Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

La caverna

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1100)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 335 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Inglese , Portoghese , Tedesco

Isbn-10: 8806152556 | Isbn-13: 9788806152550 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Rita Desti

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Social Science

Ti piace La caverna?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Il mito platonico della caverna, rivisitato da Saramago e portato ai giorninostri: la storia di un vasaio cui viene rifiutata la solita fornitura distoviglie da parte del Centro, simbolo del potere nell'età dellaglobalizzazione. L'artigiano si troverà così costretto a inventarsi un altro prodotto e, soprattutto, a confrontarsi con il Centro stesso, percercare di scoprirne il terribile, spaventoso segreto. Così, come in altrisuoi libri, abbiamo due storie parallele e allo stesso tempo convergenti. Dauna parte i protagonisti: gente normalissima, antieroi per eccellenza. Dall'altra una costruzione quasi infinita e maligna: il Centro, sorta di cittànella città che divora la città.
Ordina per
  • 4

    Non è un SUV* - parte 1

    Saramago, vecchio volpone!, tu sì che sai come rompere gli schemi, come rompere le frasi a suon di maiuscole ficcandoci dentro i dialoghi e tirando fuori nomi tipo 'Isaura Estudiosa', o 'Mandruga'; p ...continua

    Saramago, vecchio volpone!, tu sì che sai come rompere gli schemi, come rompere le frasi a suon di maiuscole ficcandoci dentro i dialoghi e tirando fuori nomi tipo 'Isaura Estudiosa', o 'Mandruga'; però sai anche come rompere le palle - (a me che nei libri voglio che succedano più cose, insomma...) - con le lunghe, minuziose descrizioni dei procedimenti di come si creano statuine di creta, ma lo stile è talmente originale e affascinante, che sono stata contenta, nonostante la fatica, di aver terminato questo libro, dopo l'abbandono de 'Le intermittenze della morte'.
    Forse Saramago, per me, è uno da prendere a piccole dosi.

    Però è successa una cosa strana: mi si sono accavallati due libri nella testa.
    Stavo leggendo, in contemporanea a questo, 'Nel tempo di mezzo' di Fois, e da un certo punto in poi, il vasaio, presumibilmente portoghese, Cipriano Algor entrava e usciva dalla Sardegna, mentre Michele Angelo Chironi, sardo maestro del ferro, modellava la creta, e le rispettive figlie, Marianna e Marta, si sono fuse.
    Un vero e proprio crossing-over, per così dire, anche se lo stile di Saramago è tutt'altro che sovrapponibile a quello di Fois, però facevo così fatica a tenerli separati tante erano le analogie, che ho lasciato che si fondessero.
    Ho fatto così di due romanzi, venuti fuori da due luoghi e da due menti lontane fra di loro, un'unica e ricca storia - non mi era mai successa una cosa del genere... forse ho solo bisogno di riposo, o di uno bravo, (ho già in mente qualcuno...;), o forse Fois è un patito di Saramago (difficile il contrario, mhm...), e in qualche modo ne ha assorbito il mood, o forse è solo il caso di due storie che si assomigliano, fra i milioni di storie raccontate, (sempre quelle poi, alla fine...), ma veramente i parallelismi, almeno ai miei occhi, si sprecano.
    Dalle due figlie fedeli e affettuose accuditrici di padri scoraggiati, a quei due vecchietti vedovi, malinconici e saggi - entrambi artigiani ormai rinunciatari e rassegnati alla tristezza, alla nostalgia e ai rimpianti - improvvisamente resuscitati alla bottega e alla vita; un futuro che si riapre attraverso l'energia vitale e la creatività che solo i giovani possono portare e incoraggiare.

    "È proprio vero che la gioventù non conosce ciò che può, e la vecchiaia non può ciò che conosce."

    Casualità o meno, a me sono piaciuti entrambi, anzi, mi è piaciuto molto questo 'Nella caverna di mezzo', paradigma di umanità e saggezza nonché azzardatissimo, immaginifico caso di comparatismo aggregativo (?).

