La casa sull'abisso

Il Fantastico Economico Classico 2

Di

Editore: Newton & Compton (Il fantastico economico classico 2)

3.8
(551)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 91 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Ceco , Polacco

Isbn-10: 8879833561 | Isbn-13: 9788879833561 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Gianni Pilo

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Horror , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
In una collana di testi fantastici classici non può certamente mancare quello che senza dubbio ha influenzato più di ogni altro H.P. Lovecraft: in edizione integrale vi presentiamo quindi l'opera che quasi tutta la critica definisce "fondamentale nel panorama della letteratura fantastica mondiale. Si tratta di un romanzo di orrore fantascientifico, dove la cantina della casa che si protende sull'Abisso porta in un'altra dimensione, in un altro tempo ed in un altro spazio. Ci troviamo in un non-luogo dove tutto è già avvenuto e dove, ovviamente, sono presenti dei mostri i quali, provenendo dall'interno di una casa che costituiva il baluardo contro il pericolo, indicano invece che una salvezza - peraltro assai improbabile - è altrove, al di fuori... Chissà che quella casa sull'Abisso non sia poi il nostro mondo?
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  • 0

    UN ROMANZO INCUBO

    The House On The Borderland e’ una pietra miliare della cosiddetta narrativa dell’orrore cosmico, genere portato alla perfezione da H.P. Lovecraft. Pur sfruttando l’espediente del manoscritto ritrovat ...continua

    The House On The Borderland e’ una pietra miliare della cosiddetta narrativa dell’orrore cosmico, genere portato alla perfezione da H.P. Lovecraft. Pur sfruttando l’espediente del manoscritto ritrovato, tipico della letteratura gotica, The House On The Borderland riesce a staccarsi dai modelli dei suoi contemporanei andando oltre autori pur innovativi come Arthur Machen e Algernon Blackwood. Hodgson proietta il terrore dai vecchi castelli gotici di autrici come Ann Radcliffe al cosmo rinnovando la letteratura fantastica. La sua scrittura onirica scava nelle profondità della psiche umana ed e’ fortemente simbolica e certo non si puo’ dire che Hodgson sia uno scrittore di narrativa “popolare” superficiale: il suo universo per complessita’ e’ paragonabile a quello di Lovecraft e Jean Ray.

