La caverna

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1142)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 335 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Catalano , Inglese , Portoghese , Tedesco

Isbn-10: 8806152556 | Isbn-13: 9788806152550 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Rita Desti

Disponibile anche come: Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Il mito platonico della caverna, rivisitato da Saramago e portato ai giorninostri: la storia di un vasaio cui viene rifiutata la solita fornitura distoviglie da parte del Centro, simbolo del potere nell'età dellaglobalizzazione. L'artigiano si troverà così costretto a inventarsi un altro prodotto e, soprattutto, a confrontarsi con il Centro stesso, percercare di scoprirne il terribile, spaventoso segreto. Così, come in altrisuoi libri, abbiamo due storie parallele e allo stesso tempo convergenti. Dauna parte i protagonisti: gente normalissima, antieroi per eccellenza. Dall'altra una costruzione quasi infinita e maligna: il Centro, sorta di cittànella città che divora la città.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Este libro me llega como anillo al dedo. Justo en estos momentos, estoy en medio de la realización de un documental sobre formas alternativas de vivir en la sociedad (tanto en la ciudad como en el cam ...continua

    Este libro me llega como anillo al dedo. Justo en estos momentos, estoy en medio de la realización de un documental sobre formas alternativas de vivir en la sociedad (tanto en la ciudad como en el campo, ecoaldeas y mingas). Este documental ha sido un constante vivir de experiencias que me hacen recapacitar sobre mi modo de vivir la ciudad, de alimentarme, de entender y mirar el mundo... Ha sido un proceso de transformación; y, en medio de todo esto, me llega la literatura de Saramago (una que al principio la vi como algo "light", para relajarme y pasar tiempo pensando en otra cosa).

    La caverna es eso que Platón planteó hace muchísimo tiempo y que Saramago adapta a este nuevo tiempo. Con una familia que está entre la majestuosidad del modelo citadino y el habitar natural del campo, dependiendo de las decisiones de un Centro (social, comercial y recreativo) para pode sobrevivir. Al final, la decisión es lo que menos se esperaría de una familia en una situación así: salieron de la caverna porque vieron sus sombras.

    ha scritto il 

  • 5

    "Bisogna comprendere che nelle circumnavigazioni della vita una brezza amena per alcuni può essere per altri una tempesta mortale, tutto dipende dalla stazza dell'imbarcazione e dallo stato delle vele."

    Premetto che detesto i Centri Commerciali, avendo speso 4 anni della mia vita lavorando in uno di quei posti assurdi, quando ancora erano belli, pieni di luci e una grande novità, specialmente per cer ...continua

    Premetto che detesto i Centri Commerciali, avendo speso 4 anni della mia vita lavorando in uno di quei posti assurdi, quando ancora erano belli, pieni di luci e una grande novità, specialmente per certi quartieri che avevano pochi negozi e quindi poca scelta. Adesso li evito come la peste e quando mi tocca andarci mi fanno sempre tanta tristezza. Ormai la vita di giovani, anziani e bambini si svolge tutta lì dentro, fino a ore improbabili, domeniche e feste comprese. Mi chiedo cosa faceva tutta quella gente quando i C/C non esistevano. Tutto questo per dire quanto mi ha inquietato questo Centro, che sembra un Grande Fratello che decide cosa la gente deve comprare e dove e come vivere. E che a suo ghiribizzo decide di mettere in mezzo a una strada un uomo e la sua famiglia, che hanno impegnato la loro vita a "servire" un padrone invisibile, decidendo all'improvviso di non comprare più i loro prodotti. Il vasaio Cipriano e sua figlia Marta si trovano a dover cambiare tipo di lavoro per accontentare un non meglio definito Centro, pena la miseria o il trasloco in una delle abitazioni squallide e globalizzate che il Centro mette a disposizione dei suoi dipendenti, essendo Marcal, il marito di Marta, guardiano nel Centro. Pagine assolutamente splendide e toccanti, personaggi straordinari che non accettano la loro condizione di marionette nelle mani di un sistema che cerca di renderli tutti uguali. Alla fine di questo libro mi sono reso conto che leggo, leggo, ma non so niente. Ignoravo totalmente il Mito della caverna di Platone, ma adesso che lo conosco, sono felice che questa fantastica famiglia farà di tutto per non farsi rinchiudere. Capolavoro!!!

