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La calma del più forte

Di

Editore: Edizioni E/O (Noir)

3.5
(98)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 331 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8876418822 | Isbn-13: 9788876418822 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Silvia Montis

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Giunto al sesto romanzo della serie del commissario Proteo Laurenti, Veit Heinichen spalanca i retroscena della crisi economica mondiale in corso, addentrandosi nei labirinti della mafia dell'alta finanza, tra politici corrotti, speculazione edilizia, bolle finanziarie e mutui subprime. E sullo sfondo di un'Europa alla vigilia di radicali trasformazioni politiche, in cui Trieste diventa un necessario punto d'incontro tra Est e Ovest, trascina il lettore nella discesa agli inferi di un testimone d'eccezione: il cane Argo, vittima emblematica di un'umanità ossessionata dal dio denaro e capace di trasformare perfino il suo amico più fedele in uno strumento di morte. L'indagine del commissario Laurenti questa volta ruota attorno alla figura di Goran Newman, noto come "Duke", misterioso uomo d'affari che opera nel campo della speculazione finanziaria con enormi traffici di denaro di dubbia provenienza. Tra gli scrittori europei di noir di maggior successo, Veit Heinichen, tedesco di nascita e triestino d'adozione, ambienta le sue inchieste politicamente scomode e coraggiose in una città dove il noir nordico incontra quello mediterraneo.
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  • 4

    Come spesso mi accade non ho cominciato dal primo ma non è in effetti un grosso problema con il Laurenti & Co. perché sei subito "in famiglia". Giudizio positivo per questa prima lettura così come per gli altri due finora letti.

    ha scritto il 

  • 2

    Gialli d'Italia - 03 giu 12

    Già nel precedente romanzo, la vena più propriamente gialla (o nera) di Veit Heinichen si stava esaurendo. Si parlava di molte cose e la trama “noir” andava a nascondersi in un piano defilato. Beh, qui stiamo andando sempre più defilati. Sì, c’è la ricerca di costruire un plot di suspense. Ma fin ...continua

    Già nel precedente romanzo, la vena più propriamente gialla (o nera) di Veit Heinichen si stava esaurendo. Si parlava di molte cose e la trama “noir” andava a nascondersi in un piano defilato. Beh, qui stiamo andando sempre più defilati. Sì, c’è la ricerca di costruire un plot di suspense. Ma fin dalle prime pagine sappiamo chi è minacciato di essere uccise, perché e da chi. Ci resta solo da sapere per chi la trama andrà a buon fine (i buoni? I cattivi? Altri?). Ma è una suspense minore. Anzi ci induce a ben poche riflessioni. Così come poco altro ci fanno pensare le altre 3 trame intrecciate. Seguiamo le vicende della famiglia Laurenti, con il commissario assediato da moglie, figlie e madre. Ma poco risalto hanno le sue azioni. Certo, ha ancora le sue idee, si arrabbia con i vari Ministeri degli Interni (italiano, sloveno, e altri se ce ne fossero). Ma non ha un ruolo veramente centrale. Da punto di gravità dei romanzi di Heinichen diventa un tratto di continuità, tanto per far vedere che stiamo sempre nella stessa serie, lì dalle parti di Trieste. Conosciamo meglio la giovane poliziotta Pina, il suo background, il suo coinvolgimento nelle storie, e soprattutto nella storia personale con il paraplegico Sedem, figlio dell’indiziato di morte, il grande finanziere Duke. Vengono sollevati tanti piccoli punti sparsi e relativi problemi, ma pochi vengono portati alla loro ultima conseguenza. Sappiamo meglio il significato del tatuaggio di Pina (quello con la scritta “Basta amore”). Ma non sappiamo perché Duke porta sempre i guanti. E seguiamo anche la storia dei combattimenti dei cani (pratica selvaggia che andrebbe stroncata ma che mi risulta essere invece ancora e sempre in auge). Storia che si intreccia con le altre. E con gli inserti dei pensieri del cane Argo. Per questa è poi la parte più debole del romanzo: un cane che racconta le azioni cui partecipa come fosse un umano, con pensieri e sensazioni umane. Poco credibile (si vada a rileggere Timbuctù di Auster). Tra tutte queste storie che si intrecciamo c’è la trama che sembra essere cara ad Heinichen. Quella del governo mondiale dell’economia. I grandi Board internazionali. Sedem che guadagna investendo sui derivati di borsa. E reinvestendo in scuole per lo sviluppo del terzo mondo, ah il buon filantropo. È quella che il nostro scrittore vorrebbe far risaltare come “vera” trama del romanzo. Non importa quello che succede, se ci sono o meno morti, se si sa chi abbia o non abbia ucciso. Ad Heinichen interessano le lotte per il potere tra i potentati internazionali, intrecciate con la caduta delle frontiere e gli accordi di Schengen, le speculazioni edilizie ed il contrabbando di droga. Ma questa parte risulta pallosa e scontata. Si vanno perdendo e rarefacendo le sensazioni positive dei primi romanzi: Trieste e le sue atmosfere, i dintorni di Trieste, con le osmizze dove si beve vino locale, le campagne ma anche il mare, il pesce da mangiare (possibilmente crudo) il Carso e la friulanità. Piccolo inciso, nella trama si inserisce lo smantellamento della frontiera italo - slovena, dove io avrei dato un piccolo risalto alla più ignota conseguenza di ciò: la caduta di uno degli ultimi muri del tempo della guerra fredda, quello tra Gorizia italiana e Nova Gorica slovena. Alla fine un libro riuscito a metà. Mi aspettavo di più, ora che i cattivi slavi dei primi romanzi erano usciti di scena. E mi aspettavo che qui nascessero altri antagonisti. Ma la trama non decolla. E credo se ne accorga anche Heinichen, tanto che alla fine sembra (e dico sembra che mi rimane sempre un piccolo punto interrogativo in fondo alla testa) che voglia eliminare tutti i contorni lasciando solo la nostra banda di eroi a continuare le prossime trame. Pochino. Speriamo meglio in futuro.

