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La casa del tempo

Di

Editore: Einaudi

3.5
(61)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 134 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806169572 | Isbn-13: 9788806169572 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Laura Mancinelli

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
«Un paesino di campagna, tra Piemonte e Liguria. Di lí è partito, anni fa, il pittore Orlando. Tornando ai luoghi dell'infanzia egli scopre che è in vendita la casa rosa della sua maestra e, senza sapere perché, la compra. Niente di piú pacifico. Ma poi la casa, o la maestra che vi è morta, manda segnali, esprime una sua precisa e un po' sinistra volontà. Non rifiutando nessun mezzo... Ma l'autrice - forse l'unico amabile e malizioso folletto della nostra letteratura - non ama lo spettrale, di marca orrifica. Ama l'ironia, il mistero sottilmente alluso... Eppure per tutto il corso del libro siamo rimasti col fiato sospeso. E abbiamo accolto, senza quasi avvedercene, una musicale lezione che ricorda certi finali sussurrati di Cechov». Italo A. Chiusano
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  • 4

    Orlando è nato lì, in quel piccolo paese fra il Piemonte e la Liguria. Ricorda la sua maestra quando gli diceva: “Laggiù c’è il mare”. E a lui pareva di vederla quella immensa pianura liquida. Quanto amava la sua maestra! Quanti pomeriggi aveva trascorso a casa sua!
    Il tempo cancella molto. Ma n ...continua

    Orlando è nato lì, in quel piccolo paese fra il Piemonte e la Liguria. Ricorda la sua maestra quando gli diceva: “Laggiù c’è il mare”. E a lui pareva di vederla quella immensa pianura liquida. Quanto amava la sua maestra! Quanti pomeriggi aveva trascorso a casa sua! Il tempo cancella molto. Ma non tutto. Ora, Orlando il pittore, vive in città. Un giorno torna al paese e compera una casa. La casa rosa che fu della sua adorata maestra. Da molto tempo non dipinge. Chissà che la nuova casa possa, in qualche modo, rinnovare il suo estro. Il cavalletto aperto sotto il portico, la valigia ancora da disfare. Un vecchio rosaio dal tronco tormentato da raccontare sulla tela. E poi… Pare che nulla accada per caso. Nemmeno l’arrampicata sul tiglio di Seppe. Che a ben guardarlo ha negli occhi una dolcezza antica.

    “…se la morte spezza un filo, bisogna annodarne un altro, ed è la vita a suggerire come…”

    Bello. C’è ironia, sentimento, mistero e poesia. Quel modo di narrare che si fa immagine, suono, profumo. Di quei libri che apri come una porta oltre la quale si apre un mondo nuovo. E quando la richiudi, nel tuo immaginario continua l’avventura.

    ha scritto il 

  • 5

    Amo i libri che parlano di case, di vecchie case che tornano a vivere.
    Ho letto "La casa del tempo" molti anni fa, allora mi piacque molto, tanto che lo tenni a lungo sul mio comodino; poi il volume si perse nei meandri delle mie librerie e me ne sono dimenticata.
    In questi ultimi giorni l'ho a ...continua

    Amo i libri che parlano di case, di vecchie case che tornano a vivere. Ho letto "La casa del tempo" molti anni fa, allora mi piacque molto, tanto che lo tenni a lungo sul mio comodino; poi il volume si perse nei meandri delle mie librerie e me ne sono dimenticata. In questi ultimi giorni l'ho a lungo cercato, nella mia memoria innanzitutto, ove era rimasta impressa l'immagine in copertina del bel dipinto di Vallotton (una strana vecchia casa in cima ad un'altura fiorita); il dipinto di copertina mi ha guidato verso gli scaffali ove tengo gli Einaudi e lì l'ho ritrovato. Ora lo sto rileggendo, è un piccolo libro, incantevole.

    ha scritto il 

  • 2

    Non si può affatto dire che l'autrice non sappia il fatto suo, giammai, la Mancinelli è veramente brava, ma questo libro è di una noia mortale, noia, noia, noia no non ho detto gioia.
    L'unica cosa che non capisco fino in fondo è il motivo di questo linguaggio altisonante per raccontare di un uomo ...continua

    Non si può affatto dire che l'autrice non sappia il fatto suo, giammai, la Mancinelli è veramente brava, ma questo libro è di una noia mortale, noia, noia, noia no non ho detto gioia. L'unica cosa che non capisco fino in fondo è il motivo di questo linguaggio altisonante per raccontare di un uomo che compra una casa. L'unica emozione che ho provato durante la lettura è stato un impercettibile tuffo al cuore nell'apprendere che il protagonista, pittore, DIPINGE CESPUGLI DI ROSE e malinconiche vedute di Venezia. Ancora con i cespugli? Ancora con i canali? E basta!

    ha scritto il 

  • 4

    I ricordi d'infanzia, l'affetto per una persona scomparsa ma che, a suo tempo, ci ha amato ed un pizzico di mistero rendono questo libro godibilissimo. Riletto (e divorato) con immenso piacere.

    ha scritto il 

  • 3

    La casa della maestra

    Lieve raccontino con venature gotiche, inquietante quanto basta per incuriosire, ma il chiarimento atteso non ci sarà. Pero' si avverte un progressivo ritorno alla vita mentre il bambino che compare alla fine pare alludere ad un rinnovato interesse per i rapporti umani.

    ha scritto il 

  • 2

    Non ce l'ho fatta a finirlo, a ogni pagina mi venivano in mente altri libri che avrei potuto leggere anziché perdere tempo con questo.


