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La casa delle belle addormentate

Di

Editore: Arnoldo Mondadori (Oscar Classici moderni, 117)

3.7
(1588)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 203 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Giapponese , Chi tradizionale , Portoghese , Francese , Inglese , Tedesco , Chi semplificata , Spagnolo , Catalano , Galego , Olandese

Isbn-10: 880449610X | Isbn-13: 9788804496106 | Data di pubblicazione:  | Edizione 5

Traduttore: Mario Teti ; Prefazione: Yukio Mishima

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
Premio Nobel per la letteratura nel 1968, Yasunari Kawabata è uno dei maestri della letteratura contemporanea. "La casa delle belle addormentate" è un raffinato racconto erotico centrato sulle visite del vecchio Eguchi a un inconsueto postribolo in cui gli ospiti possono passare la notte con giovanissime donne addormentate da un narcotico. Il regolamento, che vieta di svegliarle, esalta il fascino quasi magico emanato dalle fanciulle e permette a Eguchi, attraverso una delicata rapsodia di sensazioni e di ricordi, di riappacificarsi con se stesso in un viaggio tra i più misteriosi recessi della psiche, evocati con segni incredibilmente semplici, rarefatti e luminosi.Il presente volume comprende anche due bellissimi romanzi brevi di Kawabata, "Uccelli e altri animali" e "Il braccio".
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  • 0

    Il giaciglio degli opposti

    L'idea di fondo potrebbe destare raccapriccio, ma non costituisce un'impasse. Gira che ti rigira mi è anche piaciuto soprattutto per la raffinatezza con cui è trattato l'argomento.

    "Si dice che le gra ...continua

    L'idea di fondo potrebbe destare raccapriccio, ma non costituisce un'impasse. Gira che ti rigira mi è anche piaciuto soprattutto per la raffinatezza con cui è trattato l'argomento.

    "Si dice che le grandi camelie siano le più belle a vedersi controluce. La veranda su cui erano seduti Eguchi e l’ultima figlia era esposta a occidente, e il sole stava declinando; le camelie erano controluce, e i raggi del sole primaverile non filtravano attraverso i fitti grappoli di fiori e di foglie, ma si concentravano su di loro: sembrava che ai margini della loro ombra vagasse il tramonto".

    3/4 stelle

    ha scritto il 

  • 4

    In una stanza dalle tende cremisi, in cui il suono del vento e il fragore delle onde sono lontani e ovattati, nel corso delle notti, il vecchio Eguchi giace accanto a giovani ragazze addormentate, con ...continua

    In una stanza dalle tende cremisi, in cui il suono del vento e il fragore delle onde sono lontani e ovattati, nel corso delle notti, il vecchio Eguchi giace accanto a giovani ragazze addormentate, contemplandone i corpi, ascoltandone il respiro e respirandone gli odori, e nella sua mente riaffiorano ricordi sopiti, sensazioni dimenticate e la nostalgia per la giovinezza perduta.

    Un racconto di raffinata bellezza, dalle atmosfere rarefatte e suggestive.

    ha scritto il 

  • 2

    Il primo pensiero, onesto ma brutale, è che non mi è piaciuto: sorvolo sul fatto che è una storia che non ha nè capo nè coda solo se tale storia è supportata da qualcosa d'altro. Kawabata vuole raccon ...continua

    Il primo pensiero, onesto ma brutale, è che non mi è piaciuto: sorvolo sul fatto che è una storia che non ha nè capo nè coda solo se tale storia è supportata da qualcosa d'altro. Kawabata vuole raccontare una storia di sensazioni ed emozioni, un tuffo nella memoria sensoriale, ma non mi arriva e non mi colpisce, quindi alla fine del libro resto con un pugno di mosche. Non ho apprezzato la storia materiale, e non ho apprezzato il racconto di sensazioni astratte.

    ha scritto il 

  • 3

    C'è qualcosa di più brutto di un vecchio che si accinge a trascorrere la notte disteso accanto a una ragazza immersa nel sonno al punto da non poter aprire gli occhi nemmeno un istante?

