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La caduta nel tempo

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 307)

4.2
(183)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 131 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8845911535 | Isbn-13: 9788845911538 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: Tea Turolla

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Philosophy

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Descrizione del libro
"Non siamo realmente noi se non quando, mettendoci di fronte a noi stessi, non coincidiamo con niente, nemmeno con la nostra singolarità" leggiamo già alle prime righe di questo libro. E subito sappiamo di trovarci di fronte a qualcuno che non si identifica né con l'uomo, né con la specie, né con una causa qualsivoglia, e neppure con se stesso. Pubblicato nel 1964, questo testo mostra con evidenza come il pensiero dell'autore fosse proiettato in avanti,verso temi che oggi appaiono ancora più urgenti. Si parla dell'albero della vita, della civiltà, dello scetticismo, della barbarie, della gloria, della malattia come in una sequenza di meditazioni segretamente collegate.
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  • 4

    Il farmaco della Solitudine

    L'uomo deve imparare a riconoscersi per quello che è: supremo imbecille, illuso e fanatico, al di là delle ideologie e della religione.

    Cioran per molti sarà allontanato come un fanatico "al contrario"...
    Per altri, sarà maestro e mentore, in un percorso di assalto a se stessi.

    ha scritto il 

  • 5

    La sottovalutata consapevolezza del peggio

    Cioran si commenta solo con Cioran. Perciò: "Se l'uomo avesse avuto la minima vocazione per l'eternità, invece di correre verso l'ignoto, verso il nuovo, verso le devastazioni che porta con sé l'appetito di analisi, si sarebbe accontentato di Dio, nella cui familiarità egli prosperava."

    ha scritto il 

  • 4

    Cioran è quella persona intelligentissima, quella che saresti tanto orgoglioso di avere fra le tue conoscenze e con cui ameresti avere una fitta corrispondenza epistolare, ma che non inviteresti mai fuori per una birra e una chiacchierata né presenteresti a qualche altro tuo amico, perché il male ...continua

    Cioran è quella persona intelligentissima, quella che saresti tanto orgoglioso di avere fra le tue conoscenze e con cui ameresti avere una fitta corrispondenza epistolare, ma che non inviteresti mai fuori per una birra e una chiacchierata né presenteresti a qualche altro tuo amico, perché il male di vivere proprio...

    Alcune citazioni sparse da "La caduta nel tempo":
    "Opera di un virtuoso del fallimento, l'uomo è stato senza dubbio un fiasco, però un fiasco magistrale."
    "A tal punto il dubbio su di sé travaglia gli esseri che questi, per porvi rimedio, hanno inventato l'amore, tacito patto fra due infelici per sopravvalutarsi, per incensarsi spudoratamente."
    "Volersi migliorare non è avere il gusto della tortura e dell'infelicità?"
    "Perché non dobbiamo lasciarci trarre in inganno: la sola uguaglianza di cui ci importi, e anche la sola di cui siamo capaci, è l'uguaglianza nell'inferno."
    "Trovare da qualsiasi parte maggiore realtà che in se stessi significa riconoscere che si è sbagliata strada e che si merita il proprio decadimento."
    "Si ama soltanto perché inconsciamente si è rinunciato alla felicità."

    (Ma che poi a Cioran gli si vuole comunque del bene, perché alla fin fine un po' così lo siamo tutti - quando si conosce davvero chi ci circonda. E ogni tanto, ma ogni tanto, scrive anche qualcosa di meno cattivo, ma altrettanto triste:
    "Se ci sediamo sulla riva degli istanti per contemplarne il passaggio, finiamo col non distinguervi altro che una successione senza contenuto, tempo che ha perduto la sua sostanza, tempo astratto, varietà del nostro vuoto.")

    ha scritto il 

  • 5

    Essere liberi significa esercitarsi a non essere niente

    Quando non c'è nessuno davanti al quale si voglia fare bella figura (compresi Dio e se stessi), perché affannarsi a essere qualcuno, anzi perché affannarsi a essere?

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Troppo pessimista e pieno di elugubrazioni negative sulla natura dell'uom descritto come colui nel quale si manifestava già con adamo quell’inattitudine alla felicità, quell’incapacità di sopportarla che abbiamo tutti ereditato.
    Interessanti solo le considerazioni sul "progresso": "Ogni pas ...continua

