La campana di vetro

e sei poesie da Ariel

Di

Editore: Mondadori (Oscar narrativa, 1723)

4.2
(1651)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 232 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi tradizionale , Spagnolo , Tedesco , Svedese , Finlandese , Catalano , Olandese , Polacco , Farsi , Ceco , Francese

Isbn-10: 8804545046 | Isbn-13: 9788804545040 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Anna Ravano , Adriana Bottini ; Postfazione: Claudio Gorlier

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
In un albergo di New York per sole donne, Esther, diciannovenne di provincia, studentessa brillante, vincitrice di un soggiorno offerto da una rivista di moda, incomincia a sentirsi "come un cavallo da corsa in un mondo senza piste". Intorno a lei, sopra di lei, l'America spietata, borghese e maccartista degli anni Cinquanta. Un mondo alienato, una vera e propria campana di vetro che schiaccia la protagonista sotto il peso della sua protezione, togliendole a poco a poco l'aria. L'alternativa sarà abbandonarsi al fascino soave della morte o lasciarsi invadere dalle onde azzurre dell'elettroshock. Pubblicato nel 1963, un mese prima del suicidio dell'autrice, La campana di vetro è l'unico romanzo di Sylvia Plath. Fortemente autobiografico, narra con stile limpido e teso e con una semplicità agghiacciante le insipienze, le crudeltà incoscienti, i tabù assurdi capaci di spezzare qualunque adolescenza presa nell'ingranaggio stritolante di una normalità che ignora la poesia.
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  • 4

    Desequilibrada novela semiautobiografica, con la que Sylvia Plath ahonda en los horrores y padecimientos que provocan los trastornos psíquicos o mentales.
    Abismos depresivos que generan confusión, y q ...continua

    Desequilibrada novela semiautobiografica, con la que Sylvia Plath ahonda en los horrores y padecimientos que provocan los trastornos psíquicos o mentales.
    Abismos depresivos que generan confusión, y que acuchillan vivamente la fragilidad sensitiva de los estados emocionales.
    A través del uso de la primera persona, y de pinceladas tan límpidas como traslúcidas, la autora busca ansiosamente el final a esa sinuosa e inquietante pesadilla.
    Lamentablemente no hay que olvidar que esta genial poetisa acabó sucumbiendo nuevamente a la enfermedad: se quitó la vida de un plumazo, suicidándose mediante la inhalación de gas.

    ha scritto il 

  • 4

    Triste

    Un libro emotivamente difficile che mi ha lasciato molta tristezza
    Parte leggero e frizzante e mi ha ricordato un po' Il meglio della vita, poi ovviamente diventa qualcos'altro e l'umore della protago ...continua

    Un libro emotivamente difficile che mi ha lasciato molta tristezza
    Parte leggero e frizzante e mi ha ricordato un po' Il meglio della vita, poi ovviamente diventa qualcos'altro e l'umore della protagonista, la sua malattia, la sua vita con la malattia mi ha reso difficile scindere il libro dalla vita dell'autrice e quindi mi e' anche difficile dara un giudizio al libro, che e; molto bello ma come ho detto gia' molto triste

    ha scritto il 

  • 2

    TRE AGGETTIVI per descriverlo: cupo, ambiguo, triste.

    DUE FRASI per commentarlo:
    un romanzo fortemente autobiografico piuttosto cupo e demotivante in cui la scrittrice narra l’evolversi distruttivo de ...continua

    TRE AGGETTIVI per descriverlo: cupo, ambiguo, triste.

    DUE FRASI per commentarlo:
    un romanzo fortemente autobiografico piuttosto cupo e demotivante in cui la scrittrice narra l’evolversi distruttivo del bipolarismo mentale che affligge la giovane protagonista Esther (siamo nell’America degli anni ’60), fino al tentato suicidio e l’internamento in una casa di cura per malati mentali.
    La descrizione di alcuni episodi agghiaccianti sorprende per la lucidità e la naturalezza con cui i dettagli vengono narrati, tuttavia il romanzo mi è parso nel suo insieme molto lugubre e deprimente.

    UNA CITAZIONE per ricordarlo: "So che avrei dovuto essere grata nei confronti di Mrs. Guinea, il problema è che non riuscivo a sentire niente. Se mi avesse dato un biglietto per l’Europa o mi avesse regalato una crociera intorno al mondo, non avrebbe fatto alcuna differenza per me, perché dovunque io mi trovi – seduta sul ponte di una nave o in un caffè di Parigi o Bangkok -, sarei sotto la stessa campana di vetro, a soffocare nella mia stessa aria acida."

