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La battaglia

Di

Editore: Bompiani (Tascabili Bestseller, 518)

3.9
(238)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 314 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Olandese , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8845245284 | Isbn-13: 9788845245282 | Data di pubblicazione:  | Edizione 4

Traduttore: Eugenio Montale

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Nel 1933 il presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosvelt, si trovò a dover fronteggiare una crisi disastrosa, conseguenza diretta del crollo del 1929. Furono anni difficili e occuparsi di letteratura implicò un impegno sociale fino a quel momento sconosciuto. A questa nuova generazione apparteneva Steinbeck, che in questo romanzo narra la storia di uno sciopero di braccianti, del suo fallimento e di uomini che trasformano la propria disperazione in lotta per il riconoscimento dei propri diritti fondamentali. Pubblicato nel 1936 e tradotto in Italia da Eugenio Montale nel 1940, il romanzo riassume lo spirito di un'epoca, un'opera in cui viene presentata un'immagine atroce, scandalosa ma anche poetica del New Deal americano.
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    A dire il vero ho iniziato questo libro in italiano, ma poi l'ho letto praticamente tutto in inglese, perché a rischio di peccare di lesa maestà ho trovato la traduzione di Montale illeggibile, del tutto fuori registro, insopportabilmente antiquata. Veramente mi indigna che un autore del calibro ...continua

    A dire il vero ho iniziato questo libro in italiano, ma poi l'ho letto praticamente tutto in inglese, perché a rischio di peccare di lesa maestà ho trovato la traduzione di Montale illeggibile, del tutto fuori registro, insopportabilmente antiquata. Veramente mi indigna che un autore del calibro di Steinbeck, che può piacere o non piacere ma è pur sempre un premio Nobel di altissima levatura, continui a circolare in italiano in traduzioni obsolete, spesso imprecise, spesso pesantemente tagliate. Pur ricordando, come già detto per Furore, che tradurre Steinbeck negli anni quaranta fu un'opera meritoria, non si può non insistere nell'invocare uno svecchiamento generale.

    ha scritto il 

  • 2

    Genesi e cronaca di uno sciopero nell'America in piena paranoia da "rossi" e sprazzi di lotte sindacali. Argomento interessante da un punto di vista storico ma il romanzo non prende.... monotono, pesante e sopratutto afflitto da una traduzione vetusta improponibile al lettore attuale. Qualche pag ...continua

    Genesi e cronaca di uno sciopero nell'America in piena paranoia da "rossi" e sprazzi di lotte sindacali. Argomento interessante da un punto di vista storico ma il romanzo non prende.... monotono, pesante e sopratutto afflitto da una traduzione vetusta improponibile al lettore attuale. Qualche pagina eccellente (è sempre Steinbeck...) quando la voce è quella del dottore, l'unico personaggio del libro che susciti un po' di empatia ma per il resto non sono riuscita ad apprezzarlo.

    ha scritto il 

  • 1

    Questo commento è una protesta.

    Contro le scandalose traduzioni delle opere di Steinbeck propinateci da Bompiani. E quindi la (singola) stella non è a Steinbeck, ma alla casa editrice.
    La traduzione de "La Battaglia" è particolarmente sciatta e fastidiosa, piena di errori, fastidiosi arcaismi, complessivamente vetusta e t ...continua

    Contro le scandalose traduzioni delle opere di Steinbeck propinateci da Bompiani. E quindi la (singola) stella non è a Steinbeck, ma alla casa editrice.
    La traduzione de "La Battaglia" è particolarmente sciatta e fastidiosa, piena di errori, fastidiosi arcaismi, complessivamente vetusta e tale da pregiudicare lettura e giudizio sul libro.

    Dice: "leggi in lingua originale".
    "Magara", come direbbe il grande Carletto Mazzone. Forse, in un'altra vita.

    Intanto, la domanda sorge spontanea. Cioè: perchè grandi poeti (Montale, Vittorini) non hanno continuato in vita a fare ciò in cui riuscivano meglio e si sono viceversa accaniti sul povero Steinbeck come neanche i poliziotti del LAPD con Rodney King?
    Qualcuno ha mai visto "orti" da quaranta ettari dove crescono alberi di mele? O una persona rispondere "riscaldata" (come le minestre)? O iscriversi ad un Unione (non sportiva, beninteso)?

