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La bolla di componenda

Di

Editore: Sellerio (La memoria, 385)

3.6
(822)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 124 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8838913684 | Isbn-13: 9788838913686 | Data di pubblicazione:  | Edizione 17

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
"Componenda" significa accordo, compromesso, transazione intesa a sanare uncontenzioso tra parti. Fa pensare all'accordo tra due privati o, quando nonprivati, a pattuizioni di poteri occulti, torbidi, segreti. Tutto il contrariodella posizione di uno stato di diritto che non compone, ma garantisceimparzialmente contro i torti. E invece, in Sicilia almeno, non si è datonella storia potere che non si ritenesse parte di una componenda, di fronte adaltri poteri, a danno di chi, per modestia, per debolezza, per isolamento, nonriusciva a garantirsi con nessun potere. E lo Stato italiano si aggiusterà aquesta pratica tradizionale, nei confronti del brigantaggio, della mafia e deitanti prepotenti.
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    Incipit

    “Travagliari” - o meglio “travagghiari” - in siciliano significa semplicemente lavorare, senza fare differenza tra lavoro pesante, spaccareni, e lavoro leggero o di sola testa e magari di piacimento.. ...continua

    “Travagliari” - o meglio “travagghiari” - in siciliano significa semplicemente lavorare, senza fare differenza tra lavoro pesante, spaccareni, e lavoro leggero o di sola testa e magari di piacimento.....

    http://www.incipitmania.com/incipit-per-titolo/b/la-bolla-di-componenda-andrea-camilleri/

    ha scritto il 

  • 2

    Tutti salvi anche senza Salvo - 06 gen 15

    Uno dei primi scritti di Camilleri, l’ultimo prima dell’inizio della saga di Montalbano. L’ho trovato acerbo, non molto riuscito, anche se, a sprazzi, propone idee e situazioni interessanti. Non dico ...continua

