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La Repubblica

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

4.3
(610)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 388 | Formato: Altri

Isbn-10: 881712351X | Isbn-13: 9788817123518 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida , Rilegato in pelle

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Political

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Descrizione del libro
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  • 5

    IL CASO DEI NEURONI SPECCHIO NELLA CAVERNA DI PLATONE

    Sono quasi vent’anni che stiamo davanti a un monitor su cui scorrono le ombre di un mondo la cui realtà è un optional. Ce ne stiamo imbambolati a guardare imitando le reazioni degli sconosciuti compagni di web a nostra volta imitati, e solo gli errori di trascrizione, come le casuali mutazioni g ...continua

    Sono quasi vent’anni che stiamo davanti a un monitor su cui scorrono le ombre di un mondo la cui realtà è un optional. Ce ne stiamo imbambolati a guardare imitando le reazioni degli sconosciuti compagni di web a nostra volta imitati, e solo gli errori di trascrizione, come le casuali mutazioni genetiche, permettono qualche piccola variante che salutiamo, con gli stessi gesti e gli stessi segni, come innovazione e progresso.

    Siamo tornati schiavi nella caverna, e la cosa fa comodo sia ai fruitori sia agli oscuri produttori di ombre, che si attaccano pro-domo sua alla neuroscienza con suoi fascinosi “mirror neurons”. Anche Platone aveva capito che ad Atene i mirrors neurons la facevano da padrone. Li chiamava, con un pizzico di snobismo, "conoscenza inferiore" alla stregua di quella delle scimmie. Il pensiero di lasciare l’umanità a sbucciare felicemente banane davanti lo specchio gli avrà fatto arricciare il pelo rosso:” per questi uomini la verità non può essere altro che le ombre degli oggetti”. A differenza degli scienziati moderni pensò “subito”, nello stesso capitolo e nel giro di poche righe, che non fosse giusto e bello (la verità è giusta e bella per il siculo-ateniese) lasciare i suoi simili là dentro la caverna. Li fece uscire uno per volta con il rischio di essere sopraffatti dai cisposi cavernicoli, maggioranza schiamazzante, qualora ritornassero indietro, pietosi, per liberarli: “non farebbe ridere e non si direbbe di lui che torna dalla sua ascesa con gli occhi rovinati e che non vale neanche la pena di provare a salire? E non ucciderebbero chi tentasse di liberarli e di condurli su, se mai potessero averlo tra le mani e ucciderlo?". C’è qualcosa nella nostra corteccia umana, non dico di trascendentale ma più in alto, che modula i neuroni specchio che condividiamo con i nostri fratelli macachi, con tutto il rispetto per loro. A Platone è bastato fare mente locale per rendersene conto. I nostri scienziati hanno dovuto inventare un’ avveniristico strumento “neuroimmaginoso” per scoprire che questi benedetti neuroni si agitano quando si vede suonare un piffero e se ne stanno tranquilli quando si guarda il cielo stellato.

    Non ci resta che aspettare di sapere cosa ci farà uscire dalla caverna consolandoci con Platone.

    ha scritto il 

  • 4

    Utopia al tempo di Platone

    Giunti, stremati, all’ultima pagina, cosa possiamo ricavare da un’opera il cui contenuto ha segnato così profondamente l’immaginario politico occidentale? Gli interrogativi che lo scritto ci porge sono molteplici e validi studiosi non hanno mancato di esprimere la loro opinione: l’utopia platonic ...continua

    Giunti, stremati, all’ultima pagina, cosa possiamo ricavare da un’opera il cui contenuto ha segnato così profondamente l’immaginario politico occidentale? Gli interrogativi che lo scritto ci porge sono molteplici e validi studiosi non hanno mancato di esprimere la loro opinione: l’utopia platonica fu considerata da Popper come una forma di totalitarismo politico, e la kallipolis tanto elogiata altro non sarebbe, per questo autore, che un governo di filosofi che mirano a sancire le condizioni necessarie per l’accesso al potere ed al suo esercizio. Il resto qui: http://salteditions.wordpress.com/2013/07/08/utopia-al-tempo-di-platone/

    ha scritto il 

  • 5

    Monumentale.


    Quattrocentoventi pagine che parlano della giustizia, della felicità, della conoscenza; quattrocentoventi pagine, insomma, che parlano della vita dell'uomo.
    Mai noioso e mai pesante, ma di sicuro necessita di un ampio respiro per poter essere gustato appieno (senza rischiare d ...continua

    Monumentale.

