La caduta

Di

Editore: Bompiani (Tascabili Bompiani 190 e I grandi tascabili 299)

4.1
(917)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 93 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Greco , Olandese , Turco , Polacco , Catalano , Portoghese , Galego

Isbn-10: 8845206874 | Isbn-13: 9788845206870 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Sergio Morando

Disponibile anche come: Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
Ed. I tascabili 190 dal 1989 al 1990 (100 pg.)
Ed. I grandi tascabili dal 1994 al 1997 (93 pg.)
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  • 5

    Moi bo

    Moi bo libro, para pensar, visualizar, entender. Un libro que hai que ler con máis idade que a que tiñas nol instituto dando Filosofía.
    Un protagonista realizando reflexións, sobre o espíritu de excla ...continua

    Moi bo libro, para pensar, visualizar, entender. Un libro que hai que ler con máis idade que a que tiñas nol instituto dando Filosofía.
    Un protagonista realizando reflexións, sobre o espíritu de exclavitude, o amor, o EU...
    Non esperes unha cousa sinxela, pero vale moito.

    ha scritto il 

  • 4

    Di Albert Camus avevo letto da ragazza, alle superiore, Lo Straniero in francese, L'Etranger, ma non mi ricordo nulla solo che era complicato. Adesso che le cose complicate mi piacciono molto di più m ...continua

    Di Albert Camus avevo letto da ragazza, alle superiore, Lo Straniero in francese, L'Etranger, ma non mi ricordo nulla solo che era complicato. Adesso che le cose complicate mi piacciono molto di più mi sono avvicinata a La Caduta di Camus, lettura con cui voglio prepararmi all'incontro con Amsterdam.
    Pensavo ci fossero più descrizioni della città, non è così ma non importa. È un racconto logorroico che mi è piaciuto tantissimo! Il protagonista investe con un fiume di parole il suo interlocutore raccontandogli la sua vita che inizialmente pareva felice ma che così non è. E si prodiga nel descrivere i suoi pensieri e il suo modo di sopravvivere a questa vita.
    Camus è cinico in questo racconto, quello che io sono in questo periodo, forse per questo mi sono appassionata alle sue parole, tanto di dedicare quasi un intero pomeriggio alla lettura de La Caduta. Devo ammettere che dalla prima metà non riuscivo a staccarmi, mentre la seconda parte diventa un po' delirante ed eccessiva. Comunque credo che non passerà troppo tempo prima che rilegga Lo straniero o che affronti per la prima volta La Peste.

    Ecco alcuni esempi del cinismo di cui parlavo, ma anche delle tesi del protagonista, mi resta solo da obiettare che sono convinta che una persona che ama veramente se stesso non teme il giudizio altrui e soprattutto non ha paura di condividere la propria felicità, credo che siano pochi coloro che amano veramente se stessi, perché nessuno ce lo ha insegnato e perché troppo spesso questo amore viene confuso con l'egoismo e non si riesce a fare una corretta differenziazione tra le due cose:

    ha scritto il 

  • 2

    non più vani oggetti, pulito e lucido... lessi una citazione di questo libro sulla pagina di un tipo che poi fece come la ragazza della storia, e anche peggio: dallo stato di agitazione a quello di pr ...continua

    non più vani oggetti, pulito e lucido... lessi una citazione di questo libro sulla pagina di un tipo che poi fece come la ragazza della storia, e anche peggio: dallo stato di agitazione a quello di precipitazione... non fu certo questo libro mediocre a deciderlo... sono passati tanti anni, ancora mi dispiace per uno sconosciuto e se verso di lui non sono colpevole dipende solo dalla mia inettitudine. in italiano, per altro, il tono sembrava piú elevato. non riusciró mai a raccontare quella storia.

    ha scritto il 

  • 3

    Al suo terzo romanzo Camus mi convince. Pur essendo un romanzo sociale che cerca di veicolare un certo messaggio e di criticare aspramente la società, tuttavia qui l'arte da romanziere non più alle pr ...continua

