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La Tulipe noire

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Editeur: Editions Gallimard

3.6
(554)

Language:Français | Number of pages: 378 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) Spanish , Italian , English , Catalan

Isbn-10: 2070441105 | Isbn-13: 9782070441105 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Hardcover , Others , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Description du livre
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  • 4

    A volte si è talmente sofferto da essere in diritto di non dover mai dire: Sono troppo felice!

    Il solito fantastico Dumas che si allontana dalla Francia per portarci tra i campi di tulipani dell'Olanda...

    dit le 

  • 4

    Nella mia beata ignoranza (chissà perché beata, poi), pensavo che il Tulipano Nero fosse un personaggio, un avventuriero tipo Primula Rossa…

    Non credevo si potesse tessere una storia così avvincente i ...continuer

    Nella mia beata ignoranza (chissà perché beata, poi), pensavo che il Tulipano Nero fosse un personaggio, un avventuriero tipo Primula Rossa…

    Non credevo si potesse tessere una storia così avvincente intorno alla creazione di un fiore raro e prezioso.
    Storia d'amore, di spionaggio, di invidia, di tradimenti, il tutto intrecciato alle vicende storiche dell'Olanda del '600.
    Un libro delicato come un fiore e rocambolesco come un'avventura.

    dit le 

  • 4

    Viaggio, in compagnia di Monsieur Dumas, nella laboriosa Olanda repubblicana del “secolo d’oro” .
    Giunti all’Aia vedo, in lontananza, un nugolo di sagome dirette verso il Buitenhof. Ci avviciniamo. Ch ...continuer

    Viaggio, in compagnia di Monsieur Dumas, nella laboriosa Olanda repubblicana del “secolo d’oro” .
    Giunti all’Aia vedo, in lontananza, un nugolo di sagome dirette verso il Buitenhof. Ci avviciniamo. Chissà, dico io, ci sarà uno spettacolo. Si sente vociare, ma ancora nulla si vede. Ci affacciamo dalla carrozza e chiediamo ragione di tanto schiamazzo. Perdiana! Quei bravi borghesi de L’Aia hanno appena fatto a pezzi i cadaveri dei fratelli de Witt, Jan e Cornelius. Guardo Monsieur Dumas, dico: Andateci piano, per favore! Perché lo so che tutto quel che accade è per vostra volontà!
    Ridacchia, lui. Se cominciamo così, siamo a posto.

    Per fortuna la nuova meta è la piccola e ridente Dordrecht, con le sue casette bianche e rosse, i suoi mulini a vento, i suoi fiori variopinti. Una di queste case illuminate dal sole, appartiene a Cornelius Van Baerle ed è stata, prima, del padre e del nonno. Il padre col suo commercio aveva accumulato tanto denaro da rendere ricco il figliuolo. Monsieur Dumas mi racconta che il vecchio Van Baerle, prima di accomiatarsi dal mondo, aveva dato un suggerimento al giovane Cornelius: «Se vuoi vivere davvero, mangia bevi e spendi, perché non è vita lavorare tutto il giorno seduto su una sedia di legno o in una poltrona di cuoio, dentro un laboratorio o dentro un negozio. Pure tu morirai, e se non ti toccherà la fortuna di avere un figlio il nostro nome si estinguerà, e i nostri fiorini, pieni di stupore, si ritroveranno con un padrone sconosciuto, quei bei fiorini ancora nuovi che abbiamo pesato soltanto io, mio padre e chi li ha fusi. Soprattutto non prendere esempio dal tuo padrino Cornelius de Witt, che si è buttato in politica, la più ingrata delle carriere, e che di sicuro finirà male». Quel Cornelius de Witt? Chiedo io. Sì, lui. La cosa non mi rassicura. Mi racconta che il giovane Van Baerle ha investito parte dell’eredità paterna per dedicarsi alla sua passione, i tulipani. Poi Monsieur Dumas leva il dito a indicare un’altra abitazione, proprio accanto a quella di Cornelius. Lì, mi spiega, abita un altro uomo con la stessa passione, un certo Isaac Boxtel. Un tipo sgradevole, bassetto, calvo, sguardo torvo e gambe storte. E invidioso. Tanto. Monsieur Dumas aggiunge che un giorno entrambi cercheranno di far nascere il tulipano nero. Fiore che renderà al suo creatore 100mila fiorini (lui lo sa, per questo mi racconta cosa accadrà). Anche in una piccola e ridente città, dove si coltivano fiori, allo stesso modo si crescono serpi. E Boxtel nutre entrambe le creature.
    Non faccio a tempo a porre una domanda che mi ritrovo in quel postaccio, dove c’è la prigione del Buitenhof. Ecco, mi dice Monsieur Dumas, qui c’erano i fratelli de Witt, e qui finirà il giovane Van Baerle. E perché, di grazia? Risponde che lo saprò a tempo debito. Toh!
    Tuttavia afferma che qui Cornelius incontrerà un altro fiore. Il fiore della sua vita. Dopo il tulipano.
    Monsieur si stropiccia un baffo, maschera un sorriso, mi suggerisce di voltare la pagina, ché la via è ancora lunga. La ricompensa garantita.