    Due stelle solo perché il soggetto è interessante, ma per il resto abbiamo personaggi banali, fatti di aria e che parlano per mezzo di dialoghi artificiosi ...continua

    Non ce l'ho fatta a finirlo, a ogni pagina mi venivano in mente altri libri che avrei potuto leggere anziché perdere tempo con questo.

    Due stelle solo perché il soggetto è interessante, ma per il resto abbiamo personaggi banali, fatti di aria e che parlano per mezzo di dialoghi artificiosi da sceneggiato televisivo e sono espertissimi di alberi e piante!

    ha scritto il 

  • 4

    mais où sont les nèiges d'àntan? (Les dames du temps jadis)

    Orlando guardò la finestra investita dalla pioggia e sentì il cuore pesante. "Ecco, - pensò, - ecco che cosa è la mia vita, una vetrata piena di pioggia": Guardava le striscie d'acqua che scendevano violente lungo il vetro offuscandolo. "E al di là non c'è nulla"


    Un romanzo dal deli ...continua

    Orlando guardò la finestra investita dalla pioggia e sentì il cuore pesante. "Ecco, - pensò, - ecco che cosa è la mia vita, una vetrata piena di pioggia": Guardava le striscie d'acqua che scendevano violente lungo il vetro offuscandolo. "E al di là non c'è nulla"

    Un romanzo dal delicato sapore dolce amaro sui sentimenti: la forza del ricordo, l'affetto e l'amore, cui si aggiunge un tocco appena lieve di mistero. Un romanzo che ha il sapore delle cose passate, di un'Italia che forse sopravvive solo nei borghi, e non certo nella frenetica Lombardia della provincia milanese.

    Siamo in un paese collinare tra Liguria e Piemonte, in anni non precisati del recente passato. Orlando, il pittore, torna al paese natale, ad un passato che aveva lasciatoto cadere nel dimenticatoio per inerzia, e si ritrova come spinto dal destino ad essere proprietario della casa della sua maestra. Quanti ricordi in quella casa, nelle pietre solide dei suoi muri, nei piccoli rampicanti infestanti, nelle piante che resistono allo scempio. Quante cose non dette, nella mitica l'infanzia che godeva dei gesti semplici, delle carezze lievi, di un subitaneo sorriso. Unica pecca, non si conclude pienamente, sa molto di giapponese in questo accompagnare il protagonista solo per un tratto di vita.

    Molto poetico come libro, ci circonda di una grazia soffusa che solo i ricordi infantili hanno. E ci porta in racconti simili a quelli che ognuno ha nella memoria. Sviluppa forte empatia, mi ritrovo in ricordi di mio padre o mio nonno, in un ambiente familiare e mitico, che mai tornerà.

    Bellissima la descrizione del suo essere l'unico bimbo a scuola coi capelli lunghi ed il rito che ne seguiva.

    Mi ha ricordato la vicenda di mio nonno. Mio nonno aveva da sempre bellissimi capelli, da piccolo erano biondi, riccioluti, folti. Una gioia per i suoi genitori e soprattutto per suo padre, che proveniva da una famiglia che soffriva di assoluta calvizie: glabri uomini e donne, senza alcun pelo. Avere un figlio con quella chioma era motivo di muto orgoglio per il bisnonno. Ma per la scuola i capelli lunghi, quasi femminei, del piccolo potevano rivelarsi un nido di pidocchi e quindi la decisione irremovibile: ingiunsero di tagliarli. Fu una delle poche occasioni in cui il nonno vide il bisnonno triste, accarezzando quella bella testa che andava a raparsi.

    Così era cominciato quello strano rito serale. Finite le faccende del pomeriggio, la mamma si sedeva fuori dalla porta, davanti all'orto, sulla seggiola bassa impagliata, e si prendeva il bambino sulle ginocchia. poi con le mani, precise e leggere come farfalle, perlustrava a lungo e attentamente le ciocche di capellisciogliendole e rivoltandole con le dita. Lui stava fermo, buono buono, a sentire le mani di sua madre che gli percorrevano i capelli. Stava con gli occhi socchiusi per sentirle meglio, e quasi si addormentava. Ma a un tratto la mamma diceva: "Giù, basta. Ora tocca ai pulcini". E lui scendeva dalle ginocchia con gli occhi incupiti, e si fermava a guardare i pulcini che, a uno a uno, prendevano il suo posto. (...) Così anche a loro la mamma scompigliava le piume, piano piano, con le mani sapienti, e i pulcini le si addormentavano in grembo. Lui li guardava, e sentiva le mani della mamma nei suoi capelli.

    ha scritto il 

  • 0

    Mancinelli e Orengo hanno su di me un po' lo stesso effetto nel senso che so come scrivono e dove mi portano ed ogni tanto ho bisogno di loro . Tesi e messaggio del libro: protagonista non si è mai provato ad amare e per questo si ritrova vuoto.

    ha scritto il