    Al suo terzo romanzo Camus mi convince. Pur essendo un romanzo sociale che cerca di veicolare un certo messaggio e di criticare aspramente la società, tuttavia qui l'arte da romanziere non più alle prime armi permette allo scrittore di non essere pedante. Scritto come un lungo monologo, affascina, affabula (talvolta, duole dirlo, un pò annoia) e fa arrivare in fondo con una curiosità particolare.

    ha scritto il 

  • 3

    Da leggere due volte

    E’ difficile valutare questo romanzo breve di Camus. Da una parte è un racconto affascinante, il protagonista e voce narrante è un affabulatore e il sottile velo di mistero di cui ammanta la sua stori ...continua

    E’ difficile valutare questo romanzo breve di Camus. Da una parte è un racconto affascinante, il protagonista e voce narrante è un affabulatore e il sottile velo di mistero di cui ammanta la sua storia tiene attaccati fino alla fine; dall’altra ci sono parti complesse in cui fa le sue riflessioni filosofico-religiose e alcuni degli episodi che riporta sono un po’ spiazzanti, si fa fatica a collocarli e a tratti sono un po’ noiosi.
    Anche il finale è ambiguo e aperto a più interpretazioni possibili. Credo che meriterebbe una rilettura per capirlo fino in fondo.

    ha scritto il 

  • 3

    Monologo a tratti noioso, ma ci sono perle meravigliose! Una è questa:

    "Per esempio sa perché l'hanno crocifisso? ... assieme ai motivi che ci hanno spiegato molto bene per duemila anni, ce n'era uno, ...continua

    Monologo a tratti noioso, ma ci sono perle meravigliose! Una è questa:

    "Per esempio sa perché l'hanno crocifisso? ... assieme ai motivi che ci hanno spiegato molto bene per duemila anni, ce n'era uno, grande, per quella orribile agonia, e non so perché lo nascondano con tanta cura. La vera ragione è che lui sapeva di non essere completamente innocente. Se non portava il peso della colpa di cui l'accusavano, ne aveva altre, anche se non sapeva quali. Ma le ignorava proprio? In fin dei conti, egli aveva informazioni di prima mano, aveva dovuto sentir parlare di un certo massacro degli innocenti. I bambini di giudea massacrati mentre i suoi genitori lo portavano al sicuro, perché erano morti, se non per causa sua? Non l'aveva voluto lui, certo. Quei soldati insanguinati e quei bambini squarciati in due gli facevano orrore. Ma egli non era uomo da poterli dimenticare, ne sono sicuro. E la tristezza che s'indovina in tutti i suoi atti, non era l'inguaribile malinconia di colui che di notte sentiva la voce di Rachele gemere sui suoi piccoli e rifiutare conforto? Il lamento saliva nella notte, Rachele chiamava i suoi figli morti per lui e lui era vivo."

    ha scritto il 

  • 4

    Un dialogo con una voce sola, la voce è quella di Clamence ex avvocato ed ora giudice-penitente che presa coscienza della sua doppiezza confessa la sua cattiva coscienza ad ascoltatori muti, in cerca ...continua

    Un dialogo con una voce sola, la voce è quella di Clamence ex avvocato ed ora giudice-penitente che presa coscienza della sua doppiezza confessa la sua cattiva coscienza ad ascoltatori muti, in cerca forse di un assoluzione che poi dimenticherà facilmente; diffidente del giudizio di Dio e degli uomini cerca lui stesso di poter giudicare dall’alto se stesso e il mondo intorno.
    Camus disse del suo eroe: “percorre una carriera di falso profeta che grida nel deserto e rifiuta di uscirne”.
    Questo è uno di quei libri in cui ci si riscopre, un libro che è quasi coscienza/specchio di noi stessi, si finisce la lettura riconoscendo di essere, in fondo, dei "caduti" come lui.

    ha scritto il 

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