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La casa in collina

Di

Editore: Giulio Einaudi Editore

3.7
(2881)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 271 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806027603 | Isbn-13: 9788806027605 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 4

    “… mi raccontò, rossa in faccia, che Mussolini era stato rovesciato. Scesi da basso, trovai Egle, la madre, ascoltammo la radio - stavolta anche Londra - non ebbi più dubbi, la notizia era vera.
    La ma ...continua

    “… mi raccontò, rossa in faccia, che Mussolini era stato rovesciato. Scesi da basso, trovai Egle, la madre, ascoltammo la radio - stavolta anche Londra - non ebbi più dubbi, la notizia era vera.
    La madre disse: - Ma è finita la guerra?-
    - Comincia adesso, - dissi incredulo.”

    La tragedia di un intero paese è tutta in questo breve passaggio del capolavoro di Cesare Pavese: un Italia che aveva festeggiato la caduta del Duce illudendosi che questo significasse la fine della guerra, per poi precipitare, poco meno di due mesi dopo, nel gorgo più oscuro del secondo conflitto mondiale e della guerra civile.

    Il protagonista, Corrado, è il simbolo dell’uomo solo di fronte alla Storia, dell’isolamento individuale rispetto all’impegno civile e storico: sceglie di nascondersi nel paese natale, e nella “casa in collina”, piuttosto che prendere le armi per l’una o per l’altra fazione.

    Solo nell’ultimo capitolo - pur senza aver mai preso le armi, ma solo da intellettuale – prende coscienza del reale significato della guerra e di tutti quelli che sono morti, partigiani e “repubblichini”, soldati o gente comune:

    "Ora che ho visto cos'è guerra, cos'è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero".

    ha scritto il 

  • 4

    La casa in collina si è rivelato un romanzo potente, complesso, problematico. Nella storia di Corrado, insegnante in un liceo di Torino stabilitosi in collina per sfuggire ai bombardamenti notturni, n ...continua

    La casa in collina si è rivelato un romanzo potente, complesso, problematico. Nella storia di Corrado, insegnante in un liceo di Torino stabilitosi in collina per sfuggire ai bombardamenti notturni, nel suo incontro con i partigiani e con la sua antica fiamma Cate, che ora ha un figlio che egli non può non ritenere suo, è radicata una profonda riflessione sulla guerra, sul suo significato, sul ruolo che il singolo individuo assume nei confronti di essa. Ai rivolgimenti bellici e politici è inevitabilmente legata l'esistenza di Corrado, che, pur non prendendo parte attiva alla Resistenza e, anzi, rimanendo inizialmente abbastanza indifferente alla guerra, finisce per essere ricercato dai Tedeschi e costretto a vagare per le colline alla ricerca di un rifugio, tornando da questo esilio ancor più tormentato e confuso di prima.
    http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2015/06/la-casa-in-collina-pavese.html

    ha scritto il 

  • 4

    "A volte, dopo aver ascoltato l'inutile radio, guardando dal vetro le vigne deserte penso che vivere per caso non è vivere. E mi chiedo se sono davvero scampato".

    Mi è piaciuto tanto questo romanzo ma mi è dispiaciuto che il finale (senza fare spoiler) sia un po' in sospeso.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Un libro da leggere anche solo per arrivare all'ultima pagina e leggere quelle frasi che ancora hanno un peso, e forse ancora ce l'hanno adesso ancora piu di prima.
    "Ora che ho visto che cos'e una gue ...continua

    Un libro da leggere anche solo per arrivare all'ultima pagina e leggere quelle frasi che ancora hanno un peso, e forse ancora ce l'hanno adesso ancora piu di prima.
    "Ora che ho visto che cos'e una guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: - E dei caduti che facciamo? perché sono morti? - Io non saprei cosa rispondere. Non adesso, almeno, né mi pare che gli altri lo sappiano, Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero."

    ha scritto il 

  • 3

    La fine mi ha un po' deluso

    La storia è intensa, le parole di Pavese delineano perfettamente lo scenario, i sentimenti e le situazioni. Nonostante la fine mi abbia lasciato con il desiderio di sapere di più, mi è piaciuto e anch ...continua

    La storia è intensa, le parole di Pavese delineano perfettamente lo scenario, i sentimenti e le situazioni. Nonostante la fine mi abbia lasciato con il desiderio di sapere di più, mi è piaciuto e anche tanto.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni guerra è una guerra civile

    Mi emoziono sempre a parlare di Pavese, perché c’è un po’ di me in ogni suo romanzo. Malgrado la distanza generazionale, le diverse vicissitudini storiche e prospettiche, c’è un filo rosso che collega ...continua