    Montale, ma mi faccia il piacere...

    ha scritto il 

  • 0

    Quando inizi a leggere un libro di un grande autore, te ne accorgi dalla prima pagina. Uno scrittore con la S maiuscola, ti tira dentro il romanzo e ti coinvolge immediatamente. Così è stato con La battaglia di Steinbeck. Dopo poche righe, ero già rapito e preso dalla storia di Jim e di tanti sim ...continua

    Quando inizi a leggere un libro di un grande autore, te ne accorgi dalla prima pagina. Uno scrittore con la S maiuscola, ti tira dentro il romanzo e ti coinvolge immediatamente. Così è stato con La battaglia di Steinbeck. Dopo poche righe, ero già rapito e preso dalla storia di Jim e di tanti simili a lui, che nell’America del ’33, lottavano per il lavoro, il salario e la dignità. Le stesse cose per cui ci si batte oggi, in definitiva.
    Le prime organizzazioni di lavoratori, gli “agitatori” di professione, la fame, il disagio vengono descritti con un linguaggio schietto e diretto. Non si può restare acritici di fronte a tali argomenti. La vicenda narrata è un sciopero tra i raccoglitori di mele in una valle americana. Il motivo è sempre da ricercare nel pagamento ridicolo che i padroni decidono di corrispondere ai braccianti.
    Jim è un sognatore e Mac il suo mentore, che lo introdurrà nel duro e controverso mondo dello sciopero, dei picchetti e dei pestaggi. Dei pasti saltati e della continua ricerca di aiuti e collaborazioni. Mac e Jim sono quelli che i padroni definiscono “agitatori”, possono essere disprezzati da una e dall’altra parte della barricata, si muovono sempre sul filo, il loro non è un mestiere facile. Si può sempre incontrare una pallottola o, al meglio,un sonoro pestaggio. Ma non si può dire che i due non mettano passione e cuore in questa attività. Alla fine Jim, supererà il maestro. La sua freddezza e la sua mancanza di affetti terreni fanno si che lui diventi un leader.
    Steinbeck, tra l’altro, mette sotto i riflettori, anche il cinismo e il pragmatismo di certi personaggi, che sono si, generosi e altruisti, ma che non esitano a usare ogni mezzo lecito e meno lecito per la causa. Siamo tutti attori di un disegno molto più grande di noi. Lo sciopero presente fallirà di sicuro, i prossimi forse andranno meglio, ma tra chissà quanto tempo, non è dato saperlo, raggiungeremo la vittoria. Il finale amaro del libro lascia molti spunti per pensare, l’argomento, in effetti, non si è mai chiuso.
    Bellissimo libro di Steinbeck, il quale si eleva di una spanna, e forse più, su tutti gli altri scrittori americani, con pochissimi altri a fargli compagnia.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho scelto questo libro di Steinbeck dopo aver letto "Uomini e topi" che mi aveva colpito molto. "La battaglia" non é forse allo stesso livello ma rimane comunque un libro interessante. La storia si svolge durante la Grande Depressione che colpì gli Stati Uniti sotto il governo di Harding e Hoover ...continua

    Ho scelto questo libro di Steinbeck dopo aver letto "Uomini e topi" che mi aveva colpito molto. "La battaglia" non é forse allo stesso livello ma rimane comunque un libro interessante. La storia si svolge durante la Grande Depressione che colpì gli Stati Uniti sotto il governo di Harding e Hoover prima e Roosevelt poi. In California, per la raccolta delle mele, si radunavano centinaia di braccianti provenienti da ogni regione del paese alla ricerca disperata di un lavoro e quindi di una paga. Le condizioni di lavoro erano durissime, nessuna attenzione era prestata alla sicurezza dei lavoratori e le paghe venivano sistematicamente ridotte con la scusa di mancate vendite. Diversamente dai lavoratori europei che avevano alle spalle delle organizzazioni sindacali, negli Stati Uniti mancava ogni tutela e anzi i sindacati erano guardati con sospetto dai proprietari terrieri, dai capitani d'industria, dalle autorità di pubblica sicurezza e dalla classe media che consideravano tali associazioni come un mezzo per infiltrare la dottrina marxista-comunista nel paese. Jim e Mac, i protagonisti sono appunto due sindacalisti che si mischiano agli altri lavoratori per organizzarli e preparare uno sciopero contro la riduzione dei salari e a difesa dei diritti dei lavoratori. Un bel libro che descrive le difficili condizioni del proletariato moderno, l' abbruttimento delle persone nella lotta per il lavoro, il cinismo e l'ottusità di chi detiene il potere e certa di conservare i propri privilegi. Unica nota dolente é la traduzione, risalente all' epoca fascista, per cui si utilizza il voi nei dialoghi rendendo la lettura poco scorrevole.

    ha scritto il 

  • 4

    L'unione e le sue forze

    Uno Steinbeck più concreto del solito, che focalizza l'attenzione sulle azioni dell'unità di un gruppo, e grazie a esse sonda problemi eterni di ogni singolo uomo.
    La battaglia per i diritti dei lavoratori passa anche per la realtà di queste pagine, portata avanti attraverso i punti di vist ...continua

    Uno Steinbeck più concreto del solito, che focalizza l'attenzione sulle azioni dell'unità di un gruppo, e grazie a esse sonda problemi eterni di ogni singolo uomo.
    La battaglia per i diritti dei lavoratori passa anche per la realtà di queste pagine, portata avanti attraverso i punti di vista dei vari personaggi che le popolano, restituendone una visione cruda e dannatamente amara.

    ha scritto il 

  • 5

    Eccolo lo Steinbeck che adoro!!! A cinquant’anni e pochi giorni dall’assegnazione del premio Nobel per la letteratura, mi ritrovo completamente rapito in quella che, per molti critici e lettori, è forse l’opera migliore dell’autore, un esplosivo condensato di letteratura socio-economica.


