La Tregua

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Publisher: Editorial Seix Barral

4.2
(682)

Language: Español | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian

Isbn-10: 9875800953 | Isbn-13: 9789875800953 | Publish date: 

Also available as: Mass Market Paperback , Others , Hardcover , Softcover and Stapled

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description
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  • 4

    la storia toccante di un uomo qualunque (impiegato in attesa della pensione, vedovo, senza amici) che a quasi cinquant'anni scopre l'amore e intravede la possibilità di una vita diversa, semplice e ap ...continue

    la storia toccante di un uomo qualunque (impiegato in attesa della pensione, vedovo, senza amici) che a quasi cinquant'anni scopre l'amore e intravede la possibilità di una vita diversa, semplice e appagante. un romanzo senza fronzoli eppure umano e toccante, in cui la compostezza (sia della prosa di benedetti che dello sviluppo della trama) non toglie nulla alla profondità delle emozioni che procura.

    "ma non era la felicità. era solo una tregua"

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  • 0

    Ci penso, e sono preso dalla fretta, provo l'angosciante sensazione che la vita mi stia sfuggendo, quasi le mie vene si fossero aperte e non riuscissi a fermare il sangue che ne esce.

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  • 3

    ED E' SUBITO SERA

    La bellissima poesia di Salvatore Quasimodo "Ed è subito sera" del 1942 rappresenta la sintesi di questo romanzo: "Ognuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole, ed è subito ser ...continue

    La bellissima poesia di Salvatore Quasimodo "Ed è subito sera" del 1942 rappresenta la sintesi di questo romanzo: "Ognuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole, ed è subito sera".
    Il protagonista Martìn Santomé è un 50enne abitante di Montevideo che aspetta di andare in pensione (ne ha una inspiegabile - a mio parere - fretta). Una vita lineare, sommessa, con la perdita prematura dell'amatissima moglie Isabel, con tre figli (rapporti non del tutto facili), un lavoro ripetitivo e noioso, per quanto sicuro e adeguatamente retribuito. Tutto procede con calma piatta, finché un giorno non entra nella sua vita la figura di una impiegata (da addestrare): Laura Avellaneda. Sarà di nuovo amore, dopo una lunga riflessione, e il "raggio di sole" che gli dona nuova linfa vitale. Ma sarà presto "sera" di nuovo.
    Lo stile della narrazione rende magistralmente lo spirito del protagonista e le vicende minime della sua vita, raccolte in questa specie di diario. Forse triste, ma molto toccante.

    Blue Tango

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  • 4

    Davvero bello

    Mi ha richiamato l'immenso Bartleby (Melville)….quell'aura di straniamento nella normalità che permea questo breve romanzo dalla prima all'ultima pagina.
    Non inganni la struttura apparente del diario ...continue

    Mi ha richiamato l'immenso Bartleby (Melville)….quell'aura di straniamento nella normalità che permea questo breve romanzo dalla prima all'ultima pagina.
    Non inganni la struttura apparente del diario quotidiano: in realtà si tratta di un espediente per separare i frammenti narrativi in "quadri" sempre coerenti e armoniosi che compongono un blocco molto saldo e compatto.
    Straordinaria capacità di questo scrittore è quella di trarre il massimo dal minimo: la vicenda centrale d'amore intorno alla quale ruota la storia è scritta con assoluta economia di mezzi espressivi, che, tuttavia, sapientemente distribuiti su diversi piani che acutizzano la percezione degli eventi raccontati da differenti angolazioni, coprono una gamma vastissima e davvero profonda di situazioni-sentimenti-atteggiamenti attraverso i quali Benedetti, manipolando la normalità, vi aggiunge spessore e forza, introducendo anche un vivo senso di suspense e avventura che parrebbe negato dalla ovvietà e semplicità dei fatti rappresentati.
    E lui, l'impiegato alle soglie della pensione, continua a interrogarsi e a interrogarci...
    Davvero bello.

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  • 5

    Non era la felicità, era solo una Tregua

    "È evidente che Dio mi ha riservato un destino oscuro. Non proprio crudele. Semplicemente oscuro. È evidente pure che mi ha concesso una tregua. All'inizio mi sono rifiutato di credere che potesse ess ...continue

    "È evidente che Dio mi ha riservato un destino oscuro. Non proprio crudele. Semplicemente oscuro. È evidente pure che mi ha concesso una tregua. All'inizio mi sono rifiutato di credere che potesse essere la felicità. Mi sono opposto con tutte le mie forze, poi mi sono dato per vinto, e ci ho creduto. Ma non era la felicità, era solo una tregua".
    SPLENDIDO

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  • 5

    Un anno a Montevideo

    Martìn Santomé ha 49 anni, 3 figli grandi, un lavoro ripetitivo e avaro di soddisfazioni, una vita noiosa, un solo amico; Martìn gode della stima di chi lo conosce, ha pochi ricordi del proprio passat ...continue