    Monsieur Dumas, si mormora che uno dei vostri “ghostwriter” (un certo Maquet, pare) abbia versato parecchio del proprio inchiostro per Il tulipano. Ditemi, è vero? E nel caso, lo avete almeno ben retribuito?

    P.S. Edizione digitale Newton Compton. Diversi refusi. E passi. Però: “…quattrocentomila fiorini che il signor Van Baerle figlio aveva trovato ancora intatti alla morte dei suoi cari genitori, nel 1668, benché quei fiorini portassero tutti una data di conio intorno al 1640 e alcuni addirittura del 1810, il che provava che nel mucchio c’erano dei fiorini del padre di Van Baerle e anche del nonno di Van Baerle”. Non è che avranno avuto la macchina del tempo per fare un salto nel 1810, no?

    dit le 

  • 4

    La fiaba del fiore perfetto

    In una terra di pianure e dighe, dove l’orizzonte nebbioso è tagliato dalle pale dei mulini a vento, Dumas allestisce il palco per una nuova vicenda. Abbandonando i passaggi segreti del Louvre e ...continuer

    In una terra di pianure e dighe, dove l’orizzonte nebbioso è tagliato dalle pale dei mulini a vento, Dumas allestisce il palco per una nuova vicenda. Abbandonando i passaggi segreti del Louvre e i salotti luminosi della nobiltà parigina, questa volta si trasferisce nelle Fiandre. Qui, all’epoca di Guglielmo d’Orange, tra personaggi storici e personaggi inventati, si svolge la rocambolesca avventura del floricoltore Cornelius Van Baerle. Il giovane protagonista, per portare a termine l’ obiettivo proposto dalla società di orticoltura di Haarlem, comincia a lavorare per la creazione di un fiore che lo avrebbe portato ricchezza e successo, il tulipano nero. La tranquillità di quei giorni laboriosi, trascorsi tra il giardino e l’essiccatoio di casa, dove compie notevoli progressi, è però minacciata dai piani di un acerrimo rivale pronto a sabotare il suo lavoro per rubare il bulbo in cui il tulipano dorme ancora celandosi nel limbo della fioritura.

    Intorno a quel fiore perfetto e impossibile, sbocciato per ignote combinazioni, la cui vita sarebbe durata un solo giorno , si dipana una storia che acquista lo stile e i colori di una fiaba. Una lettura appassionante di avvenimenti irrequieti e disperati dove tutto finisce bene quando tutto sembra inesorabilmente perduto. Lo sfondo storico di un’Olanda del tardo seicento, i luoghi popolati di case dalle vedute interne spartane e castelli adibiti a prigioni, oltre a rendere la narrazione un suggestivo racconto epico, le conferiscono le sembianze di un quadro di Vermeer dove persone e cose sono immerse in una luce cristallina che li investe e li penetra rendendoli irreali.

    Da contrappunto alla storia c’è l’amore travagliato tra Cornelius , in prigione per una congiura, e Rosa, la figlia del carceriere, colei che Dumas mette in scena per sciogliere i nodi della vicenda e proclamarla come sola e unica eroina.

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  • 5

    MERCI

    5* per avermi portato nell'Olanda del 1600, per avermi portato nel mondo dei botanici che cercano di migliorare la natura, per avermi portato in una meravigliosa storia di uomini e di amori, merci mon ...continuer

    5* per avermi portato nell'Olanda del 1600, per avermi portato nel mondo dei botanici che cercano di migliorare la natura, per avermi portato in una meravigliosa storia di uomini e di amori, merci monsieur Dumas!!

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  • 3

    Ho apprezzato questo libro in quanto appartanente ad uno stile di scrittura oramai passato e la curiosità di leggerlo mi ha portata a soprassedere al fatto che è estremamente pesante, ricco di frasi i ...continuer

    Ho apprezzato questo libro in quanto appartanente ad uno stile di scrittura oramai passato e la curiosità di leggerlo mi ha portata a soprassedere al fatto che è estremamente pesante, ricco di frasi inutili e cavilloso di descrizioni. Leggetelo solo se siete veramente incuriositi e con tanta voglia di farvi del male ù_ù

    dit le 

  • 4

    Un Dumas quasi "fiabesco" nel raccontare un idillio ambientato in Olanda in piena tulipanomania nel Seicento. Pochi intrighi, descrizioni e riflessioni più contenute rispetto ad altri romanzi ma tanta ...continuer

    Un Dumas quasi "fiabesco" nel raccontare un idillio ambientato in Olanda in piena tulipanomania nel Seicento. Pochi intrighi, descrizioni e riflessioni più contenute rispetto ad altri romanzi ma tanta passione (per la propria patria, per i tulipani, per la donna amata) incorniciate da uno sfondo storico poco noto ma molto interessante.

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