La balsa de piedra

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Publisher: Punto de Lectura

3.9
(915)

Language: Español | Number of Pages: 496 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , Portuguese , German , Finnish

Isbn-10: 8466302328 | Isbn-13: 9788466302326 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Others , Hardcover

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Travel

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Book Description

Nosotros también somos ibéricos. De la noche a la mañana Europa apareció cubierta con esta pintada.

"La balsa de piedra" parte de un audaz planteamiento narrativo. Una grieta abierta espontáneamente a lo largo de los Pirineos provoca la separación del continente europeo de toda la península Ibérica, transformándola en una gran isla flotante, moviéndose sin remos ni velas ni hélices en dirección al sur del mundo, camino de una utopía nueva: el encuentro cultural de los pueblos del otro lado del Atlántico, desafiando así el dominio sofocante que Estados Unidos de la América del Norte vienen ejerciendo en aquellos parajes.

Una visión dos veces utópica entendería esta ficción política como una metáfora mucho más generosa y humana: que Europa, toda ella, deberá trasladarse hacia el sur de manera que, en compensación por sus abusos coloniales, antiguos y modernos, ayude a equilibrar el mundo. Es decir, Europa finalmente como ética.

Los personajes de "La balsa de piedra" -dos mujeres, tres hombres y un perro- viajan incansablemente a través de la Península mientras ella va surcando el océano. El mundo está cambiando y ellos sabe que deben buscar en sí mismos las personas nuevas en que se convertirán. Eso les basta.

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  • 3

    Europa: N vs O - 18 mar 17

    Non amo particolarmente la scrittura di Saramago, che trovo spesso difficile, almeno per il mio leggere, tant’è che, insieme a Nabokov, è uno dei pochi scrittori di cui a volte ho abbandonato la lettu ...continue

