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La calligrafia come arte della guerra

Di

Editore: Transeuropa edizioni

3.6
(33)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 218 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8875800804 | Isbn-13: 9788875800802 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
In una scuola posta al confine tra due stati in guerra, alcune bambine imparano «l’arte del messaggio, della disciplina e dell’amor patrio» calligrafando messaggi bellici sopra le testate dei missili. Sono orfane di una guerra di cui non si vede la fine, e le guida un Maestro di calligrafia dal passato oscuro, Horatio. Sotto la scuola e la città che la ospita – il cui nome non è mai rivelato – c’è una seconda città speculare alla prima e le cui pareti sono dipinte di vernice al fosforo. Come in una spietata partita a scacchi, gli abitanti della città attendono la prossima mossa dell’avversario: un missile inoffensivo, che una notte porta al di qua del confine un misterioso messaggio. Il compito di interpretarne il contenuto è affidato a Horatio, ma non tutto andrà come dovrebbe.
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    Albert: non pensi che sia strano?
    Federica: cosa?
    Albert: che siamo così vicini eppure ci scriviamo invece di parlarci.
    Federica: no non mi sembra così strano
    Albert: capisco.
    Federica: è comodo sto parlando anche con mia madre, col mio ex, con il mio ragazzo, con mia sorella
    Albert: ho capito. ...continua

    Albert: non pensi che sia strano? Federica: cosa? Albert: che siamo così vicini eppure ci scriviamo invece di parlarci. Federica: no non mi sembra così strano Albert: capisco. Federica: è comodo sto parlando anche con mia madre, col mio ex, con il mio ragazzo, con mia sorella Albert: ho capito. Federica: sei arrabbiato? Albert: no, perché? Federica: non lo so mi sembrava Albert: da cosa? Federica: così, da come hai scritto, mi sembrava. Albert: che dice tua madre? Federica: ah il solito non la sopporto più, non ha ancora capito che parlare con lei mi mette l'ansia, sta minuti interi che non mi scrive che rimane con la frase in sospeso Albert: ma lo sa che tu puoi vederlo? Federica: certo che lo sa ormai lo sa di sicuro si è imparata anche lei e poi gliel ho anche detto Albert: l'apostrofo Fede Federica: dai non mi rompere sempre il solito pure tu tho detto che ho cinque finestre aperte Albert: me lo hai chiesto tu di riprenderti su queste cose. Federica: hai ragione. ma se scrivo l oca che problema cè? ti servono i sottotitoli per capire? Albert: è un segno che Federica: si lo so cosa è Albert: indica la caduta di Albert: ok. Federica: voglio dire serve veramente l apostrofo? Albert: ci penserò. Federica: hai poi più scritto a quella ragazza? Albert: sì. Federica: ti sei deciso finalmente ti ha risposto? Albert: no, ma ha visto il messaggio. Federica: mh ansietta pure tu eh Albert: forse ho aspettato troppo. E poi mi sento ancora un po' strano a chiedere numeri di telefono per chat. Federica: sei uno vecchie maniere tu, sei anche un po vecchio tu diciamocelo, ah ah io invece non ho capito perché il mio ragazzo usa tutti questi puntini ... sempre a usare puntini non capisco bene cosa mi dice con tutti questi puntini devo dirglielo, sì devo per forza dirglielo. Albert: attenzione. Federica: che c'è? Albert: dobbiamo scansarci, la roccia sta tornando indietro.

    ha scritto il 

  • 0

    La calligrafia:segni di vita e di guerra


    di Elena Montemaggi


    Da Transeuropa, due stati che si scambiano messaggi
    scritti sulle testate dei missili


    In Oriente calligrafia significa comprensione dell’esistenza attraverso la via della scrittura. Deve le sue origi ...continua

    La calligrafia:segni di vita e di guerra

    di Elena Montemaggi

    Da Transeuropa, due stati che si scambiano messaggi scritti sulle testate dei missili

    In Oriente calligrafia significa comprensione dell’esistenza attraverso la via della scrittura. Deve le sue origini all’antica cultura cinese che nel corso dei primi secoli dopo Cristo penetrò in Giappone. I monaci che si recavano in Cina per il loro apprendistato, trapiantarono nel paese l’arte della calligrafia, che implica un lungo apprendimento e una pratica costante. Si ricerca l’equilibrio nell’irregolarità e nell’asimmetria. Anche quando i tratti del pennello e i caratteri sono organizzati in posizioni apparentemente sbilanciate, tuttavia c’è uno scheletro stabile che lega ogni elemento e ne costituisce l’armonia. I gesti del calligrafo sono immediati, ritmati e perfetti, senza correzioni e ritocchi. Per il calligrafo il pennello è ciò che per il samurai rappresenta la spada: il prolungamento della sua anima. Tant’è che i più valorosi tra quest’ultimi erano anche esperti calligrafi, data la profonda connessione che c’era tra le due arti. Unendo l’arte calligrafica alla figura militaresca del samurai, ci avviciniamo al titolo del romanzo d’esordio di Andrea Tarabbia, La calligrafia come arte della guerra (Transeuropa edizioni, pp. 224, € 16,50).

