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La boutique del mistero

Di

Editore: Oscar narrativa

4.2
(2724)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 222 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000095404 | Data di pubblicazione:  | Edizione 17

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
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  • 4

    Buzzati è sempre una certezza

    Tornare a leggere Buzzati, soprattutto i racconti è sempre un piacere che ti fa rifare pace con la letteratura.
    Soprendenti, comici, grotteschi, divertenti, disturbanti... insomma in poche pagine di r ...continua

    Tornare a leggere Buzzati, soprattutto i racconti è sempre un piacere che ti fa rifare pace con la letteratura.
    Soprendenti, comici, grotteschi, divertenti, disturbanti... insomma in poche pagine di racconti Buzzati riesce a soprenderti o a farti riflettere.
    E mi meraviglio ogni volta di come sia così poco diffuso.

    Nota: parte dei racconti è presente anche in "Sessanta Racconti"

    ha scritto il 

  • 4

    La merce è fantastica, ma non si fanno sconti

    Uscita nel 1968, “La boutique del mistero” è un’antologia voluta da Dino Buzzati per mettere assieme tutti i suoi racconti meglio riusciti o più rappresentativi fra quelli pubblicati nelle raccolte pr ...continua

    Uscita nel 1968, “La boutique del mistero” è un’antologia voluta da Dino Buzzati per mettere assieme tutti i suoi racconti meglio riusciti o più rappresentativi fra quelli pubblicati nelle raccolte precedenti. 31 racconti che vogliono essere una sorta di testamento più che una celebrazione in vita; la raccolta, infatti, non è tanto figlia della vanità di Buzzati, quanto della volontà - se non della necessità - di lasciare un’opera nella quale sentirsi rappresentato, definito appieno. Con il suo stile peculiare, un ibrido ottenuto mescolando sapientemente fredda cronaca e brillante fantasia, e con una forte quanto malinconica presenza autobiografica in alcune delle storie, i racconti contenuti ne “La boutique del mistero”, sebbene strappino il lettore dalla concretezza dell’esistenza per elevarlo in una dimensione parallela dove tutto può accadere e dove le più bizzarre assurdità appaiono un qualcosa di assolutamente normale, naturale, nonostante tutto ciò, dicevo, leggendo questi racconti, il lettore non può evitare di porsi delle domande sul più grande mistero, ovverosia cosa ne sarà di noi quando non saremo più. Sotto questo aspetto l’attualità delle storie narrate da Buzzati, nonostante la lingua mostri tutti i suoi anni, è fuori discussione. Cosa c’è dopo la morte? Cosa ne sarà di noi una volta varcato il grande fiume? Continueremo a vivere nel ricordo di chi ci sopravvivrà? Queste appaiono essere le domande che assillano l’autore, domande che, più o meno coscientemente, assillano tutti noi e, prima di noi, hanno assillato i nostri antenati…

    Sebbene non possa fare a meno di apprezzare la bravura dell’autore e la profondità di certi racconti, Buzzati non è riuscito (ma forse è colpa mia) a farsi amare incondizionatamente, ma lo ha fatto in un modo tale che, già lo so, mi spingerà fra qualche tempo a prendere in mano un’altra sua raccolta.

    I miei racconti preferiti sono stati: “I sette messaggeri”, “Sette piani”, “Il cane che ha visto Dio”, “Il disco si posò”, “Il colombre”, “Le gobbe nel giardino”, “La giacca stregata” e “I due autisti”. Be’, tutto sommato me ne sono piaciuti parecchi…

    ha scritto il 

  • 5

    Pura magia

    Dino Buzzati è senz'altro uno degli autori italiani che apprezzo ed amo incondizionatamente.
    La sua fantasia geniale dona alle sue opere un'aura di mistero e magia, creando un tono narrativo che può e ...continua

    Dino Buzzati è senz'altro uno degli autori italiani che apprezzo ed amo incondizionatamente.
    La sua fantasia geniale dona alle sue opere un'aura di mistero e magia, creando un tono narrativo che può essere considerato fiabesco.
    Sono senz'altro questi gli aspetti più affascinanti del suo mondo di carta ed inchiostro.
    Ancora ricordo la meraviglia che provai nella lettura de Il segreto del bosco vecchio (Che, tra le altre cose, vi consiglio di recuperare se non avete mai avuto il piacere di leggerlo), all'età di undici anni.
    Recentemente, sotto consiglio di Ilenia Zodiaco (blogger e youtuber del canale Con amore e squallore), ho recuperato La boutique del mistero, raccolta di trentuno racconti stupendi.

