La Sonata a Kreutzer

di Leone Tolstoi

Di

Editore: Fratelli Treves (Collezione Biblioteca amena ; 327)

3.9
(3412)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 251 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Olandese , Francese , Turco , Catalano , Portoghese , Russo , Giapponese , Chi semplificata

Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
ipo di documento Testo a stampa
Autore Tolstoj, Lev Nikolaevic
Titolo La Sonata a Kreutzer / di Leone Tolstoi
Pubblicazione Milano : Fratelli Treves editori, 1910
Descrizione fisica 251 p. ; 19 cm.
Collezione Biblioteca amena ; 327
Nomi
· Tolstoj, Lev Nikolaevic
Paese di pubblicazione ITALIA
Lingua di pubblicazione ITALIANO
Codice del documento IT\ICCU\IEI\0086500
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  • 4

    Un breve romanzo indubbiamente originale e controverso, ora come allora. Probabilmente con forti richiami autobiografici, che trae spunto da un brano, la Sonata a Kreutzer, che lo stesso Tolstoj defin ...continua

    Un breve romanzo indubbiamente originale e controverso, ora come allora. Probabilmente con forti richiami autobiografici, che trae spunto da un brano, la Sonata a Kreutzer, che lo stesso Tolstoj definisce
    "essenzialmente e certamente sensuale". Un brano che sarà una sua ossessione al punto che molti anni prima della stesura del libro, fece analizzare da tre specialisti per trarne argomentazioni scientifiche, su musicalità e sensualità. Tale brano non solo dà il nome al racconto, ma ne è un elemento cardine. Sarà quella musica suonata dalla moglie del protagonista, con un musicista conosciuto casualmente, ed invitato ad eseguire dei brani nel dopo pranzo di una domenica estiva, a rendere evidente al marito l'inevitabile tradimento della moglie, come ultimo atto di un rapporto ormai in crisi  e retto solo dal desiderio fisico.
    Il romanzo è sostanzialmente un monologo. Un  uomo racconta per  l'intera notte, durante un viaggio in treno, ad un occasionale confidente, le sofferenze subite durante il suo matrimonio..fino al tragico  epilogo,  dopo il presunto tradimento.
    È una lucida e per certi versi sorprendete descrizione, ancora attualissima   delle dinamiche e delle cause delle difficoltà nel matrimonio, fino all'atto finale che oggi potremmo chiamare tristemente, un femminicidio.
    Il libro è un manifesto del pensiero dell'ultima fase dell'autore, un'ulteriore convergenza verso una  conversione religiosa ortodossa e radicale sulla condotta etica di un credente rispetto al rapporto con le donne ed in particolare rispetto al matrimonio. L'impostazione del pensiero deve essere contestualizzato e nonostante ciò Tolstoj ha dovuto dare seguito a delle spiegazioni del libro e del suo pensiero.  Personalmente credo che in questo racconto emerga il pensiero religioso   di un uomo anziano, sempre piu conservatore e in difficoltà nel valutare il rapporto con la moglie ed in generale con le donne. Donne in costante emancipazione anche rispetto alla loro sessualità all'interno del matrimonio, allora come oggi, trasformazioni degli equilibri sociali ai quali l'uomo non appare preparato a valutare e ad accogliere.

    ha scritto il 

  • 4

    Mentre lo leggevo pensavo: "mah, non so se mi piacerà poi così tanto". Andando avanti però una sensazione sgradevole mi ha colta, una morsa allo stomaco, un'angoscia crescente... e lì ho capito che in ...continua

    Mentre lo leggevo pensavo: "mah, non so se mi piacerà poi così tanto". Andando avanti però una sensazione sgradevole mi ha colta, una morsa allo stomaco, un'angoscia crescente... e lì ho capito che invece mi stava piacendo, solo i libri che mi prendono riescono a farmi star male fisicamente così. La descrizione del rapporto tra marito e moglie è così verosimile (non in tutti i casi per fortuna) e attuale, da risultare sconfortante. Una riflessione sul matrimonio, sulla condizione dell'uomo e della donna nella società, sull'umanità nella sua essenza più pura.

    ha scritto il 

  • 4

    Un viaggio in treno, si sa, può dare l’occasione di scambiare qualche parola con sconosciuti e casuali compagni di viaggio. Accade a volte, poi, che si accendano discussioni se l’argomento è di quelli ...continua

