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La caduta

Di

Editore: Bompiani (Tascabili Bompiani 190 e I grandi tascabili 299)

4.1
(837)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 93 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo , Greco , Olandese , Turco , Polacco , Catalano , Portoghese

Isbn-10: 8845206874 | Isbn-13: 9788845206870 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Sergio Morando

Disponibile anche come: Copertina rigida , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , Altri

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Ed. I tascabili 190 dal 1989 al 1990 (100 pg.)
Ed. I grandi tascabili dal 1994 al 1997 (93 pg.)
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  • 3

    Monologo a tratti noioso, ma ci sono perle meravigliose! Una è questa:


    "Per esempio sa perché l'hanno crocifisso? ... assieme ai motivi che ci hanno spiegato molto bene per duemila anni, ce n'era uno, grande, per quella orribile agonia, e non so perché lo nascondano con tanta cura. La vera ...continua

    Monologo a tratti noioso, ma ci sono perle meravigliose! Una è questa:

    "Per esempio sa perché l'hanno crocifisso? ... assieme ai motivi che ci hanno spiegato molto bene per duemila anni, ce n'era uno, grande, per quella orribile agonia, e non so perché lo nascondano con tanta cura. La vera ragione è che lui sapeva di non essere completamente innocente. Se non portava il peso della colpa di cui l'accusavano, ne aveva altre, anche se non sapeva quali. Ma le ignorava proprio? In fin dei conti, egli aveva informazioni di prima mano, aveva dovuto sentir parlare di un certo massacro degli innocenti. I bambini di giudea massacrati mentre i suoi genitori lo portavano al sicuro, perché erano morti, se non per causa sua? Non l'aveva voluto lui, certo. Quei soldati insanguinati e quei bambini squarciati in due gli facevano orrore. Ma egli non era uomo da poterli dimenticare, ne sono sicuro. E la tristezza che s'indovina in tutti i suoi atti, non era l'inguaribile malinconia di colui che di notte sentiva la voce di Rachele gemere sui suoi piccoli e rifiutare conforto? Il lamento saliva nella notte, Rachele chiamava i suoi figli morti per lui e lui era vivo."

    ha scritto il 

  • 4

    Un dialogo con una voce sola, la voce è quella di Clamence ex avvocato ed ora giudice-penitente che presa coscienza della sua doppiezza confessa la sua cattiva coscienza ad ascoltatori muti, in cerca forse di un assoluzione che poi dimenticherà facilmente; diffidente del giudizio di Dio e degli u ...continua

    Un dialogo con una voce sola, la voce è quella di Clamence ex avvocato ed ora giudice-penitente che presa coscienza della sua doppiezza confessa la sua cattiva coscienza ad ascoltatori muti, in cerca forse di un assoluzione che poi dimenticherà facilmente; diffidente del giudizio di Dio e degli uomini cerca lui stesso di poter giudicare dall’alto se stesso e il mondo intorno.
    Camus disse del suo eroe: “percorre una carriera di falso profeta che grida nel deserto e rifiuta di uscirne”.
    Questo è uno di quei libri in cui ci si riscopre, un libro che è quasi coscienza/specchio di noi stessi, si finisce la lettura riconoscendo di essere, in fondo, dei "caduti" come lui.

    ha scritto il 

  • 4

    La caduta

    "Si trattava, noti bene, di una cosa diversa dalla certezza che avevo di essere più intelligente degli altri. Tale certezza d'altronde non ha nessun valore, dato che tanti imbecilli la condividono."

    ha scritto il 

  • 2

    Mi ha annoiato e parecchio pure. Ha qualche spunto interessante e simpatico, soprattuto in principio ma poi diventa di una noia mortale. Noioso. Darò a Camus un'altra possibilità con un altro libro prima o poi ma questo qui non mi è proprio andato giu.

    ha scritto il 

  • 5

    Un racconto-confessione di delusione e disillusione per le grandi promesse del secolo scorso: un importante avvocato della Parigi più in vista, un'epifania che squarcia il velo di falsità e ipocrisia dietro al quale è sempre vissuto, sul quale vive tutta la nostra società. La morte apre la mente ...continua