    CONSIGLIATO A: chi ama romanzi sul male di vivere e le realtà “schiacciate”.

    ha scritto il 

  • 2

    Nella postfazione di Claudio Gorlier si riporta un aneddoto secondo cui la stessa Plath parlava di questo libro "con un certo imbarazzo, come di un lavoro da principiante che aveva dovuto scrivere per ...continua

    Nella postfazione di Claudio Gorlier si riporta un aneddoto secondo cui la stessa Plath parlava di questo libro "con un certo imbarazzo, come di un lavoro da principiante che aveva dovuto scrivere per liberarsi del passato". Mi tocca darle ragione.
    Lo stile troppo colloquiale non aiuta a dare dignità a una storia semplice e una protagonista abbastanza immatura. Una trentina di pagine molto intense emotivamente, a partire da pagina 145, risollevano un po' il romanzo.

    ha scritto il 

  • 5

    Non si può fare una recensione su un libro del genere.
    Non è una questione di quanto sia stata brava a inventarsi i personaggi o a trovare la trama giusta...questa è lei.
    Un'opera d'arte è bella quand ...continua

    Non si può fare una recensione su un libro del genere.
    Non è una questione di quanto sia stata brava a inventarsi i personaggi o a trovare la trama giusta...questa è lei.
    Un'opera d'arte è bella quando riflette il suo autore; in questo libro troviamo tutte le turbe mentali di Sylvia. Se siete delle persone positive o volete leggere qualcosa che vi tiri su il morale girate al largo.

    ha scritto il 

  • 4

    Viva le donne - 21 feb 16

    Ci sono coincidenze prevedibili ed altre meno. Avendo una sostanziosa dose di libri (di tutti i generi, sia “classici” che moderni), è abbastanza prevedibile che mi capiti di leggerne su giornali e ri ...continua