    The House On The Borderland e’ un romanzo “incubo” che descrive le angosciose vicissitudini di un “Recluso”, abitante, assieme alla sorella e al cane Pepper, di una casa irlandese sperduta, situata in una regione ignota alle cartine geografiche nei pressi del villaggio di Kraighten: la casa diventa il fulcro dove si scatenano allucinanti e diaboliche potenze extra-cosmiche che assumono la forma di orripilanti creature dall’aspetto suino, simbolo dei fantasmi che si annidano nella psiche umana portati alla luce da Freud, dimostrazione dell’estrema modernita’ dell’opera “hodgsoniana”. La casa, con le sue stanze, e’ una sorta di metafora dell’essere umano: la parte superiore aspira al cielo e al Paradiso mentre la cantina simboleggia invece il lato piu’ oscuro in cui si annidano gli inferni personali che celano i mostri nascosti nell’inconscio.
    L’atmosfera che si respira e’ di una solitudine metafisica assoluta che rende l’opera unica nel suo genere: il Recluso si dedica allo studio e passa molto del suo tempo nello scrittoio. Un giorno la sorella viene attaccata dalle misteriose creature suine: e’ l’inizio di un assedio spietato in cui il Recluso si difenderà con ogni mezzo prendendo a fucilate i mostri. A questo punto inzia un’accurata esplorazione dei dintorni della casa: scopre che la casa e’ sospesa per mezzo di una roccia su un pozzo di una profondità insondabile: un vero e proprio Abisso. Esplora poi le cantine dove scopre una botola di quercia che protegge la casa da un enigmatico pozzo: scoprirà poi che si tratta di un prolungamento dell’Abisso.
    Nel corso delle sue disavventure il Recluso avrà delle terrificanti “visioni” in cui la casa viene riprodotta su scala gigantesca ed e’ assediata da un enorme essere suino di colore verde. In un’altra allucinazione “vede” – in un vero e proprio viaggio al di la’ del tempo e dello spazio - il collasso del sistema solare e della terra e verrà catapultato al centro dell’universo dove si trovera’ di fronte 2 soli, uno nero e uno verde: questa “visione” rappresenta qualcosa di realmente incredibile: e’ l’essenza stessa dell’orrore cosmico e prefigura e supera molta fantascienza successiva. Dal sole verde si staccano dei globi in cui riesce a penetrare e a ”vedere” la sua” amata” e a trovare la pace in una sorta di limbo chiamato “mare del sonno”. Da quello nero fuoriescono globi oscuri che lo proiettano in una sorta di Inferno denominato “La pianura del silenzio” dove vede la casa assediata dalla creatura gigantesca e vi entra all’interno. Qui termina il suo viaggio “iniziatico”, ricco di simbolismi a cui alludeva lo stesso Hodgson all’inizio del testo. Il viaggio metafisico e temporale del protagonista e’ quello che si definisce un vero e proprio “viaggio astrale”. Non e’ cosi’ sorprendente questo aspetto “occulto” del romanzo tenendo conto che queste tematiche erano all’epoca molto diffuse: basti pensare alla notorieta’ di un personaggio come Crowley e alla celebre Golden Dawn, societa’ segreta basata sulla Qabalah di cui pero’ Hodgson, a differenza di Arthur Machen e altri nomi celebri, non ha mai fatto parte
    Gli abissi che si celano sotto la casa da cui fuoriescono gli esseri extra-terrestri sono una metafora degli insondabili segreti dell’inconscio umano. The House On The Borderland e’ un’opera ricca di riferimenti ermetici ed esoterici: il libro può essere “letto” sia su un piano microcosmico che su quello macrocosmico. Non a caso il celebre critico Jacques Van Herp l’ha definito “un piano d’interpretazione di altri piani”, definizione quantomai calzante che coglie in pieno l’atmosfera “incubica” del romanzo. La casa si trova “on the borderland” ovvero sul confine su altre dimensioni ignote del reale. L’edificio rappresenta il microcosmo, sorta di “piccolo Inferno” personale del protagonista mentre il modello gigantesco dell’edificio nella Pianura del Silenzio che il Recluso scorge nella sua “visione” simboleggia il macrocosmo. La struttura dei diversi “piani” e modelli della casa sembrano riflettere le parole del grande Ermete Trismegisto: “ciò che e’ in basso e’ come cio’ che e’ in alto, e cio’ che e’ in alto e’ come ciò che e’ in basso, per fare i miracoli della realtà una”.
    Fu la Arkham House, la casa editrice che era stata fondata da August Derleth e Donald Wandrei per diffondere e preservare il “corpus” narrativo Lovecraftiano, a rieditare The House On The Borderland nel 1946 contribuendo in questo modo a preservere e diffondere la fama di questo grande autore del fantastico. Va ricordato come Lovecraft fu notevolmente impressionato dalla narrativa dello scrittore inglese, a cui dedicò molte pagine nel suo noto saggio Supernatural Horror In Literature dove descrive in questo modo The House On The Borderland: “I vagabondaggi dello spirito dell’autore attraverso illimitati anni-luce di spazio cosmico e kalpas di eternita’ e la sua cronaca della distruzione definitiva del sistema solare, costituiscono qualcosa di quasi unico nella letteratura contemporanea”. Lovecraft ne elogiò in questo modo la grandiosa immaginazione cosmica e senza dubbio ne venne influenzato, come si può apprezzare nel celebre racconto La Maschera di Innsmouth, dove gli essere anfibi descritti da Lovecraft hanno più di un’affinità con le entità teratoformi di The House On The Borderland.
    In Italia, oltre alla nuova edizione che qui si presenta, il romanzo inizialmente uscì nel 1953 in uno dei primi numeri di Urania, in una versione “tagliata” e condensata con il curioso titolo “Oltre il Futuro”, sotto l’egida di Giorgio Monicelli. Questo dimostra come i deliranti viaggi cosmici extra-sensoriali che vengono descritti in questo romanzo hanno, come si diceva, molti punti di contatto con la fantascienza. Finalmente The House On The Borderland venne pubblicato nel 1963 nell’antologia Universo a sette incognite edita da Fruttero e Lucentini, anche se in una versione non integrale: i due noti curatori non esiteranno però a definirlo “un capolavoro sconosciuto”. Dopo essere stato inserito nella collana I Miti di Cthulhu della Fanucci in una versione tutto sommato accettabile anche se non completamente soddisfacente. E’ stato poi finalmente pubblicato ne I classici Urania con una nuova traduzione che rispettava il particolare linguaggio di Hodgson ricco di arcaicismi, aspetto questo che rende un fascino particolare al romanzo. L’apparato critico e’ poi di tutto rispetto: l’edizione era curata dall’esperto Gianfranco De Turris, autore di un’accurata disamina del romanzo a livello simbolico e comprendeva anche un saggio biografico di Alex Voglino e un’accurata bibliografia di Pietro Guarriello, uno dei massimi esperti di narrativa fantastica in Italia.
    Bibliografia italiana de La casa sul’abisso
    Urania rivista n. 8 (Si trova ‘Oltre il futuro, la prima versione condensata di “La casa sull’abisso in Italia, 1953)
    “La casa sull’abisso” (all’interno dell’antologia “Universo a sette incognite,1963)
    “La casa sull’abisso” (Fanucci – collana “I miti di Cthulhu, 1985)
    “La casa sull’abisso” (Classici Urania n. 237, 1996)
    “La casa sull’abisso” (adattamento a fumetti di Richard Corben e Simon Revelstroke, Magic Press, 2004)

