La caccia allo Snark

Testo originale a fronte

Di

Editore: Mobydick

3.9
(93)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 88 | Formato: Altri

Isbn-10: 8885122191 | Isbn-13: 9788885122192 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
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  • 4

    «Stai lontano da quel giorno, se il tuo Snualo è un Boojum! Perché allora scomparirai lievemente e improvvisamente, e nessuno ti vedrà più!»

    Non sapevo dell'esistenza di questo poemetto prima di trova ...continua

    «Stai lontano da quel giorno, se il tuo Snualo è un Boojum! Perché allora scomparirai lievemente e improvvisamente, e nessuno ti vedrà più!»

    Non sapevo dell'esistenza di questo poemetto prima di trovarlo per caso sullo scaffale di una libreria, ma dal momento che Alice nel paese delle meraviglie è da sempre uno dei miei libri preferiti, non ho proprio resistito alla tentazione di comprarlo e portarmelo a casa.
    Non delude: è breve, ma le avventure del più strano equipaggio mai visto, alle prese con la ricerca del leggendario Snualo o Snark (speriamo solo non sia un Boojum!!), sono bizzarre ed eccentriche più che mai. E c'è anche il Grafobrancio!!
    Ma la mia edizione, estremamente graziosa in quanto ad estetica, non ha (ommioddio) le note!! E chi ha letto Carroll, saprà bene cosa significhi tutto ciò... T_T
    Per cui, da un lato mi sono goduta il racconto in piena autonomia e libertà ma, dall'altro, sono consapevole di aver colto solo una minima parte di tutto ciò che può essere scoperto tra i vezzosi versi in rima di quest'opera.
    Prossimo acquisto: LO SNARK ANNOTATO!!

    ha scritto il 

  • 3

    lo snualo (così preferisco ancora chiamarlo) mi ha incuriosito per così tanto tempo che il libretto doveva per forza rivelarsi una mezza delusione. gli nuoce molto la traduzione, e lo dico senza nessu ...continua

    lo snualo (così preferisco ancora chiamarlo) mi ha incuriosito per così tanto tempo che il libretto doveva per forza rivelarsi una mezza delusione. gli nuoce molto la traduzione, e lo dico senza nessuna conoscenza specifica: mi basta il fatto che la spiccata cantabilità del testo inglese sia completamente persa nella traduzione. chi ha fatto questa scelta deve averci ragionato a lungo e in parte ne da anche conto, e forse avrà pure ragione, ma non mi piace, non va bene assolutamente.
    ad esempio:
    "I said it in Hebrew - I said it in Dutch -
    I said it in German and Greek;
    But I wholly forgot (and it vexes me much)
    That English is what you speak!"

    viene tradotto:
    "Ve l'ho detto in ebreo, l'ho ripetuto
    in perfetto purissimo olandese,
    quindi in tedesco e poi perfino in greco;
    ma per quanto la cosa mi disturbi, mi sono sovvenuto
    solo più tardi che parlate inglese"

    onestamente, ciò è intollerabile. che fine hanno fatto la sveltezza e la semplicità dell'originale? doveva tradurre
    "l'ho detto in ebreo, l'ho detto in tedesco
    l'ho detto in greco e olandese
    ma mi sono scordato, e di questo m'incresco
    che parlate soltanto l'inglese"

    ovviamente non così, ma in questo modo, con questa cadenza. capisco che il verso più lungo serva a controllare meglio il poemetto, ci sono punti in cui per conservare il ritmo bisognerebbe cambiare radicalmente il testo ma rimango dell'idea che sarebbe stato meglio così.

    la postfazione, che è opera del traduttore, dimostra una volta di più che i traduttori devono fare il loro mestiere e non i critici, né i postfatori. è banale nel riepilogo dei fatti, sciocca e confusa nell'interpretazione.

    gradevole invece il libro come oggetto.

    p.s. per l'autodidatta può essere utile leggere poesie in inglese perchè la rima ti aiuta a ricordare come si pronunciano alcune parole (ad es. "said" rima con "head", "saw" con "awe", etc).

    ha scritto il 

  • 2

    La stella, una e sola, non è certamente dovuta al poemetto carrolliano (d’accordo essere “mad as a hatter”, ma così sarebbe troppo!), bensì a quest’edizione italiana della “Barbes”.
    Tutte le opere di ...continua

    La stella, una e sola, non è certamente dovuta al poemetto carrolliano (d’accordo essere “mad as a hatter”, ma così sarebbe troppo!), bensì a quest’edizione italiana della “Barbes”.
    Tutte le opere di Lewis Carroll, da “Alice in Wonderland” ai trattati di logica e matematica, dovrebbero essere sempre accompagnate da un fedele apparato di note esplicative. Pubblicare “la caccia allo snualo” con il solo testo originale accanto, senza la benché minima traccia di commento, è come vedere un film senza audio.

    ha scritto il 

  • 5

    ...se ami carroll lo devi avere...se ami carroll cerca un'altra edizione

    ...a parte il fatto che a chi ha inserito questo libro su anobii dovrebbrero cadere le dita per l'errore nell'assegnazione del titolo...evvabè ho inviato la correzione, speriamo ne tengano conto...sar ...continua

    ...a parte il fatto che a chi ha inserito questo libro su anobii dovrebbrero cadere le dita per l'errore nell'assegnazione del titolo...evvabè ho inviato la correzione, speriamo ne tengano conto...sarà la mia passione per carroll ma il poemetto è delizioso, inutile parlare ancora della capacita dell'autore d'inventare e giocare con la scrittura e tutto il resto. io lo adoro, sarei di parte. ma mi voglio soffermare sulle edizioni barbes...i loro libri, veramente belli d'aspetto, hanno catturato subito la mia attenzione, con quel "nonsocchè" di infantile, semplice, e puro. la bella la grafica e i disegni di copertina. libri davvero a d o r a b i l i. ma vogliamo parlare della traduzione de "la caccia allo snualo"? priva di qualsiasi impegno, fantasia e rispetto che l'autore meriterebbe. un vero omicidio...da ergastolo.
    A BERBES...ECHECAZZO!

    ha scritto il 

  • 4

    Un gruppo di particolari avventurieri si imbarca alla ricerca dello snualo. Perché? Boh, per trovarlo. E farne cosa? Boh, cucinarlo. E in otto canti a rima baciata (che bisogna necessariamente leggere ...continua

    Un gruppo di particolari avventurieri si imbarca alla ricerca dello snualo. Perché? Boh, per trovarlo. E farne cosa? Boh, cucinarlo. E in otto canti a rima baciata (che bisogna necessariamente leggere dall'inglese) si scopre che un fornaio non sa quale sia il suo nome, un macellaio vorrebbe fare a pezzi un castoro, uno scrittore che era diventato da poco celebre per aver parlato di Alice dimostra la sua genialità in un piccolo poemetto in cui, dietro i giochi di parole, si nascondono regole matematiche fatte di ripetizioni di strofe e versi e strutture di frasi, e di nomi che, come “snualo”, sono il matrimonio tra diversi animali. È in realtà il sacro Graal? È in realtà la guerra tra i Wigh e i Tory? Ma chissenefrega.

    ha scritto il 

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