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La bottega dell'antiquario

Di

Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

3.9
(309)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 656 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: 8817124893 | Isbn-13: 9788817124898 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Laura Marchiori ; Curatore: Attilio Brilli ; Contributi: Giorgio Manganelli

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook , Altri

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
Ridotti in miseria dal mostruoso e malefico nano Quilp, un vecchio antiquario e la giovane e devota nipote Nella lasciano la loro stantia bottega di anticaglie e curiosità. E danno inizio a un picaresco pellegrinaggio per i docks e i sobborghi londinesi. La loro diventa un'autentica fuga attraverso un succedersi di incontri fortuiti e bizzarri: con un ammaestratore di cani, un burattinaio, una proprietaria di un museo ambulante delle cere. Come sottolinea la preziosa introduzione di Giorgio Manganelli, Dickens mette in scena una corte di burattini per svelarci le più nascoste verità dell'animo umano. Facendosi anche lui girovago in un Mondo che non vuole architettare ma solo osservare ci offre il suo romanzo più profondamente simbolico e grottesco.
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  • 5

    Non c'è niente da fare, Dickens era un genio. La storia, come tutti i suoi romanzi, risente dell'originaria pubblicazione a puntate, che rende magari leggermente ridondanti alcune parti e fa ...continua

    Non c'è niente da fare, Dickens era un genio. La storia, come tutti i suoi romanzi, risente dell'originaria pubblicazione a puntate, che rende magari leggermente ridondanti alcune parti e fa l'occhiolino alle esigenze della singola puntata, un continuo mescolio di episodi melodrammatici alternati a tratti leggeri e quasi comici. Il vero gioiello sono come sempre i personaggi, i maggiori come i minori: dal grottesco e maligno nano Quilp alla protagonista Nell, al losco avvocato Brass, alla sua servetta senza nome, al Single Gentleman misterioso, sono tutti tratteggiati in modo stupendo. E poi c'è la solita prosa fantastica di Dickens, così malleabile e perfetta sia nei picchi lirici (un po' ottocenteschi, certo) che nelle valli comiche che danno ritmo alla storia. Letto in inglese è davvero un piacere sublime. Ho ascoltato la versione audio che, se letta bene come questa, aggiunge un tocco di vita in più ai personaggi, dai ruggiti di Quilp alla dizione ricercata dall'accento vagamente scozzese di Brass: un piacere in più. Consigliatissimo, come ogni romanzo di Dickens, di cui è uno dei miei preferiti.

    ha scritto il 

  • 3

    Veramente troppo lungo e prolisso, un romanzo che conta almeno una ventina di personaggi tra principali e non; la lettura non è agevole sia per la frammentarieta' della trama ( le peregrinazioni di ...continua

    Veramente troppo lungo e prolisso, un romanzo che conta almeno una ventina di personaggi tra principali e non; la lettura non è agevole sia per la frammentarieta' della trama ( le peregrinazioni di Nellie e il vecchio) sia per la retoricita' delo stile. sicuramente il nano Quilp è il personaggio meglio tratteggiato però la conclusione delude.

    ha scritto il 

  • 3

    Non il migliore di quest'autore, che, nonostante la scrittura ottima (sciupata dalla traduzione antiquata) allunga un po' il brodo e sbrodola eccessi di buonismo...

    ha scritto il 

  • 3

    mmm (generico mormorio di disapprovazione)

    Alcuni dei tratti caratteristici della prosa di Dickens sono sempre esposti al rischio di cadere nell’eccesso. Tratti caratteriali molto forti, come un’eccedenza di virtù o di vizio, e il valore ...continua

