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La violenza e il sacro

By René Girard

(313)

| Paperback | 9788845909474

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Book Description

«E' criminale uccidere la vittima perché essa è sacra... ma la vittima non sarebbe sacra se non la si uccidesse». Questo terribile, paralizzante circolo vizioso s'incontra subito, quando si esamina la realtà del sacrificio. Di fronte a esso l'ambival Continue

«E' criminale uccidere la vittima perché essa è sacra... ma la vittima non sarebbe sacra se non la si uccidesse». Questo terribile, paralizzante circolo vizioso s'incontra subito, quando si esamina la realtà del sacrificio. Di fronte a esso l'ambivalenza tanto frequentemente evocata dal pensiero moderno ha l'aria di un pio eufemismo, che malamente cela il segreto non già di una pratica estinta, ma di un fenomeno che ossessiona il nostro mondo: la violenza - e il suo oscuro, inscindibile legame con il sacro. Nesso tanto più stretto proprio là dove, come nella società attuale, si pretende di conoscere il sacro soltanto attraverso i libri di etnologia: del sacro si può dire infatti, osserva Girard, che esso è innanzitutto «ciò che domina l'uomo tanto più agevolmente quanto più l'uomo si crede capace di dominarlo». Che cosa lega, che cosa tiene insieme una società? Il «linciaggío fondatore», l'ombra del capro espiatorio - risponde Girard - e la brutalità della risposta è proporzionale alla lucidità, alla sottigliezza, all'acutezza delle analisi che a tale conclusione portano. Si tratti della tragedia greca o di riti polinesiani, di Frazer o di Freud, di fenomeni del nostro mondo o di grandi figure romanzesche, sempre Girard riesce a mostrarceli nella luce di quell'evento primordiale, sempre taciuto, sempre ripetuto, in cui la società trova la sua origine, rinchiudendosi nel circolo vizioso fra sacro e violenza. In questo libro, che apparve in Francia nel 1972, molti ormai hanno riconosciuto il fondamento di un'opera di pensiero fra le più rilevanti del nostro tempo. Con gesto drastico, Girard è sfuggito a quelle disparate neutrafizzazioni del religioso a cui l'antropologia, da decenni, ci ha abituato; anzi ha individuato in questo delicato escamotage scientista «un'espulsione e consumazione rituale del religioso stesso, trattato come capro espiatorio di ogni pensiero umano. Il mana, il sacrum, il pharmakon, queste parole dal potere contagioso, cariche d'ambiguità e di significati contradditori, tornano qui al centro della riflessione, come sono di fatto al centro della vita. Ma, proprio perché, come ha osservato Girard, «la semplicìtà e la chiarezza non sono di moda», e proprio perché tali parole sono per eccellenza complesse e oscure, l'indagine che qui viene proposta ha un'evidenza una nettezza, una precisione che s'impongono sin dalle prime righe. E alla fine ci troveremo faccia a faccia con una constatazione bruciante sulla realtà che ci circonda: «La tendenza a cancellare il sacro, a eliminarlo interamente, prepara il ritorno surrettizio del sacro, in forma non più trascendente bensì immanente, nella forma della violenza e del sapere della violenza».

Indice - Sommario

1. Il sacrificio
2. La crisi sacrificale
3. Edipo e la vittima espiatoria
4. La genesi dei miti e dei rituali
5. Dionisio
6. Dal desiderio mimetico al doppio mostruoso
7. Freud e il complesso di edipo
8. Totem e tabù e le proibizioni dell'incesto
9. Levi-Strauss, lo strumentalismo e le regole del matrimonio
10. Gli dèi, i morti, il sacro, la sostituzione sacrificale
11. L'unità di tutti i riti

Conclusione
Bibliografia

9 Reviews

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  • 8 people find this helpful

    Cala Girard, cala!

    Il tonfo definitivo di credibilità la teoria di Girard lo subisce intorno a pagina trecento quando l'autore, non contento d'aver ricondotto al meccanismo del capro espiatorio tutti i miti e i riti, e la società e i sistemi di parentela e quant ...(continue)

    Il tonfo definitivo di credibilità la teoria di Girard lo subisce intorno a pagina trecento quando l'autore, non contento d'aver ricondotto al meccanismo del capro espiatorio tutti i miti e i riti, e la società e i sistemi di parentela e quant'altro ancora, afferma che quivi avrebbe la sua origine addirittura il linguaggio umano.
    Sì, e dopo?

