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La Rage et l'orgueil

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Editeur: Plon

3.7
(2864)

Language:Français | Number of pages: 194 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Spanish , Italian , German

Isbn-10: 2259197124 | Isbn-13: 9782259197120 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Description du livre
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  • 3

    riletto quasi 15 anni dopo le torri gemelle e devo tristemente ammettere che aveva completamente ragione su tutto... quando apriremo gli occhi veramente? speriamo prima che sia troppo tardi

    dit le 

  • 3

    Avrei desiderato parlare con Oriana Fallaci di questo libro.
    E non solo, in realtà. Perché l'ho amata molto: è una grande scrittrice e giornalista ed ha una grande mente. Ma anche con i propri "miti" ...continuer

    Avrei desiderato parlare con Oriana Fallaci di questo libro.
    E non solo, in realtà. Perché l'ho amata molto: è una grande scrittrice e giornalista ed ha una grande mente. Ma anche con i propri "miti" non si può essere d'accordo su tutto.
    Io le avrei voluto parlare di questo libro per chiederle "Qual è il punto?"
    Perché su alcuni punti posso essere d'accordo con lei.
    Anche a me l'Islam, come sistema culturale e religioso, non piace.
    Ed anche io credo che lo Stato debba essere presente e severo e vigile, con chiunque voglia infrangere la legge e la pacifica e rispettosa convivenza: italiani e immigrati.
    Ma le religioni e le migrazioni non si possono fermare. E questo mi rifiuto di credere che Oriana Fallaci non lo sapesse. O comunque non si possono fermare con una "decisione". Sono processi storici indipendenti dalla volontà politica. La politica, anzi, cerca di adeguarsi.
    Allora cosa? La Rabbia, l'Orgoglio?
    Si quelli forse ci possono stare. La Rabbia contro gli Osama Bin Laden.
    E una rampogna ad un'Europa lassista e che troppo spesso si autoaccusa, dimenticando che, oltre ai danni che ha fatto per il mondo, ha plasmato radicalmente il mondo, diffondendo cose molto buone e non solo orrori.
    Con chi come progetto politico ha la tua eliminazione non puoi discutere e allora io il tuo rigurgito di rabbia di donna emancipata lo capisco.
    Ma questo argomento, Oriana, doveva essere affrontato con più profondità.
    Ma non boccio questa trattazione, perché io credo che, solo con una critica severa e salata, si può spingere qualcosa verso un autoanalisi e al cambiamento.
    Dall'Illuminismo in poi (ma forse ancor prima, con la Riforma) il Cristianesimo, la cultura che esprime e il suo clero, è stato posto a critiche feroci e non "sensibili"... e non abbiamo fatto altro che trarne del bene, per la nostra società, che si è sempre più aperta e laicizzata. L'Islam anche ha un grande bisogno di essere criticato. Perché, se non laicizzato/moderato, contrasta con alcuni diritti umani fondamentali. E' un problema che il nucleo delle altre grandi religioni non ha...e noi non possiamo chiudere gli occhi di fronte a questo.
    Non dobbiamo nemmeno allarmarci però. Perché la risposta, di fronte a questo genere di "pericoli", non può che essere una maggiore apertura della società e maggiore garanzie di libertà e diritti per tutti.
    Ma con uno Stato presente che vigili e assicuri la resistenza dei propri pilastri costituzionali... e si impegni a formare menti critiche.

    dit le 

  • 1

    Carta straccia

    Mai avevo letto pagine più vuote e inutili di queste. Eppure è un best seller. In pratica una vecchia malata e inacidita dalla rabbia e dal rimorso SPUTA su qualsiasi ideale di bene, di giusto, di ver ...continuer