    Un viaggio in treno, si sa, può dare l’occasione di scambiare qualche parola con sconosciuti e casuali compagni di viaggio. Accade a volte, poi, che si accendano discussioni se l’argomento è di quelli che animano e stuzzicano lo scontro di opinioni.
    « (…)come si fa a vivere con una persona quando non c’è l’amore? »
    Amore e matrimonio sono oggetto di diverbio tra una donna ed un vecchio mercante e quando lei perentoria sentenzierà: «solo l’amore consacra il matrimonio e che un matrimonio è vero soltanto se consacra l’amore.» un agitato passeggero si opporrà dichiarando che la realtà è ben altra.
    Rimasto solo con un altro compagno di viaggio- e voce narrante- l’irrequieto signore si presenta e raccontando la sua storia esordisce dicendo:
    ” Sono Pozdnyšev, uno a cui è successo l’episodio critico a cui alludevate, infatti ho ucciso mia moglie…”
    Inizia così il racconto che prende il ritmo della corsa accelerata del treno.
    Pozdnyšev espone le sue opinioni frutto della sua esperienza.
    L’amore ne esce come artefatto: un costrutto sociale vero e proprio.
    Null’altro che l’infimo tranello in cui l’uomo può cadere.
    Tolstoj dimostra in questo racconto il suo grande talento che emoziona per quel dono di sapere tradurre in parole le immagini di un profondo sconvolgimento psichico.
    L’evidente intento che strumentalizza la letteratura per sostenere un messaggio non è cosa né nuova né sbagliata. Qui, tuttavia, Tolstoj offre una dichiarazione di quel radicalismo ascetico a cui giunse dopo la sua famigerata crisi spirituale.
    Segue una postfazione che l’autore dovette pubblicare a seguito delle numerose proteste che seguirono la prima pubblicazione. In queste pagine argomenta cercando di dare logicità a un’interpretazione dei rapporti umani che, in realtà, soffre dell’irragionevolezza propria di ogni estremismo mistico.
    “La sonata a Kreutzer” di Beethoven è un’opera che va ascoltata e meritevole è anche l’uso metaforico che Tolstoj ne fa.
    Il racconto è stato per me doppiamente inquietante per l’evolversi di una psicosi che sfocia nel dramma e per il risvolto autobiografico che esprime una concezione del sesso, delle donne, dell’amore e dell’esistenza tutta con toni di puro delirio.

    ha scritto il 

  • 3

    Il divario che separa il Tolstoj di Guerra e pace e Anna Karenina da questo Tolstoj è immenso, ed è una premessa necessaria da fare.
    Romanzo breve (o racconto lungo) rabbioso, drammaticamente attuale ...continua

    Il divario che separa il Tolstoj di Guerra e pace e Anna Karenina da questo Tolstoj è immenso, ed è una premessa necessaria da fare.
    Romanzo breve (o racconto lungo) rabbioso, drammaticamente attuale. Avvincente, sotto certi aspetti. Moraleggiante, e questo è a mio avviso l'unico limite.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Un testo interessante, questo di Tolstoj, che pone l’accento sull’eterna diatriba uomo/donna in cui, ovviamente, l’uomo riveste il ruolo di cacciatore che sfodera tutte le sue armi per conquistare ma ...continua

