La cerimonia del massaggio

Di

Editore: Adelphi (Piccola Biblioteca, 476)

3.7
(1527)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 95 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8845916839 | Isbn-13: 9788845916830 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Traduttore: Marco Rossari , Giulia Arborio Mella

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Gay & Lesbo , Umorismo

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Descrizione del libro
Si sa che non c'è nulla di più mondano quanto un buon funerale. E ancor più sesi tratta di commemorare un estinto che, letteralmente, ha avuto per le manila "crème de la crème", ambosessi, di Londra. E allora l'evento può diventare,oltreché mondano, atrocemente intimo. E rischiare da un momento all'altro disgangherarsi, se il suo programma prevede un preoccupante assolo di sax. E seuno dei convenuti si alza in piedi per tessere un panegirico dell'anatomia deltrapassato.
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  • 3

    Lo spunto di una cerimonia funebre fa scaturire nell'A. la storia in una girandola irresistibile e in un ritratto caustico e irriverente della società moderna, con i suoi vizi privati maldestramente c ...continua

    Lo spunto di una cerimonia funebre fa scaturire nell'A. la storia in una girandola irresistibile e in un ritratto caustico e irriverente della società moderna, con i suoi vizi privati maldestramente celati da virtù pubbliche. Satira di un mondo ricco e patinato. Libro piccolo ed Ironico, una critica al vetriolo dei riti e dei miti di una società borghese londinese.

    ha scritto il 

  • 4

    E che cerimonia...

    navata laterale
    panche sul fondo della chiesa
    celebrazione funebre di un massaggiatore dal caldo tocco, affollata dalla crème de la crème di Londra

    (e nel programma è incluso un preoccupante assolo di ...continua

    navata laterale
    panche sul fondo della chiesa
    celebrazione funebre di un massaggiatore dal caldo tocco, affollata dalla crème de la crème di Londra

    (e nel programma è incluso un preoccupante assolo di sax...)

    Una scrittrice molto acclamata notando le sigarette,sussurro': " Si puo' fumare ".
    Il suo accompagnatore scosse il capo.
    " Non credo".
    " Non c'è il cartello, è quello là ?"
    Cercando gli occhiali, scrutò una targa attaccata ad una colonna.
    " Credo che sia una stazione della Via Crucis " rispose l'altro.
    " Ah sì? Comunque all'entrata ho visto un posacenere ".
    " Quella era l'acquasantiera".

    quando si dice dimestichezza religiosa .... :D

    ha scritto il 

  • 3

    Avete presente quando un cognome vi entra in testa e non riuscite più a dimenticarlo? Poi per il nome è diverso perché voi intendete un altro Bennett ma vi capita Alan, e voi con stupore dite: è lui!! ...continua

    Avete presente quando un cognome vi entra in testa e non riuscite più a dimenticarlo? Poi per il nome è diverso perché voi intendete un altro Bennett ma vi capita Alan, e voi con stupore dite: è lui!!!! Ma poi dubitate un attimo perché il vostro ragazzo vi ha parlato di un Bennett dello sport, Martellus Bennett che gioca in non ricordo quale squadra di football americano... e quindi non può essere Alan, ma tanto vale leggere anche Alan visto che è capitato di là per caso.

    Poi è ovvio che è humor inglese, che è un humor a parte, non è lo humor in genere, è un sottogenere ben preciso e direi per pochi, me compresa, che a volte mica si capisce eh...
    Comunque a me è sembrato più un trailer di un film, o addirittura la scena di apertura del film, quello che praticamente ti fa capire di cosa parla il film, o darà l'intonazione alla pellicola.
    Un funerale, un personaggio noto, un po' chiacchierato, omosessuale ma anche etero, un po' capriccioso ma anche di bocca buona, unica parente sorda di brutto, il cerimoniere che è stato compiaciuto con il defunto e insomma, un po' una scena di gossip ecco.
    E' un libretto piccolino, si legge con una mano e in poco tempo...
    Humor inglese, a tratti incomprensibile, ma se lo immaginate come scena di film va che è un piacere...
    Chissà perché mi ha ricordato Hugh Grant, stile 4 matrimoni e 1 funerale, che tra l'altro non sopporto, non il film cioè anche, ma lui proprio non lo sopporto....

    Va beh cmq dai, si lascia leggere eh.

    ha scritto il 

  • 4

    Breve, irriverente, acuto. Il solito Bennet, ma questo è un complimento non una diminutio.
    Forse qualche spunto per riflettere in meno e qualche sorriso (spesso amaro) in più!

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/07/27/la-cerimonia-del-massaggio-alan-bennet/

    “Il funerale, in ossequio alle abitudini correnti, era stato annunciato come una “celebrazione”, pratico connubio ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/07/27/la-cerimonia-del-massaggio-alan-bennet/

    “Il funerale, in ossequio alle abitudini correnti, era stato annunciato come una “celebrazione”, pratico connubio tra il festeggiamento e il commiato. Tanto per cominciare non era imperativo addolorarsi troppo, il che era decisamente un vantaggio: la persona da celebrare era morta da un pezzo e per piangere sarebbe stata necessaria una certa vis dramatica. In più, chiamarla celebrazione permetteva di non vestire a lutto. Così, anche se il lavoro delle modiste era stato appena più discreto, nulla avrebbe impedito, pensò Treatcher, di scambiare quelle esequie per un matrimonio.”

