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La Repubblica

Di

Editore: Laterza (Economica Laterza, 35)

4.3
(627)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 345 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8842045446 | Isbn-13: 9788842045441 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Franco Sartori ; Prefazione: Mario Vegetti

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina rigida , Rilegato in pelle

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Political

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Descrizione del libro
"Nel mondo antico e poi ancora in quello moderno, "La Repubblica" non ha mai mancato di svolgere il suo compito principale: quello di invitare a pensare sul destino della vita individuale e sociale degli uomini - un destino,secondo Platone, non prescritto e immutabile, ma da immaginare, argomentare,costruire." (Dall'Introduzione di Mario Vegetti)
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  • 5

    Come si può commentare Platone?
    Di certo non mi azzardo a fare una recensione "ampia e filosofica" del suo libro.
    Posso solo felicitarmi che, diversamente da Socrate, abbia colto l'importanza di trama ...continua

    Come si può commentare Platone?
    Di certo non mi azzardo a fare una recensione "ampia e filosofica" del suo libro.
    Posso solo felicitarmi che, diversamente da Socrate, abbia colto l'importanza di tramandare i propri pensieri in forma scritta alle generazioni future.
    Chiariamo che molte cose che scrive riguardo all'organizzazione della sua città ideale non le condivido (la critica e la censura della poesia e della pittura, la divisione in persone utili e inutili e altre usanze spartane che vorrebbe introdurre nella sua costituzione). Però è innegabile che vada contestualizzato nel suo tempo e che la sua morale e le sue intuizioni più fini non potevano non diventare i pilastri della nostra cultura, per quanto erano sensibili, ragionate ed "avanti coi tempi" (l'uguaglianza della donna, l'importanza dell'educazione, della musica, l'infelicità a cui sono destinati gli ingiusti etc...).
    In questo libro c'è un po' tutto il suo pensiero, esposto in modo semplice, efficace e dinamico (probabilmente grazie anche alla sua forma di dialogo).
    Leggere questo capolavoro del pensiero è stato un vero ed interessante piacere. Tutti dovrebbero approcciarvisi (perché pensare, a prescindere da tutto, fa bene!).

    ha scritto il 

  • 3

    Una delle poche opere lette durante l'università, ho frequentato la facoltà di filosofia, che mi hanno lasciato un ricordo indelebile. La nostra vita è descritta in modo sublime nel mito della caverna ...continua

    Una delle poche opere lette durante l'università, ho frequentato la facoltà di filosofia, che mi hanno lasciato un ricordo indelebile. La nostra vita è descritta in modo sublime nel mito della caverna, basta alibi e scappatoie, la vita va vissuta in pieno perchè è l'unica possibilità che abbiamo.

    ha scritto il 

  • 5

    IL CASO DEI NEURONI SPECCHIO NELLA CAVERNA DI PLATONE

    Sono quasi vent’anni che stiamo davanti a un monitor su cui scorrono le ombre di un mondo la cui realtà è un optional. Ce ne stiamo imbambolati a guardare imitando le reazioni degli sconosciuti compa ...continua

    Sono quasi vent’anni che stiamo davanti a un monitor su cui scorrono le ombre di un mondo la cui realtà è un optional. Ce ne stiamo imbambolati a guardare imitando le reazioni degli sconosciuti compagni di web a nostra volta imitati, e solo gli errori di trascrizione, come le casuali mutazioni genetiche, permettono qualche piccola variante che salutiamo, con gli stessi gesti e gli stessi segni, come innovazione e progresso.

    Siamo tornati schiavi nella caverna, e la cosa fa comodo sia ai fruitori sia agli oscuri produttori di ombre, che si attaccano pro-domo sua alla neuroscienza con suoi fascinosi “mirror neurons”.
    Anche Platone aveva capito che ad Atene i mirrors neurons la facevano da padrone. Li chiamava, con un pizzico di snobismo, "conoscenza inferiore" alla stregua di quella delle scimmie.
    Il pensiero di lasciare l’umanità a sbucciare felicemente banane davanti lo specchio gli avrà fatto arricciare il pelo rosso:”
    per questi uomini la verità non può essere altro che le ombre degli oggetti”.
    A differenza degli scienziati moderni pensò “subito”, nello stesso capitolo e nel giro di poche righe, che non fosse giusto e bello (la verità è giusta e bella per il siculo-ateniese) lasciare i suoi simili là dentro la caverna.
    Li fece uscire uno per volta con il rischio di essere sopraffatti dai cisposi cavernicoli, maggioranza schiamazzante, qualora ritornassero indietro, pietosi, per liberarli:
    non farebbe ridere e non si direbbe di lui che torna dalla sua ascesa con gli occhi rovinati e che non vale neanche la pena di provare a salire? E non ucciderebbero chi tentasse di liberarli e di condurli su, se mai potessero averlo tra le mani e ucciderlo?".
    C’è qualcosa nella nostra corteccia umana, non dico di trascendentale ma più in alto, che modula i neuroni specchio che condividiamo con i nostri fratelli macachi, con tutto il rispetto per loro.
    A Platone è bastato fare mente locale per rendersene conto. I nostri scienziati hanno dovuto inventare un’ avveniristico strumento “neuroimmaginoso” per scoprire che questi benedetti neuroni si agitano quando si vede suonare un piffero e se ne stanno tranquilli quando si guarda il cielo stellato.