    Un testo interessante, questo di Tolstoj, che pone l’accento sull’eterna diatriba uomo/donna in cui, ovviamente, l’uomo riveste il ruolo di cacciatore che sfodera tutte le sue armi per conquistare ma anche per condannare quella donna che, come preda, si è servita della sua arte di conquistatrice attirando a sé colui che, in seguito, non riconoscerà più indispensabile.
    A questo punto non resta che una domanda/riflessione quanto mai retorica: ma è possibile che nel corso dei millenni uomini e donne si siano dati e si stiano dando una caccia spietata senza fermarsi un po’ a considerare che cacciatori e prede si può esserlo, in partenza, solo entro certi limiti, mentre lo si può diventare al di là di ostacoli/premi o di azioni/reazioni che governano il mondo di cui uomini e donne sono parte integrante?
    Senza prendere le parti di nessuno dei due ‘contendenti’ si percepisce, attraverso il racconto di un viaggiatore logorroico, che intrattiene alcuni compagni di viaggio con notizie relative alla sua vita di coppia, un forte e totale ‘egoismo’ nel ‘rapporto affettivo’ coniugale, una forma di convivenza fin troppo collaudata da parte di entrambi, altro che confusione e/o inganno, per dirla con le sue parole: “È incredibile che totale illusione sia il ritenere che il bello sia il bene”, quando la realtà viene vista e interpretata con gli occhi della “volgarità” e della “depravazione”, come egli ama ripetere.
    Un punto significativo e rilevante è la definizione che egli fa della donna trattata come “oggetto del desiderio...strumento di piacere”, condizione che sembra essere l’ago della bilancia per chiarire il concetto di ‘schiavitù’ che, accomunando l’uomo e la donna, non rende liberi né l’uno né l’altra nel momento in cui si ‘mercanteggia’ l’amore visto qui come ‘passione dissoluta’ solo perché è lui/uomo a parlarne in primis, riferendo, non si sa se a ragione o a torto, parole non sue ma da lui offerte all’ascoltatore/lettore come vere.
    Ecco che l’inganno e la sopraffazione si fanno largo, perché è la sua imposizione che li crea, tanto che sembra possa aver modo di esistere la sua affermazione: “...se c’è uno scopo nella vita, allora è chiaro che la vita deve finire, una volta raggiunto lo scopo”, e si comprende quale sentimento di tristezza e senso di nullità possano emergere da una visione così limitata della vita, l’ideale di bontà, visto solo come continenza e purezza, non fa altro che porre sullo stesso piano due comportamenti che non necessariamente devono seguire il medesimo percorso.
    Successivamente viene esposto con particolare veemenza il prodotto dannoso dell’altro sentimento, la “gelosia” che fa il paio con l’egoismo quasi a giustificare l’esito finale del suo rapporto ‘malato’ con una donna che non ha mai amato realmente, ma che ha solo usato in funzione dei propri personali capricci. Però nel momento in cui un altro uomo trova un’intesa con sua moglie sul piano puramente platonico, almeno per quanto possiamo supporre noi in veste di lettori/ascoltatori, un senso di smarrimento per l’eventuale tradimento si impossessa di lui tanto che egli vede nella ‘musica’ l’ipotetica spinta all’abbandono. Non è un caso se l’autore sceglie una sonata per pianoforte e violino così carica di pathos da suscitare emozioni via via più forti, ne è testimonianza la sua affermazione: “Cos’è la musica? Cosa fa? E perché fa ciò che fa? Dicono che la musica agisca sull’animo elevandolo; sciocchezze, non è vero!...La musica eccita, ma non porta a una soluzione”, ciò, naturalmente, è solo per colui che si lascia accecare da un sentimento di ‘privazione’ generato dall’incapacità di mantenersi obiettivo nella formulazione di giudizi avventati. Ed è proprio per questo motivo che egli sente di cadere in un “cerchio di contraddizioni senza soluzioni”, perché scoprire che quel ‘corpo’ da lui ritenuto ormai conquistato si riveli essere, per sacrosanto diritto, proprietà di colei che egli ora vede con occhi nuovi, dà origine ad una serie di sentimenti opposti da lui difficilmente gestibili quali amore/odio, gioia/dolore o, peggio, piacere/sofferenza.
    Non può esistere un sentimento forte che inglobi amore/gioia/piacere in nessuno, se non si è in grado di attribuire ad esso il giusto significato, nel suo egoismo anzi egocentrismo, egli avverte solo un’assenza non una presenza, soprattutto quando afferma: “sentivo...che non potevo possedere questo corpo che non era mio e che lei poteva disporne come voleva lei e non come volevo io”. Il ‘male generato dall’essere’ più che il ‘malessere causato dall’esistere’ è racchiuso tutto in queste parole 'virtù/vizio' in nome delle quali si continua ancora a sottomettere, a calunniare, a calpestare l’animo e il corpo delle donne.

