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La casa in collina

Di

Editore: Giulio Einaudi Editore

3.7
(2893)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 271 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806027603 | Isbn-13: 9788806027605 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 3

    Il tormento dell'uomo, mezzo per interpretare la Storia

    A differenza della descrizione dello scenario storico, di vita vissuta e di morte nella campagna piemontese al tempo della Resistenza, il tratteggio della figura del protagonista non mi ha per nulla c ...continua

    A differenza della descrizione dello scenario storico, di vita vissuta e di morte nella campagna piemontese al tempo della Resistenza, il tratteggio della figura del protagonista non mi ha per nulla colpita. Corrado, a differenza di altre figure che lo circondano, assume un aspetto poco incline a prendere parte attiva alla storia, generale e sua personale. Rimane uno spettatore, osserva. Fugge dai suoi ruoli, mantiene un certo distacco, anche emotivo, da quelle che avrebbero potuto essere le sue responsabilità.
    In fondo, però, il profilo con cui viene tratteggiato finisce con l'enfatizzare, valorizzare, dare maggiore rilievo allo sfondo storico, alle conclusioni dell'autore sull'interpretazione della guerra. Riflessioni che non si può non accogliere, fare proprie, che valgono ovunque, in qualsiasi contesto temporale e spaziale. Spunti di così ampio respiro, "universali", che debbono necessariamente travalicare il singolo individuo, il personaggio principale, che, nella penna dello scrittore, diviene un mezzo per rappresentarle più efficacemente, con meno partigianeria di altri, certo, ma con il tormento dell'Uomo.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho trovato tutta l'angoscia che un uomo ha provato in quel momento storico. Alla luce dei fatti stare a guardare il massacro è stata la cosa più giusta, ma non si ragiona quando si è nel mezzo di una ...continua

    Ho trovato tutta l'angoscia che un uomo ha provato in quel momento storico. Alla luce dei fatti stare a guardare il massacro è stata la cosa più giusta, ma non si ragiona quando si è nel mezzo di una guerra, erano tutti nel giusto, hanno sbagliato tutti.

    ha scritto il 

  • 4

    “… mi raccontò, rossa in faccia, che Mussolini era stato rovesciato. Scesi da basso, trovai Egle, la madre, ascoltammo la radio - stavolta anche Londra - non ebbi più dubbi, la notizia era vera.
    La ma ...continua

    “… mi raccontò, rossa in faccia, che Mussolini era stato rovesciato. Scesi da basso, trovai Egle, la madre, ascoltammo la radio - stavolta anche Londra - non ebbi più dubbi, la notizia era vera.
    La madre disse: - Ma è finita la guerra?-
    - Comincia adesso, - dissi incredulo.”

    La tragedia di un intero paese è tutta in questo breve passaggio del capolavoro di Cesare Pavese: un Italia che aveva festeggiato la caduta del Duce illudendosi che questo significasse la fine della guerra, per poi precipitare, poco meno di due mesi dopo, nel gorgo più oscuro del secondo conflitto mondiale e della guerra civile.

    Il protagonista, Corrado, è il simbolo dell’uomo solo di fronte alla Storia, dell’isolamento individuale rispetto all’impegno civile e storico: sceglie di nascondersi nel paese natale, e nella “casa in collina”, piuttosto che prendere le armi per l’una o per l’altra fazione.

    Solo nell’ultimo capitolo - pur senza aver mai preso le armi, ma solo da intellettuale – prende coscienza del reale significato della guerra e di tutti quelli che sono morti, partigiani e “repubblichini”, soldati o gente comune:

    "Ora che ho visto cos'è guerra, cos'è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero".

    ha scritto il 

  • 4

    La casa in collina si è rivelato un romanzo potente, complesso, problematico. Nella storia di Corrado, insegnante in un liceo di Torino stabilitosi in collina per sfuggire ai bombardamenti notturni, n ...continua

    La casa in collina si è rivelato un romanzo potente, complesso, problematico. Nella storia di Corrado, insegnante in un liceo di Torino stabilitosi in collina per sfuggire ai bombardamenti notturni, nel suo incontro con i partigiani e con la sua antica fiamma Cate, che ora ha un figlio che egli non può non ritenere suo, è radicata una profonda riflessione sulla guerra, sul suo significato, sul ruolo che il singolo individuo assume nei confronti di essa. Ai rivolgimenti bellici e politici è inevitabilmente legata l'esistenza di Corrado, che, pur non prendendo parte attiva alla Resistenza e, anzi, rimanendo inizialmente abbastanza indifferente alla guerra, finisce per essere ricercato dai Tedeschi e costretto a vagare per le colline alla ricerca di un rifugio, tornando da questo esilio ancor più tormentato e confuso di prima.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/06/la-casa-in-collina-pavese.html

    ha scritto il 

  • 4

    "A volte, dopo aver ascoltato l'inutile radio, guardando dal vetro le vigne deserte penso che vivere per caso non è vivere. E mi chiedo se sono davvero scampato".