    Quattrocentoventi pagine che parlano della giustizia, della felicità, della conoscenza; quattrocentoventi pagine, insomma, che parlano della vita dell'uomo. Mai noioso e mai pesante, ma di sicuro necessita di un ampio respiro per poter essere gustato appieno (senza rischiare di sfrangiarsi le palle, certo).

    Due precisazioni:

    a) Il celebre «mito della caverna» non è un mito. Citando dall'opera (Libro VII 514 a):

    «Riguardo alla cultura e alla sua mancanza, immaginati la nostra condizione nel modo seguente. Pensa ad uomini in una caverna sotterranea [...]»

    Il celebre «mito della caverna» non è un mito. È un'allegoria. È la nostra situazione reale. Gli uomini sono incatenati in una caverna. Gli uomini sono costretti a guardare solo delle ombre. Gli uomini sono convinti che queste ombre siano tutta la loro realtà. E se per puro caso un uomo si libererà mai dalle catene e volgerà lo sguardo verso il sole della Verità, beh, i suoi occhi si feriranno, perché non abituati alla terribile luce. E quando infine questo uomo si abituerà alla luce scoprirà che la realtà è ben altra roba rispetto alle vecchie ombre della caverna; e se, meravigliato della scoperta, vorrà andare a liberare i suoi vecchi compagni per mostrare loro la realtà, beh, verrà trattato a pesci in faccia. I suoi vecchi compagni non gli crederanno, abituati come sono alle loro vecchie ombre. Verrà umiliato. Verrà deriso. Felicità della conoscenza? Non qui.

    b) Criticare Platone accusandolo di totalitarismo è come criticare Pirandello accusandolo di essere un fascista e, in definitiva, significa non capire un cazzo di niente.

    ha scritto il 

  • 5

    Il dialogo di Platone più bello, a mio giudizio. Partendo dalla domanda "Cos'è la giustizia?", si snoda in 10 libri in cui l'autore costruisce il suo stato ideale, governato dai filosofi ed in cui non esiste proprietà privata. Immancabile

    ha scritto il 

  • 5

    Fondamentale

    SULL'OPERA
    In una calda serata ateniese, Socrate e un gruppo di discepoli cominciano a filosofare sul tema della giustizia. Il dialogo, che in realtà è un monologo punteggiato dalle interiezioni dei presenti, passa dal tema etico a quello politico quando Socrate (Platone) comincia a ipotizzare un ...continua

    SULL'OPERA In una calda serata ateniese, Socrate e un gruppo di discepoli cominciano a filosofare sul tema della giustizia. Il dialogo, che in realtà è un monologo punteggiato dalle interiezioni dei presenti, passa dal tema etico a quello politico quando Socrate (Platone) comincia a ipotizzare uno stato "perfetto" in cui si concretizzi l'ideale di giustizia. Origine di ogni utopia politica, "La repubblica" è il più noto e importante dialogo di Platone, ed è un'opera che non ha ancora smesso di sviluppare idee da quando è stata scritta, ventiquattro secoli fa. Semplicemente una lettura doverosa per chiunque voglia parlare di politica e di filosofia. SULL'EDIZIONE La mia è la sesta ristampa (1992) dell'edizione BUR 1981, a sua volta ristampa dell'edizione Sansoni del 1950. Ho trovato la traduzione (di F. Gabrieli) molto legnosa e di difficilissima lettura. Inoltre la copia in mio possesso ha un orrendo errore di impaginazione, in pratica le pagg. 116-131 sono stampate due volte al posto delle pagg.132-148, vale a dire che metà del IV libro è illeggibile. Dalla disperazione ho dovuto dismettere la lettura e procurarmi una edizione completamente diversa.

    ha scritto il 

  • 5

    2500 anni passati invano?

    Cosa si può dire di un classico che non sia già stato detto? Io posso solo dire che mi è piaciuto, che tratta argomenti interessanti e ti lascia con un misto di amaro in bocca (da 2500 anni abbiamo gli stessi problemi e non siamo in grado di risolverli) e di speranza (possiamo cambiare! possiamo ...continua

    Cosa si può dire di un classico che non sia già stato detto? Io posso solo dire che mi è piaciuto, che tratta argomenti interessanti e ti lascia con un misto di amaro in bocca (da 2500 anni abbiamo gli stessi problemi e non siamo in grado di risolverli) e di speranza (possiamo cambiare! possiamo cambiare?). E' chiaro che non è un libro facile, questa traduzione è più "moderna" di altre ma con l'aiuto della Guida di Vegetti l'ha letta anche un profano come me.

    ha scritto il 

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