    Della postfazione di Tolstoj mi piace riportare questa analisi sui due differenti modi di seguire sia le leggi del credere che le leggi del vivere: L’uomo che professa una legge esteriore è paragonabile a un uomo collocato sotto la luce proiettata da una lanterna appesa a un palo. Sta sotto la luce della lanterna, il punto in cui si trova è illuminato, ma non può spingersi in nessun’altra direzione. L’uomo che professa la dottrina di Cristo è simile a un uomo che porti davanti a sé una lanterna appesa a una pertica più o meno lunga: egli è sempre preceduto dalla luce, questa lo stimola incessantemente a seguirla e gli dispiega dinanzi un nuovo spazio illuminato che lo attira verso di sé.”.

    ha scritto il 

  • 5

    Ecco perchè insisto con i gdl

    L’inizio di un commento deve essere il più accattivante possibile per non annoiare e raggiungere, così, i fini dello scrivente, tutti legittimi anche se non sempre confessabili (V. Daniele ecc… ecc.. ...continua

    L’inizio di un commento deve essere il più accattivante possibile per non annoiare e raggiungere, così, i fini dello scrivente, tutti legittimi anche se non sempre confessabili (V. Daniele ecc… ecc.. ).

    Nella fattispecie il mio inizio coincide con la fine (facile gioco di parole che avrei potuto risolvere con un sinonimo più decente ): mettere in w.l. I diari 1862-1910 di Sof'ja Tolstaja, la mitica Sonia, perchè non tutti i detti lasciano il tempo che trovano e quello che dietro un grande uomo (e il talento di Lev è infinito, altro che grande) c’è una grande donna è assolutamente vero in questo caso.

    Sentite che dice la poveretta, che gli sfornò ben tredici figli, dopo aver letto La Sonata, (che peggiorò di brutto il loro rapporto di odio /amore): « Sarebbe terribile restare incinta. Tutti lo verranno a sapere e ripeteranno con gioia maligna una battuta uscita ora nell'ambiente di Mosca: «Ecco la vera conclusione della Sonata a Kreutzer: […] predica la continenza, mentre nei fatti...».
    E poi:
    « Non so perché abbiano avvicinato la Sonata a Kreutzer alla nostra vita coniugale, ma è un fatto. E tutti, dallo zar sino al fratello di mio marito e al suo migliore amico Dikov, mi hanno biasimata. Ma d'altronde perché cercare dei terzi? Io stessa ho sentito che questo racconto mi chiamava in causa, che mi infliggeva una ferita diretta, mi sminuiva agli occhi del mondo intero distruggendo ciò che restava del nostro amore »

    Potremmo dire, con facile psicologismo, che il poveretto non riuscì mai ad amare questa sua irruenza sessuale da caprone e che il capolavoro non fosse che una amara confessione: accusare il maschio senza riuscire ad assolvere la femmina, eterna Eva tentatrice approfittatrice del suo Disturbo (in cui però Sof'ja non si rispecchiava punto).
    E’ tale l’avversione contro la donna che il vecchio scrittore arriva a confessare di aver perso la trebisonda solo per i maschi pur provando ribrezzo al solo pensiero di un rapporto fisico.

    Un uomo che non amava le donne e che, sotto le mentite spoglie di Poz (abbreviativo del cognome impossibile del narratore della Sonata), si accusa e ricusa la condanna senza pena per delitto d’onore: la colpa vera era il disgustoso soggiacere agli appetiti della carne di una coppia sposata che si sente a posto con Cristo .

    E per non farsi mancare nulla, scrive una postfazione delirante in cui ribadisce principi che avevano già sconvolto la povera Sonja, quando Tolstoj aveva cominciato a praticare un millenarismo pauperista:
    - « Critica avversa all'ortodossia e alla chiesa [...], critica della nostra vita, biasimo per tutto ciò che facevo e facevano i miei. Era intollerabile. [...] Ma un giorno … stavo scrivendo e sentii che arrossivo, il sangue mi affluì alla testa e mi sentii invadere da una crescente indignazione. Presi tutti i fogli e li portai a Lev, dichiarando che non avrei ricopiato più nulla: non posso. »

    Certo non dev’essere stato facile vivere con uomo così pieno di talento ma anche di contraddizioni tutte dispiegate nei suoi capolavori ma mai così specchiate come nella Sonata a Kreutzer: da leggere assolutamente perchè libro fondamentale per la storia ancora in fieri delle donne.

