La battaglia di Bistrica Lesna

Di

Editore: Studio Tesi

3.8
(16)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 98 | Formato: Altri

Isbn-10: 8876925279 | Isbn-13: 9788876925276 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Traduttore: S. Ferrari

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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    una volta ho assistito a una perizia psichiatrica. veniva esaminata una donna il cui figlio era rimasto ucciso in uno stupido incidente. buona parte della perizia consisteva in test di logica o memori ...continua

    una volta ho assistito a una perizia psichiatrica. veniva esaminata una donna il cui figlio era rimasto ucciso in uno stupido incidente. buona parte della perizia consisteva in test di logica o memoria come quelli che fanno fare ai bambini, poi c'erano anche delle domande di cultura generale. veniva anche chiesto di comporre certe figure o di fare disegnini. tutto questo durò più giorni. alla fine i medici, forti di tanti anni di studio e di esperienze, capirono quello che chiunque avrebbe capito parlando quindici secondi con la signora, e cioè che lei non riusciva ad accettare la morte del figlio. oltre a parole di generico buon senso le proposero degli antidepressivi.

    la signora, che era una personalità molto più scissa di quanto sembrasse perchè c'era in lei un fondo di assoluta e quasi primitiva realtà, aveva paura dei farmaci e comunque si opponeva accanitamente a qualsiasi tipo di terapia. benchè la sua conversazione fosse insopportabile, visto che ritornava continuamente sul figlio come un disco rotto, e nonostante i suoi familiari soffrissero a vederla così e allo stesso tempo non la sopportassero più, devo dire che quella donna in qualche modo mi piaceva. quando sentii il medico che le spiegava come sia necessario lasciare andare i morti, perchè altrimenti ti tirano giù con loro, ebbi l'impulso di mettergli le mani addosso. già molto tempo prima avevo pensato che non serve una disciplina per superare i traumi, perchè questo avviene da sè: come l'invecchiamento e la morte; quello che ci vorrebbe è proprio una disciplina che ti confermi nel trauma, che lo renda eterno.

    un'altra cosa che ricordo sono le risposte della signora alle domande su cosa hanno in comune le mele e le arance, le auto e le barche, e così via. la donna rispondeva quasi sempre "niente", e non si può negare che avesse ragione. il fatto che mele e arance rientrino nella categoria "frutta" doveva sembrarle una pura fatuità. dal suo punto di vista mele e arance non avevano nulla in comune, o comunque erano talmente diverse che la semplice appartenenza a una categoria le doveva sembrare irrilevante. lei non aveva interesse per qualsiasi tipo di astrazione e le sue risposte sembravano molto più sensate di quelle date dal medico. il fatto che mele e arance abbiano in comune l'essere frutta suonava, sulle labbra del medico, come un'assoluta idiozia, una cosa che nemmeno un imbecille avrebbe preso in considerazione: una cosa talmente ovvia e insignificante che sembrava la risposta di un demente, e infatti la signora pensava, con tutte le ragioni, che quelle domande fossero stupide fino a essere offensive.

    per lei esistevano soprattutto differenze. tutta la struttura categoriale, che poi era essenzialmente del linguaggio invece che delle cose, doveva sembrarle una specie di gioco da handicappati. che importanza poteva mai avere che auto e barche fossero mezzi di trasporto? come se esistesse qualcosa che si può chiamare "mezzo di trasporto". evidentemente esistono solo auto, barche, pullmann, mele, ananassi, esistono moltissime cose tutte diverse, nemmeno due mele hanno in comune il fatto di essere mele; in effetti due mele non esistono neppure, esiste una mela così e una colì. neppure i morti, come categoria, esistevano davvero: c'era la morte di suo padre, che era una cosa, e quella di suo fratello, che era un'altra, e quella di suo figlio. questi tre eventi non avevano nulla in comune e inserirli in una categoria, che era solo una parola, sarebbe stato impensabile.

    anche su questo la signora aveva sostanzialmente ragione. pensare a suo figlio come a uno dei morti significava già in parte lasciarlo mentre continuare a ripetere ciò che aveva fatto, che aspetto aveva, cosa aveva detto, decine e centinaia di minimi fatti specifici era il modo di mantenere le differenze e quindi mantenere la cosa, la singola cosa vivente nel pensiero, costruita e ricostruita ogni giorno, nella lotta contro il processo di assorbimento del trauma. e in fondo lei che male faceva se privava tutto il resto del mondo delle sue attenzioni, se abbandonava i vivi? in fondo sono vivi e possono badare a loro stessi.

    ma la medicina era contro di lei, e anche la vita lo era. quando ce ne andammo mi ripetè a lungo che lei aveva paura dei medici e delle medicine e soprattutto aveva paura che la facessero dormire. pensai che anche le categorie, così utili a organizzare il mondo, fanno dormire e le dissi che io, fosse stato per me, medicine non ne avrei prese.

    ha scritto il