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La cerimonia del massaggio

Di

Editore: Adelphi (Piccola Biblioteca, 476)

3.7
(1507)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 95 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8845916839 | Isbn-13: 9788845916830 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Traduttore: Marco Rossari , Giulia Arborio Mella

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , Gay & Lesbian , Humor

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Descrizione del libro
Si sa che non c'è nulla di più mondano quanto un buon funerale. E ancor più sesi tratta di commemorare un estinto che, letteralmente, ha avuto per le manila "crème de la crème", ambosessi, di Londra. E allora l'evento può diventare,oltreché mondano, atrocemente intimo. E rischiare da un momento all'altro disgangherarsi, se il suo programma prevede un preoccupante assolo di sax. E seuno dei convenuti si alza in piedi per tessere un panegirico dell'anatomia deltrapassato.
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  • 4

    Breve, irriverente, acuto. Il solito Bennet, ma questo è un complimento non una diminutio.
    Forse qualche spunto per riflettere in meno e qualche sorriso (spesso amaro) in più!

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/07/27/la-cerimonia-del-massaggio-alan-bennet/

    “Il funerale, in ossequio alle abitudini correnti, era stato annunciato come una “celebrazione”, pratico connubio ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/07/27/la-cerimonia-del-massaggio-alan-bennet/

    “Il funerale, in ossequio alle abitudini correnti, era stato annunciato come una “celebrazione”, pratico connubio tra il festeggiamento e il commiato. Tanto per cominciare non era imperativo addolorarsi troppo, il che era decisamente un vantaggio: la persona da celebrare era morta da un pezzo e per piangere sarebbe stata necessaria una certa vis dramatica. In più, chiamarla celebrazione permetteva di non vestire a lutto. Così, anche se il lavoro delle modiste era stato appena più discreto, nulla avrebbe impedito, pensò Treatcher, di scambiare quelle esequie per un matrimonio.”

    Non avevo mai letto nulla di Alan Bennet, ma è da un po’ che gli giravo attorno. Dopo aver terminato “La cerimonia del massaggio”, il mio parere è ancora in divenire, ma al momento è abbastanza positivo, tanto che ho in programma di leggere altri sui racconti. Il motivo principale è che, leggendolo, mi sono divertito, e non è poco. In questa sarcastica storia, l’autore ci porta a un funerale, anzi a una celebrazione a distanza di mesi dalla morte, che è, più che un’occasione di raccoglimento, un’opportunità mondana per i diversi personaggi che, lì radunati, recitano una parte scomoda. Il morto, infatti, era un massaggiatore dedito anche ad altre pratiche, e ciascuno dei presenti non sa se anche gli altri sono stati sottoposti agli stessi trattamenti particolari. Di sicuro il prete, Geoffrey, è tra coloro che hanno beneficiato non solo delle mani, ma anche di altre parti del corpo del defunto. Ciò fa sì che la sua predica sia condizionata oltre modo, non solo dalla necessità di tenere viva l’attenzione della platea, ma anche dalla paura di svelare troppo circa i suoi rapporti con l’ormai cadaverico ex-satanasso del sesso. Quando poi i presenti sono chiamati a proporre un loro personale ricordo, può capitare che qualcuno, ignaro di seminare il panico, possa ipotizzare una causa di morte che mette in dubbio anche le certezze di salute dei presenti.

    "Molti, fra i conoscenti del defunto che stavano entrando in chiesa, si conoscevano tra loro - un numero sorprendente -, sebbene un funerale non sia l'occasione migliore per dedurlo: i cenni di riconoscimento sono trattenuti, l'occhio basso, il sorriso contrito, ogni manifestazione di piacere per l'incontro o anche solo di comunione nel dolore rimandata al dopo. Questo nonostante gli sforzi dell'officiante, il quale, con brio professionale, assicura i convenuti che la faccenda sarà triste sì, ma fino a un certo punto."