    Non avevo mai letto nulla di Alan Bennet, ma è da un po’ che gli giravo attorno. Dopo aver terminato “La cerimonia del massaggio”, il mio parere è ancora in divenire, ma al momento è abbastanza positivo, tanto che ho in programma di leggere altri sui racconti. Il motivo principale è che, leggendolo, mi sono divertito, e non è poco. In questa sarcastica storia, l’autore ci porta a un funerale, anzi a una celebrazione a distanza di mesi dalla morte, che è, più che un’occasione di raccoglimento, un’opportunità mondana per i diversi personaggi che, lì radunati, recitano una parte scomoda. Il morto, infatti, era un massaggiatore dedito anche ad altre pratiche, e ciascuno dei presenti non sa se anche gli altri sono stati sottoposti agli stessi trattamenti particolari. Di sicuro il prete, Geoffrey, è tra coloro che hanno beneficiato non solo delle mani, ma anche di altre parti del corpo del defunto. Ciò fa sì che la sua predica sia condizionata oltre modo, non solo dalla necessità di tenere viva l’attenzione della platea, ma anche dalla paura di svelare troppo circa i suoi rapporti con l’ormai cadaverico ex-satanasso del sesso. Quando poi i presenti sono chiamati a proporre un loro personale ricordo, può capitare che qualcuno, ignaro di seminare il panico, possa ipotizzare una causa di morte che mette in dubbio anche le certezze di salute dei presenti.

    "Molti, fra i conoscenti del defunto che stavano entrando in chiesa, si conoscevano tra loro - un numero sorprendente -, sebbene un funerale non sia l'occasione migliore per dedurlo: i cenni di riconoscimento sono trattenuti, l'occhio basso, il sorriso contrito, ogni manifestazione di piacere per l'incontro o anche solo di comunione nel dolore rimandata al dopo. Questo nonostante gli sforzi dell'officiante, il quale, con brio professionale, assicura i convenuti che la faccenda sarà triste sì, ma fino a un certo punto."

    ha scritto il 

  • 5

    Poche settimane fa lessi un vecchio romanzetto di tale Penelope Mortimer, in cui a un certo punto figurava un scena grottesca di funerale; l'intento, credo, era quello di fare dell'ironia britannica: ...continua

    Poche settimane fa lessi un vecchio romanzetto di tale Penelope Mortimer, in cui a un certo punto figurava un scena grottesca di funerale; l'intento, credo, era quello di fare dell'ironia britannica: l'autrice riusciva invece solo a creare un quadretto di goffo sarcasmo. A riconciliarmi con l'umorismo inglese arriva ora questo racconto di Alan Bennett, che si svolge anch'esso quasi tutto durante un funerale in un quartiere di Londra: esequie strane, perché il morto lo conoscono praticamente tutti i convenuti, ma costoro non si conoscono affatto tra loro, non essendo suoi parenti, bensì clienti: Clive era infatti un massaggiatore dalle mani fatate, che, al pari, talvolta, di altri massaggiatori, sapeva procedere con arte ben oltre il tocco benefico di muscolature dolenti; e così, tra personaggi dello spettacolo, anonimi adepti del leather, signore attempate, ministri di stato e di culto, fianco a fianco assistono al rito cariatidi dalle articolazioni malaticce con giocondi amatori e amatrici di choses assez sales. Il punto di vista del narratore però è quello del severo canonico Treacher, uno fra i pochissimi presenti a non conoscere il morto, essendo venuto semplicemente ad osservare di nascosto la correttezza liturgica del giovane parroco celebrante: il quale da un lato appartiene alla frangia della High Church d'Inghilterra più vaga di ritualità cattoliche, ma d'altro canto presenta una pericolosa propensione per la creatività e la piacioneria liturgica. E vedere che cosa diventa, nel giro di poche pagine, quello che da principio sembra un compassatissimo entierro albionico, è una delle cose più spassose che mi siano capitate di leggere di recente: comicità viepiù pungente perché sempre sottile, sempre fresca e cordiale, sempre audace ma capace di fermarsi un attimo prima di travalicare il confine del buon gusto. In un solo caso temo che l'umorismo sia involontario, cioè dove l'arcidiacono Treacher e il parroco Jolliffe ritengono tanto fedele al rito la Chiesa di Roma; ormai da mezzo secolo la liturgia romana è diventata un campo d'Agramante di curati creativi e beghine fantasiose: gli anglicani le possono dare lezioni di serietà rituale quando vogliono (e, visti gli allegri sconquassi combinati nel testo di Bennett dai poco dolenti suoi personaggi, quanto saggio viene a sonare, a proposito!, il divieto che vigette, prima dei terremoti montiniani, di predicare durante i funerali, ove si ammetteva soltanto l'omelia funebre senza paramenti ed extra missam, davanti al tumulo!); minimo difetto di traduzione, l'inopportuno "Eminenza" rivolto da padre Jolliffe al vescovo, che immagino versione d'un originale "Your Lordship".

    ha scritto il 

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