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La ballata di John Reddy Heart

By Joyce Carol Oates

(30)

| Mass Market Paperback | 9788856502299

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Book Description

29 Reviews

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  • 33 people find this helpful

    La ballata di Jonny Heart è un romanzo costruito su due diversi piani narrativi: nel primo, un intreccio di voci racconta di Johnny Reddy Heart (sono le voci degli studenti di Willowsville - bravi ragazzi bravi mai adulti americani); nel secondo, ...(continue)

    La ballata di Jonny Heart è un romanzo costruito su due diversi piani narrativi: nel primo, un intreccio di voci racconta di Johnny Reddy Heart (sono le voci degli studenti di Willowsville - bravi ragazzi bravi mai adulti americani); nel secondo, si racconta di John Heart.

    Il primo piano narrativo è un insostenibile cicaleccio ripetitivo ossessivo monomaniacale di una vrangata di adolescenti, scossi dall’arrivo nella pacifica cittadina americana (uhh, la provincia americana, che robaccia, peggio dei quartieri) di una famiglia eccentrica e fuori norma, turbati dall’irraggiungibile, misterioso, bello e impossibile John Heart, degno figlio della Dalia Bianca, travolti da un fatto di sangue che macchia la candidissima middle/high class di Willowsville; un cicaleccio imperterrito che dura oltre 30 anni, rinnovandosi nei raduni annuali, ventennali, trentennali degli stessi studenti fattisi uomini e donne di mezza età che tuttavia non la finiscono di spararsi le pose da ragazzini, cuore e cervello fermi al liceo, ahh, la giovinezza, l’età dei sogni e del tutto è possibile, l’età dei miti e dei riti, punto fermo e immobile che ingrippa la vita, e tutto il resto è parentesi.

    Il secondo è più asciutto e duro. Più intimo, più dolente.
    La storia della famiglia Heart è raccontata da un narratore esterno che adotta però il punto di vista di Mister Tuttofare, John il mito, John che fa quello che deve, Johnny Reddy Heart la leggenda.

    I due piani del romanzo, pur ruotando attorno allo stesso personaggio, sembrano non incrociarsi mai, così come le vite di John e dei suoi mitizzatori sono state, pur vicine nello spazio e nel tempo, sempre distanti, lontane, estranee.
    Nonostante ciò, per tutti, per John come per i liceali perenni, nel fondo della giovinezza perduta o mai avuta si condensa il senso, o il non-senso, di tutte le loro vite future.
    (A meno di non costruire delle arche fatte coi cocci di vetro su ispirazione diretta della voce di Dio.)

    C’è qualcosa che non funziona, in questo romanzo.
    Troppi estremi, troppo bianco o troppo nero, troppi eccessi.
    (A qualcuno potrebbe piacere proprio per questo.)
    Sicuramente c’entra una questione soggettiva, a botta di stenti me ne ricordo una decina, di compagni di liceo (e manco se mi pagassero andrei ad un raduno di classe, e i fans per me sono solo una categoria di antinfiammatori), sicchè la parte “corale” l’ho trovata davvero insopportabile, detestabile, noiosissima, oltre che inverosimile (davvero si può arrivare ad essere una tale massa di deficienti? Meno male che non sono americana, và).
    Alla fine, gira e rigira sempre sugli stessi nodi, ho trovato poco empatico il senso di tutta questa costruzione, un rimarcare che l’America non è un paese per vecchi, vive immerso in una sorta di mitologia dell’eterna giovinezza, e chi non si ferma lì è perduto, e chi va avanti è perduto lo stesso.

    (ma com’è che invece in acqua nera l’ho sentita così plausibilmente vera, la storia? Forse perché è tratta da una storia vera, ecco. Marò, che intuito bestiale)

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    Alea said on Nov 25, 2012 | 14 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Abbandonato non per il libro ma perchè non era il momento della Oates.

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    Criss said on May 18, 2012 | Add your feedback

  • 10 people find this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Il dio del fraintendimento


    Dire “John Reddy Heart” è nominare un’astrazione. Una scatola vuota. Un feticcio. È l’insostituibile destinatario - suo malgrado, contro la sua volontà e in gran parte a sua insaputa - di un’isteria collettiva, di un divismo si potrebbe impropriamen ...(continue)


    Dire “John Reddy Heart” è nominare un’astrazione. Una scatola vuota. Un feticcio. È l’insostituibile destinatario - suo malgrado, contro la sua volontà e in gran parte a sua insaputa - di un’isteria collettiva, di un divismo si potrebbe impropriamente dire, che durerà per tutta la vita di chi lo ha conosciuto nell’adolescenza, permeando di magia la banalità delle loro biografie, colonizzando i loro ingenui sogni erotici o eroici, i loro ideali, i loro diari, i loro pettegolezzi, le loro cronache nere e rosa, ispirando le opere d’arte che qualcuno di loro poi comporrà, riscattando nella loro immaginazione l’intercambiabilità di individui che invecchiano senza maturare, di corpi che si ammalano, muoiono all’improvviso, si laureano, trovano ottimi lavori, si sposano, divorziano etc. e non sanno mai se sono stati veramente felici, tranne che in quella mitizzata adolescenza.

