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La banalità del male

Eichmann a Gerusalemme

Di

Editore: Feltrinelli (Saggi)

4.3
(1772)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 316 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata , Tedesco , Portoghese , Spagnolo , Ungherese , Ceco , Polacco , Croato

Isbn-10: 8807081113 | Isbn-13: 9788807081118 | Data di pubblicazione:  | Edizione 10

Traduttore: Piero Bernardini

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati

Genere: History , Philosophy , Political

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Descrizione del libro
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  • 5

    Un libro dal leggere

    Da alcuni anni volevo affrontare questo libro, che ha ovviamente una serie di particolarità notevolissime: è il resoconto, fatto da una filosofa (anche se lei non amava essere definita così) ebrea ted ...continua

    Da alcuni anni volevo affrontare questo libro, che ha ovviamente una serie di particolarità notevolissime: è il resoconto, fatto da una filosofa (anche se lei non amava essere definita così) ebrea tedesca del processo tenuto in Israele contro Adolf Eichmann, uno dei criminali nazisti che dopo la fine della guerra era riuscito a far perdere le proprie tracce in Sudamerica. Rapito in Argentina dai servizi segreti israeliani, condotto in Israele e qui processato, condannato a morte e poi giustiziato. Hannah Arendt seguì il processo come corrispondente del New Yorker e questo libro rappresenta non tanto una cronaca del processo, quanto una riflessione a tutto tondo su come il nazismo abbia potuto stregare un'intera nazione.
    La cosa che più affascina del libro è la lucidità con cui la Arendt affronta sia il processo sia il tema nel suo complesso, evitando la facile tentazione di accreditare la versione di chi tentava di dipingere Eichmann come un mostro dalla insensata crudeltà. Ci restituisce piuttosto il ritratto di un burocrate, preoccupato della propria carriera, senza alcuna spinta ideologica nel partecipare allo sterminio dell'Olocausto, concentrato piuttosto sui piccoli successi professionali e sull'efficenza del proprio operare. Una parte fondamentale è giocata, secondo l'autrice, dalla capacità che i capi nazisti hanno avuto, di imporre un gergo (Sprachregelung) in grado di anestetizzare, sotto parole e concetti meno terribili, azioni che una persona sana di mente trova naturalmente aberranti. La famosa "soluzione finale", termine molto più leggiadro di "sterminio del popolo ebraico" è un ottimo esempio. Attraverso questi accorgimenti milioni di persone si sono trovati quasi imbottigliati in un meccanismo burocratizzato che ha spersonalizzato sia le vittime sia i carnefici. Eichmann non agisce spinto da odio o da motivazioni ideologiche, ma è un ingranaggio in un meccanismo che alla fin fine non comprende fino in fondo. Così riesce a compiere azioni tremendamente delittuose, che fanno accapponare la pelle al solo pensiero in maniera banale, quasi senza avvedersene. Dalle sue mani è passata la sorte (tragica) di milioni di persone e per tutto il libro si ha la netta sensazione che lui fosse più preoccupato che i treni per i lager arrivassero in orario che di cosa stava facendo.
    Un libro che colpisce forte, che vale la pena ed è necessario leggere. Perché questo è accaduto poco più di mezzo secolo fa. Perché la banalità del male, che lo stato di Israele ha processato nel 1961, torna di grande attualità, proprio in quelle terre. E chi ha conosciuto il dolore della vittima spesso dalla parte del carnefice.
    Non abbassiamo la guardia, perché per perpetrare i peggiori orrori, ci insegna Hannah Arendt, non occorre davvero essere mostri crudeli e perversi.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro scritto con grande lucidità e anche con grande capacità di fare pensare. Non sempre tutto è chiaro o facile da comprendere anche nei genocidi in cui siamo sempre tutti (e giustamente) dalla p ...continua

    Un libro scritto con grande lucidità e anche con grande capacità di fare pensare. Non sempre tutto è chiaro o facile da comprendere anche nei genocidi in cui siamo sempre tutti (e giustamente) dalla parte di chi muore o soffre.
    Ma resta sempra da capire cosa succede nella mente di chi uccide e stermina. Non sempre sono malati di mente, non sempre sono criminali o lo sarebbero stati in condizioni diverse. E questo è fondamentale da capire e da imparare. Come saremmo stati noi al posto di Eichmann o al posto di tanti altri come lui ? Se fossimo stati tedeschi dopo il 1933. O semplicemente Italiani nel periodo del Fascismo.
    Dobbiamo sempre porci questa domanda. Perché è molto più difficile di quanto pensiamo.

    ha scritto il 

  • 3

    Tempo fa:
    Si tratta di un saggio di Hannah Arendt, inviata del giornale New Yorker, sul processo a Otto Adolf Eichmann, tenutosi a Gerusalemme nel 1961, per crimini contro l'umanità.
    Ciò che sottoline ...continua

    Tempo fa:
    Si tratta di un saggio di Hannah Arendt, inviata del giornale New Yorker, sul processo a Otto Adolf Eichmann, tenutosi a Gerusalemme nel 1961, per crimini contro l'umanità.
    Ciò che sottolinea la giornalista e che salta comunque agli occhi di chi legge il resoconto del processo e le deposizioni dell'imputato, è che Eichmann - così come anche altri imputati nazisti in altri processi, ad esempio quello di Norimberga - sono persone assolutamente comuni, banali, prive di particolare intelligenza o capacità, completamente assoggettate al regime, nazista in questo caso, incapaci di pensieri propri e vili nelle scelte. Tutti si sono giustificati dicendo di aver obbedito agli ordini, nessuno di loro si chiese se l'ordine era giusto o sbagliato, nessuno prese posizione, tutti hanno solo eseguito, poi tornavano a casa, baciavano la mogliettina e giocavano con i loro figli. In questo sta proprio “la banalità” del male, nella normalità, nella assoluta mancanza di coscienza, tutto faceva parte di un grande disegno al quale tutti loro dovevano e volevano assolutamente partecipare.

    ha scritto il 

  • 5

    Sorprendente e "giusto"!