    Se a Fois vanno 3 stelle e a Saramago 4 (per ovvi motivi e perché il finale mi ha resa felice), è chiaro che l'alunno non ha superato il maestro (perché di maesto in senso lato si tratta), ma, per quel che ne so io potrebbe essere sulla (sua) buona strada, da un bel pezzo.
    Perciò leggerò altro di Fois, nonostante l'afa, le fughe dai Centri Orwelliani e dalle fornaci... ;-)

    http://www.anobii.com/books/review/55882f16e8fc12d7548b4574

    * Per chi l'ha capita - sorry! - ho avuto un paio di brutte giornate; per gli altri, meglio così...

    ha scritto il 

  • 4

    «Leggendo, si viene a sapere quasi tutto ...

    ... Anch’io leggo, Qualcosa, dunque, dovrai pur saperla, Ora non ne sono più tanto sicura, Allora dovrai leggere in altra maniera, Come, Non serve per tutti la stessa, ciascuno inventa la propria, que ...continua

    ... Anch’io leggo, Qualcosa, dunque, dovrai pur saperla, Ora non ne sono più tanto sicura, Allora dovrai leggere in altra maniera, Come, Non serve per tutti la stessa, ciascuno inventa la propria, quella che gli sia più consona, c’è chi passa tutta la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole non sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di un fiume, sono lì solo per farci arrivare all’altra sponda, quella che conta è l’altra sponda»

    Sebbene, per mancanza di mezzi e pazienza, non abbia mai condotto uno studio statistico rigoroso, mi assumo la responsabilità di affermare che al mondo non vi è - né vi è mai stata - una sola persona pronta ad ammettere di aver ragionato in altro modo che non con la propria testa. La verità, invece, è che non ce n’è mai stata una che non abbia (almeno una volta) fatto propri i pensieri di qualcun altro, che non abbia seguito diligentemente lo scampanellio della pecora posta a guida del gregge. È sempre stato così, e lo è a maggior ragione oggi che il mondo si è fatto tanto piccolo da poter essere contenuto in un dispositivo elettronico in grado di stare sul palmo di una mano.

    Senza rendercene conto (C’è anche chi se ne rende conto, povero lui, che oltre alle sofferenze interiori si becca pure tutti quegli sguardi di commiserazione da parte di quelli che non hanno gli strumenti intellettivi e/o culturali per arrivarci e, beati loro, credono di essere nel giusto oltre che liberi) guardiamo tutti al Centro (non quello Casiniano - che Dio ce ne scampi!) come se lì e soltanto lì si trovino le risposte a tutte le nostre domande, le soluzioni di tutti i nostri problemi.

    Il Centro fa rima con controllo, per fortuna i personaggi di questo romanzo a un certo punto delle loro traiettorie se ne rendono conto! Il Centro dona solo piaceri fugaci, false autonomie, ipocrite emancipazioni, felicità di carta pesta. Il Centro ci promette sogni e protezione ma in realtà ci spolpa della nostra autenticità, rendendoci tanti manichini che sorridono a comando, si arrabbiano a comando e, massima illusione, esercitano il loro democratico nonché sovrano diritto di voto a comando. Il Centro è buono con chi è mansueto, rigido con chi vuole guardarlo negli occhi e spietato con chi dice e scrive parole sincere. Il Centro è Tutto, ci ha detto il Centro. Il Centro non è tutto, hanno capito Cipriano Algor e Mar¢al Gancho quando sono entrati nella grotta, e Marta senza nemmeno doverci entrare ma facendosi bastare i racconti sconvolti del padre e del marito. E Isaura Madruga, la vedova, la donna della quale Cipriano (a sua volta vedovo) si è innamorato perché galeotta fu una brocca, non ha nemmeno avuto bisogno di andarci a vivere nel Centro. «credo che ci siano occasioni nella vita in cui dobbiamo lasciaci portare dalla corrente di ciò che accade, come se le forze per resistere ci mancassero, ma all’improvviso percepiamo che il fiume si è messo a nostro favore, nessun altro se n’è accorto, solo noi, chi guarda crederà che stiamo per naufragare, e la nostra navigazione non è mai stata tanto salda», ha detto la donna a Cipriano quando questi se ne è tornato in fretta e furia nella sua vecchia casa di campagna. «Chi guarda crederà che stiamo per naufragare», ha detto. Siamo usciti dal gregge, le altre pecore ci belano allarmate: «Che fate, dove credete di andare? Vi siete ammattiti?!». «e la nostra navigazione non è mai stata tanto salda» ha aggiunto. Non abbiamo né il tempo né la forza per informare e convincere tutte le altre pecore di ciò che abbiamo appreso, qui davanti, poco oltre quel declivio, giusto dietro quel boschetto c’è un branco di lupi che aspetta l’ignaro gregge godendosi un tiepido sole primaverile. Noi ce ne andiamo, soli, non più protetti dal numero e dal calore del gregge, dal monotono ma confortante belare; noi ce ne andiamo lontani dal Centro: inveite, sputateci addosso, noi vi risponderemo con un sorriso… Domani ci sarà il sole, domani pioverà. Sarà quel che deve essere, ma almeno saremo noi sotto il sole, noi sotto la pioggia. NOI.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    l'unico punto debole del libro è proprio la scena che ne giustifica (forse inutilmente)il titolo: se non si trattasse di Saramago, e non fossi nella soggezione del caso, credo cercherei di reimmaginar ...continua