    Non amo particolarmente la scrittura di Saramago, che trovo spesso difficile, almeno per il mio leggere, tant’è che, insieme a Nabokov, è uno dei pochi scrittori di cui a volte ho abbandonato la lettura. Eppur tuttavia continuo a leggerne, sotto spinte diverse. Curiosità, temi trattati o altro. E sempre ne ho ritorni buoni. Come fu in “Cecità”. Com’è stato in questo più che datato viaggio di sospensione della realtà. In cui qualcuno ha voluto leggere (le mie biblioterapeute, ad esempio) uno stimolo per cinquantenni vogliosi di letture. Altri, come me, si sono lasciati trasportare dal duplice binario dell’autore. Concedendogli credito, e seguendolo, con interesse e curiosità, sino alla fine. Ho parlato di doppio binario, che nelle pagine del Nobel portoghese si notano le due storie intrecciantesi, ma con scopi e finalità ben diverse. C’è la storia delle persone, le due donne, i tre uomini ed il cane, che sono toccate e coinvolte negli eventi, ma che, bene o male, seguono anche un loro percorso, una loro costruzione, un loro scopo. E su queste torneremo. C’è poi l’evento scatenante, quello per il quale Saramago ci chiede la sospensione delle domande, ci chiede di entrare nella favola e lasciarsi trasportare. Perché, senza motivi spiegabili, si crea una frattura lungo i Pirenei, e la Penisola Iberica si stacca dall’Europa. Frattura che si ripercuote a sud, staccando Gibilterra dalla penisola. E questa zattera di pietra, scivolando tettonicamente nell’Atlantico, evita miracolosamente le Azzorre, poi si dirige verso sud, sistemandosi in mezzo, tra America ed Africa. Questa finzione serve allo scrittore per tutta una serie di strali politici ed etici. L’idea che Hispania (così si potrebbe chiamare l’isola ispano-portoghese) si stacchi dall’Europa, letta in questi momenti di crisi identitaria, è meravigliosa. Una Brexit ante-litteram però fisica. Vediamo il comportamento dei governi, le invettive, la politica. I tentativi nordamericani di crearne un ponte a loro favorevole, il comportamento stesso delle popolazioni. I turisti, i giornalisti, i commentatori. Tutti che non faranno altro che prendere cantonate, meritandosi le invettive corrosive del Saramago polemista. Che però sfrutta anche l’idea folle per cercare di rinsaldare i legami tra i due popoli. Ed il fatto che poi tutto si fermi lì, sulla via delle conquiste che gli stessi popoli fecero in Sudamerica, magari sfruttando da negrieri gli africani, è molto bella, stimolante ed immaginifica. Ma altrettanto bella, e più interessante per me da seguire, è l’epopea delle persone. Di Joana che tracciando una riga per terra con un bastone ha dato il via alla nascita della zattera. Di Joaquim che lancia un masso pesantissimo nell’acqua del mare, quasi a segnare una via alla navigazione. Di Maria che tesse un calzino che non ha mai fine e la cui lana servirà ad unire i nostri viandanti. Di José che viene seguito da uno stormo di uccelli sino a che non trova il suo spazio tra i viandanti. Di Pedro che sente, unico al mondo, la terra tremare, e la sentirà fino alla fine del viaggio, della zattera e suo. E del Cane che raccoglie gli sparsi viandanti, dà loro modo di riunirsi, e li condurrà, silente ma attento, per le strade ex-peninsulari. Fino ad allontanarsi quando il suo compito sarà finito. Il viaggio di questi umani uniti dal caso è quello che personalmente mi ha più avvinto, anche al di là della difficoltà di seguire la contorta prosa di Saramago. La ricerca della loro identità, la realizzazione dei propri obiettivi attraverso l’amore e l’amicizia. Il ruolo della donna che in Saramago non è mai subalterna, non è mai marginale, ma paritaria, con tutta la forza delle proprie convinzioni politiche. È bello vedere l’avvicinarsi prima di Joana a José, poi di Joaquim a Maria. La forza con cui entrambe le donne poi rivendicano il loro ruolo, le loro scelte. Insomma, un bel libro, difficile, giocato sui due piani. Seguiamo sempre tutte le loro peripezie, sia degli uomini compatti nelle loro avventure politico-etiche-geografiche, sia dei nostri eroi, della loro macchina (la mitica Due Cavalli), delle loro scelte, e di tutto quello che combinano. Di cui non vi parlo, lasciando a voi la voglia di scoprirlo. Ripeto, un libro difficile come lo sono spesso quelli di Saramago, ma che lascia dentro un mondo pieno di cose, vecchie e nuove, come le frasi che mi hanno colpito, e voi capirete come e perché.
    “Si trattava per lo più di persone dalla volontà debole, di quelle che continuavano a rimandare le decisioni, non fanno che dire domani, domani, ma questo non significa che i sogni e i desideri non ce li abbiano, il male è che muoiono prima di poterne e di saperne vivere almeno una piccola parte.” (37)
    “Non è dopo il sogno, che il sogno lo si può vivere.” (74)
    “Chiunque è in grado di capire la differenza fra un addio e un arrivederci.” (107)
    “Se per amare una persona si dovesse aspettare di conoscerla, la vita intera non basterebbe.” (128)
    “È così che io sono, osservami bene … se volessi potrei attirarti nel mio letto … ma bella non sarò mai, a meno che non sia tu a trasformarmi nella donna più attraente che sia esistita.” (153)

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  • 4

    Un altro colpo di genio di Saramago. Il distacco della penisola iberica dal vecchio continente è occasione e sfondo dell'incontro fortuito di cinque personaggi fantastici, tre uomini, due donne e un c ...continue

    Un altro colpo di genio di Saramago. Il distacco della penisola iberica dal vecchio continente è occasione e sfondo dell'incontro fortuito di cinque personaggi fantastici, tre uomini, due donne e un cane, e del loro viaggio verso la comprensione di un mistero. Un viaggio fisico attraverso Spagna e Portogallo, un viaggio interiore alla scoperta delle emozioni umane. Emozionante.

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  • 5

    Da leggere!

    Di José Saramago, fino a un mese fa, avevo letto soltanto Cecità, allegoria della incapacità di vedere che domina l’uomo e lo porta a forme estreme di abiezione. Un romanzo distopico e spiazzante, dov ...continue

