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La casa verde

Di

Editore: Editrice La Stampa

3.8
(252)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 424 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese , Tedesco , Chi tradizionale , Portoghese , Olandese

Data di pubblicazione: 

Traduttore: Enrico Cicogna

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Suppl. a La Stampa
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  • 4

    Denso e caldo ma anche confusionario e faticoso. Una lettura decisamente faticosa che chiede al lettore di impegnarsi a seguire i continui improvvisi e non annunciati cambi narrativi (di tempo, ...continua

    Denso e caldo ma anche confusionario e faticoso. Una lettura decisamente faticosa che chiede al lettore di impegnarsi a seguire i continui improvvisi e non annunciati cambi narrativi (di tempo, spazio, punto di vista). Ma un libro cui ci si deve abbandonare e se ci si abbandona di peso è come essere trasportati da un fiume.

    ha scritto il 

  • 4

    bello ma complesso

    Ricordo con piacere gli anni dell’Università, quando un po’ per caso, un po’ per necessità, mi sono ritrovata a seguire il corso di letterature Ispano-Americane. Quello che sarebbe diventato ...continua

    Ricordo con piacere gli anni dell’Università, quando un po’ per caso, un po’ per necessità, mi sono ritrovata a seguire il corso di letterature Ispano-Americane. Quello che sarebbe diventato senza dubbio uno dei percorsi di studio che ho amato di più in quegli anni, mi ha aperto gli occhi su un modo quasi del tutto sconosciuto. È stato in quel frangente che ho incontrato per la prima volta l’arte narrativa di Mario Vargas Llosa (Premio Nobel per la Letteratura nel 2010).

    La Casa Verde è una delle letture più complesse che abbia mai affrontato, ma proprio perché è stata una conquista, è anche uno dei libri che mi sono piaciuti di più. Continua: http://paroleinfinite.wordpress.com/2014/03/06/la-casa-verde-mario-vargas-llosa/

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo aspro, tortuoso, enigmistico. Prova alta di virtuosismo stilistico (Faulkner aleggia, riconoscibilissimo); specie nei dialoghi, che danno le vertigini: come gimkane tra i paletti del tempo e ...continua

    Romanzo aspro, tortuoso, enigmistico. Prova alta di virtuosismo stilistico (Faulkner aleggia, riconoscibilissimo); specie nei dialoghi, che danno le vertigini: come gimkane tra i paletti del tempo e dello spazio. Si legge lavorando di matita come col filo in un labirinto.

    Personaggi come in un quadro di Picasso, con tratti spezzati che disegnano corpi, menti e storie in perimetri incongrui e distorti. Un’atmosfera narrativa intensa che trasmette in quasi tutte le pagine un senso di ineluttabile, di tragico. Destini inesorabili e potenti come la natura che li contiene. La faccia triste del Sudamerica.

    La grande narrativa può essere grande senza dover necessariamente esser godibile. Si arriva alla fine contenti di averlo letto e contenti di essere all’ultima pagina.

    ha scritto il 

  • 3

    Se pone interesante al final

    Una de las primeras novelas de MVLL un poco dificil de leer por el juego de tiempos y personajes , la historia transcurre entre Piura , Iquitos y pueblos de la selva, para unirse todas al final en la ...continua

    Una de las primeras novelas de MVLL un poco dificil de leer por el juego de tiempos y personajes , la historia transcurre entre Piura , Iquitos y pueblos de la selva, para unirse todas al final en la casa verde y la mangancheria.

    ha scritto il 

  • 5

    Genial novela de Vargas LLosa. Historia con saltos temporales y con distintas localizaciones: Piura, Loreto, Iquitos... Y con maravillosos personajes: Lituma, la Chunga, la ...continua

    Genial novela de Vargas LLosa. Historia con saltos temporales y con distintas localizaciones: Piura, Loreto, Iquitos... Y con maravillosos personajes: Lituma, la Chunga, la Selvática... Verdaderamente hay que tener un don especial para narrar así. Como veis, no soy nada imparcial, y os recomiendo todos sus libros. Quizá "Los cuadernos de Don Rigoberto" y "El sueño del celta" sean los más flojos de todos ellos.

    ha scritto il 

  • 4

    "La giornata è chiara come in estate, il sole dardeggia, gli occhi lacrimano al guardarlo. E il cuore sente quel calore, vuole attraversare la strada, passare sotto i tamarindi, andare a sedersi sulla sua panchina"

    Sono atmosfere tenaci quelle che escono dalla penna di Vargas Llosa (o meglio, dalla penna del primo Vargas Llosa, quello giovane, quello che a poco più di trent'anni aveva già firmato tre piccoli ...continua

    Sono atmosfere tenaci quelle che escono dalla penna di Vargas Llosa (o meglio, dalla penna del primo Vargas Llosa, quello giovane, quello che a poco più di trent'anni aveva già firmato tre piccoli capolavori e dato così vita ad un trittico che ha quasi del miracoloso, considerato che ciascun libro sfiora in più punti la perfezione), mentre le sue parole fluiscono come rivoli (come note) dentro il grande fiume (la malinconica, violenta, vivace melodia) del racconto (nel corso del viaggio, poi, qualche goccia si perde, salta sulla riva, si infila tra i sassi e rimane là ad evaporare al sole); e avviene e passa quasi inosservato il momento nel quale le parole smettono di esistere e spariscono per lasciare il posto ad una voce che è in grado di disegnare ombre e luci (ieri notte, le luci che entravano dalla finestra, proiettando sul muro righe bianche, mi sembravano pallide canne affacciate sulle acque torbide di una palude), di evocare sensazioni fisiche potentissime (Vargas Llosa ci parla degli occhi smeraldo di Bonifacia e noi li vediamo, selvatici come lei, bestioline incapaci di dissimulare qualsiasi emozione; lo scrittore ci racconta del corpo martoriato di Fushia e noi ci impressioniamo, immaginando di toccare quella pelle resa completamente glabra da una feroce infezione). C'è la vita, nei romanzi di Vargas Llosa, la comprensione della vita e il rispetto (mentre non vedo assolutamente alcun segno del presunto maschilismo dello scrittore) per la vita (oltre ad un amore smisurato per il proprio Paese). Il carosello a bordo del quale si trovano i suoi personaggi (abitanti di un universo nel quale ciascun personaggio vive, in realtà, più esistenze) ha il ritmo lento e regolare dell'eternità: nessuno va mai via per davvero (nemmeno don Anselmo, il quale, in effetti, anche da morto continua a parlare con e per coloro che hanno la forza di non dimenticarlo), tutti ritornano per chiudere (e poi riaprire) un cerchio destinato a girare per sempre.

