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La briscola in cinque

Di

Editore: Sellerio (La memoria, 716)

3.7
(3433)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 163 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8838922195 | Isbn-13: 9788838922190 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , CD audio

Genere: Fiction & Literature , Humor , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
La rivalsa dei pensionati. Da un cassonetto dell'immondizia in un parcheggio periferico, sporge il cadavere di una ragazza giovanissima. Siamo in un paese della costa intorno a Livorno, l'immaginaria Pineta, "diventata località balneare di moda a tutti gli effetti, e quindi la Pro Loco sta inesorabilmente estinguendo le categorie dei vecchietti rivoltandogli contro l'architettura del paese: dove c'era il bar con le bocce hanno messo un discopub all'aperto, in pineta al posto del parco giochi per i nipoti si è materializzata una palestra da body-building all'aperto, e non si trova più una panchina, solo rastrelliere per le moto". L'omicidio ha l'ovvio aspetto di un brutto affare tra droga e sesso, anche a causa della licenziosa condotta che teneva la vittima, viziata figlia di buona famiglia. E i sospetti cadono su due amici della ragazzina nel giro delle discoteche. Ma caso vuole che, per amor di maldicenza e per ammazzare il tempo, sul delitto cominci a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare il gruppo dei vecchietti del BarLume e il suo barista. In realtà è quest'ultimo il vero svogliato investigatore. I pensionati fanno da apparato all'indagine, la discutono, la spogliano, la raffinano, passandola a un comico setaccio di irriverenze. Sicché, sotto all'intrigo giallo, spunta la vita di una provincia ricca, civile, dai modi spicci e dallo spirito iperbolico, che sopravvive testarda alla devastazione del consumismo turistico modellato dalla televisione. Un giallo in toscanaccio.
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  • 4

    "Bei tempi! Quand'ero giovane io menomale andava di moda chiava'....."

    Vabbe', le becerate da pensionato ci stava; mi venivano in mente, leggendo il libro, certe strisce di fumetti che avevano per protagonista un vecchietto -Lunazzi, credo si chiamasse- di questo tipo, che poi è il tipo classico del vecchietto da bar, sostanzialmente rompiballe impiccioni ciarlieri ...continua

    Vabbe', le becerate da pensionato ci stava; mi venivano in mente, leggendo il libro, certe strisce di fumetti che avevano per protagonista un vecchietto -Lunazzi, credo si chiamasse- di questo tipo, che poi è il tipo classico del vecchietto da bar, sostanzialmente rompiballe impiccioni ciarlieri e tutto il resto. Che quelli toscani, mi viene da pensare, devono essere mica dei migliori (pensa te Benigni e Panariello, tipo, da vecchi al bar: averci l'indirizzo!).
    Ad ogni modo, avevo detto che avrei indagato, e l'ho fatto. E son felice di comunicare al gentile pubblico che Ghizzoni sta a Malvaldi come la pastina in bianco sta al pasticcio, non che ce l'abbia con la pastina in biaco che c'ha la sua dignità e magari a qualcuno gli riesce anche meglio digeribile. Fatto stà che questo Malvaldi, pur avendo anche lui scritto un giallo poco giallo -a prescindere che sia comunque più giallo del libro di Ghizzoni che ci voleva poco- lo ha popolato di personaggi simpatici e credibili, se non originalissimi, lo ha costruito in modo piacevole e dialogato con notevole spirito.
    Siccome -e lo ripeto spesso- scovare libri che coniughino un certo livello (irrinunciabile, per me) di scrittura con un discreto sense of humor non è impresa facilissima, ben venga Malvaldi e tutto il manipolo del BarLume.

    ha scritto il 

  • 3

    3 meno meno

    Ho sempre sentito parlare bene di Malvaldi, più o meno da chiunque conosca: lettori forti, lettori occasionali, blogger, persino non lettori (ossia gente da un libro l'anno).
    Uno scrittore apprezzato da una così ampia gamma di lettori credevo mi avrebbe lasciato qualcosa in più. Non è acca ...continua