    Di José Saramago, fino a un mese fa, avevo letto soltanto Cecità, allegoria della incapacità di vedere che domina l’uomo e lo porta a forme estreme di abiezione. Un romanzo distopico e spiazzante, dove tutti i protagonisti, improvvisamente, diventano ciechi e cercano di sopravvivere. Quando, un mese fa, mi è toccato di scegliere la lettura mensile del gruppo di lettura di cui faccio parte, inizialmente non mi era venuto in mente Saramago, ma altri autori. Ma il destino aveva già scelto diversamente, e per motivi tecnici quegli autori che avevo scelto non erano disponibili in libreria. Allora la mia mente andò a lui: scelsi La zattera di pietra ed era reperibile. E così oggi ho terminato la lettura di questo incredibile romanzo. La prima cosa che colpisce di Saramago è il suo stile e la sua genialità: egli sembra basare i suoi romanzi, oltre che su un'ipotesi allucinata e insieme comprensibile, sull'arte del parlare addosso alle cose, quasi seppellendole di frasi non necessarie, di arguzie della sintassi e di sfide alla suscettibilità del lettore. Bisogna esser predisposti a lasciarsi mettere a soqquadro credo e spiritualità (nel senso più ampio e meno catechistico possibile del termine) da un bisturi indiscreto e piuttosto sadico. Ogni situazione diventa un grimaldello nelle mani di un giocoliere abilissimo e molto umano, ma troppo compiaciuto delle sue acrobazie intellettuali e della sua stessa supponenza, fino a farne gioco letterario. Un po’ perché è scritto in una sorta di stream of consciousness interrotto solo da virgole, un po’ perché è talmente corale che si disperde di continuo, questo romanzo di Saramago è più impegnativo di quanto le sue 300 pagine lascino pensare. Il romanzo sull'avaria e sulla solitudine esistenziale della penisola iberica diventa un terreno minato per un lettore stanco o per quello sprovveduto, a danno della stessa visione d'insieme, che offre spunti interessanti: è proprio ne La zattera di pietra che diventa palese come l'anomalia non si risolva tanto nel caso bizzarro e allucinatorio alla base di ciò che chiameremmo "trama". Il grottesco esplode, semmai, nel pulviscolare disperdersi degli altri, dei paesi sani e ben piantati alla loro posizione geopolitica, in un teatrino di frasi dette per tacere e contraddirsi, in un disporsi di cannoni caricati a non-sense e balorda viltà umana e divina. Hai l'impressione di giocare a Risiko su un tavolo che dovresti ricostruire tu con le tessere di un puzzle, mentre il pezzo principale, il paese che devi difendere, va spostandosi e tutto il quadro si deve ricomporre attorno tra le maree del caso. C'è del genio, ce n'è molto, in questa fantasia cosmica, né mi disturba affatto la sua amarezza (tutt'altro che disperata, come certa pubblicistica sintetizza con troppa facilità le prospettive atee). Ma è un genio che si rifiuta di mettersi in discussione, baloccandosi solo nel gusto di farlo e nella sua elaboratissima retorica. I sentimenti e le passioni, le emozioni, perfino, rappresentate qui con sincerità e una maestria meritevole dei suoi riconoscimenti e oltre, meritano ben altra autenticità di quella che si aggrappa a questa zattera di pietra.

    In un’estate di un imprecisato passato la penisola iberica è attraversata da strani prodigi: cani privi di corde vocali, solchi sul terreno che non si cancellano… Questi eventi restano conosciuti solo dai pochi diretti interessati finché si verifica un fatto incredibile e sconvolgente: l’intera penisola si stacca dall’Europa all’altezza dei Pirenei e comincia a vagare per l’oceano seguendo rotte del tutto imprevedibili. Le circostanze straordinarie riuniscono cinque personaggi, tre uomini e due donne, che danno inizio ad un viaggio attraverso la “zattera di pietra” alla deriva. Il cammino, cominciato un po’ per gioco e un po’ per caso, finisce per diventare il nuovo senso delle vite di questi uomini e di queste donne tra cui si crea, nei mesi, un legame molto profondo che coinvolge anche un cane e due cavalli.

    Come in Cecità vediamo gli uomini e le donne di fronte ad una catastrofe tanto più grande di loro, incomprensibile e ingovernabile, che il più delle volte scatena reazioni egoiste e violente, in qualche raro caso invece produce la compassione e l’affetto.
    Leggere Saramago, inutile negarcelo, è molto impegnativo: L’uso insolito della punteggiatura, che per esempio non distingue nettamente le battute dei personaggi, richiede un lettore costantemente vigile; inoltre la narrazione è sempre estremamente densa, poiché l’autore non rinuncia mai ad inserire i propri commenti e giudizi e impegnativi interventi metanarrativi. Tuttavia chi ama Saramago è disposto ad affrontare queste difficoltà e accetta anche qualche virtuosismo linguistico e logico eccessivo, di cui lo scrittore evidentemente si compiace. In cambio il lettore può godere di una storia surreale e avvincente, che parla alla mente più che al cuore eppure è capace di improvvise e toccanti note di sentimento mentre non cessa mai di far riflettere mettendo in discussione tutte le nostre facili certezze morali, religiose, sociali, politiche. E di regalarci qualche saggia massima sul senso della vita.