    La scrittura ed il meccanismo narrativo, per quanto non perfetti come quelli di "Conversazione nella "Cattedral"", sono pieni della bellezza che scaturisce dalla sofferenza e dalla violenza: vivendo degli echi di ricordi lontani (come spiega lo stesso Vargas Llosa nella prefazione/conferenza di presentazione del romanzo, "La Casa Verde" ha diversi elementi autobiografici) si riempiono di colori e di suggestioni.

    ha scritto il 

  • 4

    Pagine fitte come la selva di cui raccontano, dense come le acque del fiume Piura.

    Da capanne di fango, tra rami e cespugli, da una casa in mezzo al deserto inspiegabilmente dipinta di verde, sbucano storie di donne, padri, banditi e inconquistabili. Appaiono vivide vite, ...continua

    Da capanne di fango, tra rami e cespugli, da una casa in mezzo al deserto inspiegabilmente dipinta di verde, sbucano storie di donne, padri, banditi e inconquistabili. Appaiono vivide vite, abbaglianti come il sole peruviano, splendono per un momento per poi essere spazzate via dalla pioggia o da furiose tempeste di sabbia. Difficile comprenderle completamente. Bisogna lasciarsi trascinare dalle sporche acque del fiume, bisogna avere il coraggio di perdersi, per afferrarne il senso. Ma Vargas Llosa è una guida esperta, conosce bene la foresta, bisogna fidarsi. Penetrare dentro le sue parole, smarrirsi tra le pagine del romanzo. Arrivati alla fine del viaggio, stanchi, sporchi ma ancora una volta stupiti dalla bellezza che si sprigiona dalle sue opere, si ha la sensazione concreta che in quella selva qualcosa si è perso, smarrito tra i cespugli, rubato da un pagano, nascosto tra le pieghe delle gonne delle prostitute o delle suore, adagiato sul fondo del fiume Piura. Qualcosa di prezioso che non s'è afferrato, che magari era ad un passo. Qualcosa lasciato lì perché distratti o perché accecati dalla scrittura di uno dei più grandi scrittori dei nostri tempi così scuri.

    ha scritto il 

  • 4

    Sabbia e verde

    «Il romanzo è ambientato in due luoghi molto diversi del mio paese. Uno è Piura, all'estremo settentrionale della costa, una città assediata da arenales, grandi distese di sabbia. Il secondo, ...continua

    «Il romanzo è ambientato in due luoghi molto diversi del mio paese. Uno è Piura, all'estremo settentrionale della costa, una città assediata da arenales, grandi distese di sabbia. Il secondo, molto distante da Piura, al di là delle Ande, è un minuscolo insediamento della regione amazzonica che si chiama Santa María de Nieva. ... ce n'è poi un altro, mobile, il fiume Marañón, insieme al quale corre un trefolo della storia» (Da Storia segreta di un romanzo) Nella città di Piura, insonnolita dalla sabbia, due mondi brulicanti di vita: la Mangachería, un misero ma vivacissimo quartiere di povera gente; e la Casa Verde, misterioso bordello dalla storia travagliata. Nello sperduto villaggio una Missione di suore che con sacrifici immani si sono votate al compito di educare le bambine degli aguarunas, strappandole alla loro tribù e cancellando la loro identità; con fermezza e bontà creano così delle infelici sradicate, pronte per servire nelle case dei ricchi (se va bene) o per finire in bordelli di basso rango (se bene non va). Come per imitare la regione amazzonica, dove innumerevoli corsi d'acqua si intersecano e si fondono per confluire in un'unica vasta corrente, tante storie diverse si intrecciano per ricomporsi alla fine nella nostra mente: Don Anselmo, Antonia, la Chunga; Lituma e Bonifacia; Fushía e Lalita; Nieves e Aquilino; suor Angelica e suor Patrocinio. Altri ancora. Sono tante vicende che si svolgono separate; le vite dei personaggi emergono dai racconti e dai dialoghi di altri personaggi in un gioco di specchi, o come qualcosa di affondato che sale alla superficie dal passato, prima confuso, poi a poco a poco chiaro e manifesto. Spesso non c'è distinzione tra discorso diretto e discorso indiretto, tra dialogo e narrazione; spesso mentre parla un personaggio, all'interno di quello che enuncia, si inserisce la voce di un altro per raccontare la sua di storia. Un narrare "liquido". Può sembrare confuso, forse lo è; ma è anche un modo di narrare affascinante, perché non solo coinvolge emotivamente (e si va avanti spinti dal desiderio di sapere cosa succede a questa varia umanità), ma anche ci coinvolge nella costruzione della storia che diventa tale per il contributo di chi legge: la comprensione del lettore e la sua capacità di ricomporre i pezzi delle vicende tessono la trama.

    ha scritto il