    Mi chiedo in continuazione per quale strana ragione non l'abbia letta prima.

    Parliamo di un'opera contenente tutte le sfacettature dell'autore, sia per quanto riguarda le tematiche trattate, sia per il tono e lo stile narrativo.
    Venne pubblicata nel 1968 da Mondadori, con il titolo La boutique del mistero: 31 storie di magia quotidiana.
    Si tratta di una vera e propria selezione, nata dall'idea dello stesso Buzzati di far conoscere al pubblico il meglio della sua produzione, tanto che tutti i racconti scelti sono parte integrante di altre raccolte. (Tra le quali vorrei ricordare Sessanta racconti, che sicuramente leggerò presto).
    Per continuare a leggere visita il mio blog lagiovanelibraia.blogspot.it

    ha scritto il 

  • 5

    Pessimista, angosciante, geniale

    Un libro sull'ineluttabilità dello scorrere del tempo e sul destino che (purtroppo/per fortuna) ci accomuna tutti quanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Racconti

    Come ogni raccolta di racconti alcuni son più riusciti di altri. Ce ne sono alcuni, soprattutto nella seconda metà del libro, davvero belli e per certi versi geniali. C'è pure qualche racconto che no ...continua

    Come ogni raccolta di racconti alcuni son più riusciti di altri. Ce ne sono alcuni, soprattutto nella seconda metà del libro, davvero belli e per certi versi geniali. C'è pure qualche racconto che non mi ha lasciato molto, ma Buzzati si fa ampiamente perdonare con il suo stile

    ha scritto il 

  • 5

    Un campionario da vera boutique!

    La Boutique del Mistero’ è una raccolta di racconti di Dino Buzzati, noto giornalista, scrittore e pittore italiano. Ma mi chiedo da tempo: se è così noto e apprezzato, perché io non l’ho ancora letto ...continua

    La Boutique del Mistero’ è una raccolta di racconti di Dino Buzzati, noto giornalista, scrittore e pittore italiano. Ma mi chiedo da tempo: se è così noto e apprezzato, perché io non l’ho ancora letto? Partendo da questo quesito ho deciso di fare la sua conoscenza iniziando dai racconti: lo trovo sempre un buon metodo per approcciare uno scrittore ancora sconosciuto.

    Ed ecco che già dalle prime pagine è stata infatuazione totale!!!

    I racconti sono 31, sono molti brevi, non sono legati tra loro ma le tematiche di fondo e la tecnica narrativa li accomunano molto. Gli elementi principali sono: il senso del tempo che scorre, la morte (sia come liberazione che come destino ineluttabile), Dio e la religione, le beffe della sorte, la sconfitta, i sogni, la solitudine e il tutto viene descritto con un misto di ironia, magia, surrealità, mistero che rendono la lettura piacevolissima e affascinante e la arricchiscono di curiosità e tensione.

    Credo di averli così apprezzati perché Buzzati indaga in chiave ancora molto moderna, con stile e maestria il mistero della vita, scavando oltre le banali apparenze per tentare di decifrare la vera natura dell’animo umano: come non rimanere abbagliati e storditi davanti al quotidiano nel quale si insinuano le crepe dello straordinario e dell’enigma esistenziale?

    Il linguaggio è così semplice e immediato (ma mai banale e scontato) che non possiamo paragonare questi 31 racconti a 31 istantanee di vita, pervase da una forza e un magnetismo che non possono non attrarre e portare a un senso di appagante meraviglia. Inutile elencare quelli che mi sono piaciuti di più, vanno letti tutti a prescindere.

    Sfogliate la vita!

    Da inviti superflui:

    “Vorrei che tu venissi da me in una sera d'inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo.Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi,e i medesimi genii, ci spianavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi.Insieme,senza saperlo,di la' forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava.”

    ha scritto il 

  • 5

    Ho acquistato questo libro un po per caso, diciamo che il titolo mi ha incuriosito non poco. La parola “mistero” ha sempre una forte attrattiva su di me...