    Troppo pessimista e pieno di elugubrazioni negative sulla natura dell'uom descritto come colui nel quale si manifestava già con adamo quell’inattitudine alla felicità, quell’incapacità di sopportarla che abbiamo tutti ereditato.
    Interessanti solo le considerazioni sul "progresso": "Ogni passo avanti, ogni forma di dinamismo comporta qualcosa di satanico: il «progresso» è l’equivalente moderno della Caduta, la versione profana della dannazione.
    Ogni bisogno, sospingendoci verso la superficie della vita per sottrarcene la profondità, conferisce pregio a ciò che non ne ha, a ciò che non può averne. La civiltà, con tutto il suo apparato, si fonda sulla nostra propensione all’irreale e all’inutile. Se acconsentissimo a ridurre i nostri bisogni, a soddisfare solo quelli necessari, essa crollerebbe all’istante. Perciò, per durare, s’ingegna a crearcene sempre di nuovi, a moltiplicarli senza posa,"
    Acuta è anche l'analisi delle ragioni di quella che oggi si chiama globalizzazione: "L’interesse che il civilizzato nutre verso i popoli cosiddetti arretrati è dei più sospetti. Incapace di continuare a sopportarsi, egli si adopera a scaricare su di loro l’eccedenza dei mali che lo opprimono, li incita a provare le sue miserie, li scongiura di affrontare un destino che non può più sfidare da solo. A furia di considerare quanta fortuna hanno avuto a non essersi «evoluti», prova nei loro confronti il risentimento del temerario, abbattuto e sfasato. Con che diritto se ne restano in disparte, lontani dal processo di degradazione che patisce lui da tanto tempo e a cui non riesce a sottrarsi? La civiltà, opera sua, sua pazzia, gli appare come un castigo che ha inflitto a se stesso e che vorrebbe a sua volta far subire a quelli che finora vi sono sfuggiti."

    ha scritto il 

  • 5

    "La vita, non appena si sia ossessionati dal significato che può avere, si disgrega, si sgretola: e questo getta luce su quello che essa è, su quello che vale, sulla sua sostanza gracile e improbabile." (pp. 97, 98)

    ha scritto il 

  • 0

    Disillusione?! Distacco?!

    Per senso di colpa (grazie a Pennac, che ha tolto dal discredito - in cui erano giustamente tenuti - tutti i non lettori), non ho potuto abbandonare la lettura, benché tentatone ad ogni pagina, di questo cialtrone irritante.


    Valgano le seguenti perle: "La psicoanalisi gode di considerazio ...continua

    Per senso di colpa (grazie a Pennac, che ha tolto dal discredito - in cui erano giustamente tenuti - tutti i non lettori), non ho potuto abbandonare la lettura, benché tentatone ad ogni pagina, di questo cialtrone irritante.

    Valgano le seguenti perle: "La psicoanalisi gode di considerazione solo presso anglosassoni e scandinavi, i quali hanno la sfortuna di sapersi controllare, mentre desta scarsissima curiosità presso i popoli latini"; "Come ammettere che tante di esse [specie] siano scomparse unicamente per un capriccio del clima? Non è più verosimile che dopo milioni e milioni di anni i grandi mammiferi abbiano finito per averne abbastanza di trascinarsi sulla superficie del globo ecc." (dal che si deduce che per Cioran i dinosauri erano mammiferi...).

    In questa incessante ruminazione del già pensato, lo stile impersonale è una maschera approssimativa, sghemba, sotto la quale sbraita, rauco e gonfio di disprezzo, l'IO-IO-IO.

    ha scritto il 

  • 5

    Quanto più avvertiamo la nostra insignificanza, tanto più disprezziamo gli altri, che addirittura cessano di esistere per noi quando siamo folgorati dall'evidenza del nostro nulla.

    È un libro da leggere, rileggere e meditare. Non importa se si condividano o meno le considerazioni di Cioran, è una lettura che attrae ed induce alla riflessione Non trovo certo ottimista questo scrittore ma spassionato ed obiettivo di sicuro. Riporto una sua considerazione, in una delle ultime ...continua

    È un libro da leggere, rileggere e meditare. Non importa se si condividano o meno le considerazioni di Cioran, è una lettura che attrae ed induce alla riflessione Non trovo certo ottimista questo scrittore ma spassionato ed obiettivo di sicuro. Riporto una sua considerazione, in una delle ultime pagine di questo libro, che a me è piaciuto molto: " Io accumulo passato, non cesso di fabbricarne e di precipitarvi il presente, senza dargli la possibilità di esaurire la sua stessa durata. Vivere significa subire la magia del possibile; ma quando si scorge nel possibile stesso un passato a venire, tutto diventa virtualmente passato, e non vi è più né presente né futuro. Ciò che distinguo in ogni istante è il suo ansito e il suo rantolo, e non la transizione verso un altro istante. Elaboro tempo morto, mi abbandono all'asfissia del divenire. Gli altri cadono nel tempo; io invece sono caduto dal tempo. "
    Il destino liberò quest'uomo dalla facoltà di elaborazione intellettuale: il morbo di Alzheimer lo colpì negli ultimi anni di vita .

    ha scritto il 

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