    Non ci resta che aspettare di sapere cosa ci farà uscire dalla caverna consolandoci con Platone.

    ha scritto il 

  • 4

    Utopia al tempo di Platone

    Giunti, stremati, all’ultima pagina, cosa possiamo ricavare da un’opera il cui contenuto ha segnato così profondamente l’immaginario politico occidentale? Gli interrogativi che lo scritto ci porge son ...continua

    Giunti, stremati, all’ultima pagina, cosa possiamo ricavare da un’opera il cui contenuto ha segnato così profondamente l’immaginario politico occidentale? Gli interrogativi che lo scritto ci porge sono molteplici e validi studiosi non hanno mancato di esprimere la loro opinione: l’utopia platonica fu considerata da Popper come una forma di totalitarismo politico, e la kallipolis tanto elogiata altro non sarebbe, per questo autore, che un governo di filosofi che mirano a sancire le condizioni necessarie per l’accesso al potere ed al suo esercizio. Il resto qui: http://salteditions.wordpress.com/2013/07/08/utopia-al-tempo-di-platone/

    ha scritto il 

  • 5

    Monumentale.

    Quattrocentoventi pagine che parlano della giustizia, della felicità, della conoscenza; quattrocentoventi pagine, insomma, che parlano della vita dell'uomo.
    Mai noioso e mai pesante, ma d ...continua

    Monumentale.

    Quattrocentoventi pagine che parlano della giustizia, della felicità, della conoscenza; quattrocentoventi pagine, insomma, che parlano della vita dell'uomo.
    Mai noioso e mai pesante, ma di sicuro necessita di un ampio respiro per poter essere gustato appieno (senza rischiare di sfrangiarsi le palle, certo).

    Due precisazioni:

    a) Il celebre «mito della caverna» non è un mito. Citando dall'opera (Libro VII 514 a):

    «Riguardo alla cultura e alla sua mancanza, immaginati la nostra condizione nel modo seguente. Pensa ad uomini in una caverna sotterranea [...]»

    Il celebre «mito della caverna» non è un mito. È un'allegoria. È la nostra situazione reale.
    Gli uomini sono incatenati in una caverna.
    Gli uomini sono costretti a guardare solo delle ombre.
    Gli uomini sono convinti che queste ombre siano tutta la loro realtà.
    E se per puro caso un uomo si libererà mai dalle catene e volgerà lo sguardo verso il sole della Verità, beh, i suoi occhi si feriranno, perché non abituati alla terribile luce.
    E quando infine questo uomo si abituerà alla luce scoprirà che la realtà è ben altra roba rispetto alle vecchie ombre della caverna; e se, meravigliato della scoperta, vorrà andare a liberare i suoi vecchi compagni per mostrare loro la realtà, beh, verrà trattato a pesci in faccia. I suoi vecchi compagni non gli crederanno, abituati come sono alle loro vecchie ombre. Verrà umiliato. Verrà deriso.
    Felicità della conoscenza? Non qui.

    b) Criticare Platone accusandolo di totalitarismo è come criticare Pirandello accusandolo di essere un fascista e, in definitiva, significa non capire un cazzo di niente.

    ha scritto il 

  • 5

    Il dialogo di Platone più bello, a mio giudizio. Partendo dalla domanda "Cos'è la giustizia?", si snoda in 10 libri in cui l'autore costruisce il suo stato ideale, governato dai filosofi ed in cui non ...continua

    Il dialogo di Platone più bello, a mio giudizio. Partendo dalla domanda "Cos'è la giustizia?", si snoda in 10 libri in cui l'autore costruisce il suo stato ideale, governato dai filosofi ed in cui non esiste proprietà privata. Immancabile

    ha scritto il 

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