Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

La casa in collina

Di

Editore: Einaudi

3.7
(2785)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 172 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806193708 | Isbn-13: 9788806193706 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico , Copertina rinforzata scuole e biblioteche , CD audio

Genere: Fiction & Literature , History , Political

Ti piace La casa in collina?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
La storia di una solitudine individuale di fronte all'impegno civile e storico; la contraddizione da risolvere tra vita in campagna e vita in città, nel caos della guerra; il superamento dell'egoismo attraverso la scoperta che ogni caduto somiglia a chi resta e gliene chiede ragione. "Ora che ho visto cos'è la guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: "E dei caduti che facciamo? Perché sono morti?" Io non saprei cosa rispondere. Non adesso almeno. Né mi pare che gli altri lo sappiano. Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero". La grande intuizione delle ultime pagine de La casa in collina sarà ripresa e portata alle estreme conseguenze artistiche e morali nell'altro grande libro di Cesare Pavese, La luna e i falò.
Ordina per
  • 4

    La fine mi ha un po' deluso

    La storia è intensa, le parole di Pavese delineano perfettamente lo scenario, i sentimenti e le situazioni. Nonostante la fine mi abbia lasciato con il desiderio di sapere di più, mi è piaciuto e anche tanto.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni guerra è una guerra civile

    Mi emoziono sempre a parlare di Pavese, perché c’è un po’ di me in ogni suo romanzo. Malgrado la distanza generazionale, le diverse vicissitudini storiche e prospettiche, c’è un filo rosso che collega la mia vita di giovane dell’era 2.0 ai suoi malinconici racconti di metà novecento.
    Corrad ...continua

    Mi emoziono sempre a parlare di Pavese, perché c’è un po’ di me in ogni suo romanzo. Malgrado la distanza generazionale, le diverse vicissitudini storiche e prospettiche, c’è un filo rosso che collega la mia vita di giovane dell’era 2.0 ai suoi malinconici racconti di metà novecento.
    Corrado, il protagonista, è un professore torinese costretto a ritirarsi in collina alla sera, per sfuggire ai bombardamenti alleati che seguono il 25 luglio del 1943, giorno della caduta di Mussolini. Tempi duri quelli in cui si ignora chi è il nemico, chi l’amico, quale sorte sarà destinata agli italiani che non sanno bene da che parte si trovano, se i tedeschi strazieranno la popolazione con la carneficina della ritirata o se i partigiani riusciranno a restituire un po’ della libertà tanto agognata. Il piano storiografico, però, scivola spesso nelle riflessioni (auto)biografiche di Corrado, costretto a fare i conti con i propri demoni personali a causa del ritrovamento di Cate (un’ antica fiamma che si è unita al nucleo della resistenza locale e che vive con un figlio, Dino, di cui non sarà mai svelata la paternità) e con i dubbi che dilaniano il suo animo di intellettuale solitario e allo stesso tempo desideroso di una partecipazione attiva a livello sociale. Il suo cammino è duro, lungo e pieno di insidie, ma Pavese sa raccontarlo con intensa suggestività restituendo al lettore immagini visive piene e tangibili della campagna e dei monti piemontesi. Le stagioni, un po’ come ne La luna e i falò, sono sempre le stesse: si alternano uguali, ciclicamente, quiete e pacifiche. Eppure nel ’43 niente è più come sembra e l’uomo comune sembra destinato ad essere fagocitato nel limbo della brutalità totale, che stronca le gambe e paralizza, che condanna ad un unico, lungo e inarticolato urlo senza parole.
    Seguiamo Corrado nei percorsi di vita che lo trasportano da un poggio all’altro, da una cima alla successiva, in un perpetuo ed incompleto tentativo di trovare “il posto adatto”, la casa che lo accolga e lo ristori dalle ferite della guerra. Eppure la guerra non è altro che una condizione esistenziale e Pavese sembra intuirlo, nel pieno della lotta armata, con il fragore delle bombe distruttive ancora nelle orecchie. Non c’è pace, se non per i morti. La guerra vera inizia proprio quando quella che chiamiamo tale è dichiarata finita, perché “ogni guerra è una guerra civile”. E noi, uomini contemporanei, ne siamo la traccia più evidente.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è il Pavese della Luna e i falò, quello che ha scosso e devastato la mia anima da (all'epoca) futura fuorisede in procinto di lasciare la terra natia e tutto ciò che rappresenta. Ma è comunque Pavese, e ci regala in questo libricino un protagonista, Corrado, che ferisce nella sua perfetta con ...continua