    Cesare Buttaboni

    ha scritto il 

  • 4

    Un Abisso ribollente di orrori e mistici viaggi astrali

    I pregi del romanzo sono, a mio parere, sostanzialmente due: l'inventiva e la potente resa suggestiva di alcuni eventi. A questo si affiancano però altri elementi meno accattivanti, quali la ricerca d ...continua

    I pregi del romanzo sono, a mio parere, sostanzialmente due: l'inventiva e la potente resa suggestiva di alcuni eventi. A questo si affiancano però altri elementi meno accattivanti, quali la ricerca del dettaglio, che rasenta la pignoleria, e la pedante ripetitività quando intende inculcare al lettore determinati concetti o manifestazioni di rilevante portata (su tutti, l'esempio dell'ampia cronaca del viaggio onirico del protagonista tra il tempo e le dimensioni astrali).
    Restano innegabili comunque il fascino e la suggestione di svariati momenti in cui si intrecciano orrori indicibili e portentose manifestazioni cosmiche (l'esempio del viaggio astrale del protagonista citato poco fa presenta anche questi aspetti positivi), che la bravura di Hodgson rende estremamente vivide.

    Il volume si compone di altri tre racconti. I primi due (Il terrore della cisterna e La tempesta) li ho trovati privi di mordente, quasi come fossero passatempi narrativi composti di getto e a tempo perso.
    L'ultimo racconto invece (Eloi, Eloi lama sabachtani!) è un piccolo gioiello a mio avviso. Si narra di un esperimento scientifico volto a dimostrare e riprodurre alcuni effetti relativi alla crocifissione di Cristo, influenti ai fini della progettazione di un ordigno bellico. La storia trasuda misticismo e occultismo. Qui Hodgson ha dato nuovamente prova della potenza della sua prosa.

    Oltre al romanzo principale e ai tre racconti, l'edizione Urania è arricchita da una presentazione stilata all'epoca da Lovecraft (estimatore di Hodgson), da un'approfondita biografia sull'autore curata da Alex Voglino e, a fine volume, da un succosissimo saggio di Gianfranco de Turris sull'analisi del romanzo di Hodgson a cui ricollega simbolismi e legami con altre forme di narrativa, spaziando tra le varie epoche storiche. Tutto questo rende l'edizione Urania la più completa e valida in circolazione.

    ha scritto il 

  • 5

    Un viaggio onirico e universale che strapperà la tua mente dalla realtà!