    l'unico punto debole del libro è proprio la scena che ne giustifica (forse inutilmente)il titolo: se non si trattasse di Saramago, e non fossi nella soggezione del caso, credo cercherei di reimmaginare la trama per farci stare il riferimento platonico senza la scoperta di caverna e di scheletri nei sotterranei del centro. in breve: struttura meno peretta del solito, ma il racconto dell'animo umano - cioè, seghe a parte, il centro del libro - è pienamente all'altezza del miglior Saramago.

    ha scritto il 

  • 5

    "Le parole non sono vuote"

    “«L’uso del termine populismo è legittimo solo quando sia presente nel discorso letterario una valutazione positiva del popolo, sotto il profilo ideologico oppure storico-sociale oppure etico. Perché ...continua

    “«L’uso del termine populismo è legittimo solo quando sia presente nel discorso letterario una valutazione positiva del popolo, sotto il profilo ideologico oppure storico-sociale oppure etico. Perché ci sia populismo, è necessario insomma che il popolo sia rappresentato come un modello».”( Asor Rosa: Scrittori e popolo 1965. Scrittori e massa 2015)
    Saramago è populista e, per di più, scrittore comunista (non comunista scrittore: la differenza non è da trascurare).
    Cipriano Algor il vasaio; Marta sua figlia; Marcal il genero; Isaura Estudiosa futura compagna del sessantaquattrenne Cipriano delle ultime pagine; Trovato il cane, sono gli interpreti delle dinamiche sociali e politiche che si rifiutano di essere una massa assoggettata e reclusa negli spazi del “Centro” (non un oggetto distopico ma la “cosa” che vediamo espandersi nelle nostre periferie, con tutte le sue attrazioni totalizzanti dentro un capannone immenso, agghindato di lustrini e paillettes).
    I suoi personaggi, le loro parole, i loro gesti, rifuggono dalla letteratura alla moda, dall’atomismo individualistico che si produce, “in trance temporo- spaziale”, con uno stucchevole, noioso, vuoto eterno presente .
    Cipriano prende posizione sul suo vivere in questa società; sui suoi meccanismi sociali che l’hanno privato della dignità del lavoro, che l’hanno isolato e confezionato un “luminoso destino comune”, tutto proteso verso il Centro – negozi, fabbriche, strade, viali, cinema, parchi, quartieri, piazze, palazzi: la vita gestita, controllata e punita, se è il caso – recludendolo e imponendogli, a lui e alla sua famiglia, un silenzio tombale.
    Il fine ultimo, dice Saramago, è il pensiero unico che governa le coscienze emanato dai grandi poteri, che propongono la globalizzazione e piatti di plastica per tutti anziché in ceramica, in combutta con le istituzioni economico-finanziarie da cui dipende la nostra dignità di umani .
    Il Centro come il solo e il migliore dei mondi possibili, nato sulla caverna di Platone e caverna di Platone esso stesso, con cavernicoli pronti a morire in nome della finzione piuttosto che della verità dell’esistenza.
    Come dire che l’oppio delle menti è sempre incinto. Con una variante da film dell’orrore: la caverna scoperta nei sotterranei del Centro con sei mummie preservate dal tempo, diventa, nel finale, un’attrazione da circo per le mummie del presente. Non più un monito ma un giro di giostra come è il mondo che ci è imposto di vivere.
    Cipriano fugge ma da perdente. L’happy end sta nella scelta del futuro dicendo no e cercando una soluzione in un presente dinamico. Non c’è rimpianto del passato. Saramago non fu mai vecchio.