    Ma esiste anche un John Reddy Heart soggetto che, bambino derubato della sua infanzia, adolescente più che responsabile e poi uomo fatto, è una brava persona, un figlio devoto, l’agnello sacrificale (e consapevole) della sua disastrata famiglia.
    John Heart non più Reddy, ormai adulto e abile artigiano, vive in una roulotte e preferisce farsi chiamare Mister Tuttofare; ama ricambiato le donne, ma il suo passato lo costringerà sempre a scappare e a vagare, solitario.
    E non ci trova nulla di romantico nel suo destino, lui.
    John Heart vorrebbe essere solo dimenticato, ma non ci riuscirà mai.

    Perché per il Noi Narrante di questa elegia, ragazzi e ragazze benestanti della sua scuola, “John Reddy Heart” è il Sole, è Dio-Mitra-Cristo-San Sebastiano, è il Tutto.
    Bellissimo e così diverso dalla media Wasp, taciturno, esotico e oscuramente maledetto, “John Reddy Heart” è sia oggetto di culto misticheggiante, che oggetto sessuale da cultura pop. Così come oggetto sessuale è sua madre, femme fatale per necessità, la quale si è cucita addosso un nome, “Dahlia Heart”, e un’immagine indimenticabile che infine provocheranno la rovina e la diaspora della sua famiglia.

    Come tanti Andy Warhol, i diligenti compagni di scuola di “John Reddy Heart” custodiranno (alcuni nasconderanno) per anni il suo ricordo, il suo mistero, la sua leggenda e la sua immaginetta ritagliata dai quotidiani: un capro espiatorio, un innocente a priori, un santino, un Ecce Homo insanguinato e pestato dalla polizia, dopo la fuga e prima dei processi.
    Gli attribuiranno eroiche sentenze che passeranno di bocca in bocca modificandosi e distorcendosi: “Fate quel che dovete”; “Anche Gesù era un lebbroso”; “Non basta dimostrare qualcosa per dire che è la verità”.
    Addirittura, un’orrenda canzone rock ne celebrerà le gesta pseudocriminali, dotandolo di occhi blu che non ha mai avuto e di tutti gli stereotipi dell’eroe byroniano.

    Ma John Reddy Heart non è fotografabile: di lui si riescono a eseguire solo scatti sfuocati e incerti.
    John Reddy Heart non sente il bisogno di essere capito, o forse sa che è impossibile.
    John Reddy Heart è invisibile.
    John Reddy Heart è inconoscibile.
    John Reddy Heart è il dio del fraintendimento.

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    Simona dalle nebbie mantovane said on Apr 28, 2012 | 1 feedback

  • 4 people find this helpful

    La ballata dell'america eterna adolescente, del suo mito di terra di successo e di eccesso, una metafora sulla lotta dei ricordi e dell'inganno del diventare adulti, del contrasto fra il sogno e il reale, il tutto intessuto con gusto da cronistoria c ...(continue)

    La ballata dell'america eterna adolescente, del suo mito di terra di successo e di eccesso, una metafora sulla lotta dei ricordi e dell'inganno del diventare adulti, del contrasto fra il sogno e il reale, il tutto intessuto con gusto da cronistoria corale così tipico di questa brillante autrice.
    Unica pecca, sempre la stessa, a mio avviso, il suo insistere su pagine, dettagli e situazioni ai limiti del morboso, lottando con il pathos e la partecipazine emotiva per qualcosa che poi tende a diventare palesemente e intenzionalmente metaforico e ridicolo. La Oates fa infatti critica sociale lasciandosi allo stesso tempo trascinare dall'entusiasmo e dalla voglia di vivere dei suoi personaggi, tra i quali il più riuscito, il più vero, il più autentico è proprio John Reddy Heart, adolescente, sogno proibito, riscattato dal nulla, che si sviluppa fino ad assumere connotati quasi simbolici, tra cui quello che spicca di più è quello della "libertà", fisica ma anche spirituale.
    Un'opera che colpisce, che stupisce e che non annoia, le cui molteplici chiavi di lettura la rendono affascinante e sempre ricca di sorprese, anche nelle sue pieghe più melodrammatiche.

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    Fatamorgana said on Nov 6, 2011 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Fra i libri della Oates che ho letto fino ad ora, questo è quello che mi è piaciuto meno.
    La partenza è ottima, le prime due parti del romanzo scorrono bene e sono coinvolgenti, ma l'ultima l'ho trovata noiosa, come l'ennesima reunion di classe dopo ...(continue)

    Fra i libri della Oates che ho letto fino ad ora, questo è quello che mi è piaciuto meno.
    La partenza è ottima, le prime due parti del romanzo scorrono bene e sono coinvolgenti, ma l'ultima l'ho trovata noiosa, come l'ennesima reunion di classe dopo tanti anni.
    Dispiace dirlo, ma è così.

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    Velvety Scarlet said on Oct 3, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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    • 5 stars
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    • 2 stars
  • Mass Market Paperback 477 Pages
  • ISBN-10: 8856502291
  • ISBN-13: 9788856502299
  • Publisher: Il Saggiatore
  • Publish date: 2011-xx-xx
  • Also available as: Hardcover
  • In other languages: other languages English Books
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