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La casa dalle finestre nere

Oscar Fantascienza 5 (955)

Di

Editore: Mondadori (Oscar Fantascienza)

3.9
(397)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Olandese , Giapponese , Francese , Polacco , Russo

Isbn-10: A000008416 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Un veterano della Guerra Civile, Enoch Wallace, è stato scelto per fare sulla Terra il guardiano di una stazione di transito per viaggiatori della spazio, costruita all'insaputa dei terrestri. Wallace è quasi immortale e per tenergli compagnia, la scienza galattica ha dato vita ai fantasmi del suo spirito: una graziosa ragazza e un brillante ufficiale nordista. Trascurando tutte le facili possibilità che gli venivano offerte dalla descrizione degli esseri alieni e dallo stesso sviluppo dell'azione, Simak si è concentrato sul personaggio di Enoch e sui rapporti che ha con le creature nate dal suo spirito. L'autore, come sempre nei suoi romanzi, riesce a combinare i vasti temi della fantascienza (viaggi neI tempo e nel cosmo, invasioni extraterrestri, immortalità con figure ed elementi di vita spicciola, umile, provinciale. Nessun altro, infatti, ha saputo come lui introdurre nella fantascienza i paesaggi e i caratteri della provincia americana, ha saputo restare tenacemente attaccato, fra ipotesi e invenzioni disumane, a una visione terrestre o meglio, "naturale" della vita e dell'universo.
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  • 4

    Un libro che si legge tutto d'un fiato, una fiaba d'altri tempi resa più attuale con l'artificio della fantascienza. Mi è piaciuto e proprio per questo perdono all'autore alcune ingenutià di fondo, che tutto sommato se si accetta in toto la sospensione d'incredulità, si possono ampiamente sopport ...continua

    Un libro che si legge tutto d'un fiato, una fiaba d'altri tempi resa più attuale con l'artificio della fantascienza. Mi è piaciuto e proprio per questo perdono all'autore alcune ingenutià di fondo, che tutto sommato se si accetta in toto la sospensione d'incredulità, si possono ampiamente sopportare :)

    ha scritto il 

  • 4

    Bella storia, avvincente e fantastica, singolari i personaggi. Si vede che è stato scritto nel periodo della guerra fredda, quando si era a poco da una guerra nucleare.
    Il finale però sembra un po’ affrettato, alla "e tutti vissero felici e contenti", inconsistente il comportamento della CIA. ...continua

    Bella storia, avvincente e fantastica, singolari i personaggi. Si vede che è stato scritto nel periodo della guerra fredda, quando si era a poco da una guerra nucleare. Il finale però sembra un po’ affrettato, alla "e tutti vissero felici e contenti", inconsistente il comportamento della CIA.

    ha scritto il 

  • 0

    ✰✰✰ buono

    Commento 1


    Anche qui, come spesso in Simak, c’è un effetto fiabesco.
    Un giovane sopravvissuto alla guerra civile americana, vive isolato nel mezzo al nulla e sembra non invecchiare mai.
    C’è qualcuno che è insospettito e comincia, con molta cautela, a sorvegliarlo.
    Enoch è il nome del prota ...continua

    Commento 1

    Anche qui, come spesso in Simak, c’è un effetto fiabesco. Un giovane sopravvissuto alla guerra civile americana, vive isolato nel mezzo al nulla e sembra non invecchiare mai. C’è qualcuno che è insospettito e comincia, con molta cautela, a sorvegliarlo. Enoch è il nome del protagonista, come il più famoso redivivo della letteratura, il poemetto di Tennyson sulla storia di Enoch Arden, marinaio, che sopravvissuto ad un naufragio ritorna alla sua casa dopo 10 anni per ritrovare la moglie risposata ad un amico che fa da padre ai nuovi e vecchi figli. Ulisse è invece il nome che Enoch dà al misterioso visitatore che gli fa un’offerta: essere il custode di una stazione interplanetaria di transito. Dovrà manovrare la stazione e invecchierà solo quando starà fuori della casa. Enoch scopre che la Galassia è abitati dai più diversi esseri, che hanno creato una specie di linguaggio comune, ma che conservano le proprie peculiarità. Tiene un minuzioso diario e tra i passeggeri si fa pure degli amici da cui riceve i più insoliti e misteriosi doni.

    La Terra è fuori dal consesso e direi per i soliti, ovvi motivi. La considerazione da parte della Galassia degli esseri umani non è cambiata dai tempi di Ultimatum alla Terra (1951) e l’avvertimento Klaatu, Barada, Nikto! stavolta è nella mani di Enoch. Solo che l’opzione non è la distruzione della razza umana, ma l’abbandono al suo destino, a meno che ….

    Il testo è del 1963: la crisi della Baia dei Porci è del 1962. Siamo nella Guerra fredda e le due superpotenze (allora erano solo due) erano piene di bombe atomiche e derivati e di missili di tutte le misure. E tutti davano per possibile che una delle due (diciamo la più cattiva, cioè la CCCP) avrebbe potuto scatenare un conflitto. Adesso che le bombe nucleari le hanno in sette o otto (manco mi ricordo più) siamo più tranquilli.