    Nella quarta ce scritto che i racconti sono ...continua

    Ho acquistato questo libro un po per caso, diciamo che il titolo mi ha incuriosito non poco. La parola “mistero” ha sempre una forte attrattiva su di me...

    Nella quarta ce scritto che i racconti sono stati disposti in un ordine preciso da Buzzati stesso e devo dire che l'ho apprezzato molto, è un crescendo di bellezza, un alternarsi di piccole perle che fluttuano nel “vuoto-esistenziale” dell'animo umano, è un percorso senza fine che prosegue da “Il deserto dei tartari” un'alternanza di paure, solitudine, inquietudini, morte, cose non dette, e tanti piccoli misteri che vengono racchiusi tutti in Quello più grande... il mistero della vita.

    Dopo i primissimi racconti che non mi hanno detto granchè (“sette piani” addirittura mi ha disgustato), è iniziato un crescendo di veri e propri racconti meravigliosi, delle vere e proprie perle, dove Buzzati da il meglio si se. Attraverso mondi antichi e paesaggi favolistici ma anche reali e attuali, con una scrittura semplice senza tanti giri di parole o descrizioni superflue, è riuscito a “toccarmi” interiormente e portarmi alla riflessione. E con quella sensazione mista alla malinconia e alla voglia di vivere, mi ha “regalato” il piacere della lettura che solo i grandi scrittori riescono a trasmettermi.

    Sono tanti i racconti che vorrei citare e che meritano davvero, ma preferisco segnalarne solo uno, che mi ha commosso, di una bellezza disarmante, poesia pura: Inviti superflui

    5 stelle

    ha scritto il 

  • 5

    Nell'introdurre l' antologia “Racconti fantastici dell'ottocento” da lui curata, Italo Calvino individua come carattere peculiare del racconto fantastico il suo avere strettamente a che vedere con la ...continua

