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La Sicilia, il suo cuore - Favole della dittatura

Di

Editore: Adelphi (PBA 400)

3.9
(30)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 71 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845913414 | Isbn-13: 9788845913419 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Postfazione: Pasolini P. Paolo

Genere: Philosophy , Political , Social Science

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Descrizione del libro
2a ed.: gennaio 2003

In appendice: Dittatura in fiaba di Pier Paolo Pasolini
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  • 5

    Le favole di Sciascia sono una bella lettura. Sul comodino, una favola alla settimana toglie la noia di torno.
    oltre a questo, il libro (almeno nella mia edizione) si chiude con alcune pagine di Pasolini che io ho trovato suggestive.
    come sempre con Sciascia 5 pallini!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    0

    Favole della Dittatura

    Icastiche ed enigmatiche, minacciose e consuete, astratte e cruente: sono le Favole della Dittatura di Sciascia, non di rado sono buone per parlare dei nostri tempi e di questa dittatura.


    Di seguito le due che più mi impressionano.


    Nel solco lasciato dai carri i ra ...continua

    Icastiche ed enigmatiche, minacciose e consuete, astratte e cruente: sono le Favole della Dittatura di Sciascia, non di rado sono buone per parlare dei nostri tempi e di questa dittatura.

    Di seguito le due che più mi impressionano.

    Nel solco lasciato dai carri i ragazzi posero il rospo straziato. Il pimo carro che venne su, l'asino stracco che lo tirava riuscì a cavar fuori le ruote dal solco. Fiutato lo strazio del rospo, l'asino non ebbe il coraggio di schiacciarlo. Delusi, i ragazzi corsero a posarlo sul ferro del binario. Quando il treno sferragliò improvviso, il rospo pensò: "Davvero non posso lamentarmi del progresso".

    C'era luna grande; e il cane dell'ortolano e il coniglio, divisi dal filo spinato, quietamente parlamentarono. Disse il coniglio: "Gli ortaggi tu non li mangi; il padrone ti tratta a crusca e calci. La notte potresti serenamente dormire, lasciarmi un po' in pace tra le verdure e i meloni. Che tu mi faccia paura, non vuol dire che la tua sia migliore condizione della mia. Dovremmo riconoscerci fratelli". Il cane lo ascoltava, pigramente disteso, e il muso sulle zampe. E poi: "Quello che tu dici è vero; ma per me non c'è niente che valga il gusto di farti paura".

    ha scritto il 

  • 4

    Piccoli bocconi amari

    Poesie e brevi apologhi: testi poco conosciuti di un giovanissimo Sciascia.
    Difficile non incupirsi di fronte a certe immagini delineate, nella raccolta "La Sicilia, il suo cuore", per presentare un'isola da sempre emblema di immobilismo. "I corvi che discendono lenti", "l'immobile occhio d ...continua

    Poesie e brevi apologhi: testi poco conosciuti di un giovanissimo Sciascia.
    Difficile non incupirsi di fronte a certe immagini delineate, nella raccolta "La Sicilia, il suo cuore", per presentare un'isola da sempre emblema di immobilismo. "I corvi che discendono lenti", "l'immobile occhio del bue", il "maggio sciroccoso", i "morti binari", i "giorni grigi" e le "vecchie case che strozzano strade" trasmettono infatti la sgradevole sensazione di un luogo in cui tutto scorre identico da secoli. E come negarlo?
    Anche le "Favole della dittatura", per quanto a volte troppo didascaliche, non si prestano certo ad essere lette esclusivamente pensando al fascismo. Sono infatti, indubbiamente, metafore valide per ogni tempo e luogo. Solo i riferimenti agli intellettuali che mi è sembrato di cogliervi sono probabilmente anacronistici. La "sensibilissima anima dell'asino", la farfalla consapevole che la polvere nerodorata brilla soltanto sulle sue ali, il topo in trappola "pieno di disgusto e di noia" non sono forse simbolo di uomini di cultura consapevoli di essere migliori di tanti altri? Credo proprio di sì ... ma temo che questa eventuale superiorità apparirebbe oggi, di fronte ad un pubblico ammaliato ed inebetito da ben altre "gerarchie meritocratiche", piuttosto difficile da sostenere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il primissimo Sciascia

    Testi fulminanti e lucidi che, in seguito, Sciascia considerò di scarsa qualità. Eppure contengono, in embrione, alcuni dei suoi tratti letterari fondamentali, primo tra tutti la denuncia oltre alla volontà di utilizzare le parole, la letteratura, come arma di battaglia sociale o politica. Pasoli ...continua

    Testi fulminanti e lucidi che, in seguito, Sciascia considerò di scarsa qualità. Eppure contengono, in embrione, alcuni dei suoi tratti letterari fondamentali, primo tra tutti la denuncia oltre alla volontà di utilizzare le parole, la letteratura, come arma di battaglia sociale o politica. Pasolini scrive: “Dieci anni fa queste favolette sarebbero servite unicamente a mandare al confino il loro autore. Quanti italiani sarebbero stati in grado di capirle? Adesso, con un fondo di amarezza tutta scontata, Sciascia condanna, nel ricordo, quei tempi di abiezione, e proprio con un gusto della forma chiusa, fissa, quasi ermetica, insomma: che a quei tempi era proprio uno dei rari modi di passiva resistenza”.
    Probabilmente è proprio così: la “resistenza” di Sciascia al Fascismo si è concretizzata attraverso queste ventisette “Favole”. Un modo riservato e silenzioso, ma non per questo meno convinto o valido, di opporsi al regime.

    Continua qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/sciascia-leonardo-la-sicilia-il-suo-cuore-favole-della-dittatura.html

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Diversamente Sciascia

    Non è certo un poeta o almeno non è noto per esserlo, eppure Pasolini lo scoprì tale e per tale lo recensì nel suo volumetto d'esordio "Favole della dittatura" in cui si presenta come un novello Fedro osservatore e critico del ventennio.

    Vi copio tre delle favole più brevi.
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    Sup ...continua

    Non è certo un poeta o almeno non è noto per esserlo, eppure Pasolini lo scoprì tale e per tale lo recensì nel suo volumetto d'esordio "Favole della dittatura" in cui si presenta come un novello Fedro osservatore e critico del ventennio.

    Vi copio tre delle favole più brevi.
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    Superior stabat lupus: e l'agnello lo vide nello specchio torbo dell'acqua. Lasciò di bere, e stette a fissare tremante quella terribile immagine specchiata. "Questa volta non ho tempo da perdere" disse il lupo. "Ed ho contro di te un argomento ben più valido dell'antico: so quel che pensi di me, e non provarti a negarlo". E d'un balzo gli fu sopra a lacerarlo.
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    Il cane abbaiava alla luna. Ma l'usignolo per tutta la notte tacque di paura.
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    La volpe derideva il corvo per il suo nero. "Vedessi che effetto quando mi poso sul candido busto di minerva" gracchiò il corvo.
    La volpe non sapeva di Edgard Poe; Ma dentro sentì una stridula incrinatura di gelo.

    ha scritto il