    Prima di parlare o sommariamente recensire questo volume ci sarebbe da aprire una parentesi. Da affrontare la diatriba centenaria fra "letteratura classica" e "letteratura minore", o per meglio dire, ...continua

    Prima di parlare o sommariamente recensire questo volume ci sarebbe da aprire una parentesi. Da affrontare la diatriba centenaria fra "letteratura classica" e "letteratura minore", o per meglio dire, considerata minore in quanto di genere fantasy e horror. La lotta tra puristi e amanti di generi alternativi imperversa da centinaia di anni, lotta dove si etichetta il romanzo fantasioso come un genere meno impegnativo, e si è solerti a definirla difficilmente una lettura-scrittura impegnativa, prediligendo i grandi e polverosi classici intramontabili. Nascendo come lettore fantasy, mi son sentito dire più volte che avrei dovuto passare ad altri generi, generi più "seri". Sinceramente non vedo differenza fra questi due mondi, mio malgrado, divisi e spaccati a metà. Così come mi avvicino al mondo "classico", non abbandono il mondo "fantasioso", e le vedo semplicemente come due facce della stessa medaglia. Ma di questa "lotta" parleremo più in dettaglio...

    Così come "l'abisso" del titolo originale, questo libro rimane negli abissi della conoscenza, negli anfrattin del genere specifico, diciamo un libro di nicchia, un'ingiustizia data l'elevazione che assume nei lettori che si avventurano nelle pagine di questo romanzo.
    Un precursore del suo genere, Hodgson getta le basi di una scrittura tenebrosa e mistica, piena di orrori giganteschi, inspiegabili per la mente umana. Lovecraft stesso si dirà ispirato dallo scrittore inglese, definendolo uno dei suoi artisti preferiti e dando alla luce alcuni dei suoi maggiori racconti, ispirandosi a lui, tra cui "Il richiamo di Cthulhu" e "Colui che sussurrava nelle tenebre".

    Siamo nel 1877, nei selvaggi boschi dell'Irlanda. Qui, i paesani parlano solo la lingua autoctona, e guardano i forestieri con diffidenza. Berreggnog e Tonnison si godono un viaggio nella natura, accampandosi alle rive di un fiumiciattolo, pescando buon pesce fresco e scalando i monti impervi. I due si imbattono in un fiume che scorre sotto terra, e seguendone gli argini, sbucano in quello che è un vero e proprio abisso senza fine. Scoprono anche una vecchia casa che cade a pezzi, ed è proprio durante l'esplorazione del rudere antico che trovano un misterioso diario, redatto anni ed anni prima.
    I due, tornati in superficie data l'angoscia che quel luogo metteva loro, si avventurano fra le pagine di quel libretto marcio. Il diario è stato scritto da un anziano che abitava proprio in quella casa. Con sua sorella Mary e il fedele cane Pepper, vivono una vita semplice e discreta fino a quando, dall'abisso che si apre sotto la loro casa, fanno capolino delle creature orride.

    A metà fra umani e suini, le creature attaccano la casa dell'uomo, tentando in tutti i modi di espugnarla e di disfarsi degli abitanti. L'uomo subirà più attacchi da questa razza antropomorfa assetata di sangue, per molte notti a seguire, fino a quando non scoprirà il motivo di quelle retate, una storia che affonda le radici nel passato e nelle viscere della terra.

    L'immaginario di Hodgson si scontra con creature mistiche e religiose esistenti, passando attraverso conoscenze astronomiche personali e una psicologia dei personaggi ben congegnata.
    Le creature partorite dalla sua mente sono rimaste impresse nella mente dei lettori e scrittori, suggestiva immagine presistente nel folcrore inglese, parzialmente ispirata dai riti di magia nera, durante la quale venivano venerate creature antropomorfe recanti arti e sembianze animalesche.