    Mai avevo letto pagine più vuote e inutili di queste. Eppure è un best seller. In pratica una vecchia malata e inacidita dalla rabbia e dal rimorso SPUTA su qualsiasi ideale di bene, di giusto, di vero, di uguaglianza e di libertà per scrivere più di un centinaio di pagine di "io ho ragione perchè mi chiamo Fallaci e voi torto perchè si, gne gne gne". Fa del terrorismo psicologico insultando qualche miliardo di persone accomunate dallo stesso credo (già, gli islamici non esistono solo in Afghanistan e Iraq) peggio di quasiasi Salvini si possa incontrare, perchè lei è una giornalista, diamine, e non esiste NULLA che possa ricordare il giornalismo in queste righe. NULLA. Solo delirio autoreferenziale, narcisistico, ipocrisia (un'atea che fa la baciapile solo perchè ormai non più così famosa fa veramente tristezza), ignoranza e becero populismo (belli e bravi gli americani, non fanno nulla di male, sono i poveracci di Baghdad che sono cattivi e stupidi). Mi vergogno di condividere il paese natale con l'autrice di questo obbrobrio, pubblicata solo perchè già strafamosa, non certo per merito.

    dit le 

  • 4

    Io Amo... ho sempre Amato questa Donna.. sin dalla prima volta che mi sono cimentata nella lettura di un suo libro...
    ... e chi dice che era una povera vecchia sbroccata quando ha scritto questo, per ...continuer

    Io Amo... ho sempre Amato questa Donna.. sin dalla prima volta che mi sono cimentata nella lettura di un suo libro...
    ... e chi dice che era una povera vecchia sbroccata quando ha scritto questo, per me non ha capito niente.. niente di quello che ha scritto.. e non sa niente della sua vita... ... Io una Donna più Donna di lei, non credo di averla incontrata.. .. una Donna così innamorata della Vita, della giustizia, così passionale e vera.

    dit le 

  • 4

    Cara Oriana,
    chissà se da lassù riesce a leggere questa mia recensione. Se nel libro "Un cappello pieno di ciliegie" ho avuto la percezione di una Oriana piena di dolcezza mentre raccontava la storia ...continuer

    Cara Oriana,
    chissà se da lassù riesce a leggere questa mia recensione. Se nel libro "Un cappello pieno di ciliegie" ho avuto la percezione di una Oriana piena di dolcezza mentre raccontava la storia della sua famiglia, in questo vedo un'Oriana arrabbiatissima. Ne ha per tutti, Papa compreso e non a torto direi. Nel libro si chiede chi da i soldi a tutte queste persone che affrontano un viaggio in cerca di una vita migliore. Le rispondo io. Nell'immaginario collettivo, la parola profugo viene abbinata a povero, ma non è così. Tra tutti quei profughi che ho conosciuto nel centro di accoglienza dove facevo la volontaria, c'erano professori, musicisti, commercianti. Persone che hanno investito tutti i loro averi per avere una vita migliore, lontano dalla guerra. Concordo invece con tutto quello che scrive e tutte le domande che si pone. Chissà cosa direbbe oggi alla luce di tutte quelle cose che sono successe e che stanno ancora succedendo dopo l'11 settembre. Chissà soprattutto cosa penserà di queste mie parole, ma sono certa che da lassù, ovunque lei sia un sorriso le sarà spuntato.
    Lei lo aveva previsto, ma se non è stata ascoltata allora, se tutte le copie del suo libro non sono riusciti a smuovere le coscienze dei più, mi chiedo cosa succederà domani!

    dit le 

  • 3

    J'accuse...!

    “La Crociata alla Rovescia è in atto da tempo. Da ancor prima che, vent'anni fa, lo dicessi io. È in atto, ed è sostenuta da una fede nonché da una perfidia paragonabili soltanto alla fede e alla perf ...continuer

    “La Crociata alla Rovescia è in atto da tempo. Da ancor prima che, vent'anni fa, lo dicessi io. È in atto, ed è sostenuta da una fede nonché da una perfidia paragonabili soltanto alla fede e alla perfidia di Torquemada quando gestiva l'inquisizione. Infatti trattare con loro è impossibile. Ragionarci, impensabile. Trattarli con indulgenza o tolleranza o speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un illuso.”

    Pare di sentirla, Oriana Fallaci, mentre animata dalla collera e dal dolore per una strage senza precedenti, attraverso le pagine de Il Corriere della Sera, lanciava esasperata il suo monito agli italiani.
    Era il settembre del 2001, all'indomani dell'attacco alle Torri Gemelle, quando Ferruccio de Bortoli, allora direttore del giornale, convinse la Fallaci a rompere il proprio silenzio e a dire la sua sugli sconvolgenti eventi appena consumatisi; sull'ombra del terrorismo islamico che dalla lontana America si allungava sinistra verso l'Europa; sull'Italia spaurita e inerme, di fronte a una minaccia che in quei giorni teneva sotto scacco l'intero Occidente.

