato nella borsa della spesa assieme al radicchio tardivo e alle arance:
    - lodevileggere, lodevileggere assolutamente! - ... ok, prima o poi sarebbe capitato...

    Non entro nel merito delle carriolate di merda che, in queste poche pagine, è riuscita a scaricare sugli italiani, e nemmeno sugli sperticati elogi agli americani e il delirante resto, (ci hanno già pensato voci autorevoli, in primis Terzani in questa mirabile lettera di risposta: www.kelebekler.com/occ/terzani.htm), credo solo che sarebbe bello che, lì dove si trova ora, riuscisse a fare un'intervista, o magari solo quattro chiacchiere in buona amicizia con Cavallo Pazzo, per dirne uno... e meno male che gli spiriti non dimenticano...

    Liquidare così la grande Fallaci con i suoi 20 milioni di copie vendute in tutto il mondo?
    Temo proprio di sì, anche se come sostenne lei stessa, aveva più coglioni di migliaia di jihadisti (pag. 35), non è pane per i miei denti, non mi affascina e trasmette solo negatività; non mi piace neanche un po'.
    Quello che mi rimane dopo la lettura è soltanto un netto senso di irritazione per chiunque, con modi così odiosi e indisponenti, salga sul pulpito a fare prediche offensive dai toni apocalittici e distruttuvi; questo, per me, è il risultato della sua, perché anch'io, in fin dei conti, un po' di orgoglio ce l'ho.

    Per ricambiare la cortesia, quando sono tornata in negozio per restituirle il libro, (avevo anche finito i limoni), le ho lasciato 'Treno di notte per Lisbona', di Pascal Mercier, seriamente intenzionata, per il suo bene, a distoglierla, almeno momentaneamente, dalle grinfie della sua tossicodipendenza:
    - datti alla narrativa 'easy' per un po' - le ho consigliato - prenditi una vacanza dai fulmini, tuoni e saette dell'olimpo Fallace, ci sono già abbastanza veleni in giro. -

    dit le 

  • 3

    orgogliosamente fuori tiro

    A rileggere oggi la predica della Fallaci a noi italiani si pensa che purtroppo é ancora attuale: prendere le distanze dalla nostra politica risulta dopo tanti anni ancora l'antidoto per mantenersi di ...continuer

    A rileggere oggi la predica della Fallaci a noi italiani si pensa che purtroppo é ancora attuale: prendere le distanze dalla nostra politica risulta dopo tanti anni ancora l'antidoto per mantenersi dignitosamente esterni allo schifo.

    dit le 

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