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La centoventotto rossa

quasi un romanzo

Di

Editore: l'elena

3.8
(16)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 122 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    "La 128 ottenne subito un notevole successo di pubblico e di critica, aggiudicandosi il premio di Auto dell’anno nel 1970. Narra la leggenda che Giorgetto Giugiaro, recandosi a Wolfsburg per presentare i bozzetti del disegno della futura Golf, vide nel reparto progettazione Volkswagen una 128 com ...continua

    "La 128 ottenne subito un notevole successo di pubblico e di critica, aggiudicandosi il premio di Auto dell’anno nel 1970. Narra la leggenda che Giorgetto Giugiaro, recandosi a Wolfsburg per presentare i bozzetti del disegno della futura Golf, vide nel reparto progettazione Volkswagen una 128 completamente smontata; i tecnici tedeschi ritenevano infatti che la berlina Fiat fosse il miglior esempio di “auto medio piccola” moderna." [Wikipedia]

    Ho dovuto leggerlo due volte, il libro dell’elena, e la seconda volta tutto d’un fiato, tenendo ben presenti i primi due brani prefativi (non aggiungo altro per non rovinare; forse ho già detto troppo). Ma: “Un registratore nero da trentanove e novantanove in offerta ascolta persone, baci, grida, bambini, nonni e sorrisi, macchine, vetri, lacrime e addii; arriva a Capo del Mondo e nel garage di un meccanico e sui lividi di una ragazza. Come una trottola gira e volta e gira e volta e devi solo schiacciare il tasto rosso e aspettare che il mondo si faccia assorbire”.

    No, non ho detto troppo, magari lo dirò ora (chi vuole proseguire è avvisato). Perché, da noioso narratologo, sono andato in cerca della struttura, dei meccanismi. E mentre la prima volta sono rimasto preso dal dettato, nel suo insieme, avvolgente e denso, la seconda volta volevo vederci più chiaro.
    E allora ecco personaggi che compaiono, spariscono e ricompaiono pagine dopo, in maniera apparentemente casuale, con rapporti causali distanti pagine, o proprio mancanti o comunque poco o punto significativi. Ecco una apparente noncuranza dei piani spaziali e temporali (si va avanti, si torna indietro, si salta qua e là), un mescolamento, a volte fitto, dei narratori, con voci che scivolano l’una dentro l’altra (non è semplice capire chi parla nel racconto di Clementina), identità e ruoli che sembrano scambiarsi, apparizioni fantasmatiche.

    Ma tutti i frame del discorso rispondono a un progetto preciso, a una sceneggiatura calibrata.
    Semplici termini ripetuti in contesti diversi legano passaggi immediatamente successivi dove il discorso cambia, senza soluzione di continuità; allo stesso tempo, marche ed elementi che ritornano sono disseminati lungo tutto il libro (i riccioli neri più o meno lunghi, i piedi, ma anche le mani, brutti e bitorzoluti).
    E quindi la terza lettura arriva ad arricchire la prima: dopo avere scoperto il meccanismo, si rinnova il godimento dell’insieme.

    Forse è da sciocchi pensare in termini di bello o brutto (giusta l’osservazione dell’ingenioso hidalgo): Osvaldo potrebbe sostenere che la prosa densa ostacola l’evocatività, Teresa potrebbe rispondere che lo sforzo mentale è soggettivo; Osvaldo esprimerebbe il desiderio di un amalgama maggiore, di una più scoperta corrispondenza contenutistica tra la storia-cornice e quelle registrate dentro, ma Teresa controbatterebbe che registrare e assorbire era esattamente ciò che il libro voleva trasmettere, riuscendoci magistralmente e lasciando libertà ai lettori: “A me tocca solo agire di pensieri, fissarli perché sono gli ultimi e perciò vanno scelti con cura”.

    Ciò su cui sarebbero d’accordo, probabilmente, è che la cornice rispecchia le singole storie e insieme vi si confonde, nella particolarità della sua e della loro struttura e scrittura.

    Levità e spessore, scorrevolezza e densità; la 128 è fuori produzione da una ventina di anni, Elena Marinelli si è appena messa in moto. Con il pieno.

    ha scritto il 

  • 0

    Che libro strano

    La prima volta che ho letto la centoventotto rossa (si scrive così, senza maiuscole) ho pensato Che libro strano. Quando l'autrice, l'elena (si scrive con l'articolo e la minuscola), mi ha chiesto cosa ne pensassi, io le ho risposto Non lo so, non so neanche farti delle critiche, ti conosco tropp ...continua

    La prima volta che ho letto la centoventotto rossa (si scrive così, senza maiuscole) ho pensato Che libro strano. Quando l'autrice, l'elena (si scrive con l'articolo e la minuscola), mi ha chiesto cosa ne pensassi, io le ho risposto Non lo so, non so neanche farti delle critiche, ti conosco troppo bene, come faccio? Poi l'ho chiuso e sono andato alla finestra. Che strano, ho pensato. Non bello, non brutto, non un qualsiasi altro aggettivo che potesse passarmi per la testa, no, mi veniva in mente solo quella cosa lì, che era un libro strano.

    (continua su Barabba http://barabba-log.blogspot.com/2010/11/che-libro-strano.html )

    ha scritto il 

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