    Martìn Santomé ha 49 anni, 3 figli grandi, un lavoro ripetitivo e avaro di soddisfazioni, una vita noiosa, un solo amico; Martìn gode della stima di chi lo conosce, ha pochi ricordi del proprio passato, rapporti rarefatti con i figli, distaccati e un po' polemici con il suo Dio, nutre (giustamente) un po' di timore di invecchiare, essendo ad un passo dalla pensione (siamo nel 1959, altri tempi per le protezioni previdenziali). E' vedovo da molti anni e, per superare il dolore e affrontare i gravi compiti della paternità, si è costruito un piccolo mondo mediocre di abitudini. Cosa lo salva? Una prodigiosa capacità di introspezione, che mette a frutto grazie alla (metodica anch'essa) stesura del diario. E così riconosce che, in fondo, dovrebbe essere orgoglioso per avercela fatta nonostante tutto, ma non lo è, perché "riuscire a cavarsela con i figli era un obbligo", e "tutto è stato sempre troppo obbligatorio perché potessi sentirmi felice". E, a un certo punto, si chiede brutalmente: "Non sarò per caso arido? Sentimentalmente, dico".
    Ma (attorno alle pagine 70-90) succede qualcosa, che a poco a poco sconvolge tutto questo mondo asfittico ma tranquillizzante. Ma, ciò che più conta, questo (secondo) innamoramento fa rivivere anche il primo, gli dona un nuovo significato, offre (oltre al comprensibile impatto emotivo) una nuova consapevolezza, molto maggiore e più profonda di quella sin lì coltivata mediante l'esercizio del puro raziocinio; anche i rapporti, ora apertamente conflittuali, con uno dei figli si chiariscono, e questo perché, come Martìn riconosce, "parlo con lei come se parlassi con me stesso, e anzi ancora meglio".
    Poi (a pag. 218) le cose cambiano di nuovo e, come avviene con i racconti più belli, sta a noi fantasticare su quello che accadrà dopo che il diario si è chiuso e il periodo di "tregua" si è interrotto.
    Martìn Santomé è il mio personaggio letterario del 2016. Ciao Martìn, mi hermano.

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  • 0

    “E tu come ti senti,” le ho chiesto, “come se ti vedessi le mani leggermente azzurre e luminose?”

    “Io e Avallaneda,” ho detto molto lentamente. “Su, dillo ancora”. “Io e Avallaneda,” ho ripetuto, obbe ...continue

    “E tu come ti senti,” le ho chiesto, “come se ti vedessi le mani leggermente azzurre e luminose?”

    “Io e Avallaneda,” ho detto molto lentamente. “Su, dillo ancora”. “Io e Avallaneda,” ho ripetuto, obbediente.

    anche il suo sguardo sembrava essere quello di chi sia sorpreso dal mondo, dal semplice fatto di trovarcisi.

    Storia di una felicità ragionevole, oggi si direbbe: sostenibile.
    La storia di pochi mesi in cui a un uomo che la vita non aveva trattato in modo amichevole, un uomo che aveva trovato l’equilibrio in una tristezza con vocazione all’allegria, riesce a ri-pensare alla vita, a pensare di nuovo alla vita, alla possibilità di un ordine logico e perfino all’ipotesi di un progetto.
    Mediocre per sua stessa ammissione, appassionato di un lavoro mediocre, dedito a sveltine “igieniche”, con un paio di amici entrambi problematici, alla strenua ricerca di un dialogo coi figli; talmente “ragioniere” da chiamare il suo amore sempre e solo per cognome; Avallaneda – quando la sente chiamare Laura non si rende nemmeno conto che si parla di lei.
    Un uomo normale, insomma, perché la sua storia di dolore, una vedovanza troppo precoce, non lo distingue mica dagli altri, non lo rende speciale per nessuno, non gli dà nemmeno l’onore che si tributa a chi ce l’ha fatta malgrado tutto. – Riuscire a cavarmela con i figli era un obbligo.
    Chi non è attratto dal proprio passato? Non certo chi vive in un presente continuo.
    Che cos’è la tregua? Una felicità ragionevole, pochi mesi, senza morale e senza spiegazioni a tutti i costi; morale e spiegazioni che non ci sono perché non ce n’è bisogno: Benedetti si limita a raccontare, e non è certo poco, una vita, un pezzo di vita.

    Ecco, un possibile titolo alternativo per il romanzo potrebbe essere: La vita.
    Un pezzo di vita che approssimativamente si può racchiudere tra le due frasi che seguono.

    Ma la mia libertà è l’altro nome della mia inerzia.

    Ci sono giorni in cui non riesco a distinguere le sfumature che separano l’inerzia dalla disperazione.

    said on 

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