    Ci sono coincidenze prevedibili ed altre meno. Avendo una sostanziosa dose di libri (di tutti i generi, sia “classici” che moderni), è abbastanza prevedibile che mi capiti di leggerne su giornali e riviste. L’imprevedibile è leggerne su “Repubblica” in un articolo gustoso di Elena Stancanelli “durante” la mia lettura del libro. Un libro che comincia bianco e grigio e finisce grigio, grigio, quasi buio. Una semi-autobiografia, come scrisse qualcuno meglio conoscitore di me delle lettere inglesi. In cui Sylvia ripercorre e trasmuta il periodo della sua vita dai 19 ai 20 e qualcosa anni. E che comincia quasi come il contemporaneo “Il gruppo” di Mary McCarthy (ed anche qui ci sarebbe da farne alcuni paralleli, e neanche proprio banali). Atmosfera appunto di gruppo, di una serie di post-licenziate da vari college, che si ritrovano a fruire di una borsa di studio a New York nell’ambiente delle riviste di moda. Qui, nei primi nove capitoli (come ci illustra la stringata ma puntuale post-fazione di Claudio Gorlier) c’è la prima fase del romanzo. Quella in cui l’autrice, narrando delle sue presenti difficoltà nel vivere l’ambiente glamour, ci fa andare su e giù nel corso del suo tempo. Dove vediamo i segnali delle sue difficoltà di adattarsi a quel tipo di vita, sottomessa, che si voleva facessero le donne nei primi anni ’50 (e non solo allora, diremmo adesso). Il difficile rapporto con la madre. L’attrazione-odio verso il coetaneo Buddy. La frequentazione con Joan. La scrittrice riesce a farci capire (pur non entrando mai in dettagli esterni, ma sempre in soggettiva; e rimango nella parentesi, che avendo dei disturbi non è facile parlarne come se fossero “fuori da te”; ad esempio quando una persona capisce ed ammette di essere depressa, è il momento che sta guarendo dalla depressione) la sua complessità, che altri diagnosticheranno come “disturbo bipolare”. Gli atteggiamenti maniacali (bellissima la descrizione del pranzo alla moda, e l’indigestione di caviale). L’incapacità di portare a termine i compiti assunti, se non nel breve periodo (scrive piccole recensioni, poi si rifugia nel sogno di poter frequentare un corso di scrittura creativa, solo perché lo desidera, non perché ne abbia le qualità). Con una scivolata da una parte nell’autostima (come poco fa scritto) dall’altra in comportamenti sessuali anomali. Laddove, diciottenne, non accetta di essere vergine mentre Buddy ha avuto un’estate di sesso. Tanto che a poco a poco, lo lascia. E non riesce ad entrare in sintonia con l’ambiente al femminile che frequenta. Né con la “cattiva” Doreen, né con la “buona” Betsy. Tanto che finisce la borsa, e deve tornare dalla madre, senza avere prospettive davanti. Qui inizia la fase dura, la fase in cui, per quattro o cinque capitoli, vediamo come cerchi di suicidarsi, non trovando prospettive alla sua vita. Entrando con tutte le scarpe nella fase depressiva. E vediamo come questi tentativi (alcuni seri, altri al limite del sorriso, benché tragico, come quando pensa di tagliarsi le vene e comincia a provare la lametta sul polpaccio, per poi spaventarsi e fermarsi), siano sempre al limite tra la pratica seria, e l’urlo nella notte: “Sto male, venite ad aiutarmi!”. Tanto che l’ultimo tentativo, lo fa nascondendosi nel lavatoio di casa, sperando (come avverrà) di essere salvata. Così è, e da lì comincia la terza parte, quella degli ospedali psichiatrici. Esperienza che, come sappiamo, anche Sylvia aveva percorso, proprio per un tentativo abortito di suicidio. E che descrive quindi dal di dentro della realtà dei malati mentali. Come tutti i depressi, pur concentrata su di sé, riesce a dipingere con cruda realtà il mondo degli alienati di allora. Con quelle sedute di elettroshock che abbiamo da poco ritrovato nell’altro bel libro di Kesey sul Cuculo. Ospedali dove Sylvia denuncia i cattivi medici (e ce n’erano tanti, e forse ce ne sono ancora). Ma sottolinea anche i buoni e capaci. Ci mostra un momento altro di vita, laddove anche la sua rivale nell’amore di Buddy viene ricoverata. La protagonista fa capire anzi che ci potrebbe essere dell’amor saffico in Joan. Tanto che quando lei finalmente perde la verginità (per pareggiare i conti con Buddy), Joan si uccide. Morte che invece sembra spingere la protagonista ad uscire finalmente dal cerchio in cui si stava rinchiudendo. E come Sylvia, alla fine di quei tre anni tragici, pare ne esca. Qui il romanzo finisce. Ma noi non possiamo non proseguirlo in parallelo proprio con la vita della scrittrice. Con la possibilità di identificare Buddy con il marito di Sylvia, il poeta Ted Hughes. Che proprio poco prima che venga iniziato il romanzo, lascia la poetessa, invaghendosi della comune amica Assia (che Sylvia vorrebbe vedere in Joan). Ed è durante il tormentato periodo delle pratiche di divorzio che viene scritto il romanzo. Che viene pubblicato a gennaio del 1963. Un mese dopo, Sylvia Plath, aprendo il gas del forno, si toglie la vita. E visto che abbiamo parlato di coincidenze all’inizio, mi cade sott’occhio un’ultima casualità. Nel libro Joan-Assia si uccide quando scopre che Esther-Sylvia ha perso la verginità. Nella vita, dopo alcuni anni di tormentati rapporti, Assia si suiciderà anche lei, nell’anniversario del giorno in cui Ted e Sylvia fecero per la prima volta l’amore. Seppur coperto dai grigi di cui si diceva, è un vero buon romanzo, che illustra, con vivida mano, la difficoltà di essere donna e di seguire i propri valori in un mondo dominato dagli uomini, come era (molto) l’America degli anni ’50. Com’è, ancora, purtroppo, buona parte del mondo attuale. Forse in modo diverso. Ma pur sempre ancora così.
    “Se nevrotica vuol dire volere nel medesimo istante due cose che si escludono a vicenda, bene, allora io sono infernalmente nevrotica. Continuerò a volare eternamente avanti e indietro tra l'una e l'altra per il resto dei miei giorni." (82)
    “Nota mia: peccato che a pagina 53, traducano Walter the Penniless, uno dei due personaggi che guidò la crociata dei poveri in Terra Santa insieme a Pietro l’Eremita, con un ‘normale’ Gualtiero Senzaveri, invece del più corretto Gualtieri Senza Averi”

    ha scritto il 

  • 4

    Le discese ardite e le risalite

    Lo stile fluido impreziosito di raffinata frivolezza e da un registro brillante non sviliscono la complessità di temi e delicati equilibri emotivi del romanzo.
    Esther Greenwood ha diciannove anni e du ...continua