    E ...continua

    Eccolo lo Steinbeck che adoro!!! A cinquant’anni e pochi giorni dall’assegnazione del premio Nobel per la letteratura, mi ritrovo completamente rapito in quella che, per molti critici e lettori, è forse l’opera migliore dell’autore, un esplosivo condensato di letteratura socio-economica.

    Ecco quindi “La battaglia”… per me, fin dalle primissime righe, il perfetto completamento dello spettacolare “Furore”. Un libro semplicemente perfetto, denso, toccante e furente… uno spietato scontro sociale, la rabbiosa lotta di classe per non farsi sopraffare dalle feroci il-logiche capitaliste. C’è tutto il meglio di Steinbeck e, molto probabilmente, la massimizzazione della sua capacità di rendere avvincente il buio socio-economico dell’America del decennio ’29-’39, di testimoniare l’assurdità di un periodo storico e delle condizioni di vita della maggior parte di una popolazione costretta a disintegrarsi sotto la volontà del “mercato”.

    Già… Proprio il “Mercato”… Quello stesso mercato che oggi è giudice supremo delle vite di interi popoli, capriccioso motore che, con le sue bizze, decide il destino di Paesi ed uomini. Ma anche nella lettura e, ampliando l’orizzonte, ieri come oggi, il “mercato” si rivela una mera maschera; la semplice copertura di pochi, ben identificabili, gruppi di potere, società, individui.

    Addentrandosi nel libro non può non balzare alla mente l’attualità della narrazione. Che sia la raccolta di mele, sfondo delle agitazioni che fanno pulsare “La battaglia”, o, spostandosi ai nostri giorni, la produzione di un qualsivoglia bene o servizio, la contemporaneità delle parole di Steinbeck è sconcertante! Parole passate che assumono rapidamente le fattezze di una profezia, di un monito a non ripetere gli errori commessi in quegli anni. Ecco quindi la contestazione ad un modello economico sbagliato, a condizioni di lavoro inumane che portano solamente a povertà e tensioni sociali e, ancora più doloroso, al sacrificio della persona al cospetto dei mutevoli voleri del capitale.

    Un libro meraviglioso… che splende nella sua estrema tragicità. Una lettura che amalgama alla perfezione le vicende dei singoli protagonisti ed il tumulto che anima un gruppo di uomini impegnati nel tentativo di migliorare le esistenze proprie e dei propri simili, la solidarietà e l’idealismo che si instaura nell’inseguimento di un traguardo comune e l’unità nella lotta contro un nemico, tanto identificabile e presente, quanto sfuggente e lontano.

    Uno Steinbeck capace di abbrancare il lettore e, senza dargli la minima tregua, trascinarlo nell’America più dura, all’interno di quella triste e seviziata realtà sociale in perenne lotta per condizioni di vita e di lavoro più umane. Una lettura importante e che, senza la minima esagerazione, mi sento di consigliare e considerare obbligatoria. Obbligatoria per molteplici aspetti tra i quali mi piace sottolineare l’attualità dei temi trattati, lo spessore umano nel quale ci si ritrova invischiati, l’enorme scontro di pensiero che si innesca tra queste, purtroppo non infinite, pagine e, non meno importante, il pulsante tratteggio degli ideali e delle speranze che rende vivo l’intero testo.

    ha scritto il 

  • 3

    Questa volta no!

    Probabilmente è colpa mia. Ma questo libro di Steinbeck non mi ha entusiasmato. E’ troppo un romanzo a tema per i miei gusti. Anche se ne condivido il valore civile. Però manca quel lirismo che mi ha fatto amare questo autore. I personaggi non mi paiono pienamente tratteggiati come in altre ...continua

    Probabilmente è colpa mia. Ma questo libro di Steinbeck non mi ha entusiasmato. E’ troppo un romanzo a tema per i miei gusti. Anche se ne condivido il valore civile. Però manca quel lirismo che mi ha fatto amare questo autore. I personaggi non mi paiono pienamente tratteggiati come in altre sue opere. La traduzione di Montale in questo caso è molto datata ed in più attenta all’eventuale censura fascista. Questo però va a demerito della Bompiani che non si prende neppure la briga, non dico di fare una nuova traduzione ( cosa auspicabile nel 2012 !), ma almeno di fare una doverosa revisione. Ripeto, sarà colpa mia, ma questa volta tra me e Steinbeck non è scattata l’empatia.

    ha scritto il