    Nell'introdurre l' antologia “Racconti fantastici dell'ottocento” da lui curata, Italo Calvino individua come carattere peculiare del racconto fantastico il suo avere strettamente a che vedere con la nostra interiorità, in quanto – osserva Calvino - al centro del racconto fantastico vi è “l'insorgere dell'inconscio, del represso, del dimenticato, dell'allontanato dalla nostra attenzione razionale...Sentiamo” - prosegue Calvino - “che il fantastico dice cose che ci riguardano direttamente...cose straordinarie che forse sono allucinazioni proiettate dalla nostra mente; cose usuali che forse nascondono sotto l'apparenza più banale una seconda natura inquietante, misteriosa, terrificante”. Calvino colloca la nascita del racconto fantastico in Germania: “E' col Romanticismo tedesco che il racconto fantastico nasce, all'inizio del secolo XIX” e ne attribuisce la nascita alla “dichiarata intenzione di rappresentare la realtà del mondo interiore, soggettivo, della mente, dell'immaginazione, dando ad essa una dignità pari o maggiore che a quella del mondo dell'oggettività e dei sensi”. A fronte dell'enorme sviluppo e dell'enorme rilievo che il racconto fantastico, fra ottocento e novecento, ha avuto nella letteratura europea ma anche in quella americana e sudamericana, basti pensare a Hoffmann, Andersen, Balzac, Poe, Hawthorne, Stevenson, Gogol, James, Carroll, Kafka, Borges, solo per citare alcune vette assolute, ma l'elenco sarebbe assai più lungo e tutto di grandissimo prestigio, il che evidenzia lo spessore di una narrativa che ha segnato in maniera decisiva la letteratura tout – court fra ottocento e novecento, la quale, pur con soluzioni fra loro diverse, ha avuto al suo centro un modo antirealistico di raccontare ebbene, a fronte di questo sviluppo e di questo rilievo, la presenza del racconto fantastico nella nostra letteratura è stata invece debolissima per non dire del tutto inesistente. In pratica fino a tutta la prima metà del novecento non vi è stato nella nostra letteratura alcun autore che abbia messo al centro della sua opera un' ispirazione quale quella sin qui delineata cioè un'ispirazione squisitamente fantastica contrassegnata da un forte senso del mistero. Il primo a farlo e in modo significativo e alto, al punto da costituire nel nostro panorama letterario un caso pressoché unico, è stato Dino Buzzati. Ma proprio per l'anomalia che egli rappresentava, la sua figura e la sua presenza nel Novecento italiano furono sentite e vissute come estranee e nonostante il successo e la fama che gli procurò “Il deserto dei Tartari”, uscito nel 1940, tra Buzzati e il mondo letterario restò una profonda distanza. Il valore dell'opera di Buzzati però era ed è tale che nonostante quel distacco con cui fu accolta essa si è imposta irreversibilmente al punto che il nome stesso di Buzzati è divenuto ormai, per antonomasia, sinonimo della narrativa del fantastico. Ma questa inalterata vitalità e contemporaneità della sua opera va ben oltre il suo aver saputo padroneggiare il genere. Come tutti i grandi esponenti di quella letteratura egli, nell'indagare il mistero che si cela dietro l'apparenza delle cose, ha colto lucidamente che non era con una condizione genericamente irrazionale e astratta che si confrontava ma bensì con qualcosa di assai più profondo che rimanda alla natura stessa della condizione umana. La grandezza di Buzzati sta proprio in quella sua capacità di innestarsi fuori dal tempo e dallo spazio e di parlarci di quella nostra interiorità di cui si diceva all'inizio. Mostrandoci l'inconoscibilità e inspiegabilità della realtà egli mette a nudo le nostre paure e le nostre angosce, quell'essere permanentemente tesi a cercare di capire il significato di ciò che ci capita, in continua attesa di un evento rivelatore che dia un senso all'esistenza. Ma soli e limitati come essi sono i protagonisti delle sue storie non vedono mai realizzarsi le loro aspettative e finiscono per lo più per cadere vittima di un destino che spietatamente e spesso incomprensibilmente e con conseguenze grottesche li schiaccia. La loro vita, intesa come metafora della vita in sé, diviene quindi la somma casuale di avvenimenti altrettanto casuali, fatta dall'attesa di eventi che non si determineranno mai e in questo scorrere inesorabile del tempo si generano l'angoscia e un senso di rassegnata rinuncia nel quale si sente ineluttabile il presagio della morte, come appunto accade nel “mondo” di Buzzati. E', la sua, una sorta di poetica dell'impotenza che si genera per contrasto con la provvisorietà e l'aleatorietà che la realtà, nella sua apparente normalità, assume. Una realtà che appare conoscibile solo per segni e messaggi ma di cui sfugge la sua reale essenza e natura. E così attraverso l'accumulazione di particolari e circostanze che, al loro sorgere, sembrano verosimili e realistici ci si trova progressivamente portati e proiettati in un'altra dimensione ambigua e imperscrutabile, alla mercé di forze e di destini misteriosi e oscuri, come in un altrove, carico di ignoto, ostinatamente esplorato ma, al tempo stesso, inutilmente esplorabile; in un definitivo e perenne oscillare tra realtà e irrealtà, tra accadimenti e simboli. E per quelle sue trame che si aprono su sviluppi paradossali e assurdi egli trovò proprio nel racconto la forma più adatta per esprimere le sue invenzioni, permettendo il racconto di condensare in modo fulminante la trovata fantastica, di fissare quel trapassare delle cose