    Uno dei primi scritti di Camilleri, l’ultimo prima dell’inizio della saga di Montalbano. L’ho trovato acerbo, non molto riuscito, anche se, a sprazzi, propone idee e situazioni interessanti. Non dico coinvolgenti, ma quanto meno inserite in quel filone di “coscienza civile” che il maestro Sciascia aveva insegnato alla “squadra di Sellerio”. E l’idea è quella, appunto, di dare qualche piccolo colpo alla coscienza del lettore, inscenando un piccolo teatro per demolire (ma purtroppo con pochi colpi a disposizione) uno dei cardini dell’incoscienza civile. Ovviamente parliamo di Sicilia ed ovviamente parliamo di mafia. Il tutto inserito in quella pratica, quella si poco civile, che va sotto il nome di “componenda”. Il termine dovrebbe, secondo dizionari ed altre dotte fonti, essere di genere maschile ed indicare transazioni informali finalizzati a risolvere un contenzioso tra le parti (cioè comporre il disaccordo), una sorta di accordo stragiudiziale non legale e non riconosciuto dall'ordinamento giuridico. Camilleri fa uscire questo breve scritto proprio negli anni in cui (pare) ci sia stato un “componenda” tra Stato e Mafia (ed ancora se ne discute). Il nostro prende la palla al balzo, e ci tira su uno dei suoi bei teatrini. Che svolge in tre atti. Nel primo, che stenta a decollare, parla un po’ di sé, del suo lavoro alla RAI, e dell’amicizia con il grande Giorgio Vecchietti, che, proponendogli un lavoro, gli racconta un avvenimento accaduto durante la conduzione dei suoi primi telegiornali di RAI2. Avendo eliminato filmati panegirici, che esaltando operazioni poco fruttuose della Guardia di Finanza, in realtà facevano pubblicità ai tabacchi, viene avvicinato da un faccendiere (così lo chiameremo ora), che gli propone accordi poco legali per aver salvi i suoi interessi. Un “componenda” non pienamente svolto. Ma da questa idea, e da alcune reminiscenze di memorie materne, risale ad accordi ben più ferrati e malavitosi. E soprattutto a quella pratica in uso sin dai primordi nella chiesa cattolica, delle “bolle di componenda”. Una versione peggiorativa delle indulgenze di luterana memoria. Le bolle erano assoluzioni prima che venisse commesso il crimine, che la chiesa vendeva prima direttamente, poi magari attraverso sacristi e prevosti. Ce n’erano di tutte le risme, per i furti, per le donne traviate, per gli adulteri, e via discorrendo (erano sembra 20 casistiche diverse). Mancava solo l’omicidio, ma poi ci arriveremo. In ogni caso, tra bolle e bolle, il nostro tira fuori dal cilindro della storia i verbali di una commissione di indagine sullo stato della Sicilia, insediatasi nella seconda metà dell’Ottocento. E lì, tra deputati, senatori ed funzionari del nascente stato italiano si intuiscono i modi per cui la piaga della “maffia” (con due effe come si diceva allora) poteva allignarsi nelle pieghe della società civile. Non a caso, quell’inchiesta vedrà la luce, emendata e di molto, solo cento anni dopo essersi svolta. Il dato che ne viene fuori, a parte tutte le piccole storie che Camilleri riesce a tirar fuori dalla sua sacca delle meraviglie, è appunto il bene placito che clero ed autorità riservano a chi si colloca fuori della legge. E se la Chiesa assolve il mafioso, prima che questi commetta i suoi crimini, come evitare che la gente “normale” guardi a queste vicende con occhio d’indulgenza e non di riprovazione? Manca solo l’ultimo atto, quello dell’omicidio. Solo qui Camilleri da stura ad un po’ della sua successiva verve, quella delle invenzioni e delle connessioni che ritroveremo in tutta la trafila dei successi di Montalbano. Inventa quindi una storiella, ovviamente basata a Vigata, che comincia ad essere il “locus” delle sue gesta, di un povero cristo cui un cattivo soggetto, per futili motivi, uccide il figlio. Tano, questo il meschineddo, per anni va da padre Pirrotta a chiedere se nelle bolle di quell’anno (che si vendono da Natale all’Epifania) sia finalmente comparsa una che gli consenta la vendetta. Dopo anni di inutile attesa (e d’altra parte, benché dirazzata, la Chiesa con difficoltà poteva assolvere un assassino ancora prima del fatto commesso), Tano ha una brillante idea: chi ha ucciso suo figlio è un porco, e le bolle prevedono il rapimento dei maiali e l’assoluzione per il rapitore. Quindi, usando il gancio da macellaio, uccide il cattivo, sostenendo di aver rubato il porco e di averlo ucciso perché non scappasse. Questo l’ultimo tassello delle bolle di componenda. Si possono fare patti per risolvere, extra-giudizialmente, le controversie. E, se si ha di fronte un nemico, basta pensare o far credere che sia un porco per poterlo uccidere con il beneplacito di tutti. Finisce così il breve scritto, che di certo non affonda i suoi artigli, che non entra nelle piaghe (reali) della società siciliana. Ne sfiora i punti salienti, le punte degli iceberg, ma individua una linea di ragionamento che, consentendo ai mafiosi (qualsiasi accezione possiamo dare a questo termine) di agire indisturbati, da fondamento di realtà ad una realtà che non dovrebbe avere fondamento. Probabilmente, scritto ora, Camilleri avrebbe trovato frecce più feroci al suo arco. Ed anche la lingua ne avrebbe risentito, che qui, per rimanere sul generale, è praticamente al 90% italiano. Insomma un prodotto interessante, ma alla fine deludente se ci aspettiamo il Camilleri maturo. Quello che fa ridere, ma che fa riflettere. Qui si pensa, ma bisogna lavorar molto di testa. Per questo, alla fine, non lo trovo uno scritto esaltante. Decente, ben scritto, ma di tono minore.

    ha scritto il 

  • 4

    C'è un detto in Sicilia: "cu futti futti, Dio perdona a tutti".
    Che da una parte significa che è alla giustizia divina che un siciliano deve far riferimento, non a quella terrena rappresentata dallo S ...continua

    C'è un detto in Sicilia: "cu futti futti, Dio perdona a tutti".
    Che da una parte significa che è alla giustizia divina che un siciliano deve far riferimento, non a quella terrena rappresentata dallo Stato.
    Dall'altra si può tradurre dicendo che ogni cosa ha un suo prezzo: ogni mala azione, ogni peccato può essere sanato, "ricomposto".