    La decisione di Cipriano Algoa non è il frutto del coraggio, della determinazione, della consapevolezza, di eroismo, roba astratta ma delle parole dette a se stesso e ai suoi cari:
    ” …fino a quando le parole non fossero servite a qualcosa, visto che i silenzi, poveri loro, sono soltanto questo, silenzi, nessuno ignora che, spesso, quelli apparentemente eloquenti hanno dato adito, con le più serie e a volte fatali conseguenze, a interpretazioni errate”.
    Sì, è un libro sull’importanza fondamentale dell’uso delle parole, pubblico e privato.

    E a mia excusatio, per non sapere scrivere di un libro senza immergerlo nel presente, nel quotidiano dove non mi sento una monade autosufficiente, ecco le parole di Josè, la sua poetica:

    “c’è chi passa tutta la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di un fiume, sono lì solo per farci arrivare all’altra sponda, quella che conta è l’altra sponda”.

    Ricordate “ Le parole sono pietre” di uno degli ultimi grandi scrittori italiani?

    Le parole, infatti, non sono i chewing gum che mastica il picciotto della leopolda (nome che negli anni ’70 aveva un ben altro significato.)

    Se potete leggetelo o rileggetelo! Fondamentale.

    ha scritto il 

  • 5

    Ogni tanto capita.

    Eh si.
    Capita di incappare in una bella recensione positiva ed invogliante, in questo caso scritta dall’amico Omero, che ti fa decidere di leggere subitissimo La caverna, perché senti a pelle che ti p ...continua

    Eh si.
    Capita di incappare in una bella recensione positiva ed invogliante, in questo caso scritta dall’amico Omero, che ti fa decidere di leggere subitissimo La caverna, perché senti a pelle che ti piacerà.
    Ed ecco che la settimana scorsa mi sono ritrovata a leggere un libro che mi ha lasciato letteralmente senza parole. Il che è grave, perché vuol dire che ora scrivere una recensione delle mie è impossibile, non posso scherzare su un romanzo che mi è piaciuto così tanto.
    Quindi accontentatevi di ciò che di serio riesco a partorire.

    Lo stile di Saramago è come sempre piuttosto ansiogeno, con la punteggiatura e gli a capo che scarseggiano come il pane e salame in tempo di guerra; non si capisce mai bene dove iniziano e finiscono i dialoghi e chi ha detto cosa, e ogni tanto brancoli nel buio e devi tornare indietro perché ti sei persa nella giungla.
    Ma sono tutte cose che passano in secondo piano rispetto al fascino che sprigionano sia la sua scrittura che i diversi personaggi che gravitano intorno al misterioso e fagocitante Centro.
    ogni qualvolta guardo il centro da fuori ho l’impressione che sia più grande della stessa città, cioè, il centro sta dentro la città, ma è più grande della città, come parte è più grande del tutto.

    Conosciamo via via Cipriano Algor, il vasaio che produce stoviglie in terracotta e le vende al Centro finchè qualcuno in alto gli complica la vita decidendo che sono diventate obsolete, e poi la figlia Marta, il genero Marçal, tutti gli altri comprimari.
    Svetta su tutti l’adorabile cane Trovato, che ha pensieri umani e abbaia d’ufficio. Impossibile per me non amarlo subito.
    Lì rimasero per più di due ore il cane e il suo padrone, ciascuno con i propri pensieri, ormai senza lacrime piante dall’uno e asciugate dall’altro, chissà, forse in attesa che la rotazione del mondo rimettesse tutte le cose ai loro posti, senza dimenticarne qualcuna che fino ad ora non è ancora riuscita a trovare il proprio.

    Bellissima anche la scena finale, che ovviamente non svelo. Un libro da leggere, assolutamente si.

    ☆☆☆☆☆

    ha scritto il 

  • 5

    Saramago & Platone, un tandem perfetto

    Raro (ma non per dei Saramago) leggere libri dove oltre al contesto narrativo di gran pregio ogni riga sia un piccolo saggio sulla vita, storia, sentimenti, filosofia, considerazioni ed altro.
    -
    Una s ...continua