    La zattera di pietra appare la grande metafora della scrittura saramaghiana: una scrittura capace di raffigurare, inventare, mutare e conservare il mondo e le sue eterne configurazioni nel continuo avvicendarsi di nuove separazioni e di nuovi congiungimenti, nel continuo sconvolgimento e superamento di frontiere che delimitano e limitano cose e persone

    Oltre a ricordare che Saramago ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1998, egli è stato definito il più autentico rappresentante europeo del realismo fantastico latino-americano.

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  • 1

    Una lettura impegnativa, l’uso di un linguaggio pesante richiede un lettore stabilmente concentrato.
    La narrazione è eccessivamente carica, densa, piena di commenti, giudizi e gravose considerazion ...continue

    Una lettura impegnativa, l’uso di un linguaggio pesante richiede un lettore stabilmente concentrato.
    La narrazione è eccessivamente carica, densa, piena di commenti, giudizi e gravose considerazioni metanarrative.
    Una scrittura fatta di periodi lunghissimi, dialoghi articolati, concetti ripetitivi; una scrittura prolissa, eccessiva, lenta, ridondante, di cui l' autore chiaramente si compiace.
    La storia è surreale e originale, ma esile; inaspettatamente, forse a causa di qualche strano gesto fatto dai nostri incolpevoli personaggi, la penisola iberica si stacca dal continente e si sposta alla deriva per l'oceano Atlantico...
    Il viaggio irreale della "zattera di pietra " diviene un pretesto per i protagonisti, per lasciare le loro vite e mettersi in viaggio...
    Il libro è lungo ed i personaggi impersonali, tutti particolari, ma forzati, artificiali, le relazioni che si creano fra loro sono prevedibili e noiose.
    La trama gracile, la scrittura irritante, il finale aperto, le ridondanze e le digressioni, la pesantezza dello stile, tutto contribuisce a rendere il racconto sgradevole, noioso e pesante.

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  • 0

    Sarà mago

    Un mago delle parole, della fantasia e della tessitura dei rapporti umani in questo libro che immagina separazioni e riavvicinamenti con persone e nazioni che si muovono con confusione e certezze inco ...continue

    Un mago delle parole, della fantasia e della tessitura dei rapporti umani in questo libro che immagina separazioni e riavvicinamenti con persone e nazioni che si muovono con confusione e certezze incorllabili

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  • 4

    letto in tempo di Brexit.
    più che con l'idea di staccarsi proprio dall'Europa, Saramago racconta cosa vuol dire sentirsi lontano da un'identità collettiva.
    i protagonisti, tutti coinvolti con la fratt ...continue

    letto in tempo di Brexit.
    più che con l'idea di staccarsi proprio dall'Europa, Saramago racconta cosa vuol dire sentirsi lontano da un'identità collettiva.
    i protagonisti, tutti coinvolti con la frattura geografica, girano per la penisola iberica alla ricerca di un senso che li unisca. un modo per capire qual è il loro posto in un dramma epocale che coinvolge tante persone
    e questo tipo di pensieri dovrebbero toccare anche i tanti europei, britannici e non, sconvolti dalla Brexit

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  • 3

    la deriva dei confini

    un giorno qualunque per motivi imprecisati i Pirenei si spaccano e quella che prima era la penisola iberica diviene presto un'isola e di colpo si mette a navigare nell'oceano Atlantico
    alcune persone ...continue

    un giorno qualunque per motivi imprecisati i Pirenei si spaccano e quella che prima era la penisola iberica diviene presto un'isola e di colpo si mette a navigare nell'oceano Atlantico
    alcune persone si scoprono in grado di fare cose o avvertire eventi e casualmente si mettono a viaggiare per andare a vedere l'oceano dalla parte delle montagne, dove prima non c'era e adesso pare ci sarà da ora in poi...un cane indica la strada e le donne restano tutte insieme misteriosamente gravide...