    ha scritto il 

  • 5

    Poche settimane fa lessi un vecchio romanzetto di tale Penelope Mortimer, in cui a un certo punto figurava un scena grottesca di funerale; l'intento, credo, era quello di fare dell'ironia britannica: ...continua

    Poche settimane fa lessi un vecchio romanzetto di tale Penelope Mortimer, in cui a un certo punto figurava un scena grottesca di funerale; l'intento, credo, era quello di fare dell'ironia britannica: l'autrice riusciva invece solo a creare un quadretto di goffo sarcasmo. A riconciliarmi con l'umorismo inglese arriva ora questo racconto di Alan Bennett, che si svolge anch'esso quasi tutto durante un funerale in un quartiere di Londra: esequie strane, perché il morto lo conoscono praticamente tutti i convenuti, ma costoro non si conoscono affatto tra loro, non essendo suoi parenti, bensì clienti: Clive era infatti un massaggiatore dalle mani fatate, che, al pari, talvolta, di altri massaggiatori, sapeva procedere con arte ben oltre il tocco benefico di muscolature dolenti; e così, tra personaggi dello spettacolo, anonimi adepti del leather, signore attempate, ministri di stato e di culto, fianco a fianco assistono al rito cariatidi dalle articolazioni malaticce con giocondi amatori e amatrici di choses assez sales. Il punto di vista del narratore però è quello del severo canonico Treacher, uno fra i pochissimi presenti a non conoscere il morto, essendo venuto semplicemente ad osservare di nascosto la correttezza liturgica del giovane parroco celebrante: il quale da un lato appartiene alla frangia della High Church d'Inghilterra più vaga di ritualità cattoliche, ma d'altro canto presenta una pericolosa propensione per la creatività e la piacioneria liturgica. E vedere che cosa diventa, nel giro di poche pagine, quello che da principio sembra un compassatissimo entierro albionico, è una delle cose più spassose che mi siano capitate di leggere di recente: comicità viepiù pungente perché sempre sottile, sempre fresca e cordiale, sempre audace ma capace di fermarsi un attimo prima di travalicare il confine del buon gusto. In un solo caso temo che l'umorismo sia involontario, cioè dove l'arcidiacono Treacher e il parroco Jolliffe ritengono tanto fedele al rito la Chiesa di Roma; ormai da mezzo secolo la liturgia romana è diventata un campo d'Agramante di curati creativi e beghine fantasiose: gli anglicani le possono dare lezioni di serietà rituale quando vogliono (e, visti gli allegri sconquassi combinati nel testo di Bennett dai poco dolenti suoi personaggi, quanto saggio viene a sonare, a proposito!, il divieto che vigette, prima dei terremoti montiniani, di predicare durante i funerali, ove si ammetteva soltanto l'omelia funebre senza paramenti ed extra missam, davanti al tumulo!); minimo difetto di traduzione, l'inopportuno "Eminenza" rivolto da padre Jolliffe al vescovo, che immagino versione d'un originale "Your Lordship".

    ha scritto il 

  • 4

    Il funerale ― anzi, la commemorazione ― di un giovane massaggiatore/gigolò è occasione di grande imbarazzo per i suoi clienti. L'affetto (e la riconoscenza) per il defunto li ha spinti a presenziare, ...continua

    Il funerale ― anzi, la commemorazione ― di un giovane massaggiatore/gigolò è occasione di grande imbarazzo per i suoi clienti. L'affetto (e la riconoscenza) per il defunto li ha spinti a presenziare, convinti che sarebbe stata una cerimonia per pochi intimi, e invece si ritrovano a comporre una folla di volti noti e celebrità. Perfino il prete che officia la funzione conosceva bene il caro estinto.
    Da qui prende avvio questo breve romanzo molto divertente, molto caustico, molto british.
    4 stelline "soltanto" perché non credo che si possa apprezzare appieno la feroce ironia contro la chiesa anglicana se non si è nati e cresciuti o quantomeno ci si è trasferiti da un bel po' in UK.