    ha scritto il 

  • 3

    Como libro de Saramago de los que he leído, uno de los más flojitos sin duda. Su estilo particular de escritura para esta historia no cuaja del todo, la acción se desarrolla de una forma muy lenta y s ...continua

    Como libro de Saramago de los que he leído, uno de los más flojitos sin duda. Su estilo particular de escritura para esta historia no cuaja del todo, la acción se desarrolla de una forma muy lenta y sin un objetivo claro. El golpe de efecto final se ve venir muy de lejos y no me parece que haga cerrar la novela de una forma satisfactoria. Un libro entretenido y aburrido a partes iguales, si por motivos de falta de tiempo vital hay que prescindir de la lectura de algunos de la bibliografía de Saramago, este sería uno de ellos.

    ha scritto il 

  • 5

    La lettura

    "Ho vissuto, guardato, letto, sentito, Cosa c'entra leggere, Leggendo si viene a sapere quasi tutto, Anch'io leggo, Qualcosa, dunque, dovrai pur saperla, Ora non ne sono più tanto sicura, Allora dovra ...continua

    "Ho vissuto, guardato, letto, sentito, Cosa c'entra leggere, Leggendo si viene a sapere quasi tutto, Anch'io leggo, Qualcosa, dunque, dovrai pur saperla, Ora non ne sono più tanto sicura, Allora dovrai leggere in altra materia, Come, non serve per tutti la stessa, ciascuno inventa la propria, quella che gli sia più consona, c'è chi passa tutta la vita a leggere senza mai andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di un fiume, sono lì solo per farci arrivare all' altra sponda, quella che conta è l'altra sponda, A meno che, A meno che, cosa, A meno che quei fiumi non abbiano due sole sponde, ma tante, che ogni persona che legge sia, essa stessa, la propria sponda, e che sia sua, e soltanto sua, la sponda a cui dovrà arrivare". (Pag. 40)

    ha scritto il 

  • 4

    Mi manca l'ispirazione per mettere insieme un commento che renda a questo romanzo il suo giusto merito. Posso cavarmela dicendo che l'ho amato, e tacere sui motivi che me l'hanno fatto piacere? Sarebb ...continua

    Mi manca l'ispirazione per mettere insieme un commento che renda a questo romanzo il suo giusto merito. Posso cavarmela dicendo che l'ho amato, e tacere sui motivi che me l'hanno fatto piacere? Sarebbe un po' come un dogma Renziano: "fidatevi, è bello perché ve lo dico io".
    Allora, non sapendo parlare del libro, parlerò del cane Trovato. Trovato è uno dei personaggi più importanti del romanzo, tanto che Saramago lo piazza sotto il gelso, vi punta il compasso e vi fa scorrere il racconto tutto intorno. Solo una volta mi sono imbattuto in un cane tanto vivo e tanto vero come questo. Era Bendicò, il cane del Principe Salina del Gattopardo, una presenza importante come una quinta a teatro, indispensabile per conferire profondità all'opera e ai personaggi.
    Poi potrei parlare dei dialoghi che il protagonista, Cipriano Algor, intrettiene con sua figlia. Raramente, per non dire mai, discorsi diretti messi uno dietro l'altro, senza una riga di descrizione né un “disse lui” o un “rispose lei” hanno saputo trasformarsi in un convoglio di sentimenti e stati d'animo così intensi. Sembra di essere presenti. Viene persino voglia di dire qualcosa, e se non lo si fa, se si tace, non è perché il libro non può ascoltare, ma soltanto perché in fin dei conti sono discorsi tra un padre e sua figlia, cose loro, alle quali non si può aggiungere nulla.
    Ne approfitto per non aggiungere altro nemmeno io.

    ha scritto il 

  • 4

    Non è un SUV* - parte 1

    Saramago, vecchio volpone!, tu sì che sai come rompere gli schemi, come rompere le frasi a suon di maiuscole ficcandoci dentro i dialoghi e tirando fuori nomi tipo 'Isaura Estudiosa', o 'Mandruga'; p ...continua

    Saramago, vecchio volpone!, tu sì che sai come rompere gli schemi, come rompere le frasi a suon di maiuscole ficcandoci dentro i dialoghi e tirando fuori nomi tipo 'Isaura Estudiosa', o 'Mandruga'; però sai anche come rompere le palle - (a me che nei libri voglio che succedano più cose, insomma...) - con le lunghe, minuziose descrizioni dei procedimenti di come si creano statuine di creta, ma lo stile è talmente originale e affascinante, che sono stata contenta, nonostante la fatica, di aver terminato questo libro, dopo l'abbandono de 'Le intermittenze della morte'.
    Forse Saramago, per me, è uno da prendere a piccole dosi.