    Il breve saggio di Andrea Camilleri, scritto nel 1993, parla proprio di questo: della "componenda" , ovvero la possibilità di sanare un contenzioso, una contrapposizione, mediante un accordo più o meno clandestino.

    La "componenda" ovvero "le cose che si devono o possono comporre" era un'antica tradizione siciliana di compromesso, una transazione, tra le istituzioni e il malaffare e «lo Stato italiano quando venne [nel Meridione] si aggiustò a questa pratica tradizionale, con il brigantaggio, con la mafia e con i tanti prepotenti».

    Nel libro, l'autore ne cita diverse di queste "composizioni": quella tra l'esercito piemontese e il brigante Crocco durante la guerra di repressione al brigantaggio, dopo l'unità d'Italia.
    L'accordo non scritto tra gli uomini della banda Giuliano e i trasportatori dell'isola, nel primo dopoguerra: Camilleri cita un episodio della sua giovinezza quando il camion di suo padre che trasportava pesce, venne "alleggerito" dalla banda, in cambio della sua protezione lungo il viaggio.
    La storia del bandito inglese Jonathan Wild (citato anche ne "L'opera da tre soldi"), che mediava tra derubati e ladri, per ottenere una percentuale sulla refurtiva dagli uni e dagli altri, per far recuperare la merce rubata al proprietario.

    Insomma, la "componenda" è una sanatoria di un danno ottenuta senza passare per la giustizia, ma attraverso una mediazione tra persone dello stato e criminali: una mediazione che cancella il reato e rende tutti soddisfatti. Una giustizia al di fuori dalle leggi ufficiali.
    Essenso stato scritto più di venti anni fa, Camilleri non ha potuto citare tra le componende, anche una delle più importanti nella nostra storia: quella tra stato e mafia, a cavallo tra la prima e la seconda repubblica.
    La "componenda" tra uomini dello stato che intendevano salvare le istituzioni (che stavano crollando sotto le bombe della mafia e sotto i colpi dei processi sulla corruzione della politica) andando a mediare, a "comporre" le contrapposizioni tra due entità che, in linea teorica, nulla avrebbero da spartisi.
    Ma che invece, negli anni, dall'unità in poi, tante volte sono riuscite a conciliare i propri interessi interessi.
    Lo sbarco degli americano sull'isola nel 1943.
    Contrastare l'avanzata del fronte progressista sull'isola (e magari nel resto del paese).
    La strage di Portella della Ginestra, gli omicidi eccellenti fatti passare per delitti di mafia (Dalla Chiesa, Chinnici, Mattarella, Falcone e Borsellino).
    Non è forse vero che un importante ministro nemmeno troppi anni fa ebbe a dire: "Mafia e camorra ci sono sempre state e sempre ci saranno: purtroppo ci sono e dovremo convivere con questa realtà"?

    Il saggio di Camilleri fa un passo avanti: racconta di un'altra componenda, oltre a quella laica, diciamo così. La bolla di componenda.
    […] Era una «bullailochisanti», incomprensibile a trascriverla così come erano solite pronunciarla mia madre e mia nonna. Tradotta in italiano, significava semplicemente «Bolla dei luoghi santi»

    La bolla di componenda è qualcosa che Camilleri aveva già visto girare per casa, sebbene non sia mai riuscito ad entrarne in possesso: era uno speciale documento, venduto da preti ma anche da sagrestani, per delega del primo, ma sempre sotto la supervisione del vescovo: esisteva un prezzario ben noto a tutti, che includeva tutti i tipi di reati noti (escluso l'omicidio). Venivano concesse, dietro pagamento, in un periodo preciso dell'anno, tra Natale e l'Epifania.
    Questa bolla aveva non solo valenza retroattiva, sanando peccati del passato, ma aveva valore anche per le azioni dell'anno in arrivo.