    Commento 2 La prima parte è intrigante, poi sembra affrettarsi per arrivare alla conclusione. Ci sono anche cose strane (più degli alieni), con la Cia che restituisce il corpo rubato senza fare una piega (già), nessun attacco in forze per scoprire cosa cavolo ci sia in quella contea abbandonata e in quella casa. Minimo ci arrivavano con elicotteri, aerei, marines e tutto il cocuzzaro. Si sente che è datato: c’è pure il finale ottimista. Carino.

    01.05.1979 - 06.05.2014

    ha scritto il 

  • 3

    La storia agguanta immediatamente, mainconica e delicatamente struggente come di consueto.
    Il finale mi è parso troppo facile e troppo ottimista, finendo per stonare. Immagino l'effetto sia voluto: quegli anni, in quel frangente, avevano bisogno di ottimismo come dell'ossigeno. Resta però una st ...continua

    La storia agguanta immediatamente, mainconica e delicatamente struggente come di consueto. Il finale mi è parso troppo facile e troppo ottimista, finendo per stonare. Immagino l'effetto sia voluto: quegli anni, in quel frangente, avevano bisogno di ottimismo come dell'ossigeno. Resta però una stonatura. Nella necessità di sintesi decido per un voto approssimato per difetto che già non mi soddisfa.

    ha scritto il 

  • 0

    S. scrive nel 1963, periodo in cui qualcuno giocherellava con giocattoli nucleari mostrando un'eccessiva quanto preoccupante noncuranza. Un periodo in cui era molto difficile avere gran rispetto per l'umannità (...e per la parte occidentale, in particolar modo) e nutrire eccessivo ottimismo nel s ...continua

    S. scrive nel 1963, periodo in cui qualcuno giocherellava con giocattoli nucleari mostrando un'eccessiva quanto preoccupante noncuranza. Un periodo in cui era molto difficile avere gran rispetto per l'umannità (...e per la parte occidentale, in particolar modo) e nutrire eccessivo ottimismo nel suo futuro. In questo clima avvelenato ed incerto S. inventa una storia con un lieto fine strepitoso per ottimismo e fantasia. Un finale esagggggerato.

    Oltre a questa carica di ottimismo, forse giustificata dalla necessità di esorcizzare una sorte troppo tragica per sopportarne il pensiero, S. mostra un'estrema attenzione ai sentimenti dei suoi personaggi; personaggi umanissimi nel loro isolamento fisico ed affettivo, ricchi di sentimenti appena espressi e da tutti ignorati.

    Un bel racconto che pur risentendo del passare degli anni, per l'ingenuità del racconto, per il"clima politico" che segna la storia e per lo stile della scrittura, si legge con piacere

    ha scritto il 

  • 2

    Esperaba mucho de este libro. Leí hace años en una entrevista a unos de mis autores favoritos si no el que más, José Antonio Cotrina, que este era el mejor libro de CIFI que el había leído... El autor da vueltas a temas insustanciales de puro relleno que terminan cansando, aparte de que la traduc ...continua

    Esperaba mucho de este libro. Leí hace años en una entrevista a unos de mis autores favoritos si no el que más, José Antonio Cotrina, que este era el mejor libro de CIFI que el había leído... El autor da vueltas a temas insustanciales de puro relleno que terminan cansando, aparte de que la traducción es muy MUY pobre.

    ha scritto il 

  • 4

    Simak: noi e gli alieni

    rece completa qui: http://beatblog2.blogspot.it/2013/06/clifford-d-simak-p…

    La casa dalle finestre nere (1963, noto anche come Qui si raccolgono le stelle) sembra il prototipo della novella metaforica con morale finale. L'universo è pieno di civiltà intelligenti che ...continua

    rece completa qui: http://beatblog2.blogspot.it/2013/06/clifford-d-simak-pt3-noi-e-gli-alieni.html

    La casa dalle finestre nere (1963, noto anche come Qui si raccolgono le stelle) sembra il prototipo della novella metaforica con morale finale. L'universo è pieno di civiltà intelligenti che viaggiano di pianeta in pianeta attraverso stazioni appositamente costruite. Quella della Terra è gestita segretamente da un uomo senza età, in uno sperduto borgo della campagna americana. Ma gestire la fratellanza è complicato, specialmente vista l'ottusità dei terrestri che sono sul punto di una guerra atomica. Storia semplice, dai messaggi chiari e diretti, simpatica e pungente, specialmente letta oggigiorno. Di realistico infatti non c'è molto, neanche i personaggi che sono quantomai fiabeschi. Ma proprio per questa sua natura è una delle opere più note e apprezzate di Simak. Una fiaba, appunto, che potremmo definire “fantascienza rurale” e che si dovrebbe far leggere nelle classi, accessibile e chiara tanto ai bambini quanto agli adulti. [...]

    ha scritto il 

  • 5

    La locanda alla fine dei mondi

    La storia di un uomo di nome Enoch Wallace, un reduce della Guerra di Secessione, che rinuncia ad una vita normale, sacrificandosi per un ideale più alto. Scritto con il consueto stile delicato ed evocativo da un Simak non ai livelli di Anni Senza Fine ma quasi. Bellissimo.

    ha scritto il