    Mi emoziono sempre a parlare di Pavese, perché c’è un po’ di me in ogni suo romanzo. Malgrado la distanza generazionale, le diverse vicissitudini storiche e prospettiche, c’è un filo rosso che collega la mia vita di giovane dell’era 2.0 ai suoi malinconici racconti di metà novecento.
    Corrado, il protagonista, è un professore torinese costretto a ritirarsi in collina alla sera, per sfuggire ai bombardamenti alleati che seguono il 25 luglio del 1943, giorno della caduta di Mussolini. Tempi duri quelli in cui si ignora chi è il nemico, chi l’amico, quale sorte sarà destinata agli italiani che non sanno bene da che parte si trovano, se i tedeschi strazieranno la popolazione con la carneficina della ritirata o se i partigiani riusciranno a restituire un po’ della libertà tanto agognata. Il piano storiografico, però, scivola spesso nelle riflessioni (auto)biografiche di Corrado, costretto a fare i conti con i propri demoni personali a causa del ritrovamento di Cate (un’ antica fiamma che si è unita al nucleo della resistenza locale e che vive con un figlio, Dino, di cui non sarà mai svelata la paternità) e con i dubbi che dilaniano il suo animo di intellettuale solitario e allo stesso tempo desideroso di una partecipazione attiva a livello sociale. Il suo cammino è duro, lungo e pieno di insidie, ma Pavese sa raccontarlo con intensa suggestività restituendo al lettore immagini visive piene e tangibili della campagna e dei monti piemontesi. Le stagioni, un po’ come ne La luna e i falò, sono sempre le stesse: si alternano uguali, ciclicamente, quiete e pacifiche. Eppure nel ’43 niente è più come sembra e l’uomo comune sembra destinato ad essere fagocitato nel limbo della brutalità totale, che stronca le gambe e paralizza, che condanna ad un unico, lungo e inarticolato urlo senza parole.
    Seguiamo Corrado nei percorsi di vita che lo trasportano da un poggio all’altro, da una cima alla successiva, in un perpetuo ed incompleto tentativo di trovare “il posto adatto”, la casa che lo accolga e lo ristori dalle ferite della guerra. Eppure la guerra non è altro che una condizione esistenziale e Pavese sembra intuirlo, nel pieno della lotta armata, con il fragore delle bombe distruttive ancora nelle orecchie. Non c’è pace, se non per i morti. La guerra vera inizia proprio quando quella che chiamiamo tale è dichiarata finita, perché “ogni guerra è una guerra civile”. E noi, uomini contemporanei, ne siamo la traccia più evidente.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è il Pavese della Luna e i falò, quello che ha scosso e devastato la mia anima da (all'epoca) futura fuorisede in procinto di lasciare la terra natia e tutto ciò che rappresenta. Ma è comunque Pav ...continua

    Non è il Pavese della Luna e i falò, quello che ha scosso e devastato la mia anima da (all'epoca) futura fuorisede in procinto di lasciare la terra natia e tutto ciò che rappresenta. Ma è comunque Pavese, e ci regala in questo libricino un protagonista, Corrado, che ferisce nella sua perfetta conoscenza di sé stesso, nel suo modo di mescolare nostalgia, codardia, slanci di fede. La trama è scarna, i personaggi quasi abbozzati, filtrati come sono dagli occhi di Corrado. La descrizione della guerra è invece profondissima e universale: con poche parole Pavese sa spiegare la guerra partigiana, sa illustrare con maestria il caso particolare, ma sa anche descrivere la guerra in modo universale e porre il lettore di fronte ad una serie di interrogativi morali impossibili da ignorare.

    ha scritto il 

  • 0

    [domani ti tocca lavorare]

    lavorare stanca è adesso lo
    slogan di una pubblicità

    me l'ha detto uno di cui mi fido che dice che
    l'ha visto in una vetrina

    diodiodio
    in tutto Leucò non ci può essere previsione di

    simile destino
    Mi ...continua

    lavorare stanca è adesso lo
    slogan di una pubblicità

    me l'ha detto uno di cui mi fido che dice che
    l'ha visto in una vetrina

    diodiodio
    in tutto Leucò non ci può essere previsione di

    simile destino
    Minima moralia forse è più vicino "è un universo sociale

    astratto che non sopporta la coscienza e l'annienta"
    [Balicco]

    II.
    Quando la mia ragazza mi parla di Baricco
    io le dico sempre ah, Balicco e faccio finta di

    travisare
    adesso non posso più farlo però perché ormai

    ha mangiato la foglia, la mia ragazza
    il sapone di marsiglia non va bene per i piatti

    ha scritto il 

  • 0

    Libro letto per scuola, appartenente alla corrente del neorealismo. Non è il più bel capolavoro mai letto, di certo, ma non è neanche il libro più brutto. Però non l'ho trovato affatto coinvolgente, l ...continua

    Libro letto per scuola, appartenente alla corrente del neorealismo. Non è il più bel capolavoro mai letto, di certo, ma non è neanche il libro più brutto. Però non l'ho trovato affatto coinvolgente, l'ho finito perché dovevo. Però ha degli spunti interessanti, la visione della guerra da questa prospettiva, come essa coinvolga le relazioni e reazioni umane. Ma lo stile di Pavese a me non piace, per quanto la mia prof di lettere lo esaltasse.

    ha scritto il 

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