    ha scritto il 

  • 3

    è un giallo fra slovenia italia, giallo di frontiera e sulla frontiera. che c'era e forse c'è ancora fra l'occidente e i paesi al di là della cortina di ferro. l'acquistato perchè mi interessava l'ambientazione triestina. nota bene: fa i nomi dei politici e personaggi vari realmente esistenti. ...continua

    è un giallo fra slovenia italia, giallo di frontiera e sulla frontiera. che c'era e forse c'è ancora fra l'occidente e i paesi al di là della cortina di ferro. l'acquistato perchè mi interessava l'ambientazione triestina. nota bene: fa i nomi dei politici e personaggi vari realmente esistenti.
    il personaggio combattivo di pina, la poliziotta calabrese. commovente la fine del cane argo...
    ho bisogno di tempo per conoscere meglio il commissario proteo laurenti, per ora non riesco a capire se mi è più o meno simpatico

    ha scritto il 

  • 5

    Anche questo romanzo è andato. Leggere Heinichen è sempre un piacere. Le sue storie non sono mai banali e, come nella migliore tradizione noir, non si può fare a meno di pensare al fatto che, quanto scritto, stia sicuramente accadendo da qualche parte del nostro mondo. Romanzo che, nonostante sia ...continua

    Anche questo romanzo è andato. Leggere Heinichen è sempre un piacere. Le sue storie non sono mai banali e, come nella migliore tradizione noir, non si può fare a meno di pensare al fatto che, quanto scritto, stia sicuramente accadendo da qualche parte del nostro mondo. Romanzo che, nonostante sia stato pubblicato due anni fa, torna di grande attualità in questi giorni di crisi economica.
    Un libro dove non ci starebbe male un sequel ben studiato. Del resto la trama non si chiude in maniera netta e definitiva. Un dubbio resta. E allora non resta altro che aspettare e vedere se in una delle prossime indagini Proteo Laurenti tornerà su questa vicenda.
    Noi saremo qui in paziente attesa.

    ha scritto il 

  • 4

    La quarta stella forse non è proprio piena, ma è per segnalare che Heinichen è tornato su livelli narrativi interessanti, abbandonando finalmente le questioni personali di Proteo Laurenti e distendendo uno sguardo più ampio, tornando finalmente a suggerire una lettura più critica ed acuta di cert ...continua

    La quarta stella forse non è proprio piena, ma è per segnalare che Heinichen è tornato su livelli narrativi interessanti, abbandonando finalmente le questioni personali di Proteo Laurenti e distendendo uno sguardo più ampio, tornando finalmente a suggerire una lettura più critica ed acuta di certi fenomeni che ci circondano, in particolare, in questo caso, i cambiamenti più o meno voluti dell'economia e la loro ricaduta sulla vita delle persone normali e dei paesi meno sviluppati.
    Alcuni meccanismi così narrati divengono comprensibili e quindi possibili spunti di riflessione per allargare la nostra limitata visione del mondo e della ricaduta che certe cose, che appaiono confinate in ambiti ben precisi, possano avere anche nella vita di ogni giorno.

    ha scritto il 

  • 5

    sempre più coinvolgente ed interessante

    Bello mi rimane da leggre solo il suo primo libro i morti del Carso,mi sembra di vivere a trieste con il suo mare, agitato dalla bora, che scintilla sotto il sole, le creste di spuma che fondano le onde.

    ha scritto il 

  • 1

    Non l'ho gradito affatto. Scrittura difficile, farraginosa e lenta. Personaggi poco approfonditi. L'ho finito a fatica. Anche se nelle ultime pagine si riprende un po'....ma ad arrivarci!

    ha scritto il 

  • 0

    Giunto al sesto romanzo della serie del commissario Proteo Laurenti, Veit Heinichen spalanca i retroscena della crisi economica mondiale in corso, addentrandosi nei labirinti della mafia dell'alta finanza, tra politici corrotti, speculazione edilizia, bolle finanziarie e mutui subprime. E sullo s ...continua

    Giunto al sesto romanzo della serie del commissario Proteo Laurenti, Veit Heinichen spalanca i retroscena della crisi economica mondiale in corso, addentrandosi nei labirinti della mafia dell'alta finanza, tra politici corrotti, speculazione edilizia, bolle finanziarie e mutui subprime. E sullo sfondo di un'Europa alla vigilia di radicali trasformazioni politiche, in cui Trieste diventa un necessario punto d'incontro tra Est e Ovest, trascina il lettore nella discesa agli inferi di un testimone d'eccezione: il cane Argo, vittima emblematica di un'umanità ossessionata dal dio denaro e capace di trasformare perfino il suo amico più fedele in uno strumento di morte. L'indagine del commissario Laurenti questa volta ruota attorno alla figura di Goran Newman, noto come "Duke", misterioso uomo d'affari che opera nel campo della speculazione finanziaria con enormi traffici di denaro di dubbia provenienza. Tra gli scrittori europei di noir di maggior successo, Veit Heinichen, tedesco di nascita e triestino d'adozione, ambienta le sue inchieste politicamente scomode e coraggiose in una città dove il noir nordico incontra quello mediterraneo.

    ha scritto il