    Lo stile fluido impreziosito di raffinata frivolezza e da un registro brillante non sviliscono la complessità di temi e delicati equilibri emotivi del romanzo.
    Esther Greenwood ha diciannove anni e durante un soggiorno da stagista a New York comincia a vedere una se stessa "altra" rispetto alla brava ragazza di buona famiglia il cui destino è già tracciato da immutate convenzioni sociali. La vita gli appare ricca di opportunità da cogliere, moglie e madre, scrittrice di successo o manager editoriale, viaggiatrice avventurosa o sportiva olimpionica, amante esperta o timida vergine....perché scegliere? Improvvisamente vorrebbe assaporare tutto, non essere costretta a scegliere un unico e solo ruolo da interpretare ed esservi cristallizzata per sempre. Questa impasse, le continue pressioni del mondo esterno, il ritorno nello scomodo guscio materno, i tentativi ossessivi di trasgressione prendono la forma di una campana di vetro, una realtà alienata che inizia a soffocarla e a precipitarla in una spirale autodistruttiva. Esther abbraccia l'oscurità del suo personale abisso finchè ormai allo stremo delle forze intraprende il duro cammino verso la normalità ma non prima di aver concesso a se stessa di gridare "io sono, io sono, io sono". Nella discesa agli inferi e nel successivo cammino di riabilitazione affiorano le distorsioni di una società competitiva e spersonalizzata in cui la trasgressione ai codici di comportamento è considerata malattia e istituzionalizzata nella follia.
    Nonostante la tonalità del romanzo non indulga mai al sentimentalismo e all'autocommiserazione ma piuttosto prediliga l'autoironia, tocca profondamente le corde del disagio esistenziale, quel percepirsi continuamente fuori posto indotto dal rigore dei ruoli e dall'incapacità di adattarsi per un animo dotato di una sensibilità estrema, di una capacità visionaria, di desideri e passioni irrisolti e affiorati in superficie dal severo strato degli schemi sociali. Considerando la forte componente autobiografica e l'epilogo della storia personale di Sylvia Plath viene da chiedersi se la campana di vetro costituisca una sorta di testamento spirituale o piuttosto un tentativo di esorcizzare i fantasmi di una vita, in entrambi i casi è triste che la luce di speranza in fondo al tunnel di Esther non abbia potuto illuminare anche la sua creatrice.

    ha scritto il 

  • 4

    Era il 2013 e leggevo La campana di vetro di Sylvia Plath. (..) Saranno state le paure del nuovo anno, il 2016, o forse i timori di tutte le nuove vite che mi aspettano e che ancora non conosco, sta d ...continua

    Era il 2013 e leggevo La campana di vetro di Sylvia Plath. (..) Saranno state le paure del nuovo anno, il 2016, o forse i timori di tutte le nuove vite che mi aspettano e che ancora non conosco, sta di fatto che ho scelto di iniziare l’anno nuovo rileggendo quel romanzo che ricordavo così opprimente ma liberatorio, così pesante eppure leggero, così greve da lasciare liberi di volare via. (..) Perché leggere The Bell Jar è come avere lo stomaco fra le mani e giocarci neanche fosse un pupazzo anti stress, di quelli che più l’ansia sale, più si stritolano fortissimo. Leggerlo in inglese, per me, ha significato riflettere moltissimo sulla scelta di ogni parola e di ogni espressione, soffermarsi più volte su interi paragrafi e soprattutto procedere lentamente, facendo respiri profondi ad ogni capitolo.

    https://justanotherpoint.wordpress.com/2016/01/12/leggendo-108-perche-rileggere-la-campana-di-vetro-di-sylvia-plath-in-inglese/

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Nonostante sia il racconto, in parte autobiografico, di un'aspirante suicida, il libro non risulta triste, scivola via veloce e sorprende; la protagonista, Esther, parla con naturalezza del suo disa ...continua

    Nonostante sia il racconto, in parte autobiografico, di un'aspirante suicida, il libro non risulta triste, scivola via veloce e sorprende; la protagonista, Esther, parla con naturalezza del suo disagio, del suo sentirsi sempre inadeguata e dei suoi progetti e tentativi per mettere fine alla sua vita. Il suicidio è un pensiero costante, inevitabile, "normale" epilogo della sua esistenza.
    Il destino di Esther però, rimane sconosciuto, al contrario di quello della Plath...

    ha scritto il 

  • 4

    Durante tutta la lettura del romanzo non ho potuto fare a meno di domandarmi quanto possa essere labile il confine tra sanità mentale e pazzia ... a pensarci bene più o meno tutti hanno sperimentato a ...continua

    Durante tutta la lettura del romanzo non ho potuto fare a meno di domandarmi quanto possa essere labile il confine tra sanità mentale e pazzia ... a pensarci bene più o meno tutti hanno sperimentato almeno una volta nella loro vita la sensazione di vivere sotto una campana di vetro, senza per questo che il disagio si trasformasse in patologia psichiatrica: sfido chiunque a non avere considerato anche solo per un istante la famiglia, il lavoro, la scuola un ambiente asfissiante dove capita di non sentirsi all'altezza della situazione. Ed è proprio da un comunissimo senso di inadeguatezza - associato ad una altrettanto diffusa e comprensibilissima confusione che si può provare quando si deve scegliere quale direzione dare alla propria vita - che scaturisce il calvario di Esther: basta che in un attimo "qualcosa" si spezzi dentro di lei per trasformarla da persona cosiddetta "normale" a "pazza". Eppure il lettore non percepisce mai Esther come un essere alienato e distante da sé, ma la sente vicina perché avverte come non troppo estranei quei meccanismi interiori che l'hanno spinta fino al punto di rottura...
    Romanzo da leggere.

    ha scritto il 

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