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La bambina che raccontava i film

Di

Editore: Mondadori (Strade blu)

3.7
(133)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 110 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8804606460 | Isbn-13: 9788804606468 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Pierpaolo Marchetti

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
In un misero villaggio sorto intorno alle miniere di salnitro nel deserto di Atacama, nel nord del Cile, vive una famiglia la cui sola passione è il cinema. Maria Margherita è l'unica figlia, in quella famiglia povera, cui è concesso il diritto di assistere agli spettacoli perché meglio di tutti i fratelli sa riportarne la storia. La bambina dimostra un talento così straordinario per raccontare i film, che la sua fama corre in fretta tra i villaggi vicini. È talmente brava che il padre decide di trasformare la povera casa attrezzandola come una sala cinematografica, alla quale si accede lasciando un’offerta. L'idea si trasforma subito in un successo per la ragazzina che, inebriata dagli applausi, vede il suo dono trasformarsi in una vera e propria missione: raccontare un film è un modo di regalare attimi di felicità. Il deserto con i suoi silenzi, la sua solitudine e la sua fatica è lo sfondo davanti al quale si muovono i protagonisti di questo romanzo erede della grande tradizione del realismo magico sudamericano.
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  • 2

    A parte il sacrilegio di paragonare questo autore a Marquez che da sola si definisce come marchetta dell’ufficio marketing Mondadori,vista la lontananza interplanetaria dei due scrittori, codesto ...continua

    A parte il sacrilegio di paragonare questo autore a Marquez che da sola si definisce come marchetta dell’ufficio marketing Mondadori,vista la lontananza interplanetaria dei due scrittori, codesto romanzo, che quasi sembra un tema fatto al liceo, di quelli in cui non sapevi come riempire la quarta facciata, dove si è cercato di ovviare al problema ricorrendo alla grandezza dl carattere di stampa e pagine vuote alla fine di goni capitolo che già di loro non superano mai le due pagine, non mi ha rapito, il tema della favola arcadica latino americana, del contrasto fra la dolcezza infantile e la violenza maschile, l’inno alla femminilità, sono tenuti insieme praticamente con La famosa colla UHU: quella che non fa fili, non sporca ma soprattutto non attacca. E poi,personalmente, quelli che ti raccontano i film in ogni dettaglio,o peggio ancora i viaggi,non li sopporto!

    ha scritto il 

  • 5

    Quando il cinema aveva un'anima...

    Da perfetta, brava e appassionatissima cinefila, non potevo non acquistare questo libro, il cui titolo è bastato da solo a rapire i miei occhi miopi e occhialuti. Maria Margarita è una bambina di ...continua

    Da perfetta, brava e appassionatissima cinefila, non potevo non acquistare questo libro, il cui titolo è bastato da solo a rapire i miei occhi miopi e occhialuti. Maria Margarita è una bambina di undici anni che abita in un povero villaggio di minatori nel deserto dell'Atacama, in Sud America, dove le attrattive sono veramente poche, tra cui il frequentatissimo cinematografo. Siccome i soldi non bastano per mandare al cinema sia Maria Margarita che suo padre e i suoi quattro fratelli, ne viene mandato uno alla volta con i soldi faticosamente risparmiati e, una volta terminata la proiezione, il prescelto tornerà a casa a raccontare meglio che può ciò che ha visto. Il vincitore, ovvero quello che racconta meglio nei minimi dettagli il film, avrà il diritto di andare sempre e soltanto lui al cinema, con l'unica condizione di continuare a narrare alla famiglia tutti i film visti. Ed è proprio la piccola Maria Margarita a vincere la gara: il suo talento è così strabiliante che oltre alla sua famiglia, inizia a raccontare i film a quasi tutti gli abitanti del villaggio. Perchè Maria Margarita non solo racconta: s'immedesima in tutti i personaggi, imita sguardi, gesti, smorfie, espressioni, canta, si traveste, sguaina spade e pistole, passando con estrema bravura da un pistolero ad una donna piangente, da un vendicatore a una sensuale lady, da un cattivo ad un buono. Molti iniziano a pensare che sia meglio questa straordinaria raccontatrice di film che il film stesso. Dopo gli spettacoli in casa sua davanti a tutto il villaggio, inizia ad essere chiamata nelle case altrui a domicilio, sempre per narrare quelle pellicole come solo lei sa fare, guadagnandosi il soprannome di "Fata Delcine" (in spagnolo: fata del cinema). Ma il successo e la felicità della piccola Maria Margarita sono destinati a svanire presto: ormai adolescente, è costretta ad assistere alla disgregazione della sua famiglia e alla perdita di tutto ciò che ama, con la comparsa della televisione che attrae, come il miele con le mosche, tutti gli abitanti del villaggio, che svuota i cinematografi, le case e le strade, che fa dimenticare al mondo la Fata Delcine....

