Forse mai come in questo libro del 1953 Landolfi si è azzardato a parlare di se stesso. E naturalmente non poteva farlo che nel modo più paradossale, alternando e mescolando la confessione da romanzo russo, la provocazione e la mistificazione. Il ris ...Continua
AdrianaT.
Ha scritto il 09/01/17
"Hai detto, hai detto, e non hai detto nulla"
Intimo, impegnativo ma accessibile; alta letteratura, come costruita su un alfabeto diverso, che ha la capacità di proiettarti in un'altra dimensione della lettura. Scrittura di una bellezza diabolica; l'irrinunciabile inutilità delle parole attraver...Continua
antonino
Ha scritto il 11/09/14
Le donne: Anna, Bianca, Ginevra tra le quali elegger sposa; i cavallier? decaduti ed esausti come il protagonista; l'arme che fan cilecca e le guerre non combattute; gli amori inesorabilmente passati (Adele, Giulia, Franca); le attenzioni (non molto...Continua
Nemo_bis
Ha scritto il 07/05/14
Un romanzo sull'impossibilità per il narratore di scrivere un romanzo, per questioni stilistiche e narrative che emergono dalla storia e da tutti gli "inserti meta-narrativi" (mi invento il nome tecnico, vabbè, insomma qualcosa meta-qualcos'altro). I...Continua
...
Ha scritto il 10/03/13

"Un vero libro è come una malattia, e solo chi ha forza da vendere si può permettere di scriverlo." (p. 100)

VittorioC
Ha scritto il 08/11/11

Una "specie di diario" che ha le suggestioni e la complessa architettura di un romanzo.


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