Like La banalità del male?
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Book Description
Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell'11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l'11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni.
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2 Reviews
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orsodimondo said on Jan 20, 2012 | 3 feedbacks
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Maria Sirikit Lema said on Feb 17, 2011 | Add your feedback
Book Details
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Rating:




(1139)
- Libri Italiani
- Others 316 Pages
- ISBN-10: 8807816407
- ISBN-13: 9788807816406
- Publisher: Feltrinelli
- Pub date: Jan 01, 2001
- Also available as: Softcover
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CARA SIGNORA ARENDT, MA COSA CI TROVA DI BANALE NEL MALE?
Oggi ho letto un bell’articolo di Susanna Nirenstein (da non confondersi con la sorella Fiamma) che ho trovato esprimesse perfettamente il mio pensiero e sentimento su questo libro. Non è certo la prima, e non sarà l’ultima a dire queste cose: il favore che ha goduto il libro di Hanna Arendt è da te ... (continue)
Oggi ho letto un bell’articolo di Susanna Nirenstein (da non confondersi con la sorella Fiamma) che ho trovato esprimesse perfettamente il mio pensiero e sentimento su questo libro. Non è certo la prima, e non sarà l’ultima a dire queste cose: il favore che ha goduto il libro di Hanna Arendt è da tempo messo in discussione, in Europa e oltre oceano. Ma Nirenstein riesce nell’impresa senza astio o livore, che invece accompagna spesso altri critici, feriti dalla “banalità” dell’interpretazione di Arendt.
Si intitola "Il processo. Eichmann a giudizio", ma potrebbe quasi chiamarsi "Processo ad Hannah Arendt" la mostra che arriva da Berlino ed è pronta ad aprirsi negli spazi delle Murate, le ex-prigioni di Firenze, il 23 gennaio (fino al 18 febbraio), quattro giorni prima del Giorno della Memoria. La visione e la lettura dei numerosi video e documenti del procedimento che iniziò l'11 aprile 1961 a Gerusalemme dopo il clamoroso rapimento da parte del Mossad, l'11 maggio 1960, del direttore del Dipartimento Affari Ebraici IV B 4 delle SS rifugiato in Argentina – dell'organizzatore prima dell'espulsione degli ebrei dalla Germania, del loro trasferimento a Est e poi dei trasporti verso i campi di sterminio da tutta l'Europa occupata – la lettura proposta dai curatori tedeschi, dicevamo, si differenzia infatti dalla diffusa interpretazione della filosofa tedesca che seguì (ma solo in parte!) l'avvenimento epocale nella capitale israeliana per il New Yorker e vide in Eichmann "la banalità del male". Il Male che Eichmann incarna non ha niente di "banale", come mette in luce il percorso creato dalle fondazioni berlinesi Topografia del Terrore e Memoriale degli Ebrei Assassinati in Europa, la statura di Eichmann non è affatto quella di un grigio burocrate incastrato nel motore della tirannia come una qualsiasi rotella inconsapevole e necessaria al meccanismo. La visione della filosofa tedesca era senz'altro legata alla sua tesi sulla cappa psicologica invincibile del totalitarismo, e serviva forse a salvare dalla colpa collettiva il popolo tedesco in mezzo a cui si era formata e forse persino Heidegger, il suo maestro, che al nazismo aveva aderito. La Arendt alla fin fine così si dimostrava aperta alla tesi della difesa di Eichmann: «ho solo obbedito agli ordini, sono stato solo un dente di un ingranaggio, non sono mai stato antisemita», senza attribuire la giusta importanza né allo svelamento inedito dei testimoni, né alla personale convinzione ideologica nazista che aveva spinto lui come milioni d'altri "volenterosi carnefici" al genocidio.
Ecco invece le tappe della sua biografia: legato fin da giovanissimo alla destra austriaca che chiedeva l'annessione alla Germania e si nutriva di antisemitismo, presente nell'estremismo militante, lettore attento fin dalla fine degli anni Venti di giornali nazional-socialisti, parte di quel misero 3% che nel '30 in Austria votò per il partito nazista a cui aderisce definitivamente nel '32. Nel Reich dal '33, all'indomani della vittoria di Hitler, Eichmann riceve una formazione paramilitare nelle SS e nel '34 entra nel Servizio di Sicurezza del Reichfuehrer Himmler, e ben presto con gradi sempre più alti nell'unità "Affari ebraici", dedita a forzare gli ebrei a lasciare la Germania. Alla conferenza di Wansee del '42 che mise a punto il piano della "soluzione finale" fu uno degli organizzatori (e lì, lo vediamo dire in tribunale, si sentì sollevato come Ponzio Pilato perché erano stati "i protagonisti, i papi del Reich" a decidere, anche se era lui stesso a prospettare le soluzioni possibili). Himmler lo definì "lo specialista" quando nel '44 lo chiamò come sempre a deportare velocemente mezzo milione di ebrei ungheresi ad Auschwitz, un "maestro" della spoliazione, dell'emigrazione forzata, e ben presto del trasferimento nei lager. Persino nella sua deposizione nel '61 in Israele Eichmann chiama gli ebrei "parassiti".
Cosa ci vide di "banale" Hannah Arendt? La sua intuizione, o la sua forzatura, che tanto ha condizionato la riflessione sulla Shoah come di un evento fatale perpetrato da uomini senza volto, non funziona (fu l'autorevole Raul Hilberg a dirlo per primo, seguito ben presto da tanti altri storici): una mappa mostra gli infiniti spostamenti di Eichmann in tutti i luoghi caldi dello sterminio, la storiografia più recente ne certifica le continue iniziative, la partecipazione attiva alla macchina della morte, la conoscenza esatta di quel che stava avvenendo, l'antisemitismo convinto (il comandante di Auschwitz Rudolf Hoess l'aveva definito "ossessionato dalla questione ebraica"). Un quadro confermato anche dall´intervista data nel 1957 da Eichmann a Willem Sassen, un giornalista ex SS (in Italia nel '61 la pubblicò Epoca).
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