    e Saramago fa di nuovo quella cosa che fa lui, quella magia per cui anche se stai leggendo una cosa palesemente surreale sei lì che non vedi l'ora di sapere come andrà a finire, anche se sai che non finirà, perchè raramente lui ci mette una fine, mangi ogni singola pagina fino a inoltrarti completamente nelle parole che compongono quest'unico atto d'amore nei confronti della terra e del retaggio storico che nessuno è mai autorizzato a lasciare indietro, almeno non in un racconto di Saramago

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  • 5

    Z-A-T-T-E-R-A D-I P-I-E-T-R-A.
    Mi ritrovo questo titolo davanti agli occhi e non ne colgo subito il non senso. Sotto di esso ci sono "cecità","oggetto quasi","il vangelo secondo Gesù" e "l'uomo duplic ...continue

    Z-A-T-T-E-R-A D-I P-I-E-T-R-A.
    Mi ritrovo questo titolo davanti agli occhi e non ne colgo subito il non senso. Sotto di esso ci sono "cecità","oggetto quasi","il vangelo secondo Gesù" e "l'uomo duplicato"...titoli/libidine per un lettore. Poi osservo la copertina e dico "ah,ecco perché". Inizio la lettura un po' titubante, mi dico "sarà un titolo ad effetto di un romanzo con poco contenuto" ed invece si mostra una continua sorpresa,pagina dopo pagina. Saramago è un mago di parole, gioca con ironia con gli stereotipi sociali, li spiattella in faccia al lettore senza pesantezza,quasi prendendolo in giro ma dietro il suo umorismo ci sono sempre delle verità. Accenna alla politica, la critica con delle metafore e la immerge dentro storie che intrecciano le vite di sei uomini,un cane e due cavalli. C'è un tentativo da parte dello scrittore di ritornare alle origini dell'umanità,narrando il viaggio dei protagonisti che si muovono tra Spagna e Portogallo su un carro. Tanto è intensa la trama che alla fine, ma solo alla fine, nell'ultima pagina mi sono chiesto "ma la zattera di pietra alla fine,che fine farà?". Uno stile privo di canoni classici,in cui le normali regole della punteggiatura sono totalmente stravolte e non solo quelle. Consigliatissimo.

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  • 3

    Paradossale

    Saramago strizza l'occhio al realismo magico latinoamericano: la Penisola Iberica improvvisamente si stacca dall'Europa e comincia ad andare alla deriva sull'Atlantico.

    Questa situazione paradossale è ...continue

    Saramago strizza l'occhio al realismo magico latinoamericano: la Penisola Iberica improvvisamente si stacca dall'Europa e comincia ad andare alla deriva sull'Atlantico.

    Questa situazione paradossale è accompagnata da altri fenomeni inspiegabili quali alterazioni nel volo degli uccelli e gravidanze di massa.

    Scoppiano allarme e panico, turisti stranieri e benestanti locali fuggono con ogni mezzo (questi ultimi portandosi dietro i loro averi), i governi faticano a mantenere l'ordine, si va verso l'anarchia. Il tutto tra la preoccupazione ed il trambusto nelle cancellerie degli altri Paesi, che oscillano tra il timore per la situazione inusitata ed il tentativo di trarne qualche profitto politico (il libro è del 1986, c'era ancora l'Unione Sovietica e la Guerra Fredda non era terminata).

    Vecchi legami familiari si disgregano repentinamente e ne nascono di nuovi.

    Spagnoli e portoghesi, divisi da una secolare rivalità, sono costretti a fare fronte comune ed a confrontarsi con la loro nuova condizione insulare.

    In questa grande storia, si inserisce la storia minore di un piccolo gruppo di persone delle due nazioni che, incontratesi per caso, tornano ad una civiltà preindustriale, vagabondando per l'ex penisola su un carro trainato da cavalli. In questo microcosmo nascono amicizie, amori, gelosie: una rappresentazione in miniatura della situazione delle due nazioni alla deriva.

    Un romanzo pieno di citazioni ed allusioni alle letterature spagnola e portoghese, che colgo solo in parte.

    Libro piacevole ma a mio avviso non il miglior Saramago, a volte si perde un po' troppo in lunghe descrizioni e digressioni. Da qui le tre stelle, forse un po' ingenerose: ma da Saramago mi aspetterei sempre il meglio e questo libro, a mio modesto giudizio, non lo è.

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