    P.S. Non avendo ancora letto i diari di Sonia, tutti gli incisi sono estrapolati da Wicki, di cui sono pecuniarmente sostenitrice.

    ha scritto il 

  • 3

    Storia attualissima di un femminicidio raccontata da Tolstoj. Ritmo, limpidezza, rigore, precisione. Era un gigante, poco da dire. Mentre lo leggo mi viene in mente sempre la parola "abitare". È uno d ...continua

    Storia attualissima di un femminicidio raccontata da Tolstoj. Ritmo, limpidezza, rigore, precisione. Era un gigante, poco da dire. Mentre lo leggo mi viene in mente sempre la parola "abitare". È uno dei pochi che riga per riga costruisce al lettore uno spazio in cui ci si trasferisce: ci stai comodo, ci abiti appunto. Anche quando si tratta di uno spazio angusto come in questo caso: sia che si alluda allo scompartimento ferroviario dove l'uxoricida si confessa ai suoi compagni di viaggio. Sia che si pensi al numero esiguo di pagine. Il che conferma che in Guerra e pace o in Anna Karenina non è la mole della narrazione a produrre quella sensazione, ma il modo in cui l'autore costruisce la storia e il mondo in cui si sviluppa.

    Questo naturalmente a prescindere dai contenuti. In queste pagine Tolstoj (ci aggiunse pure una postfazione terrificante, per paura che non fosse stato abbastanza chiaro), con rispetto parlando, delira. La morale che ricava dal femminicidio è aberrante, tanto per l'uomo che per la donna. Arriva a definire non solo il sesso, ma anche l’amore che induce allo scambio sessuale “qualcosa di decisamente schifoso, di sporco, che solo a parlarne e a pensarci fa nausea e vergogna”. Insomma, davvero roba da coma etico (molto peggio di quello etilico).

    La teoria sull'astinenza sessuale come fonte di salute morale e bussola etica è stata una teoria che gran parte di noi (nati dal '50 in qua) ha preso in considerazione solo per riderci sopra (tranne i cattolici ovviamente e qualche isolata frangia zen). E anche stavolta ho pensato solo cose da ridere, mentre ammiravo come si possano scrivere così bene, cose così osceme.
    Tanto per fare un esempio, mi è tornato in mente il metodo "Oggi-no" (e dunque l'astinenza assoluta, prematrimoniale e non, che come antifecondativo indubbiamente funziona) con cui negli anni '70 si sfotteva il famoso metodo anticoncezionale "Ogino” (dal nome di uno dei due ginecologi che lo inventarono). I cattolici lo praticavano entusiasti, con risultati più esilaranti delle nostre battute. La sua fortuna fu di sicuro una delle concause dell'ultima fase del baby boom.

    E c'è un altro esempio in quegli anni di riscoperta del valore morale (e anche fisico, proprio come dice Tolstoj) della castità. E fu quello dell'educazione sessuale propagandata dalle organizzazioni giovanili cattoliche, in particolare da Comunione e Liberazione: "vergini al matrimonio” era il motto. E anche quella si risolse in una ulteriore contributo alla crescita demografica. Perché persino ai ciellini accadeva che gli ormoni, resisti-resisti-resisti, ad un certo punto tracimassero. E accadeva spesso nel momento topico (con rispetto parlando) per cui del motto restava solo il matrimonio, con prole in arrivo (pancioni in tulle – mestamente bianco sporco o avana - facevano la fila per entrare nelle chiese in quegli anni).

    Insomma caro Lev, la castità (tranne casi eccezionali) oltre ad essere noiosa, oltre ad essere una perversione sessuale grave, ha un altro problema: non funziona. A Napoli dicono "lassa perde: nunn'è cosa".

    ha scritto il 

  • 3

    Ho provato un odio profondo verso il protagonista di questa storia: un omuncolo a cui piace giocare al padre-padrone e che per proteggere il suo orgoglio ferito si sente in diritto di uccidere la prop ...continua

    Ho provato un odio profondo verso il protagonista di questa storia: un omuncolo a cui piace giocare al padre-padrone e che per proteggere il suo orgoglio ferito si sente in diritto di uccidere la propria moglie avendo il dubbio (e solo quello) che lei abbia potuto tradirlo. Un folle misogino, bipolare, attaccato alle apparenze. Un uomo che vede la moglie come di sua proprietà. Vi ricorda fatti di cronaca recente? A me pure troppi. Da donna, questa storia è stata insopportabile. Da lettrice, ho apprezzato tantissimo la scrittura di Tolstoj.

    ha scritto il 

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