    Raro (ma non per dei Saramago) leggere libri dove oltre al contesto narrativo di gran pregio ogni riga sia un piccolo saggio sulla vita, storia, sentimenti, filosofia, considerazioni ed altro.
    -
    Una storia semplice, con pochi personaggi centrali (incluso un cane) e qualche secondario, uno sfondo ispirato (e modernizzato) al mito della "caverna" di Platone:
    (Wiki ben fatto, come sintesi di materia complessa)
    http://it.wikipedia.org/wiki/Mito_della_caverna
    per farne un capolavoro narrativo, di stile e di contenuto.
    -
    Maestria assoluta nel narrare questa storia (consiglio di non leggerne la trama nell'ottima introduzione per serbare la giusta suspense), personaggi tratteggiati in modo superbo, incluso il cane, le cui "riflessioni" fanno da bordone alle vicende dei personaggi e della vicenda.
    -
    Come in altri suoi libri Saramago si dimostra grande conoscitore della materia "tecnica" che fa da sfondo alla storia, qui ceramica, argilla ed affini.
    -
    Cosi' anche nella materia "canina" Saramago e' sorprendente per come fa "ragionare" il cane, facendolo in molte sequenze "narratore e commentatore" del narrato.
    -
    Lettura super, metto nella mia etichetta "I 6****** stelle", come omaggio a tutta l'opera di Saramago.

    ha scritto il 

  • 4

    Vale la pena

    Vale la pena. La pena sta nel resistere alla tentazione di abbanonarlo perché è semplicemente un libro faticoso, molto faticoso: per la punteggiatura che non c'è, per un capoverso che non inizia mai ...continua

    Vale la pena. La pena sta nel resistere alla tentazione di abbanonarlo perché è semplicemente un libro faticoso, molto faticoso: per la punteggiatura che non c'è, per un capoverso che non inizia mai a capo, per lo sforzo di intuire e ricostruire, quindi, i dialoghi. Insomma, l'ho trovato scoraggiante. So che non lo rileggerò mai, ma sono felice di essere arrivata alla fine, perché malgrado tutto (compreso un interminabile intreccio centrale in attesa di una conclusione - che poi è il succo del romanzo - liquidata, questa, in poco più di trenta pagine), il libro è trapuntato di immagini splendide, per quanto dolenti. Ho trovato un pò retorica l'immagine del Centro-Caverna di Platone, su cui poco è lasciato all'interpretazione (a partire dal titolo), ma l'epilogo è potente. Non so dire quanto sia stata felice per il cane. E questo è quanto.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è, secondo me, il romanzo migliore di Saramago, che comunque resta uno scrittore unico, inimitabile e mai banale.
    Qui la metafora - che è alla base di tutta la sua letteratura - si gioca intorno a ...continua

    Non è, secondo me, il romanzo migliore di Saramago, che comunque resta uno scrittore unico, inimitabile e mai banale.
    Qui la metafora - che è alla base di tutta la sua letteratura - si gioca intorno al mito platonico della caverna: ci sono le statuine, le ombre che si intravedono, l'apparenza che sembra realtà, poi la realtà che si definisce pian piano e che infine si manifesta. Quasi didascalico.
    Poi naturalmente c'è anche il paradosso, ovvero "il grande centro commerciale", il cosiddetto "non luogo" che invece per Saramago si trasforma in una sorta di Grande Fratello orwelliano, un incubo che annulla le individualità e la diversità.
    La prosa è come sempre grandiosa, la costruzione del romanzo è faticosa e lo appesantisce.

    ha scritto il 

  • 3

    E' un libro antiglobal.
    Benchè talvolta la narrazione sia tirata e pesante e la punteggiatura è pressochè assente La caverna merita di essere letta.
    L'argomento è ripreso dal mito della caverna di Pla ...continua

    E' un libro antiglobal.
    Benchè talvolta la narrazione sia tirata e pesante e la punteggiatura è pressochè assente La caverna merita di essere letta.
    L'argomento è ripreso dal mito della caverna di Platone e adattato ai nostri tempi.
    I personaggi sono 4 più un cane, ed è la storia di un vasaio che rifiuta a priori, poi tenta e poi scappa dalla società perfetta, dove tutto è perfetto ma è finto.
    La storia è bella perchè tra una descrizione e l'altra vengono privilegiati i sentimenti veri, l'amore tra il vasaio e Isaura, tra Marta e Marcial e l'affetto di Trovato, il senso di libertà e la bellezza della natura contrapposte al "Centro" sede della agorà perfetta.
    La storia è a lieto fine perchè i personaggi, diversamente dal mito di Platone riescono a salvarsi.

    ha scritto il 

Ordina per