    Lezioni di calligrafia militare In una scuola posta tra due stati in guerra, stato di H e stato di L, si svolgono lezioni di calligrafia militare. Ad alcune bambine, orfane di guerra, viene data l’occasione di imparare l’arte del messaggio, della disciplina e dell’amor patrio, “calligrafando” messaggi bellici sopra le testate nucleari dei missili che si riveleranno essere un insolito e spaventoso mezzo di comunicazione. L’insegnamento è affidato al Magister calligraphiae Horatio, colui che, con i suoi pensieri, aprirà e chiuderà le pagine di questo romanzo. Il maestro, dall’oscuro passato, spiega come la prima antichissima regola di quest’arte sia valida ancora oggi: il pennello o la penna vanno impugnati senza forza ma in modo saldo, «come se si trattasse di un uovo che non deve assolutamente sfuggire di mano». La calligrafia è un’arte ritmica, la forma delle lettere deve riflettere il movimento del corpo che le crea. È un’arte di pieni e di vuoti i cui centri nevralgici «sono le parti non scritte della frase dove respira il non detto, gli intervalli di silenzio tra una lettera e l’altra da cui origina il suono e il senso». Dipingere una lettera è un lavoro faticoso e perfetto, la scrittura necessita di pazienza e ostinazione. Una delle lettere più difficili è la lettera “H”, lettera con la quale cominciano i nomi e i toponimi dello stato di appartenenza dei protagonisti.

    La negazione della lettera H Ma cosa accade quando vengono privati della lettera H? Quando viene strappata via dai loro nomi, dalle loro vite? Si ritrovano immediatamente scaraventati in un “contromondo”, spogliati della loro dignità ma anche di tutte quelle impalcature, quelle facciate che fanno da scudo alla loro anima. La notte di San Lorenzo vede cadere insolite stelle e lo stato di H viene privato della propria libertà. Distruzione e violenza si abbattono in superficie spingendo alcuni superstiti ad una “controvita” in un mondo sotterraneo, umido e oscuro ma per certi tratti speculare a quello reale. «Siamo nella pancia della balena», ripeterà fino all’ultimo Erman, per il quale la perdita della propria H ha coinciso con la perdita della ragione o, forse, è semplicemente l’unico ad avere intuito l’inutilità di restare ancora in vita, dell’imminente doppia morte che li attende in quella seconda città, che li ha resi deboli e simili a topi. Tutti hanno perso la propria H, questo vuol dire scoprirsi particolarmente violento e affamato di sesso come nel caso di Ivo, oppure più fragile e indifeso come il maestro Oratio (ora non più con l’H iniziale), condannato a «non dimenticare le stelle, la pioggia, le bombe nel giardino degli ulivi», per via di un fischio all’orecchio che dalla notte di San Lorenzo non lo ha mai abbandonato poiché è la sua «radiazione cosmica di fondo».

    Il “contromondo” ci attende Ogni volta che leggiamo un libro la nostra mente è subito in cerca di punti di riferimento. Siamo inconsciamente e immediatamente proiettati verso rassicuranti realtà, verso elementi che possiamo ricollegare alla nostra vita, alle nostre esperienze, per collocare in luoghi conosciuti quanto sta accadendo tra quelle pagine. Ma l’intenzione dello scrittore è di privarci proprio di questo. Per contrasto, tanto meno riferimenti alla vita reale mette a nostra disposizione, tanto più sentiamo forte la possibilità che un fatto del genere possa accadere veramente, e in un futuro non molto lontano. Inoltre la voluta commistione di elementi che appartengono alla nostra cultura e quotidianità, unita ad echi e rimandi alla società mediorientale, ci impone una riflessione che va ben oltre il commento stanco, sommario e lapidario che, da più di trent’anni, ci strappano i titoli dei telegiornali all’ora di cena. Quando leggiamo quello che accade nella seconda città è inevitabile pensare alla Beirut sotterranea di Arafat, al conflitto perenne che abita quelle terre, che non sono poi così distanti da noi e che rischiano di diventare la nuova polveriera che potrebbe far scoppiare l’ultima guerra mondiale. Il senso di disagio provocato dalla lettura di questo romanzo ci costringe a riflettere sul nostro futuro non così estraneo alle sorti di quello di altri paesi. E l’inquietudine sale nel momento in cui realizziamo che solo nelle favole si può uscire vivi dalla “pancia della balena”.