    Eguchi era forse venuto in quella casa per scoprire fino in fondo la bruttezza della vecchiaia?

    Gli autori giapponesi riescono sempre ad affascinarmi, hanno una delicatezza, un'eleganza nel descrivere ...continua

    Eguchi era forse venuto in quella casa per scoprire fino in fondo la bruttezza della vecchiaia?

    Gli autori giapponesi riescono sempre ad affascinarmi, hanno una delicatezza, un'eleganza nel descrivere luoghi o rievocare ricordi in grado ogni volta di portarmi in un'altra dimensione, un misto tra reale e irreale. La casa delle belle addormentate viene definito un romanzo erotico, e in effetti lo è, ma lontano anni luce da certi romanzetti che l'editoria oggi ci propina. Da donna rabbrividisco al pensiero di queste povere ragazzine addormentate e lasciate alla mercé di uomini attempati e alle loro fantasie. Rilassatevi! Non ci sono Mr Grey o bellocci vari, neanche scene di sesso memorabili, non è un libro che troverete scontato del 15% allo scaffale della Pam o dell'Esselunga.
    Eguchi, il protagonista del romanzo, è un uomo di 67 anni che si reca in una particolare casa di appuntamenti dove uomini non più aitanti, possono giacere in compagnia di giovani vergini addormentate con potenti sonniferi. Solo l'idea è ripugnante, ma la capacità di Kawabata di trattare la virilità di un uomo non più giovane è notevole. Le ragazze con cui condivide il letto riescono in qualche modo a catalizzare i suoi pensieri, a ricordare altri volti, altri amori, a confrontarsi con la vita, con la solitudine e inevitabilmente con la morte.

    “Ma la pienezza di una fanciulla non si può capire solo guardandola, solo giacendole quasi immobile accanto. Non la si può paragonare alla pienezza di una camelia. Quello che la ragazza comunicava a Eguchi era il flusso della vita il ritmo della vita, il fascino della vita; era, per un vecchio, la vita ritrovata”

    ha scritto il 

  • 3

    Kawabata racconta di una casa di piaceri molto particolare: frequentata esclusivamente da uomini anziani abbandonati, ahimè, da vigore e prestanza fisica, possono giacere per tutta la notte accanto a ...continua

    Kawabata racconta di una casa di piaceri molto particolare: frequentata esclusivamente da uomini anziani abbandonati, ahimè, da vigore e prestanza fisica, possono giacere per tutta la notte accanto a giovani vergini immerse in un sonno profondo e artificiale indotto da un potente sonnifero, possono percepire profumi, condividere il calore che emana dai corpi delle fanciulle, sfiorare la loro pelle candida, contemplarle e poco altro, ma sono sensazioni che si ampliano, aprendo la loro anima ad una rapsodia di ricordi della vita trascorsa, dell’amore agito, e vissuto, in un presagio che per contrappunto fa sorgere, dal fondo della loro anima, il terrore della morte vicina, la nostalgia per la perduta giovinezza, il doloroso constatare dei corpi che raggrinziscono e ingrigiscono.

    Si parla di prostituzione, anche se prostituzione raffinata che si ferma un passo prima dal sesso, ma sempre prostituzione trattasi, ma, al di là del giudizio morale che un tema scottante come questo non può smettere di suscitare, personalmente ho apprezzato il fatto che Kawabata squarci una finestra rara su una modalità della sessualità quella senile, su come le abitudini, le pratiche si possano evolvere, in questo caso involvere, modificarsi per adeguarsi alla ineluttabilità della decadenza fisica.