    Però è successa una cosa strana: mi si sono accavallati due libri nella testa.
    Stavo leggendo, in contemporanea a questo, 'Nel tempo di mezzo' di Fois, e da un certo punto in poi, il vasaio, presumibilmente portoghese, Cipriano Algor entrava e usciva dalla Sardegna, mentre Michele Angelo Chironi, sardo maestro del ferro, modellava la creta, e le rispettive figlie, Marianna e Marta, si sono fuse.
    Un vero e proprio crossing-over, per così dire, anche se lo stile di Saramago è tutt'altro che sovrapponibile a quello di Fois, però facevo così fatica a tenerli separati tante erano le analogie, che ho lasciato che si fondessero.
    Ho fatto così di due romanzi, venuti fuori da due luoghi e da due menti lontane fra di loro, un'unica e ricca storia - non mi era mai successa una cosa del genere... forse ho solo bisogno di riposo, o di uno bravo, (ho già in mente qualcuno...;), o forse Fois è un patito di Saramago (difficile il contrario, mhm...), e in qualche modo ne ha assorbito il mood, o forse è solo il caso di due storie che si assomigliano, fra i milioni di storie raccontate, (sempre quelle poi, alla fine...), ma veramente i parallelismi, almeno ai miei occhi, si sprecano.
    Dalle due figlie fedeli e affettuose accuditrici di padri scoraggiati, a quei due vecchietti vedovi, malinconici e saggi - entrambi artigiani ormai rinunciatari e rassegnati alla tristezza, alla nostalgia e ai rimpianti - improvvisamente resuscitati alla bottega e alla vita; un futuro che si riapre attraverso l'energia vitale e la creatività che solo i giovani possono portare e incoraggiare.

    "È proprio vero che la gioventù non conosce ciò che può, e la vecchiaia non può ciò che conosce."

    Casualità o meno, a me sono piaciuti entrambi, anzi, mi è piaciuto molto questo 'Nella caverna di mezzo', paradigma di umanità e saggezza nonché azzardatissimo, immaginifico caso di comparatismo aggregativo (?).

    Se a Fois vanno 3 stelle e a Saramago 4 (per ovvi motivi e perché il finale mi ha resa felice), è chiaro che l'alunno non ha superato il maestro (perché di maesto in senso lato si tratta), ma, per quel che ne so io potrebbe essere sulla (sua) buona strada, da un bel pezzo.
    Perciò leggerò altro di Fois, nonostante l'afa, le fughe dai Centri Orwelliani e dalle fornaci... ;-)

    http://www.anobii.com/books/review/55882f16e8fc12d7548b4574

    * Per chi l'ha capita - sorry! - ho avuto un paio di brutte giornate; per gli altri, meglio così...

    ha scritto il 

  • 4

    «Leggendo, si viene a sapere quasi tutto ...

    ... Anch’io leggo, Qualcosa, dunque, dovrai pur saperla, Ora non ne sono più tanto sicura, Allora dovrai leggere in altra maniera, Come, Non serve per tutti la stessa, ciascuno inventa la propria, que ...continua

    ... Anch’io leggo, Qualcosa, dunque, dovrai pur saperla, Ora non ne sono più tanto sicura, Allora dovrai leggere in altra maniera, Come, Non serve per tutti la stessa, ciascuno inventa la propria, quella che gli sia più consona, c’è chi passa tutta la vita a leggere senza mai riuscire ad andare al di là della lettura, restano appiccicati alla pagina, non percepiscono che le parole non sono soltanto delle pietre messe di traverso nella corrente di un fiume, sono lì solo per farci arrivare all’altra sponda, quella che conta è l’altra sponda»

    Sebbene, per mancanza di mezzi e pazienza, non abbia mai condotto uno studio statistico rigoroso, mi assumo la responsabilità di affermare che al mondo non vi è - né vi è mai stata - una sola persona pronta ad ammettere di aver ragionato in altro modo che non con la propria testa. La verità, invece, è che non ce n’è mai stata una che non abbia (almeno una volta) fatto propri i pensieri di qualcun altro, che non abbia seguito diligentemente lo scampanellio della pecora posta a guida del gregge. È sempre stato così, e lo è a maggior ragione oggi che il mondo si è fatto tanto piccolo da poter essere contenuto in un dispositivo elettronico in grado di stare sul palmo di una mano.