    È trascorso oltre un decennio da quando le parole infuocate della giornalista e scrittrice toscana fecero il giro del mondo, suscitando il disappunto di una parte dell'opinione pubblica, e conquistando il plauso e il consenso di altri. E un decennio dopo, accendendo la tv o leggendo i giornali, a saltare all'occhio sono ancora quelle raccapriccianti notizie che giungono ormai non solo dal Medio Oriente, e che giorno dopo giorno sembrano riguardarci sempre più da vicino.
    In tutti questi anni ne è passata di acqua sotto ai ponti: i talebani sono stati cacciati dall'Afghanistan; gli assetti politici sono mutati; tanti governi sono crollati, e tanti altri si sono insediati; e cosa ancor più rilevante, Bin Laden, il così detto sceicco del terrore che teneva le redini del fanatismo islamico, è stato ucciso. Ma ahimè, aveva ragione la Fallaci quando avvertiva che Bin Laden non era che la punta dell'iceberg: e infatti oggi, nel 2015, a minacciare l'Occidente non è più Al Qaeda, bensì l'Isis; e se le agghiaccianti immagini degli aerei che si schiantano contro i grattacieli di Manhattan sono ormai Storia, l'attualità di questi giorni ci restituisce scene di ancor piu indicibile brutalità, tra l'avanzata del califfato in Libia, e il ripugnante sfondo di un mare tinto di rosso dal sangue delle povere vittime orribilmente assassinate.

    È un fiume in piena Oriana Fallaci, in questo controverso libro che è insieme un'appassionata dichiarazione d'amore per la propria patria e le proprie radici cristiane (tanto più significativo, in quanto la Fallaci era atea), e un infervorato atto d'accusa nei confronti di una mentalità ipocrita e superficiale, incapace di comprendere davvero la portata di un pericolo reale e quantomai presente. Un atto d'accusa sofferto, verso l'Italia sonnecchiante dei voltagabbana, della demagogia, e del dilagante buonismo, che nascondendosi dietro l'egida dell'apertura mentale, rinuncia nei fatti alla propria identità e alla propria libertà. Un atto d'accusa, in cui trova spazio anche la lode per quel patriottismo statunitense che spinge la gente a unirsi e schierarsi dalla stessa parte, e che trova invece la sua corrispondenza nell'inveterato impulso italiano alla divisione e alla lotta interna dei partiti, a scapito del bene comune.

    Non sono però solo le sue accalorate idee sulla jihad, a costituire il cuore di questo saggio: la Fallaci, sempre fedele all'inderogabile imperativo insegnatole dallo zio giornalista (“Anzitutto, non annoiare chi legge!”), articola la sua prosa, questa volta del tutto libera e incurante della forma, attingendo anche al ricchissimo bagaglio di esperienze, vissute in quarant'anni di carriera, nei Paesi Arabi. Apprendiamo così aneddoti al limite del grottesco, accaduti alla scrittrice in prima persona; storie che restano drammaticamente impresse - ne è un esempio quella del leader pakistano Ali Bhutto, costretto ancora bambino, a sposare una cugina adulta; e vicende come l'esecuzione di tre donne nella piazza di Kabul, tra l'indifferenza dei passanti, che pur nella loro efferatezza, paiono quasi impallidire di fronte allo scempio degli uomini arsi vivi e alla barbarie delle decapitazioni, cui i telegiornali ci stanno quotidianamente abituando - sempre ammesso che a una tale scelleratezza sia mai possibile abituarsi.