dalla loro materialità terrena alla loro immaterialità metafisica che era quello a cui egli mirava. Leggere i suoi racconti è come procedere lungo una spiarle che avvolge e cattura, in un crescendo emotivo, tra inquietanti allusioni, aperture surreali, creazioni dell'immaginazione, implicazioni comico-amare, atmosfere magiche e favolistiche, che poi sono quelle nelle quali Buzzati ambienta prevalentemente il suo “mondo” narrativo stemperando in tal modo l' elemento cupo e drammatico. Vi è infatti nei suoi racconti un'aura di fiaba che ci porta in una dimensione atemporale, senza peso, come fossimo eternamente sospesi in un sogno senza appigli. Buzzati riesce così a depotenziare gli aspetti angoscianti e ossessivi, mettendo in primo piano ora l'ironico e il grottesco, ora quei risvolti poetici contenuti in quelle sue sommesse evocazioni fiabesche. L'ironia diventa in tal modo il filtro per veicolare il suo pessimismo e il favolismo il mezzo per contenere quel senso immanente di fatalità e di sgomento. Ma nell'evocare il rimosso, il taciuto, il negato Buzzati non solo affonda nel nostro inconscio, nelle nostre paure individuali, ma anche nelle nostre coscienze. Suscitando il negativo subdolamente riposto dentro le pieghe del vivere quotidiano e dell'agire umano Buzzati dilata quel “mostro della normalità” che fa smarrire la ragione ma che fa smarrire, soprattutto, la purezza, l'innocenza, la bontà, da cui quel senso di perdita delle cose e quella poetica della solitudine che emanano molti dei suoi racconti. E ciò con riferimento non solo agli individui ma anche alle simbologie collettive e ai sensi di colpa atavici ad esse collegati che rimandano a un trascendente che, come fa Buzzati, chiamiamo per convenzione Dio. Un Dio che è anch'esso una proiezione della mente, un Dio che è anch'esso un incubo della nostra coscienza che grava su di noi. In questo senso in Buzzati vi è un profondo moto di umanità e di pietà per gli oscuri destini degli uomini, compreso il suo, che si percepisce in particolare in quei racconti venati di intima e dolente malinconia. Varcati perciò i limiti del plausibile, venuti meno i rapporti logici tra cause ed effetti, scomparsa la fiducia nelle leggi naturali e impostosi definitivamente l'indecifrabile, l'improbabile, l'assurdo, conta dire che anche la parola consueta, la lingua parlata, la costruzione più immediata contribuiscono, nei racconti di Buzzati, a creare il senso dello straordinario, il richiamo magico. Buzzati si è infatti sempre avvalso di un linguaggio semplice, non ricercato e, pur tuttavia, con questo linguaggio non prezioso, fatto di parole usuali è riuscito ancor più a rendere verosimile l'inverosimile, reale l'irreale, normale l'anormale, fedele in ciò a delle sue profonde convinzioni che lo portarono a dire che “Il vero mestiere dello scrivere...consiste nel raccontare le cose nel modo più semplice possibile, più evidente possibile, più drammatico o addirittura più poetico che sia possibile”. E dei temi e dello stile di Buzzati “La boutique del mistero” ne è un'esemplare testimonianza. Voluta dallo stesso Buzzati per far conoscere il meglio di quanto aveva scritto “La boutique del mistero”, pubblicata nel 1968, raccoglie 31 suoi racconti, usciti in varie precedenti raccolte e costituisce un corpus unitario e rappresentativo della sua produzione. Racconti che vanno letti come se fossero i capitoli di un romanzo nel quale scorrono tutte le allegorie di Buzzati, tutti i capovolgimenti della sua fantasia, tutti i suoi mondi immaginari dove, a partire da un nonnulla, montano quelle piccole/grandi catastrofi sulle cui verità cala sempre un sipario inesorabile e inevitabile che ce la nasconde perchè è meglio così e perchè in fondo non la potremo mai sapere. Buzzati è un giocoliere e un giocatore di trame nel senso letterale che la sua arte ha in sé la natura del gioco e questi racconti sono come le attrazioni di un luna park fatto di giostre piene di rischi, di pericoli, di paure ma che proprio per questo ci attraggono. E volendo condensare in una parola il senso ma anche il segreto di questa attrazione a me viene in mente insensatezza perchè è dell'insensatezza delle cose che è poi l'insensatezza della vita che Buzzati parla e ci parla, mettendoci di fronte a quello che anche noi sappiamo ma non ci diciamo, così come in quel bellissimo finale di uno dei suoi racconti più belli: “Una goccia” che, come fosse un distillato, incorpora tutto il mistero di Buzzati e tutta quella sua magica, sibillina insensatezza: “Ma che cosa sarebbe poi questa goccia: - domandano con esasperante buona fede – un topo forse? Un rospetto uscito dalle cantine? No davvero. E allora – insistono - sarebbe per caso una allegoria? Si vorrebbe, per così dire, simboleggiare la morte? o qualche pericolo? o gli anni che passano? Niente affatto, signori: è semplicemente una goccia, solo che viene su per le scale. O più sottilmente si intende raffigurare i sogni e le chimere? Le terre vagheggiate e lontane dove si presume la felicità? Qualcosa di poetico insomma? No, assolutamente. Oppure i posti più lontani ancora, al confine del mondo, ai quali mai giungeremo? Ma no, vi dico, non è uno scherzo, non ci sono doppi sensi, trattasi ahimè proprio di una goccia d'acqua, a quanto è dato presumere, che di notte viene su per le scale. Ti, tic, misteriosamente, di gradino in gradino. E perciò si ha paura.”

    ha scritto il 

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