    Alcuni dei tratti caratteristici della prosa di Dickens sono sempre esposti al rischio di cadere nell’eccesso. Tratti caratteriali molto forti, come un’eccedenza di virtù o di vizio, e il valore simbolico dei personaggi (Oliver Twist, per dirne uno) sembrano sempre sul punto di scivolare nella caricatura abbandonando i limiti della credibilità. In The Old Curiosity Shop questo rischio diventa purtroppo realtà, cosa che penalizza fortemente, credo, la tenuta e la riuscita del romanzo. Due personaggi, Nella (purtroppo in questa trad. sono italianizzati anche i nomi propri) e Quilp, rappresentano rispettivamente tutto il bene e tutto il male della natura umana; ma sono, appunto, caratteri artificiosi, non credibili, che non esistono e certamente non possono esistere. È difficile pensare che Dickens ne fosse inconsapevole. Ma allora non resta che supporre che in questo romanzo la componente allegorica voglia essere predominante su quella realistica. E per chi è alla ricerca della seconda, ciò non può che essere un difetto. Oltre a ciò, il romanzo è eccessivamente prolisso in molte parti. Eppure, tutto sommato – come solitamente tutto ciò che Dickens scrive – anche questo romanzo si lascia leggere. Con tutti i difetti che gli si possono trovare, è pressoché impossibile non sentire una stretta al cuore per la storia di Kit, o non appassionarsi alla vicenda di quel personaggio (che non nominerò) di cui Dickens ci racconta, con quell’immancabile e un po’ ingenuo ottimismo vittoriano, il cammino dal vizio alla virtù. Non al livello di Great Expectations, ma nemmeno da buttare.

    ha scritto il 

  • 3

    Dickens... è Dickens, con i suoi difetti e pregi. Una visione manichea dell'umanità, con buoni che più buoni non si può, addirittura angelici (Nella), e dall'altra parte cattivi la cui ...continua

    Dickens... è Dickens, con i suoi difetti e pregi. Una visione manichea dell'umanità, con buoni che più buoni non si può, addirittura angelici (Nella), e dall'altra parte cattivi la cui spregevolezza si estende anche all'aspetto (il nano Quilp per primo, che ovviamente ha tratti al di là dell'umano anche in ciò che fa, ad es. quando canta). Una smodata tendenza all'edificante, con pagine e pagine in cui rimarca quanto possono essere buone le persone anche in condizioni umili -peccato che le pagine più gustose non siano quelle: chissà se Dickens lo sapeva. Personaggi che in presenza di emozioni o situazioni forti, immancabilmente o "scoppiano in singhiozzi", e lo fanno piuttosto spesso (Nella...), o in alternativa svengono, con picco del risibile quando un personaggio, per farlo con comodo, si ritira in un'altra stanza: il repertorio emotivo dickensiano (difetto degli scrittori dell'epoca?) mi sembra povero. Eppure, le circa 600 pagine del romanzo non si abbandonano perché il tutto è riscattato dall'abilità e dal piacere di narrare dell'autore, compresi i suoi passaggi di ironia, di violenza e qualche tirata-insegnamento. Simpatico il ritratto di Sansone Brass, personaggio incarnazione di viscidume e ipocrisia nei suoi dialoghi con chi odia ma vuole ingraziarsi o intortare. Nota a margine: i personaggi sembrano campare di té, quando c'è, e pane (alimenti somministrati anche a un malato che si deve rimettere). Come già notato per "Le avventure di Olivier Twist", anche questa edizione Bur, degli anni 80, ha una traduzione con la maggior parte dei nomi italianizzati, il che è a dir poco datato.

    ha scritto il 

  • 3

    Una semplice nota non una recensione

    Romanzo un po' troppo lungo, anche se questo non è per forza un difetto nelle opere di narrativa,che seduce con il bel titolo e poi ti abbandona in mezzo alla strada che percorrono Nella e il nonno. ...continua