    (tre stelle per lo stile di scrittura e i numerosi spunti; altrimenti: due)

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    Yupa said on Sep 17, 2012 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Il roncio l'ho preso io

    Mesi fa mi chiama la mia amica Chiara. - Minchia Vio, tu non sai chi ci sta a Torino il prossimo week, no, zero, appena te lo dico stai male, ci andiamo sicuro.
    - Mh? - René Girard! - No! Minchia mi prendi per il culo? No, cioè zero, viene dall'Amer ...(continue)

    Mesi fa mi chiama la mia amica Chiara. - Minchia Vio, tu non sai chi ci sta a Torino il prossimo week, no, zero, appena te lo dico stai male, ci andiamo sicuro.
    - Mh? - René Girard! - No! Minchia mi prendi per il culo? No, cioè zero, viene dall'America apposta? A Torino? Cioè avrà 90 anni ma chi se ne frega, vai grande, prenoto tutto io, zia, pensa se ce lo perdevamo!

    Grandi preparativi, sfanculati gli amici del sabato sera, sfanculato tutto. Conferenza sabato alle 14.00, saremmo stati lì dalla mattina, hotel Italia, vicino Piazza Castello.
    Tutto pronto.

    - Chia, ma di cosa parlerà? - Ma non so, qualcosa sulla comunicazione. - ? Strano, che cazzo c'entra la teoria mimetica del desiderio nei Vangeli con la comunicazione? - Che te ne frega, hai caricato la macchina fotografica che vi fotografo?
    Tutto pronto.

    Venerdì pomeriggio ho fatto una pausa durante la quale ho cercato il programma della conferenza perché - che cazzo - viene in Italia e io non mi preparo una domanda da super robba?

    Google, Torino, Girard.

    Giorgio Girard presenta: Il partito mediatico: protagonismo e successo nella comunicazione di massa.

    Chiara?

    La violenza e il sacro, in quanto unico e insuperato, era il libro che - dopo giorni di intensa e sofferta meditazione - avevo deciso di portare e di far autografare a René, che, sono certa, là alla Columbia gli saranno fischiate di brutto le sue grosse orecchie.

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    Vio said on May 5, 2011 | 5 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    Un libro complesso, già ispiratore in parte del bellissimo romanzo "Medea" di Christa Wolf, e rivelatore; dà risposte piuttosto esaurienti e ben argomentate a diverse questioni intorno alle quali mi interrogavo da tempo, circa l'origine del sacro e s ...(continue)

    Un libro complesso, già ispiratore in parte del bellissimo romanzo "Medea" di Christa Wolf, e rivelatore; dà risposte piuttosto esaurienti e ben argomentate a diverse questioni intorno alle quali mi interrogavo da tempo, circa l'origine del sacro e soprattutto il perché del sacrificio e del rito; il tutto con un excursus storico che si accentra tanto nell'analisi degli usi religiosi dei primitivi, quanto della tragedia greca e del mito. Non mi sento di mettere mano e parola ad argomenti tanto complessi e profondi, preferisco riportare una citazione di Wikipedia che sa dirlo senz'altro meglio di me:

    "Se due individui, imitandosi, desiderano la stessa cosa, può benissimo aggiungersi un terzo, un quarto… e il conflitto dei primi si allarga. La violenza è essa stessa imitativa e si può quindi assistere ad un processo a catena. L'oggetto della contesa passa in secondo piano e il conflitto mimetico si trasforma in antagonismo generalizzato. Ma quando la violenza non può scaricarsi sul nemico che l'ha eccitata, si sfoga, come ognuno di noi ben sa, su un bersaglio sostitutivo. In particolare, la violenza, che fino ad ora ha continuato a consumarsi in micro-conflitti, può anche focalizzarsi su una sola vittima arbitraria. Allora la folla si raccoglie unanime attorno alla vittima e la distrugge. L'eliminazione (espulsione o uccisione) della vittima fa sfogare la frenesia violenta da cui ciascuno era posseduto fino a poco prima e ciò ha sul gruppo un impatto emotivo incalcolabile. La vittima appare ora contemporaneamente come l'origine della crisi e come la responsabile del miracolo della pace ritrovata. Essa diviene sacra ai loro occhi, proprio perché prodigiosamente capace di scatenare la crisi come di ripristinare la pace, ha cioè potere di vita e di morte sul gruppo: è il dio. Questa è secondo Girard la genesi del religioso e in particolare:

    1.del sacrificio rituale come ripetizione dell'evento vittimario originario, intesa a riprodurne meccanicamente e inspiegabilmente i miracolosi effetti,
    2.del mito come racconto di quell'evento dal punto di vista della folla,
    3.delle proibizioni e delle leggi, che sono l'interdizione d'accesso a tutti quegli oggetti all'origine delle rivalità che hanno portato alla crisi.
    Questa elaborazione religiosa si sviluppa lentamente e progressivamente, ad ogni successiva crisi mimetica, la cui risoluzione riporta la pace solo temporaneamente. L'elaborazione dei riti e delle proibizioni costituiscono una sorta di sapere empirico sulla violenza."