    Senza rendercene conto (C’è anche chi se ne rende conto, povero lui, che oltre alle sofferenze interiori si becca pure tutti quegli sguardi di commiserazione da parte di quelli che non hanno gli strumenti intellettivi e/o culturali per arrivarci e, beati loro, credono di essere nel giusto oltre che liberi) guardiamo tutti al Centro (non quello Casiniano - che Dio ce ne scampi!) come se lì e soltanto lì si trovino le risposte a tutte le nostre domande, le soluzioni di tutti i nostri problemi.

    Il Centro fa rima con controllo, per fortuna i personaggi di questo romanzo a un certo punto delle loro traiettorie se ne rendono conto! Il Centro dona solo piaceri fugaci, false autonomie, ipocrite emancipazioni, felicità di carta pesta. Il Centro ci promette sogni e protezione ma in realtà ci spolpa della nostra autenticità, rendendoci tanti manichini che sorridono a comando, si arrabbiano a comando e, massima illusione, esercitano il loro democratico nonché sovrano diritto di voto a comando. Il Centro è buono con chi è mansueto, rigido con chi vuole guardarlo negli occhi e spietato con chi dice e scrive parole sincere. Il Centro è Tutto, ci ha detto il Centro. Il Centro non è tutto, hanno capito Cipriano Algor e Mar¢al Gancho quando sono entrati nella grotta, e Marta senza nemmeno doverci entrare ma facendosi bastare i racconti sconvolti del padre e del marito. E Isaura Madruga, la vedova, la donna della quale Cipriano (a sua volta vedovo) si è innamorato perché galeotta fu una brocca, non ha nemmeno avuto bisogno di andarci a vivere nel Centro. «credo che ci siano occasioni nella vita in cui dobbiamo lasciaci portare dalla corrente di ciò che accade, come se le forze per resistere ci mancassero, ma all’improvviso percepiamo che il fiume si è messo a nostro favore, nessun altro se n’è accorto, solo noi, chi guarda crederà che stiamo per naufragare, e la nostra navigazione non è mai stata tanto salda», ha detto la donna a Cipriano quando questi se ne è tornato in fretta e furia nella sua vecchia casa di campagna. «Chi guarda crederà che stiamo per naufragare», ha detto. Siamo usciti dal gregge, le altre pecore ci belano allarmate: «Che fate, dove credete di andare? Vi siete ammattiti?!». «e la nostra navigazione non è mai stata tanto salda» ha aggiunto. Non abbiamo né il tempo né la forza per informare e convincere tutte le altre pecore di ciò che abbiamo appreso, qui davanti, poco oltre quel declivio, giusto dietro quel boschetto c’è un branco di lupi che aspetta l’ignaro gregge godendosi un tiepido sole primaverile. Noi ce ne andiamo, soli, non più protetti dal numero e dal calore del gregge, dal monotono ma confortante belare; noi ce ne andiamo lontani dal Centro: inveite, sputateci addosso, noi vi risponderemo con un sorriso… Domani ci sarà il sole, domani pioverà. Sarà quel che deve essere, ma almeno saremo noi sotto il sole, noi sotto la pioggia. NOI.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    l'unico punto debole del libro è proprio la scena che ne giustifica (forse inutilmente)il titolo: se non si trattasse di Saramago, e non fossi nella soggezione del caso, credo cercherei di reimmaginar ...continua

    l'unico punto debole del libro è proprio la scena che ne giustifica (forse inutilmente)il titolo: se non si trattasse di Saramago, e non fossi nella soggezione del caso, credo cercherei di reimmaginare la trama per farci stare il riferimento platonico senza la scoperta di caverna e di scheletri nei sotterranei del centro. in breve: struttura meno peretta del solito, ma il racconto dell'animo umano - cioè, seghe a parte, il centro del libro - è pienamente all'altezza del miglior Saramago.

    ha scritto il 

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