    Camilleri arriva a parlare di questa "bolla", in un ragionamento sulle condizioni della Sicilia negli anni post unitari (e potremmo dire, anche negli anni attuali): condizioni su cui indagò pure una commissione parlamentare di inchiesta, che venne in Sicilia per capire come funzionavano le cose (o come non funzionavano). La commissione ando diligentemente a raccogliere i fatti dell'isola, ascoltando professionisti, prefetti, artigiani, politici, proprietari terrieri:
    "E i fatti, per fermarsi ai più evidenti, si raggrumavano in gare d'appalto truccate senza ritegno; in funzionari statali trasferiti dal nord al sud per sospetta (o acclarata) corruzione e che nell'isola avevano letteralmente trovato la mecca; in amministratori di una giustizia esercitata, a seconda dei casi, a naso, a venti, a tinchitè, a tempesta e mai a codice civile o penale alla mano; in opere pubbliche che nel giorno stesso della loro ufficiale inaugurazione risultavano fatte con la ricotta e miseramente si accasciavano davanti a sindaci complici con tanto di fascia tricolore e a bande municipali perlomeno perplesse; in scuole senza alunni perché da tempo immemorabile a tetto scoperto; in ospedali tanto assenti quanto programmati; in strate ferrate accuratamente studiate, severamente progettate, puntualmente pagate e mai messe in funzione; in ponti latitanti dalla realtà mentre invece risultavano sulla carta topografica in bella evidenza localizzabili; in trazzere che da un mese si dipartivano per terminare nel nulla e via di questo passo".(pagina 72)
    Era il 1874, e il governo dell'epoca doveva capire se servivano leggi speciali (e poteri speciali) per combattere il "malandrinaggio" in Sicilia: la commissione, tra gli altri, interroga anche il generale Avogadro di Casanova, Commissario governativo a Palermo dal 1875. Di fronte alla commissione il generale si chiedeva «fino a che punto un uomo che ha commesso un reato ma che ha la coscienza a posto in virtù di una speciale concessione della Chiesa, può definirsi e sentirsi colpevole?»

    Ovvero, se è proprio la Chiesa, il potere ecclesiastico, che riccorre a strumenti di mediazione (che poi sono passati anche allo stato) per sanare dei veri e propri reati, come possiamo sperare di fare una lotta contro la criminalità, e far arrivare anche in questa regione la legge dello Stato?

    Della "bolla di componenda" ne parla diffusamente in diversi articoli su "La gazzetta d'Italia" il professor Giuseppe Stocchi, nel 1874. Lettere poi raccolte nel volume "Sulla pubblica sicurezza in Sicilia".
    «Questa bolla di componenda si vende da speciali incaricati, che ordinariamente sono i parrochi, al prezzo di lire una e tredici; e mediante essa uno è autorizzato a ritenere con tranquilla coscienza fino a lire trentadue e ottanta di roba o denaro rubato. […] Ma non è solamente per il furto che uno si può comporre. Lo può fare per altri diciannove titoli, che comprendono ogni specie reale e immaginabile di furfanterie. […] Tale è la morale a cui il clero cattolico educa il popolo e specialmente le plebi in Sicilia, e tale era l‘indirizzo favoreggiato e protetto e inculcato dai passati governi.(pagine 85-87).
    La Chiesa, la principale autorità morale, scendeva a patti con ladri e grassatori, facendosi pagare una sorta di tassa occulta e diventando essa stessa complice di reato. Un "pactum sceleris" scrive l'autore.
    «Ora cos'è il prezzo della bolla di componenda? Al tempo stesso che una tassa in favore del clero sul delitto, è una partecipazione al furto e un furto esso stesso. E il volgo, sottilissimo ragionatore e logico impareggiabile, nei suoi interessi e nei suoi vizi, ne conclude (e sfido se può essere diversamente) che se partecipa ai furti e ruba il prete, a più forte ragione può rubare lui, e perciò il rubare non è peccato. E quando il siciliano ignorante si è persuaso che una cosa non è peccato, di tutto il resto non teme o non si cura, soccorrendogli mille mezzi e infinite vie a non cadere o a sfuggire alle sanzioni della giustizia umana. Gli basta esser certo (stolta ma esiziale certezza) che non andrà all‘inferno; e da questa unica paura lo guarentisce l‘esempio e l‘assoluzione del prete».(Pagina 87)
    Questo libro va dritto al cuore del problema, molto più che tanti trattati sulla questione meridionale, mostrando le cause del sottosviluppo meridionale, del controllo del territorio da parte delle mafie, della mentalità diffidente contro lo stato, sull'essenza della mafia: il rapporto tra una certa forma di religione e una certa forma di stato.
    Quando il disegno di questo scritto mi divenne chiaro, dissi a Leonardo Sciascia che avrei voluto scrivere qualcosa sulla bolla di componenda. Non ne sapeva niente, conosceva solo la componenda, quella laica. […] Dovevo assolutamente trovare una bolla di componenda originale per dare maggior credito a quanto avevo in mente di scrivere. Sciascia fece una pausa, mi taliò, sorrise del suo sorriso. «Tu una carta così non la troverai mai», mi disse.E infatti non l‘ho trovata.