    Un racconto-confessione di delusione e disillusione per le grandi promesse del secolo scorso: un importante avvocato della Parigi più in vista, un'epifania che squarcia il velo di falsità e ipocrisia dietro al quale è sempre vissuto, sul quale vive tutta la nostra società. La morte apre la mente alla riflessione, ma cosa può fare quando capita accanto a te, quando potresti combatterla e non lo fai, perché non riesci a riconoscerla in tempo? L'avvocato lascia tutto e diventa giudice. Ora può giudicare, e lo fa, perché sa che tutti siamo colpevoli ma non vogliamo vederlo.

    ha scritto il 

  • 5

    Le juge-pénitent se laisse juger par la societé pour la mieux juger, l'homme exterieurment superieur dont le moteur vital est l'égoisme même... bref mais très bon bouquin!

    ha scritto il 

  • 0

    Un balcone naturale, a cinque o seicento metri al di sopra del mare, era il luogo ideale in cui respiravo meglio, soprattutto se ero solo, ben alto sulle formiche umane.

    La pastoia della colpa parrebbe essere il tema di questo monologo, eppure non bisogna lasciarsi ingannare, perché Jean-Baptiste Clamence, ex avvocato parigino con una passione per le vette, ci spiega in realtà come qualunque forma d’espiazione adottiamo per noi stessi resteremo sempre uomini, fe ...continua

    La pastoia della colpa parrebbe essere il tema di questo monologo, eppure non bisogna lasciarsi ingannare, perché Jean-Baptiste Clamence, ex avvocato parigino con una passione per le vette, ci spiega in realtà come qualunque forma d’espiazione adottiamo per noi stessi resteremo sempre uomini, fedeli soprattutto all’affermazione del sé, irrimediabilmente resi sordi dal nostro Dio-Ego, incapaci veramente persino di soffrire, non solo per gli altri ma anche per noi stessi. Falsari di sentimenti, attori tragici sempre pronti a salire sul prossimo treno diretto all’auto-affermazione, per noi la libertà è un valore estremamente sopravvalutato. In realtà nessun uomo desidera essere libero e chiunque, dopo averla maneggiata senza criterio, della libertà non sa davvero che farsene; è decisamente troppo impegnativa e così ciscuno di noi corre a cercare un giogo che l’opprima e lo giustifichi di fronte al mondo.

    Il mondo è il mondo del giudizio, un mondo di soli colpevoli che Jean Baptiste, ora giudice penitente, confessa e racconta ad un forestiero giunto al Mexico-City, un bar del porto di Amsterdam, crocevia della più variegata umanità. “La caduta” è un esaltante monologo/confessione che ricorda i personaggi neri di Dostoevskij, privati della luce della fede e immersi nelle torturanti seduzioni della colpa e del male, un attimo prima di suicidarsi.

    Jean Baptiste mente, finge, recita, ma non s’inganna; egli conosce la propria doppiezza e se si confessa (ma lo avrà fatto sul serio?) è solo per trovare un’estrema occasione per parlare di sé, per indulgere ancora in un delirio edonistico che non lo soddisfa più da tempo e per poter comporre, mentre la narrazione procede, un quadro di se stesso falsamente orripilante, ma che somiglia sempre più ad un specchio in cui l’interlocutore riconosce se stesso. Jean Baptiste non ha perso il gusto di giudicare gli altri e di idolatrare se stesso: è solo che non sopporta di sentire quella risata tremebonda che ride di sé; e così per continuare a giudicare gli altri non fa altro che fingere di giudicare se stesso, per poter ancora una volta e una volta di più dominare i suoi simili, per essere superiore a loro.

    E se anche un tribunale dovesse un giorno decapitarlo per ciò che è e per ciò che ha finto di non essere, e se una volta staccata dal corpo, la sua testa di medusa fosse esposta al pubblico là in alto di fronte al popolo riunito, ebbene sarebbe ancora lui, da quella posizione, a dominare tutti.

    ha scritto il 

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