    Non è il Pavese della Luna e i falò, quello che ha scosso e devastato la mia anima da (all'epoca) futura fuorisede in procinto di lasciare la terra natia e tutto ciò che rappresenta. Ma è comunque Pavese, e ci regala in questo libricino un protagonista, Corrado, che ferisce nella sua perfetta conoscenza di sé stesso, nel suo modo di mescolare nostalgia, codardia, slanci di fede. La trama è scarna, i personaggi quasi abbozzati, filtrati come sono dagli occhi di Corrado. La descrizione della guerra è invece profondissima e universale: con poche parole Pavese sa spiegare la guerra partigiana, sa illustrare con maestria il caso particolare, ma sa anche descrivere la guerra in modo universale e porre il lettore di fronte ad una serie di interrogativi morali impossibili da ignorare.

    ha scritto il 

  • 0

    [domani ti tocca lavorare]

    lavorare stanca è adesso lo
    slogan di una pubblicità

    me l'ha detto uno di cui mi fido che dice che
    l'ha visto in una vetrina

    diodiodio
    in tutto Leucò non ci può essere previsione di

    simile destino
    Minima moralia forse è più vicino "è un universo socia ...continua

    lavorare stanca è adesso lo
    slogan di una pubblicità

    me l'ha detto uno di cui mi fido che dice che
    l'ha visto in una vetrina

    diodiodio
    in tutto Leucò non ci può essere previsione di

    simile destino
    Minima moralia forse è più vicino "è un universo sociale

    astratto che non sopporta la coscienza e l'annienta"
    [Balicco]

    II.
    Quando la mia ragazza mi parla di Baricco
    io le dico sempre ah, Balicco e faccio finta di

    travisare
    adesso non posso più farlo però perché ormai

    ha mangiato la foglia, la mia ragazza
    il sapone di marsiglia non va bene per i piatti

    ha scritto il 

  • 0

    Libro letto per scuola, appartenente alla corrente del neorealismo. Non è il più bel capolavoro mai letto, di certo, ma non è neanche il libro più brutto. Però non l'ho trovato affatto coinvolgente, l'ho finito perché dovevo. Però ha degli spunti interessanti, la visione della guerra da questa pr ...continua

    Libro letto per scuola, appartenente alla corrente del neorealismo. Non è il più bel capolavoro mai letto, di certo, ma non è neanche il libro più brutto. Però non l'ho trovato affatto coinvolgente, l'ho finito perché dovevo. Però ha degli spunti interessanti, la visione della guerra da questa prospettiva, come essa coinvolga le relazioni e reazioni umane. Ma lo stile di Pavese a me non piace, per quanto la mia prof di lettere lo esaltasse.

    ha scritto il 

  • 4

    Quasi perfetto

    Un protagonista di quelli che passeranno per sempre ai posteri, saldo e duro nella sua personalità che quasi si può toccare, mentre la storia va avanti e ci mostra le atrocità di una guerra civile - quella di casa nostra - della quale una manciata forse eccessiva di retorica filopartigiana - nell ...continua

    Un protagonista di quelli che passeranno per sempre ai posteri, saldo e duro nella sua personalità che quasi si può toccare, mentre la storia va avanti e ci mostra le atrocità di una guerra civile - quella di casa nostra - della quale una manciata forse eccessiva di retorica filopartigiana - nelle scuole, spesso - ha impedito di saggiarne il vero tasso di crudeltà, e reciproca. E se allora schierarsi fosse - sempre - un errore?