    ha scritto il 

  • 2

    Abbastanza complesso nella stesura, un po' ostico. Ambientato nella solita splendida Sicilia di un tempo ormai lontano, ciononostante non scorrevole come tutti gli altri come "Il re di Girgenti" o "Il ...continua

    Abbastanza complesso nella stesura, un po' ostico. Ambientato nella solita splendida Sicilia di un tempo ormai lontano, ciononostante non scorrevole come tutti gli altri come "Il re di Girgenti" o "Il birraio di Preston"..

    ha scritto il 

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    "Ma dire porco a uno è una metafora!" "Metà fora o metà dintra" replicò sereno Tano Fragalà "io ora ho tranquilla coscienza"

    Un'indagine molto interessante sulla bolla di componenda, un accordo, o forse sarebbe meglio parlare di vero e proprio contratto, in cui la Chiesa concedeva, in cambio di denaro, l'assoluzione dei pec ...continua

    Un'indagine molto interessante sulla bolla di componenda, un accordo, o forse sarebbe meglio parlare di vero e proprio contratto, in cui la Chiesa concedeva, in cambio di denaro, l'assoluzione dei peccati commessi. Un'indagine difficilissima, basata su documenti mancanti e ricostruzioni di inchieste politiche dove l'omertà e la censura mafiosa hanno reso praticamente impossibile scoprire la verità se non per sillogismi e intuizioni. Non il solito testo facile alla Camilleri, più complesso seguire i ragionamenti e ricostruire, insieme allo scrittore, le parti mancanti di un puzzle che dice più nel silenzio che nelle sue palesi dichiarazioni. In sostanza, la Chiesa ha dato prova di essere corrotta fino all'osso, di assolvere per vil denaro, mafiosi, banditi, politici ma anche poveri contadini. E anche se non ci sono rimaste prove, chissà perché non è facile credere che Camillleri, anche stavolta, abbia ragione.

    ha scritto il 

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    In questi giorni in cui veniamo sommersi e sconfortati da sempre nuove sconvolgenti notizie di accordi tra politici, imprenditori e malavita organizzata, leggere questo saggio di Camilleri non fa ...continua

    In questi giorni in cui veniamo sommersi e sconfortati da sempre nuove sconvolgenti notizie di accordi tra politici, imprenditori e malavita organizzata, leggere questo saggio di Camilleri non fa che aggiungere sconforto al semplice ed ingenuo cittadino che si ritrova a dover subire comportamenti di incredibile tracotanza da parte di chi dovrebbe amministrare con onestà e competenza la cosa pubblica. Non basta, si scopre che il marcio prospera anche dove non dovrebbe nemmeno essere concepibile: nelle alte sfere dell'istituzione ecclesiastica. Mi è venuto in mente un detto che spesso ripeteva, in dialetto, una mia vecchia zia:"Munno è, munno è stato e munno sarrà"(Munno= Il mondo, la società). Per dirla col principe di Salina, "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi". I politici e i centri di potere, economico e malavitoso, trovano sempre il mezzo per mettersi d'accordo, con la benedizione, prezzolata, dell' istituzione religiosa.
    Anche se il contenuto del saggio non è certo indicato per sollevare lo spirito, Camilleri, con la sua personalissima prosa, riesce a renderne gradevole la lettura.

    ha scritto il 

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