    Mi è piaciuto tanto questo romanzo ma mi è dispiaciuto che il finale (senza fare spoiler) sia un po' in sospeso.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un libro da leggere anche solo per arrivare all'ultima pagina e leggere quelle frasi che ancora hanno un peso, e forse ancora ce l'hanno adesso ancora piu di prima.
    "Ora che ho visto che cos'e una gue ...continua

    Un libro da leggere anche solo per arrivare all'ultima pagina e leggere quelle frasi che ancora hanno un peso, e forse ancora ce l'hanno adesso ancora piu di prima.
    "Ora che ho visto che cos'e una guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: - E dei caduti che facciamo? perché sono morti? - Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno, né mi pare che gli altri lo sappiano, Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero."

    ha scritto il 

  • 3

    La fine mi ha un po' deluso

    La storia è intensa, le parole di Pavese delineano perfettamente lo scenario, i sentimenti e le situazioni. Nonostante la fine mi abbia lasciato con il desiderio di sapere di più, mi è piaciuto e anch ...continua

    La storia è intensa, le parole di Pavese delineano perfettamente lo scenario, i sentimenti e le situazioni. Nonostante la fine mi abbia lasciato con il desiderio di sapere di più, mi è piaciuto e anche tanto.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni guerra è una guerra civile

    Mi emoziono sempre a parlare di Pavese, perché c’è un po’ di me in ogni suo romanzo. Malgrado la distanza generazionale, le diverse vicissitudini storiche e prospettiche, c’è un filo rosso che collega ...continua

    Mi emoziono sempre a parlare di Pavese, perché c’è un po’ di me in ogni suo romanzo. Malgrado la distanza generazionale, le diverse vicissitudini storiche e prospettiche, c’è un filo rosso che collega la mia vita di giovane dell’era 2.0 ai suoi malinconici racconti di metà novecento.
    Corrado, il protagonista, è un professore torinese costretto a ritirarsi in collina alla sera, per sfuggire ai bombardamenti alleati che seguono il 25 luglio del 1943, giorno della caduta di Mussolini. Tempi duri quelli in cui si ignora chi è il nemico, chi l’amico, quale sorte sarà destinata agli italiani che non sanno bene da che parte si trovano, se i tedeschi strazieranno la popolazione con la carneficina della ritirata o se i partigiani riusciranno a restituire un po’ della libertà tanto agognata. Il piano storiografico, però, scivola spesso nelle riflessioni (auto)biografiche di Corrado, costretto a fare i conti con i propri demoni personali a causa del ritrovamento di Cate (un’ antica fiamma che si è unita al nucleo della resistenza locale e che vive con un figlio, Dino, di cui non sarà mai svelata la paternità) e con i dubbi che dilaniano il suo animo di intellettuale solitario e allo stesso tempo desideroso di una partecipazione attiva a livello sociale. Il suo cammino è duro, lungo e pieno di insidie, ma Pavese sa raccontarlo con intensa suggestività restituendo al lettore immagini visive piene e tangibili della campagna e dei monti piemontesi. Le stagioni, un po’ come ne La luna e i falò, sono sempre le stesse: si alternano uguali, ciclicamente, quiete e pacifiche. Eppure nel ’43 niente è più come sembra e l’uomo comune sembra destinato ad essere fagocitato nel limbo della brutalità totale, che stronca le gambe e paralizza, che condanna ad un unico, lungo e inarticolato urlo senza parole.
    Seguiamo Corrado nei percorsi di vita che lo trasportano da un poggio all’altro, da una cima alla successiva, in un perpetuo ed incompleto tentativo di trovare “il posto adatto”, la casa che lo accolga e lo ristori dalle ferite della guerra. Eppure la guerra non è altro che una condizione esistenziale e Pavese sembra intuirlo, nel pieno della lotta armata, con il fragore delle bombe distruttive ancora nelle orecchie. Non c’è pace, se non per i morti. La guerra vera inizia proprio quando quella che chiamiamo tale è dichiarata finita, perché “ogni guerra è una guerra civile”. E noi, uomini contemporanei, ne siamo la traccia più evidente.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è il Pavese della Luna e i falò, quello che ha scosso e devastato la mia anima da (all'epoca) futura fuorisede in procinto di lasciare la terra natia e tutto ciò che rappresenta. Ma è comunque Pav ...continua

    Non è il Pavese della Luna e i falò, quello che ha scosso e devastato la mia anima da (all'epoca) futura fuorisede in procinto di lasciare la terra natia e tutto ciò che rappresenta. Ma è comunque Pavese, e ci regala in questo libricino un protagonista, Corrado, che ferisce nella sua perfetta conoscenza di sé stesso, nel suo modo di mescolare nostalgia, codardia, slanci di fede. La trama è scarna, i personaggi quasi abbozzati, filtrati come sono dagli occhi di Corrado. La descrizione della guerra è invece profondissima e universale: con poche parole Pavese sa spiegare la guerra partigiana, sa illustrare con maestria il caso particolare, ma sa anche descrivere la guerra in modo universale e porre il lettore di fronte ad una serie di interrogativi morali impossibili da ignorare.

    ha scritto il 

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