    E'un libro di poche pagine che si legge tranquillamente in pochissime ore, ma che non impedisce di apprezzare totalmente questo piccolo grande capolavoro che mi ha commossa: è una rievocazione del passato, dei tempi in cui il cinema aveva un'anima, aveva storie, luoghi e persone, aveva una vita. Oggi si dà per scontato che andare a vedere un film sia una cosa all'ordine del giorno, ma molti anni fa bastava soltanto un biglietto del cinema per portare le persone in un universo totalmente sconosciuto eppure al tempo stesso così reale, per renderle veramente felici: il cinema era un modo per dimenticare la cruda realtà, per vivere felici, ridere, piangere, impaurirsi e restare sulle spine... Anche se solo per poche ore, in quel mondo volevano perdersi tutti quanti. Volevano vivere le vite di altri per immedesimarsi in loro, per dimenticare le cose brutte, sperando di non uscire mai da quella sala dalle poltrone imbottite e dal grande telone dello schermo. Buttare la chiave di quella stanza e chiudersi dentro per sempre... E' questo ciò che "La bambina che raccontava i film" mi ha detto. Spero che lo dica anche a chi vorrà leggere questo stupendo libro che consiglio assai vivamente e che nonostante abbia uno stile ed una struttura molto semplici, descrive e fa provare sentimenti ed emozioni talmente profondi come soltanto pochi libri sanno fare.

    ha scritto il 

  • 3

    Dolce, tenera, Maria Margarita che incanta tutti con i suoi racconti dei film che vede al cinema, e tutti sono incantati perché lei i film li vive veramente! Un villaggio poverissimo di minatori, ...continua

    Dolce, tenera, Maria Margarita che incanta tutti con i suoi racconti dei film che vede al cinema, e tutti sono incantati perché lei i film li vive veramente! Un villaggio poverissimo di minatori, una baracca di lamiera in cui vivere, un padre invalido, una madre scappata via, quattro fratelli, il caldo della pampa, e come unica possibilità per sognare il cinema...!!

    ha scritto il 

  • 4

    Facile da leggere: ben scritto, con mini capitoli, (quasi dei paragrafi!), uno stile semplice, scorrevole; un'evoluzione della storia ben dosata, giusto il tanto da invogliare alla lettura senza però ...continua

    Facile da leggere: ben scritto, con mini capitoli, (quasi dei paragrafi!), uno stile semplice, scorrevole; un'evoluzione della storia ben dosata, giusto il tanto da invogliare alla lettura senza però nessun affanno. Nel complesso mi è piaciuto abbastanza:l'ho trovato tenero ed impietoso. Tenero perché è la storia di una bambina, intelligente ed ingegnosa, che suscita, appunto, tanta tenerezza quando riesce a utilizzare al meglio il suo talento. Impietoso perché il suo destino, come quello degli altri personaggi, è legato ad un filo sottilissimo che si spezza troppo facilmente, conducendoli, purtroppo, verso una misera conclusione. La fine (della fine)mi ha travolto in pieno! Perciò l'osservazione incisa nella quarta di copertina, secondo cui Letelier sia il degno erede di Borges e di Garcìa Màrquez, mi ha convinta!

    ha scritto il 

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