    ha scritto il 

  • 4

    E' il primo racconto che leggo dell'autore e gli riconosco un'ironia brillante!!
    Il fulcro del racconto è il funerale del massaggiatore Clive o almeno siamo quì per leggere questo!Eppure il funerale s ...continua

    E' il primo racconto che leggo dell'autore e gli riconosco un'ironia brillante!!
    Il fulcro del racconto è il funerale del massaggiatore Clive o almeno siamo quì per leggere questo!Eppure il funerale si trasforma in un cerimoniale che viene definito "Un cocktail malinconico senza nulla di buono da bere" e infatti la gente è lì non per commemorare una perdita ma per scrutarsi e per cercare la propria redenzione.Infatti il rituale non è dei soliti,lo stesso prete Joliffe pensa tra sè che la gente non sappia neanche come si svolge una messa (quando alzarsi,quando recitare le preghiere)...ma, finalmente il rito nel campo santo americano ha inizio..ed è un puro susseguirsi di sfoghi e domande dal genere femminile e maschile...Clive in vita faceva il massaggiatore ed oltre ad aver alleviato i malesseri del corpo (con qualche soldo in più) allietava anche l'anima ;)..La preoccupazione corale era questa misteriosa morte di AIDS alla giovane età di 34 anni...e la pena era per tutti quelli che con lui si erano lasciati andare,lo stesso sacerdote eh!!!Ma nel susseguirsi dei dialoghi spunta poi un ragazzo che pare essere l'ultima persona ad aver visto Clive prima di morire e asserisce che la sua morte non fu per AIDS ma per la puntura di un insetto tropicale.Dall'incredulità al sollievo si poté così concludere la cerimonia e passare ai festeggiamenti....E concludo con altre citazioni del libro "non bisogna farsi vedere troppo tristi,il morto è morto già da tempo basta una vis dispiaciuta" e ancora "molto spesso ai funerali non si piange per il defunto ma per se stessi e per il proprio personale dolore".
    Vorrei reperire anche "La signora nel furgone" ..

    ha scritto il 

  • 2

    Mani calde, cuore freddo...

    Le doti calorifere di Clive mi hanno fatto sorridere, perché più di qualcuno, delle mie, ne è rimasto sì meravigliato, ma si è anche lamentato.
    C'è da dire, però che il loro disagio si limitava solo n ...continua

    Le doti calorifere di Clive mi hanno fatto sorridere, perché più di qualcuno, delle mie, ne è rimasto sì meravigliato, ma si è anche lamentato.
    C'è da dire, però che il loro disagio si limitava solo nelle estati particolarmente calde, quindi vista la latitudine, fortunatamente quasi mai, o in occasione di qualche raro soggiorno marino (odio il caldo, ovviamente), e mai le donne: - Che figata! mettimi una mano qui che c'ho un dolorino...- , e gli altri - uff! mi fai caldo... - , che scema a non averne fatto, come Clive, una professione.
    Così, trattandosi chiaramente, fin dall' inizio, della cerimonia di commemorazione del prematuramente defunto Clive, l'inquietante interrogativo circa la sua morte, e se poteva in qualche modo essere correlata al nostro 'dono', si è fatta impellente nella mia mente.
    Al di là di questo, che conta poco, ho trovato, qui, un Bennett sotto tono, un po' forzato, vago, poco brillante, senza quel magico potere di infondere buonumore con la leggerezza e lo humour che avevo riscontrato nelle altre storielle lette tempo fa.
    Tenerlo fra le mie calorifere mani non è stato della stessa piacevolezza, questa volta.

    ha scritto il 

  • 4

    Che defunta sorridente sarei se venissi accompagnata alla mia ultima dimora da un codazzo eterogeneo,sconclusionato,frivolo,indisciplinato,logorroico di gente partecipe e commossa(si fa per dire) ...continua

    Che defunta sorridente sarei se venissi accompagnata alla mia ultima dimora da un codazzo eterogeneo,sconclusionato,frivolo,indisciplinato,logorroico di gente partecipe e commossa(si fa per dire)

    ha scritto il 

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