    La scrittura di Hodgson è fatta per arrivare immediatamente al fulcro della vicenda, non si perde in periodi didascalici prolissi ed ha un taglio descrittivo pratico e semplice.
    Il genio dello scrittore si manifesta nel proseguo e nello sviluppo della trama, che muta e si evolve di pari passo con il mutare della scrittura.
    L'ultima parte del romanzo, dove si compie l'empio viaggio del protagonista attraverso l'immaginario spaziale, delinea e definisce il genere onirico e fantasioso che si svilupperà negli anni a seguire.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Dopo aver tanto sentito parlare di questo autore, soprattutto per il racconto “Una voce nella notte”, affronto la sua opera principale.
    L’inizio è travolgente: la vacanza dei due giovani nella più sel ...continua

    Dopo aver tanto sentito parlare di questo autore, soprattutto per il racconto “Una voce nella notte”, affronto la sua opera principale.
    L’inizio è travolgente: la vacanza dei due giovani nella più selvaggia Irlanda occidentale, dove la (poca) gente non parla una parola d’inglese, la discesa del fiume, la boscaglia misteriosa, l’incredibile casa sull’abisso.. uno dei migliori inizi che io ricordi.
    E ognuno dei capitoli successivi sembra aprire un filone dell’horror e del fantasy del ‘900: la casa isolata assediata dalle creature, esplorazioni sotterranee per inspiegabili cunicoli e grotte senza fondo, viaggi mistici nel cosmo, il tempo che accelera, le creature delle antiche mitologie ritrovate su un lontano pianeta, esseri fungoidi fosforescenti e contagiosi, l’amore impossibile per una creatura femminile che vive in un mare senza sole! Addirittura il “modello platonico” della “casa”, oltre il cosmo.
    Fortissima influenza non solo su HPL ma anche sul C.L. Moore: i paesaggi onirici di tanti racconti di Jirel e Northwest sembrano venire da qui.
    Racconto ammaliante, sebbene, proseguendo, ogni capitolo, pur affascinante di per sé, sembri sempre più slegato dai successivi e dai precedenti: come se l’autore l’avesse scritto un po’ per volta, senza un piano complessivo. Ma ci sarà un’unica spiegazione? A due terzi dell’opera viene da dubitarne. Davvero vorrei sapere di più sulla storia dell’opera: fu scritta a puntate? L’autore era oppiomane? Seguace della teosofia di Madame Blavatski? Perché il racconto si apre e si chiude con struggenti poesie di amore impossibile?
    La sequenza delle “visioni cosmiche” che occupa il secondo terzo del libro è oggettivamente interminabile, quasi insostenibile: sebbene abbia un suo fascino nel dare una caratterizzazione a entità cosmiche, nel creare paesaggi del tutto astratti. Sembra di rivedere le “fiumane di lumiera” del Paradiso dantesco, soprattutto quando nelle entità astrali appaiono volti umani tormentati.. La “storia astronomica” dell’Universo, vista dal protagonista disincarnato, rivela notevoli cognizioni scientifiche. Bislacco invece veder ricomparire sulla Terra morta da milioni di anni, subito prima che cada nel Sole, le creature suine che si affaccendano chissà come su quel che resta della Casa, creando un’ultima espòlosione di energia terrestre.. dove erano stati in tutto il frattempo?
    Comunque, 4 stelle per le visioni. Eccezionale leggibilità e scorrevolezza: non dimostra certo 107 anni, HPL è molto più arcaico! Trovo verbi che avevo trovato solo in Dick, quindi pensavo fossero molto colloquiali.. “the sound of padding feet”, “rooting among the debris”. Curioso l’uso continuo delle virgole a separare ogni subordinata, un po’ come in tedesco.

    ha scritto il 

  • 2

    Imbarazzante

    Francamente non lo consiglio!!
    E' una lettura che comincia in un certo modo, prosegue in un altro e arriva non si sa dove!!
    Ovviamente mia personalissima opinione..
    Non mi ha detto niente e non mi ha ...continua

    Francamente non lo consiglio!!
    E' una lettura che comincia in un certo modo, prosegue in un altro e arriva non si sa dove!!
    Ovviamente mia personalissima opinione..
    Non mi ha detto niente e non mi ha lasciato niente!!
    Chissà magari non era il mio momento per leggerlo!

    ha scritto il