    ha scritto il 

  • 5

    Pavese ci introduce tra le colline torinesi, nel cuore della lotta partigiana. Un'incisiva riflessione sulla guerra, su ciò che muta al suo prorompere e sui risvolti psicologici nell'animo del protagonista, in perenne fuga dalle sommosse e dai propri valori. Libro straordinariamente immersivo. ...continua

    Pavese ci introduce tra le colline torinesi, nel cuore della lotta partigiana. Un'incisiva riflessione sulla guerra, su ciò che muta al suo prorompere e sui risvolti psicologici nell'animo del protagonista, in perenne fuga dalle sommosse e dai propri valori. Libro straordinariamente immersivo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    L'incapacità di reagire

    Mi risultato molto difficile arrivare fino all'ultima pagina. Questo libro contiene dei pezzi molto belli, ma in generale sembra quasi non voglia comunicare molto, come si voglia tenere nascosta la verità. La scrittura di Pavese non è delle più dirette e in generale sembra che il libro vada cala ...continua

    Mi risultato molto difficile arrivare fino all'ultima pagina. Questo libro contiene dei pezzi molto belli, ma in generale sembra quasi non voglia comunicare molto, come si voglia tenere nascosta la verità. La scrittura di Pavese non è delle più dirette e in generale sembra che il libro vada calando, invece di una ascesa che ci si aspetterebbe. Nell'edizione pubblicata per la collana del Corriere della Sera, era pubblicato in fondo il racconto dal titolo "La Famiglia", il quale ha catturato la mia attenzione e mi ha soddisfatto molto più del romanzo. Il libro è in continua stasi, così come il personaggio è fermo, incapace di prendere decisioni forti e incapace di spiegare da che parte sta, in un momento in cui le fazioni sono fondamentali, scappa continuamente dalle responsabilità, ci racconta che è praticamente una vita che lo fa, è un solitario, con la paura di impegnarsi in qualcosa, che sia l'amore o la politica o l'essere padre, pensa spesso agli altri, ma fa solo per sé stesso.

    ha scritto il 

  • 4

    Riletto, a distanza di decenni.
    Ritrovo la scrittura sapiente di Cesare Pavese, in una storia ambientata nelle Langhe durante la seconda guerra mondiale, con un protagonista, Corrado, che vive da spettatore, scegliendo di non schierarsi, e di restare solitario, sia nella guerra che nella vi ...continua

    Riletto, a distanza di decenni.
    Ritrovo la scrittura sapiente di Cesare Pavese, in una storia ambientata nelle Langhe durante la seconda guerra mondiale, con un protagonista, Corrado, che vive da spettatore, scegliendo di non schierarsi, e di restare solitario, sia nella guerra che nella vita privata.

    ha scritto il 

  • 4

    ho iniziato questo libro con molta perplessità..Pavese...la guerra...chissà che strazio!!invece mi sono dovuta ricredere...la lettura è piacevole e scorrevole...la storia si sviluppa attraverso i pensieri del protagonista..pagina dopo pagina cogliamo alcuni dettagli della sua vita e del contesto ...continua

    ho iniziato questo libro con molta perplessità..Pavese...la guerra...chissà che strazio!!invece mi sono dovuta ricredere...la lettura è piacevole e scorrevole...la storia si sviluppa attraverso i pensieri del protagonista..pagina dopo pagina cogliamo alcuni dettagli della sua vita e del contesto storico..una guerra all'inizio vissuta attraverso gli occhi degli altri..le voci dei fuggiaschi o radio Londra..solo su finire la guerra tocca l'animo di Corrado. la storia in realtà è cruda, arresti, perdite, fughe, ma l'autore la maschera con le parole..se non sapessimo che si tratta della grande guerra non riusciremmo a cogliere la tristezza, la paura, il terrore...

    ha scritto il 

Ordina per