    Ho trovato solo un po' prolisso e superfluo un lungo capitolo centrale in cui Girard ritiene necessario confutare (con rispetto, e criticando più i seguaci che il maestro) alcune teorie di Freud. Bisogna anche dire che probabilmente nel 1972, quando questo libro fu scritto, era decisamente più arduo di oggi confrontarsi e dissentire dal Verbo del grande viennese.

    In effetti, peraltro, fin dalle prime pagine di questo libro ha cominciato a ronzarmi per la testa una domanda, anzi la domanda di tutte le domande: perché diavolo abbiamo lo strenuo bisogno di mettere al mondo ogni anno un povero cristo (nel senso letterale del termine), di trucidarlo quattro mesi dopo, di bere il suo sangue e mangiare la sua carne? Ho aspettato per tutto libro la risposta e non è arrivata, anche se vengono comunque forniti gli strumenti con cui chiunque potrebbe rispondersi da sé. Peraltro, alla fine Girard rimanda l'approfondimento ad uno studio successivo, suppongo "Delle cose nascoste". Il seguito alla prossima puntata insomma. Ma non subito, intanto voglio leggere qualcosa di meno impegnativo per rilassare un po' i neuroni... ;-)

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    Svalbard said on Feb 16, 2011 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Ne ho letta più di metà, ma poi non ce l'ho fatta: non per il libro in sé, che è ben comprensibile, anche se la prosa di Girard è pesante, ma perché il metodo su cui è impostato m'irritava oltremodo. A prescindere dal valore delle sue conclusioni, su ...(continue)

    Ne ho letta più di metà, ma poi non ce l'ho fatta: non per il libro in sé, che è ben comprensibile, anche se la prosa di Girard è pesante, ma perché il metodo su cui è impostato m'irritava oltremodo. A prescindere dal valore delle sue conclusioni, su cui non mi pronunzio, un saggio così lungo e interamente impostato su affermazioni quasi apodittiche non lo sopporto: mancano argomenti fondati, manca documentazione antropologica seriamente discussa (di esperienza etnografica sul campo manco a parlare) a supporto di tante affermazioni; molti parallelismi tra miti e riti sembrano più che altro puntare sulla suggestione. A tratti Girard assume accenti quasi sapienziali: lo fa anche Nietzsche, si dirà; ma il filosofo francese non ha certo il dono della scrittura aforistica che salva in extremis Nietzsche qualunque cosa scriva.

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    Asclepiade said on Jun 15, 2010 | 1 feedback

  • 3 people find this helpful

    Un altro buon dipanatore di matasse imbrogliate (cfr la recensione di 'Antropologia della performance' di Turner).

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    Anna Antonini said on Jun 9, 2010 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Girard, René, La violenza e il sacro, Milano, Adelphi, 2003.

    Presentazione di Friedrich Lestat Des Esseintes
    in Ctonia -1, Ottobre 2007.
    www.ctonia.com

    In quest'opera risalente al 1972, l'antropologo francese sviluppa la sua precedente intuizio ...(continue)

    Presentazione di Friedrich Lestat Des Esseintes
    in Ctonia -1, Ottobre 2007.
    www.ctonia.com

    In quest'opera risalente al 1972, l'antropologo francese sviluppa la sua precedente intuizione del desiderio mimetico nell'arduo tentativo di delineare le origini dell'esistenza culturale umana che vengono fatte coincidere con la nascita della religione. In quest'ottica assume un ruolo centrale l'omicidio collettivo originario per mezzo del quale venne risolta una crisi disgregativa...

    Continua nella sezione 'Biblioteca' di www.ctonia.com
    [indice per cognome degli autori]

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    CTONIA.COM - Rivista di cultura inFeriore said on Aug 3, 2009 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Paperback 456 Pages
  • ISBN-10: 8845909476
  • ISBN-13: 9788845909474
  • Publisher: Adelphi (Saggi Nuova serie; 8)
  • Publish date: 1992-xx-xx
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