    Romanzo un po' troppo lungo, anche se questo non è per forza un difetto nelle opere di narrativa,che seduce con il bel titolo e poi ti abbandona in mezzo alla strada che percorrono Nella e il nonno. IL fatto è che troppi capitoli interlocutori, in cui si snodano vicende secondarie del tutto eliminabili, disperdono l'interesse e la voglia del lettore che pure a tratti è forte. Ma in altri ti vien meno. La vicenda giudiziaria di Kit, quando tutto sembrava volgere per il meglio per i protagonistie, e' l'ultimo sussulto prima di una fine tanto sperata quanto lieta, per fortuna. Ho letto di meglio di D ickens.

    ha scritto il 

  • 3

    Va be' che siamo nell'ottocento ma il buon Charles altrove ha maggiormente colto nel segno. I buoni sentimenti mi sembrano un po' troppo "buoni", così come i cattivi... Il risultato è un po' ...continua

    Va be' che siamo nell'ottocento ma il buon Charles altrove ha maggiormente colto nel segno. I buoni sentimenti mi sembrano un po' troppo "buoni", così come i cattivi... Il risultato è un po' melenso e sdolcinato con rare zampate di quello che rimane comunque un grande narratore.

    ha scritto il 

  • 4

    "...and so do things pass away, like a tale that is told."

    Romanzo semi-sconosciuto tra i tanti che ha scritto il grande Charles. L'autore inglese conferma, anche in questo romanzo, le sue abilità di grande scrittore dell'umanità, anzi del cuore delle ...continua

    Romanzo semi-sconosciuto tra i tanti che ha scritto il grande Charles. L'autore inglese conferma, anche in questo romanzo, le sue abilità di grande scrittore dell'umanità, anzi del cuore delle persone. La bottega dell'antiquario è un libro dolce, malinconico, vivace, avventuroso, arguto e ironico grazie alla moltitudine di personaggi che vi appaiono anche solo per tre righe. La bottega, che è presente solo nelle prime pagine in cui viene descritta come un locale scuro, pieno di cianfrusaglie, ninnoli e oggetti di vario genere (oggetti in porcellana, legno, armi arrugginite, arazzi, strani mobili, ecc.) è in realtà un'allegoria. Nella bottega ci vivono Nell e suo nonno che è dedito al vizio del gioco e proprio a causa di questo è costretto ad indebitarsi con lo strozzino Daniel Quilp. Per sfuggire dalle grinfie del nano malefico, ma anche per liberarsi dalla schiavitù del vizio del gioco e per ritrovare un'esistenza tranquilla, i due sono costretti ad abbandonare la bottega ed iniziare un un fuga rocambolesca nella provincia inglese. Nel loro girovagare tra città, campagne e villaggi, incontreranno burattinai, giocolieri, saltimbanchi, locandieri, poeti di strada, proprietari di musei itineranti di statue di cera, becchini, ecc. che sono una rappresentazione in carne ed ossa, simboli viventi della bottega con le sue stramberie.

    Dickens ci prende per mano e ci porta all'interno del romanzo sui passi della dolce Nell e di suo nonno (il cui rapporto subirà anche delle crisi) nel viaggio che percorrono tra cimiteri, campagne idilliache, manufacturing town (bellissima e affascinate la descrizione della fabbrica, precisamente una fornace dove regna l'inferno con fuliggine, stridor di ferro e scintille. Qui vi è un uomo che ha per unico amico il fuoco perenne di una fornace, con il quale parla e si confida, nelle cui fiamme vede le storie... Un'immagine molto bella.), fiere campestri dove accorrono zingari, artisti di strada, bari e indagatori del futuro, taverne e locande che sembrano delle bische clandestine. Un romanzo simbolico, un mondo caotico, al confine tra bene e male, pieno di descrizioni, di personaggi splendidamente costruiti, di paesaggi che sembrano uscire dalle pagine e prender vita davanti agli occhi del lettore. Dickens è uno di quegli scrittori che hanno il dono di saper descrivere magnificamente i personaggi. Come sempre nei suoi romanzi sono una miriade: la dolce e angelica Nell (un po' inverosimile); il nonno anonimo talmente malato di gioco che compie azioni anche deprecabili pur di avere del denaro per giocare; il nano Quilp, che ci fa dubitare della sua realtà umana tanto è spregevole, sia nelle sembianze sia nelle maniere; il giovane Kit, ragazzo devoto e un po' ingenuo; i vari personaggi secondari impossibili da dimenticare: quelli anonimi, identificati solo con il nome del loro stato (il professore, il maestro, lo scapolo, il becchino, il reverendo), oppure lo stupendo personaggio totalmente privo di nome identificato come la Marchesa “che si tiene compagnia” guardando le persone dal buco della serratura; il perfido duo formato dal “dragone” Sally Brass e suo fratello l'avvocato Sansone Brass; Mrs.Jarley, la proprietaria del museo delle cere che ha una bottiglia nascosta tra le vesti; il cavallino bizzarro Whisker; e tanti altri, alcuni buoni altri perfidi. Una citazione particolare merita Richard Swiveller: un ragazzo scansafatiche, vagabondo, infantile, furbo, sciatto ma che possiede un cuore d'oro e suscita molta simpatia.