    Libro che mi ha sorpreso in ogni capitolo. Molto spesso, in televisione e nei documentari dedicati all'olocausto ed al nazismo, mi sono imbattuto in una visione fin troppo "banalmente" semplicistica d ...continua

    Libro che mi ha sorpreso in ogni capitolo. Molto spesso, in televisione e nei documentari dedicati all'olocausto ed al nazismo, mi sono imbattuto in una visione fin troppo "banalmente" semplicistica della questione: demoni-nazisti che sfogano la loro disumana malvagità sul corpo del popolo ebraico. Questo libro ha il coraggio di descrivere, senza occultare nessuna colpa, rendendo il lettore maggiormente conscio della complessa situazione e sviando da inutili e, a tratti sbagliate, demonizzazioni e prese di posizione cieche.
    Si potrà accusare il libro di essere noioso, ma è colpa trascurabile dal momento che l'onore di essere un libro "a favore della giustizia" lo rende fuor di ogni ragionevole dubbio eccezionale.
    Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Nulla è scontato quando si tratta di feroce banale routine.

    Scandaglia i percorsi di un genocidio voluto e condiviso rendendo testimonianza diretta, senza orpelli ideologici e di appartenenza, di come il male possa diventare banale routine alla portata di tutt ...continua

    Scandaglia i percorsi di un genocidio voluto e condiviso rendendo testimonianza diretta, senza orpelli ideologici e di appartenenza, di come il male possa diventare banale routine alla portata di tutti.Da leggere, per continuare a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato,per dare la giusta dimensione alle azioni compiute e il giusto significato ai ruoli ricoperti.

    ha scritto il 

  • 3

    Provocatoria

    Un libro diventato famoso anche per le provocazioni che contiene: che i capi delle comunità ebraiche abbiano contribuito, di fatto, al tranquillo svolgimento dell'Olocausto, in cui 6 milioni di person ...continua

    Un libro diventato famoso anche per le provocazioni che contiene: che i capi delle comunità ebraiche abbiano contribuito, di fatto, al tranquillo svolgimento dell'Olocausto, in cui 6 milioni di persone sono state ammazzate quasi senza ribellioni. Ma Arendt (ebrea tedesca) raggiunge il picco non quando accusa i capi delle comunità ebraiche, ma quando parla del Belgio. Lì, secondo Arendt, gli ebrei si sono salvati perché i capi delle comunità ebraiche se n'erano andati subito. Anche senza arrivare sempre a queste "vette", il libro è pieno di interpretazioni oblique e urticanti sul ruolo di Eichmann, degli ebrei, dei tribunali israeliani. Da leggere per rimettere in moto la testa.

    ha scritto il 

  • 5

    un libro complesso che spiega puntualmente il grado di responsabilità, nel mostruoso macchinario di distruzione creato dai nazisti, di vere e proprie nullità umane come Eichmann: un essere meschino, u ...continua

    un libro complesso che spiega puntualmente il grado di responsabilità, nel mostruoso macchinario di distruzione creato dai nazisti, di vere e proprie nullità umane come Eichmann: un essere meschino, un pavido seppur capace di far parte di un'orda di uomini senza alcuna morale.
    Molto interessanti anche le sezioni riguardanti l'espletamento della soluzione finale nelle varie nazioni, utili per capire le connivenze (volontarie o meno) nell'eccidio ed i rari e per questo ancora più rimarchevoli casi di resistenza.
    Una lezione morale che dovrebbe essere obbligatoria in tutti i licei.

    ha scritto il 

  • 5

    Molto bello e interessante

    Libro molto interessante, per nulla scontato. Hannah Arendt, attraverso un resoconto apparentemente solo giornalistico, fornisce riflessioni profonde sull'animo umano, sulla capacità di adeguarsi al p ...continua

    Libro molto interessante, per nulla scontato. Hannah Arendt, attraverso un resoconto apparentemente solo giornalistico, fornisce riflessioni profonde sull'animo umano, sulla capacità di adeguarsi al pensiero dominante, sui sistemi giuridici e i principi sui quali si basano e funzionano...
    Di facile e piacevole lettura (nonostante il tema greve).
    Consigliato vivamente.

    ha scritto il 

  • 5

    Ovviamente bellissimo non si rifenisce al contenuto, ma al modo chiaro e lucido in cui il contenuto è esposto. Solo qualcuno con una profonda integrità poteva descrivere così il processo "rubato" dal ...continua

    Ovviamente bellissimo non si rifenisce al contenuto, ma al modo chiaro e lucido in cui il contenuto è esposto. Solo qualcuno con una profonda integrità poteva descrivere così il processo "rubato" dal proprio popolo a un criminale nazista.

    ha scritto il 

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