    Ho sempre sentito parlare bene di Malvaldi, più o meno da chiunque conosca: lettori forti, lettori occasionali, blogger, persino non lettori (ossia gente da un libro l'anno).
    Uno scrittore apprezzato da una così ampia gamma di lettori credevo mi avrebbe lasciato qualcosa in più. Non è accaduto.
    Non sto dicendo che La briscola in cinque sia un brutto libro, assolutamente. Anzi, trovo che sia molto scorrevole e che si legga con estrema facilità. La storia è carina e semplice da seguire, lo stile di Malvaldi divertente e leggero.
    Ecco, è questo il punto. Questo libro ha un unico, grandissimo difetto: è arioso, inconsistente. Forse, paradossalmente, è più adatto a un pubblico di non lettori o di lettori occasionali.
    Non fraintendetemi, non sono tipa da facili snobismi – chi mi legge spesso lo sa – e non sono nemmeno quel tipo di persona che associa la lettura necessariamente a qualcosa di "culturale", per cui si fa del male leggendo solo Moravia, Pasolini, Joyce e se sei uno scrittore con meno pesantezza (passatemi il termine) di Tolstoj non meriti nemmeno di varcare la soglia di casa mia.

    No, leggo sì per cultura ma anche e soprattutto per svago. Però, e questo potrebbe essere un mio limite, un romanzo che non mi lascia nulla e che mi fa passare solo un paio d'ore di relax, senza attivare minimamente i miei neuroni, non è il romanzo che fa per me. Ed è il caso de La briscola in cinque.
    La trama è molto semplice: Massimo, barista e proprietario di un piccolo baretto sulla spiaggia di Pineta, località vicino Livorno, trova il cadavere di una ragazza in un cassonetto poco distante dal suo bar. Da quel momento, insieme ai vecchietti (tra cui suo nonno) che stazionano al bar per gran parte della giornata, discuterà dell'omicidio fino a quando non arriverà alla soluzione del caso.
    Tra tutti i protagonisti del libro, quello un po' meglio caratterizzato è Massimo, mentre gli altri sono solo abbozzati, sembrano – e probabilmente lo sono – delle figure di cui Malvaldi si serve per arrivare a uno scopo che, però, mi sfugge. Se lo scopo consiste nel risolvere il caso... Ahimé, stiamo messi male perché, sebbene io non legga gialli, posso dire che questo, come giallo, varrebbe di più se lo avesse scritto Rosino, il fruttivendolo del mercato rionale sotto casa mia.
    Se lo scopo è, invece, quello di introdurre i personaggi... Ce l'abbiamo fatta solo con Massimo, il barista, e manco troppo bene. Insomma, la faccio breve senza dilungarmi in inutili polemiche: questo è un libro da ombrellone. E io odio i libri da ombrellone perché, tanto, al mare non ci vado. E se ci vado, ci vado alle cinque, quando dell'ombrellone non ho più bisogno.

    ha scritto il 

  • 1

    Non mi è assolutamente piaciuto. A parte il fatto che non si capisce niente per come è scritto, poi questi vecchiacci che in teoria dovevano essere simpatici li ho trovati odiosi. E la cosa più assurda è che il fatto su cui si basa il protagonista per risolvere il giallo è in realtà una cagata pa ...continua

    Non mi è assolutamente piaciuto. A parte il fatto che non si capisce niente per come è scritto, poi questi vecchiacci che in teoria dovevano essere simpatici li ho trovati odiosi. E la cosa più assurda è che il fatto su cui si basa il protagonista per risolvere il giallo è in realtà una cagata pazzesca! L' auto dell'assassino, una Clio,è stata trovata con i sedili completamente indietro. Da questo ne deducono che l'assassino doveva essere necessariamente molto alto. Ebbene, io sono alta 165 cm, ho una Clio e ogni volta che esco dalla macchina porto i sedili completamente indietro soltanto per uscire più comoda.

    ha scritto il 

  • 5

    Mi sono affezionata a questi 4 ottuagenari impiccioni simpatici frequentatori di bar anzi clienti stanziali del Bar Lume. Il giallo? di contorno. La Toscana? anche. Massimo il barista fa da regista alla vicenda per renderla credibile. Godibili anche glia altri che seguono.

    ha scritto il 

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