    Un viaggio attraverso le verità, l'oscurità e le varietà dell'animo umano. Un romanzo che ci fa riflettere sulla tragica e nascente realtà industriale, ricco di riflessioni sulla nostra vita contemporanea, con i suoi vizi e le sue virtù. Un'opera veramente bella, con una trama interessante, stile scorrevole e con la tipica ironia inglese. Che dire ancora?! Dickens non mi ha deluso neanche stavolta! Sicuramente consigliato!

    Nella maggioranza dei casi, la coscienza è un indumento elastico e molto flessibile, che si può tirare assai e si adatta a una gran varietà di circostanze. Certa gente, grazie a un'abile maniera di destreggiarsi e di cavarsela pezzo a pezzo, come un panciotto di flanella nella stagione calda, riesce persino, col tempo, a farne a meno. Ma vi sono altri che sanno mettersi tale indumento e toglierselo a piacere e, siccome questo è il metodo più comodo, è il più usato.

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa si cela dietro la bottega dell'antiquario???...

    ...Poco o niente :). Diciamo che il titolo e' abbastanza fuorviante se consideriamo l'importanza della bottega in questo libro. Ha piu' che altro un valore introduttivo e a malapena conclusivo. ...continua

    ...Poco o niente :). Diciamo che il titolo e' abbastanza fuorviante se consideriamo l'importanza della bottega in questo libro. Ha piu' che altro un valore introduttivo e a malapena conclusivo. Questo e' uno di quei libri che mi sarebbe piaciuto vedere recitato in un bel teatro. Non di quelli pomposi, ma di quelli di paese all'aperto, tra mille risate al comparire del Nano Quilp, che sarebbe stato il mio personaggio preferito se non fosse subentrato un piccolo cavallo impertinente assolutamente da conoscere ;)... Alla base del libro c'e' un viaggio che diventa il mezzo attraverso il quale l'autore, mette in contatto i protagonisti con svariate tipologie di personaggi che utilizza per descrivere le varie sfaccettature dell'essere umano nel modo piu' grottesco possibile.. Proprio per questo leggendo questo libro diventa facile, oserei quasi inevitabile, affiancare i personaggi della narrazione a quelli che abbiamo conosciuto nella nostra vita. Termino dicendo che credo possa affascinare ogni fascia d'eta'! C'e' chi ci troverà tra le righe qualcosa da portarsi dentro e chi invece, non trovandola, conservera' il gusto di una storia ben costruita. Ho adorato il metodo introduttivo con il passaggio da protagonista a narratore, come i passaggi tra le varie storie che, intrecciandosi, trovano negli ultimi capitoli la loro giusta collocazione e il bandolo della matassa. Bellissimo il finale ( intendo proprio l'ultimissimo paio di righe). Lo consiglio vivamente...

    ha scritto il 

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