    Elena Montemaggi

    (www.bottegascriptamanent.it, anno V, n. 48, agosto 2011)

    ha scritto il 

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    New sans-serif.

    Ha svariati difetti, ma è un esordio originale e coraggioso nel suo non concedere niente allo stile e nel tenersi fuori dal pop, post, epic, isteric, neo, beo, trash, e contenitori narrativi vari. In alcuni punti mi ha ricordato il Manganelli più visionario, quello della palude definitiva e di ce ...continua

    Ha svariati difetti, ma è un esordio originale e coraggioso nel suo non concedere niente allo stile e nel tenersi fuori dal pop, post, epic, isteric, neo, beo, trash, e contenitori narrativi vari. In alcuni punti mi ha ricordato il Manganelli più visionario, quello della palude definitiva e di centurie. E ho detto cotiche.

    ha scritto il 

  • 3

    Se pensate che gli incubi sia meglio leggerli che farli allora questo è un libro che fa per voi. Nelle sue pagine si trova quel particolare calore dell'ultimo rifugio, mescolato con la disperazione di chi intuisce la fine e nulla può, ma agisce ugualmente. E' imperfetto, d'accordo: i personaggi p ...continua

    Se pensate che gli incubi sia meglio leggerli che farli allora questo è un libro che fa per voi. Nelle sue pagine si trova quel particolare calore dell'ultimo rifugio, mescolato con la disperazione di chi intuisce la fine e nulla può, ma agisce ugualmente. E' imperfetto, d'accordo: i personaggi potrebbero essere più profondi, certi passaggi sono magari troppo rapidi e qualche anello debole c'è. Ma il fascino cupo di questa ambientazione sospesa e certamente un buon ritmo complessivo lo rendono un libro bello - e promettente.

    ha scritto il 

  • 3

    Tra la Kristof (l'esasperata violenza del sesso), Buzzati (l'attesa sfiancante) e Saramago di Cecità (darsi delle regole nel caos). Forse un'eco claustrofobica del film di Saverio Costanzo, Private. Interessante.

    ha scritto il 

  • 3

    Marco Belpoliti dice - e l'ho già detto - che Tarabbia e Zanotti sono le due stelle nel cielo della nuova generazione di scrittori. Zanotti scrive la sua storia visionaria, lasciando spazio largo alla poesia delle frasi, Tarabbia invece scrive solo la sua storia visionaria, punti e virgole e fra ...continua

    Marco Belpoliti dice - e l'ho già detto - che Tarabbia e Zanotti sono le due stelle nel cielo della nuova generazione di scrittori. Zanotti scrive la sua storia visionaria, lasciando spazio largo alla poesia delle frasi, Tarabbia invece scrive solo la sua storia visionaria, punti e virgole e frasi compattate dalla necessità della storia. Ci entro e mi sembra di essere in un'eco di Non lasciarmi di Ishiguro o di Mine-Haha di Wedekind. Due eprcorsi simili e insieme diversi.

    ha scritto il 

  • 5

    Sono un timido, un moderato, un indeciso. Be'; al diavolo timidizze, moderazioni, indecisioni.
    Capolavoro!
    E al diavolo gli articoli sugli under40 e la letteratura italiana e tititic e tititoc. Buzzati ha scritto Il deserto dei Tartari a 36 anni, Coetzee ha scritto Aspettando i barbari a 40; e io ...continua

    Sono un timido, un moderato, un indeciso. Be'; al diavolo timidizze, moderazioni, indecisioni. Capolavoro! E al diavolo gli articoli sugli under40 e la letteratura italiana e tititic e tititoc. Buzzati ha scritto Il deserto dei Tartari a 36 anni, Coetzee ha scritto Aspettando i barbari a 40; e io Tarabbia lo paragono a questi. Punto. Bellissima la sospensione irreale della prima parte e fondamentale la esplosione del punto di vista della seconda. Sì alle misteriose H. che cadono ed evviva le scatolette di tonno che ci ricordano quanto ogni mondo fantastico ci sia prossimo. Questo libro crea un universo pieno di messaggi e vuoto di comunicazione, vi ricorda nulla? Molte tragedie ma nessun vaso comunicante ed una unione più profonda solo nell'attesa di una poderosa tragedia, che travalica i singoli e il tempo. Non so se questo libro colpisce: questo libro mi ha colpito. Non so se questo libro contiene uno sguardo nuovo sul mondo; questo libro ha inciso sul mio sguardo sul mondo. Sono contento perchè ci sono ancora libri così. E ferito perchè ci servono ancora libri così.

    ha scritto il