    C’è chi ha definito i clienti di questa casa di piacere vecchi bavosi definizione che mi fa venire in mente il quadro di Artemisia Gentileschi Susanna e i Vecchioni, mi sento in disaccordo, l’erotismo di Kawabata è quasi un non erotismo, plasma questa materia con delicatezza, senza mai eccedere nella volgarità o nella pruderie, cifra stilistica dei grandi best seller degli ultimi tempi.
    Chi cerca sensazioni forte e immagini esplicite è avvisato e la delusione assicurata.

    ha scritto il 

  • 5

    La sensibilità di Kawabata in questi piccoli racconti emerge e si manifesta più che mai, proprio per questo si arriva all'ultima pagine quasi con l'affanno, sicuramente destabilizzati. Probabilmente n ...continua

    La sensibilità di Kawabata in questi piccoli racconti emerge e si manifesta più che mai, proprio per questo si arriva all'ultima pagine quasi con l'affanno, sicuramente destabilizzati. Probabilmente non è semplice, a tratti, distaccarsi dalla propria morale per accogliere in modo oggettivo i temi trattati, che se guardati solo superficialmente potrebbero apparire disturbanti e perversi, forse non è il romanzo giusto per iniziare con l'autore, o forse è indifferente essendo questi ultimi ricorrenti nell'opera di Kawabata. Il primo racconto, che da il titolo alla raccolta è forse il suo più celebre e ora ne capisco il motivo. Estremamente toccante e struggente, seguire le vicende di un uomo, che scoperta una locanda in cui l'ospite ha l'opportunità di dormire accanto a bellissime giovani senza tuttavia mai poterle vedere sveglie, nè poterle toccare, entra quasi in una dimensione parallela. Nel momento in cui varca la soglia della camera delle belle addormentate è come se il tempo si fermasse e noi percepiamo coi suoi sensi tutto ciò che le giovani gli trasmettono senza fare assolutamente nulla. Di volta in volta il protagonista, Eguchi, combatterà sempre più tenacemente contro la tentazione di infrangere il Tabù e avvicinarsi a queste ragazze più di quanto non gli sia permesso, istinto in netta contrapposizione con ciò che lui stesso ripeterà ,quasi in maniera fastidiosamente autocommiseratoria, per tutto il racconto, ovvero che è troppo vecchio ormai per poter nuocere loro in qualche modo. Ciò che mi ha emotivamente devastato è proprio il "viaggio" che lui compie dentro se stesso durante queste notti che passa accanto a queste fanciulle, senza fare assolutamente nulla, senza avere una conversazione con loro e tutta via vivendole e godendosi a modo suo ogni attimo. Kawabata riesce a descrivere come al solito situazioni oggettivamente equivoche in una maniera talmente delicata e soffusa da disattivarne completamente la carica erotica, lasciando trasparire solamente il disagio di un uomo in decadimento fisico che si abbandona alla contemplazione di una bellezza e di un vigore che ha vissuto tanti anni fa, ma che ormai lo ha abbandonato. Non c'è nulla di volgare, nè di osceno. Il secondo e il terzo racconto, molto più brevi, sono sicuramente meno di impatto. "Uccelli e altri animali" tuttavia non manca di immagini forti, la morte è sempre tra le righe. Il protagonista è un misantropo che fugge gli uomini e dedica la sua vita ad allevare animali. Ciò lo porta a contatto con le difficoltà del convivere e del far convivere le più svariate specie di creature nonchè con episodi estremamente spiacevoli e inquietanti che rendono molto bene l'istinto animale e la brutalità che talvolta lo contraddistingue. Anche qui fa capolino la contrapposizione bellezza e vigore/decadenza e morte sia legate alle singole storie degli animali allevati dal protagonista, sia accentrate nell'immagine di una donna che quest'ultimo aveva amato Chikako, ballerina che ormai ha passato i suoi anni d'oro e che quasi risulta patetica quando si esibisce sul palco, agli occhi di quest'ultimo. L'ultimo "Il braccio" risulta essere molto più nonsense, ricorda un po' certe atmosfere Murakamiane, onestamente l'ho trovato un po' inconcludente o forse è un'impressione dovuta al fatto che i racconti precedenti mi avevano colpita particolarmente la qualcosa me l'ha fatto sembrare più insipido di quanto non sia. La vicenda si apre con una giovane ragazza che cede il suo braccio destro al protagonista invitandolo a prendersene cura solo per quella notte. Da qui e nelle poche pagine successive si intreccerà l'ambiguo rapporto tra lui e questo "braccio" nel tempo che trascorreranno insieme.

    ha scritto il 

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