    “Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.”
    E certamente la Fallaci, decisa, cruda, diretta, padrona di sé e della sua penna, non si sottrae e, come da titolo, dà libero sfogo alla sua rabbia e al suo orgoglio, usando un linguaggio chiaro, semplice ma durissimo, a volte davvero spietato; e poco importa che le sue opinioni vadano pericolosamente controcorrente, che la sua convinta fede nella superiorità della cultura occidentale le valga il disprezzo di molti, e le appiccichi indelebilmente addosso l'infamante definizione di "razzista".
    Si può concordare o meno con l'autrice; si può convenire con le sue nette posizioni e ritenerle lucide e realistiche, oppure giudicarle estremiste, miopi, arroganti... Ciò di cui però bisogna oggettivamente rendere atto a Oriana Fallaci è la coerenza, l'onestà intellettuale; l'intelligenza di suffragare la propria tesi, per opinabile che sia, con argomentazioni solide e riscontrabili; il coraggio di dire sempre la sua in una società in cui la tanto osannata libertà d'opinione spesso non si accompagna ad un effettivo rispetto per quei punti di vista scomodamente distanti dal condiviso concetto di politically correct.
    Ma anche un altro merito va riconosciuto alla Fallaci: quello di non lasciare indifferente il lettore, di costringerlo a interrogarsi, a trarre le sue conclusioni... a fermarsi a riflettere su quelle parole indignate che quasi quattordici più tardi, di fronte agli scenari apocalittici del Medio Oriente, suonano, ahimè, disgraziatamente profetiche.

    “Quello che avevo da dire l'ho detto. La rabbia e l'orgoglio me l'hanno ordinato. La coscienza pulita e l'età me l'hanno consentito. Ora basta. Punto e basta.”
    Eppure, se fosse stata ancora tra noi, Oriana probabilmente non avrebbe esitato a pronunciarsi su questo nuovo infamante capitolo di quella tremenda storia, che c'è da scommetterci, ella già immaginava che prima o poi sarebbe stato scritto.

    dit le 

  • 4

    "Una ragazzina non piange"", così disse suo padre tirandogli uno schiaffo sotto i bombardamenti di Roma del 25 settembre 1943. Da allora, Oriana non piange più. "Però dentro piango più di chi piange c ...continuer

    "Una ragazzina non piange"", così disse suo padre tirandogli uno schiaffo sotto i bombardamenti di Roma del 25 settembre 1943. Da allora, Oriana non piange più. "Però dentro piango più di chi piange con le lacrime, a volte le cose che scrivo sono proprio lacrime...".
    Così questo libro è un pianto scaturito dalla rabbia e dall'orgoglio.
    La rabbia di dover subire una invasione condotta all’insegna della clandestinità, per questo più sofferta perchè più difficile da decifrare e raccontare.
    La rabbia di veder calpestati i propri valori e le proprie tradizioni in nome di un ideale di accoglienza che non trova reciprocità.
    Fa un doveroso distinguo Oriana, che i media dimenticano con estrema facilità, tra l'ondata migratoria in America di fine ottocento e la presente, in terra nostra. La prima fu sollecitata e voluta. L’America ,un continente giovane quasi spopolato, con un’identità culturale non ancora definita. Gli Americani, ”recente mosaico di gruppi etnici e religiosi”.
    L’Italia, un paese molto vecchio, con un’identità culturale precisa, con una storia, volente o nolente, intrisa di cristianità. Ecco perché non siamo in grado di tollerare un’ondata migratoria tendente a voler cancellare il nostro sistema di valori, i nostri principi di libertà e democrazia.
    E poi c’è l’orgoglio, più difficile da decifrare. Oriana ci racconta di un’Italia “godereccia, furbetta, volgare…meschina, stupida, vigliacca..”, denuncia tutte le piccinerie di questa Italia contemporanea con una lunga invettiva. Eppure, afferma con veemenza come dentro di lei divampa l’orgoglio per la sua patria, opposta a tutte queste Italie, quella che sognava da ragazzina, quella che in fondo sopravvive anche laddove “viene zittita, irrisa o insultata”.
    L’attualità delle parole di Oriana, ben quattordici anni dopo il fatidico 11 settembre, lascia stupiti.
    La forza dei suoi sentimenti resta attuale più che mai, la rabbia ti conquista, l’orgoglio ti contagia.
    L’urgenza del suo messaggio, di fronte agli eventi contemporanei è inevitabile ed imprescindibile.

    dit le 

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